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La Jugoslavia non era un alleato sovietico, allora perché questa idea sbagliata persiste nei media occidentali?

Tito, American Flag, Stalin, Churchill

Una celebrazione dei Partigiani jugoslavi che include Josip Broz Tito [it] le bandiere di tutti i loro alleati: gli USA, l'USSR, e il Regno Unito; così come ritratti dei capi alleati (fuori campo) Roosevelt, Stalin, e Churchill. Vis, Croazia, 9 novembre 1944. Foto: znaci.net, di public domain.

Mentre riferiva sull'approvazione della procedura per l'adesione alla NATO della Macedonia del Nord nel Congresso degli USA il 22 ottobre, il sito The Hill [en, come i link successivi, salvo diversa indicazione] affermava erroneamente che la Jugoslavia era stata un'alleata dell'Unione Sovietica. Questo errore storico, trovato di frequente nei media occidentali, è considerato uno stereotipo offensivo da molti cittadini dei paesi post Jugoslavia.

The Hill è una pubblicazione influente a Washington DC ed è letta dai principali uomini politici negli Stati Uniti. In effetti, l'articolo in questione è stato scritto su Twitter dall'ex vicepresidente degli USA, il Senatore Joe Biden.

Appoggio fortemente l'approvazione dell'adesione alla NATO della Macedonia del Nord da parte del Senato. Gli stati dei Balcani occidentali meritano di essere parte di un'Europa unita, libera e in pace e dovremmo sostenere l'integrazione euroatlantica in tutta la regione.

Mentre l'articolo è preciso per gran parte, la sezione di contesto include la seguente frase:

Previously part of Soviet ally Yugoslavia, North Macedonia, was formally invited by NATO in July 2018 to start accession talks and 22 countries have since ratified its accession.

Precedentemente parte dell'alleata sovietica Jugoslavia, la Macedonia del Nord è stata formalmente invitata dalla NATO nel luglio 2018 per iniziare discorsi di adesione e 22 paesi hanno da allora approvato la sua adesione.

Per gran parte delle sua esistenza la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia [it] non era un'alleata sovietica – al contrario, la sua indipendenza sia dal blocco orientale che dal blocco occidentale era stata un elemento chiave della sua identità nazionale.

La Jugoslavia è stata costituita nel 1943 nel culmine della Seconda Guerra Mondiale da parte dei Partigiani Jugoslavi [it], la resistenza antifascista di stampo comunista che era appoggiata dagli Alleati [it]. Con l'assistenza di Stati Uniti, Regno Unito e URSS, i Partigiani Jugoslavi hanno liberato grandi porzioni del paese occupate dall'Asse. È solo in questo senso più ampio che la Jugoslavia è stata un'ex alleata dell'Unione Sovietica – al fianco di tutti gli altri alleati.

Dopo la guerra, i rapporti tra i due partiti comunisti si sono deteriorati. Nel 1948, la Jugoslavia ha rinunciato allo Stalinismo per creare una forma separata di socialismo. E tra il 1948 e il 1955, durante il periodo Informbiro [it], la Jugoslavia è stata in diretta opposizione rispetto ai sovietici, al punto di prepararsi a combattere un'invasione secondo il Patto di Varsavia.

Soldati tedeschi passano davanti graffiti antifascisti “Lunga vita ai nostri alleati: URSS, Inghilterra, America!” dopo aver temporaneamente rioccupato l'isola creata di Hvar il 2 aprile 1944. Fonte: znaci.net, pubblico dominio.

Come dimostrato da informazioni rilasciate dalla Libreria Presidenziale John F. Kennedy, la Jugoslavia faceva molto affidamento sull'aiuto degli USA durante il periodo postbellico – per esempio, ricevendo scorte alimentari dalla United States Relief and Rehabilitation Administration [it], che  ha impedito la carestia nel 1945. Per un pezzo della sua storia, gli Stati Uniti hanno conferito alla Jugoslavia lo status di “nazione più privilegiata” nel commercio, cosa che ha dato una spinta alla crescita economica del paese balcanico.

Mappa dell'Europa con la Cortina di ferro (le linee nere) da Wikipedia, CC BY-SA.

Come parte del suo atto di equilibrio tra i blocchi, la Jugoslavia era uno dei fondatori del Movimento dei paesi Non Allineati [it] nel 1961. Al contrario di Germania dell'Est, Polonia, Cecoslovacchia, Romania e Bulgaria, era nel lato occidentale della Cortina di Ferro [it], come veniva chiamato il confine che divideva la zona dominata dai sovietici dal resto dell'Europa.

L'errata affermazione che equipara Jugoslavia e Unione Sovietica è emersa di tanto in tanto nei media occidentali, soprattutto in quelli di destra. Quando è intenzionale, è parte di un moderno discorso sulla Paura Rossa [it] che deteriora la reputazione degli attori politici della regione. Quel discorso è di solito mirato al pubblico occidentale ancora sensibile alla “minaccia comunista.”

Per esempio, nell'ottobre 2015, The Hill ha pubblicato un articolo di un lobbista pagato dal VMRO-DPMNE, partito nazionalista in buoni rapporti con il Cremlino, che ha governato la Macedonia del Nord [it] dal 2006 al 2017, che cerca diffamare i suoi oppositori pro-UE e pro-NATO come pro-Russi. Dice che la Macedonia era “un paese dell'ex blocco sovietico” il cui “partito di opposizione locale, SDSM, è guidato da Zoran Zaev, successore dell'ex partito comunista di maggioranza durante la Guerra Fredda.”

Un articolo del 2016 nella stessa pubblicazione, riempito di racconti che assecondavano le preoccupazioni della destra riguardo la migrazione, ha fatto passare Zaev come un “colpevole” dell'instabilità dei Balcani e “capo el Partito Socialista SDSM con una propensione verso la Russia.”

Questo linguaggio si rivolge al pubblico tradizionalmente conservativo in Occidente, per cui il termine “socialista” è carico di connotazioni negative ed è intrinsecamente associato con l'URSS e, per estensione, con la Russia. Tuttavia, quel linguaggio non ha alcun peso nella Macedonia del Nord. SDSM  sta per Social Democratic Union of Macedonia (Unione socialdemocratica  di Macedonia), e la sua area di centro-sinistra è esplicitamente pro NATO e pro Europa. Prova di ciò è la firma di Zaev dell'Accordo di Presba nel 2018, che ha messo fine a una disputa storica sul nome con la Grecia, e il cui risultato primario sarebbe l'adesione della Macedonia del Nord alla NATO e all'Unione Europea. Nel frattempo, un vero e proprio Partito Socialista [it] era un membro della coalizione di nazionalisti populisti del VMRO-DPMNE, che copriva l'intero ventaglio politico.

La Jugoslavia in mezzo ai blocchi

Oltre alla sua fallacia, comparare la Jugoslavia all'Unione Sovietica o il suo blocco è visto da molti ex jugoslavi come uno stereotipo negativo. Quasi tre decadi dopo la rottura della federazione nel 1992, l'indipendenza dall'Unione Sovietica è ancora un segno di orgoglio per molti cittadini dei paesi post jugoslavi. Quando sfidate, le persone della zona si perdono in discussioni animate per difendere l'unicità dell'esperienza socialista jugoslava, con la sua apertura verso l'Occidente, la libertà di viaggiare e lavorare all'estero, e standard di vita relativamente alti.

Alcuni ex jugoslavi che hanno avuto la possibilità di visitare il Blocco Sovietico all'epoca si vanteranno, con un certo grado di arroganza, che “eravamo come gli americani per loro!” A volte ignorano il fatto che alcuni di quei paesi precedentemente oppressi, come i membri dell'UE Estonia e Polonia, hanno fatto passi avanti inconcepibili nei Balcani occidentali dei giorni nostri.

Il dibattito va ben oltre il litigio su caffè o birra. Le passioni scoppiano al massimo livello quando gli ex jugoslavi sono messi nello stesso piano di altri europei del Centro e del Nord da figure politiche. Un caso esemplare è stato quando il Segretario degli Esteri del Regno Unito Jeremy Hund ha erroneamente descritto la Slovenia come uno “stato vassallo sovietico” durante una visita a Lubiana nel febbraio 2019, un errore che ha causato reazioni accese da parte del pubblico sloveno [hr], e non solo.

La Jugoslavia non era dietro la cortina di ferro. La Jugoslavia non era dietro la cortina di ferro. La Jugoslavia non era dietro la cortina di ferro. La Jugoslavia non era dietro la cortina di ferro. La Jugoslavia non era dietro la cortina di ferro. (ripetere ad libitum)

Simili sfoghi su internet sono emersi quando, nel luglio 2017, la giornalista americana Joy Reid, che è considerata di sinistra, ha erroneamente confuso Unione Sovietica, Jugoslavia e Cecoslovacchia discutendo le origini nazionali delle mogli del Presidente degli Stati Uniti Donal Trump. Anche se ha twittato una correzione poco dopo, le conseguenze sono durate per anni.

La Jugoslavia non è mai stata parte dell'Unione Sovietica, e durante gli anni di Tito si è opposta fortemente all'influenza sovietica.

Questo è esattamente il motivo per cui una persona deve essere automaticamente scettica nei confronti dei giornalisti e cambiare opinione sullo scetticismo solo in merito alla veridicità degli argomenti.

Nel maggio 2018, un articolo del Business Insider riguardo una teoria cospirativa secondo cui Melania Trump sia una spia russa ha travisato la storia della Slovenia, attirando nuovamente reazioni irritate:

La Slovenia era parte della Jugoslavia fino a quando il paese si è diviso. Mai stata parta dell'Unione Sovietica o della Russia. Dov'era l'editor per questa storia? Spero che il giornalista sia stato licenziato per incompetenza.

Un altro esempio successo nel giornalismo sportivo: nell'ottobre 2018, un articolo sulla storia del calcio croato-americano da parte del sito Protagonist Soccer è stato rapidamente corretto dopo che un lettore aveva avvertito la pubblicazione che la Croazia non era mai stata parte dell'Unione Sovietica:

Thank you for this piece on Croatian soccer. Please make one correction. Yugoslavia was not a “Soviet nation.” It was a communist state, but was never part of the Soviet Union. I would like to RT your article, but don't want the focus to be on this point. Many thanks.

— Luka Misetic (@MiseticLaw) October 26, 2018

Grazie per questo pezzo sul calcio croato. Per favore faccia una correzione. La Jugoslavia non era una “nazione sovietica”. Era uno stato comunista, ma non è mai stata parte dell'Unione Sovietica. Mi piacerebbe condividere l'articolo, ma non voglio che ci si concentri su questo punto. Molte grazie.

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