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‘Io e noi': il grido di battaglia delle proteste russe

Collage delle parole russe “Io” and “Noi”. Image di GlobalVoices.

Il 10 giugno, Kommersant, RBK, e Vedomosti, tre dei più rispettati giornali della Russia, hanno fatto notizia con, beh, le loro notizie. 

Quella mattina, tutti e tre avevano presentato la stessa prima pagina – un semplice sfondo bianco con sole quattro parole: Я/Мы Иван Голунов (Io sono/Noi siamo Ivan Golunov). L’immagine d'impatto delle prime pagine fianco a fianco [en, come tutti i link seguenti, salvo diversa indicazione] aveva attirato l'attenzione dei media internazionali. Il giorno prima Govunov, un giornalista per il giornale russo indipendente Meduza, era stato arrestato per false accuse di spaccio di droga, azione diffusamente ritenuta essere stata motivata dal fatto che stava persistendo nel condurre una indagine sulla corruzione e il crimine organizzato a Mosca. 

Quasi immediatamente dopo la dimostrazione di solidarietà dei tre giornali, la frase e il formato accattivanti sono diventati onnipresenti sia online che offline. Addirittura, durante una cerimonia di premiazione al Cremlino, la figlia di uno degli invitati avrebbe sfoggiato una maglietta [ru] che riportava quella scritta.

Molto è successo da allora: Golunov è stato rilasciato, la Russia ha tenuto elezioni regionali in tutto il paese. Proteste per l'esclusione di candidati dell'opposizione hanno dato origine a una nuova ondata di processi politici, tra cui il più noto è quello del caso dell'attore in erba Pavel Ustinov, che era stato accusato di presunta aggressione a un agente di polizia.

Nonostante il passare del tempo, lo slogan non ha perso il suo significato originale. La formula Я/Мы è stata applicata a una moltitudine di altri casi di repressione politica, inclusi quelli delle persone trattenute durante le proteste a Mosca come Ustinov e Kirill Zhukov. È stato addirittura usato per esprimere solidarietà per lo sciamano siberiano Alexander Gabyshev che, il 20 settembre, era stato arrestato mentre viaggiava da Yakutia a Mosca, dove intendeva “bandire” Putin dal Cremlino. È stato usato per esprimere solidarietà nei confronti di Abdulmumin Gadzhiyev, giornalista del Dagestan attualmente in prigione, e per compiangere l'auto-immolazione del professore di Udmurt, Albert Razin [it]. 

Questo simbolo è stato impiegato anche in contesti più generali nelle formule “Я/Мы Вся Страна” (Noi siamo l'intero paese), “А Как Же Все Остальные?” (E gli altri? – un riferimento ai molti prigionieri politici della Russia oltre a Golunov); e – in un'inversione della frase – “Я/Мы не средневековье” (Io non sono / Noi non siamo nel Medioevo – in riferimento alla repressione draconianadei protestanti da parte delle autorità). Il 23 settembre, mancando completamente il bersaglio, il ЖКХ, il dipartimento delle autorità municipali di Mosca per il riscaldamento, l'acqua e l'elettricità, ha postato la loro versione Я/Мы Отопление (Io sono/Noi siamo il riscaldamento).

 La vicenda di Я/Мы solleva due domande. Prima di tutto, perché l'espressione è diventata così popolare? In secondo luogo, qual è il significato più ampio di questa popolarità? 

Potremmo anche chiedere: perché scrivere un intero articolo riguardo due parole?

La risposta è che queste due parole e la loro formattazione iconica sono un'aggiunta significativa al repertorio, per usare un termine in un certo senso accademico, della protesta russa. “Repertorio” si riferisce semplicemente a tecniche e modalità che i protestanti hanno usato nel passato; un armamentario che, ogni volta che si presenta una nuova causa, può offrire strumenti utili. Sarebbe più efficace un sit-in o un picchetto come mezzo per comunicare la nostra rimostranza? O uno sciopero della fame?

Chiaramente, la formula Я/Мы non ha l'estensione di una manifestazione ma, ciononostante, è uno “strumento” che i manifestanti russi hanno scelto diverse volte per esprimere le proprie rimostranze. Con ogni nuovo utilizzo, la sua posizione nel repertorio dell'opposizione diventa più forte. Ovvi equivalenti occidentali potrebbero essere #MeToo (l'hashtag che è salito alla ribalta a seguito dello scandalo per violenza sessuale di Harvey Weinstein) e #JeSuisCharlie (usato per esprimere solidarietà dopo l'attacco terroristico alla rivista satirica francese Charlie Hebdo). La creatrice di Я/Мы – Nastya Vishnyakova dell’Istituto Strelka – ha affermato esplicitamente di essere stata molto influenzata da questi esempi.

Nelle proteste, la forma è spesso importante tanto quanto il contenuto. “Abbiamo deciso di usare un disegno semplice e pulito” che sarebbe stato “capito all'istante.” ha detto Vishnyakova il 13 luglio in un intervista [ru] con il sito internet d'affari VC.ru. Questa semplicità ha aiutato notevolmente la diffusione della formula Я/Мы, debuttando sulle copertine dei quotidiani più noti di Russia. Vishnyakova ha aggiunto che Meduza aveva sfruttato velocemente la cosa rendendo il simbolo disponibile online in molteplici formati che potevano essere stampati su cartelli di protesta, vestiti e social media.

Formule come #MeToo e #JeSuisCharlie hanno ottenuto immensa popolarità perché offrivano un linguaggio comune attraverso cui un gran numero di individui con diverse esperienze poteva parlare a una sola voce. Я/Мы ha una risonanza simile, facilitando l'espressione di un ampio raggio di problematiche che in fin dei conti si riassumono tutte in una profonda insoddisfazione per il sistema politico russo. 

Vale la pena notare che la formula è allo stesso tempo creata a livello locale ma anche indicativa della nuova ricettività verso i repertori internazionali. A partire dal 2011-12, le autorità russe hanno usato in modo sempre maggiore accuse di influenza straniera (ovvero occidentale) per screditare i movimenti d'opposizione. I protestanti sono stati attenti ad evitare riferimenti o utilizzi di tecniche che li avrebbero resi vulnerabili a queste accuse. Я/Мы indica una sicurezza politica crescente nella società russa – i protestanti non temono più che le autorità possano screditarli nella stessa maniera. 

L'estetica della formula Я/Мы indica anche una chiara comprensione di quel “la forma è tanto importante quanto il contenuto.” L'ultima frase che aveva ottenuto una popolarità paragonabile nelle proteste russe fu l'etichettatura del partito al governo, Russia Unita, come un “partito di truffatori e ladri” da parte del politico dell'opposizione Alexei Navalny. 

Menzionare Navalny ci porta al punto finale, e cruciale: Я/Мы è chiaramente apartitico. A causa della sua evidente opposizione a Putin, e la sua affiliazione con le classi liberali e creative di Mosca, Navalny è diventato una figura politica controversa: molti movimenti di protesta (come quelli di inizio 2018 contro la cattiva gestione delle discariche [it]) ora cercano di distanziarsi da lui per mantenere la loro legittimità. Più in generale, l'opposizione russa è notoriamente difficile, con la sinistra, i liberali, la destra e gruppi non-ideologici autoproclamati che spesso rifiutano di lavorare uno con l'altro. Il fatto che Я/Мы non è il prodotto di nessun particolare gruppo o ideologia politica è più importante di quanto una persona possa pensare; fornisce un grido di battaglia relativamente neutrale attorno a cui i cittadini di tutte le convinzioni politiche possono unirsi. 

Quindi Я/Мы annuncia il lancio di una nuova e radicale rivoluzione? Quasi sicuramente no. Ma segna un innegabile punto di svolta nel repertorio dell'opposizione russa, e come si articola la relazione tra stato e società. 

Forse, in futuro, la ribelle opposizione russa diventerà meno Я (io) e più Мы(noi).

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