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Manifestazioni in Guinea e solidarietà panafricana contro il Presidente Condé che potrebbe ricandidarsi al terzo mandato

Due attivisti non guineani offrono il loro sostegno ai guineani che si oppongono a qualsiasi proroga del mandato di Alpha Condé in occasione di una manifestazione a Parigi il 26 ottobre 2019 in un video di KumpitalTV.

Mentre il governo della Guinea si mantiene vago sul calendario delle elezioni parlamentari e sulle possibili modifiche della costituzione che potrebbero prolungare la presidenza di Alpha Condé, i manifestanti continuano a mobilitarsi in tutto il mondo. Il dialogo politico sembra essere in stallo, come lo dimostrano i numerosi commenti online panafricani.

La Guinea si sta preparando da diversi mesi a due date cruciali: la data delle elezioni legislative e quella delle elezioni presidenziali previste per ottobre 2020. Tuttavia, in entrambi i casi, il governo mantiene una politica ambigua che polarizza la società guineana. Sebbene le elezioni legislative fossero state annunciate inizialmente alla fine del 2018, poi previste per il 28 dicembre 2019, queste sono state appena posticipate [fr, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] senza alcuna vera spiegazione e soprattutto senza l'annuncio di una nuova data.

Ancora più preoccupanti sono le azioni intraprese dal governo in vista di una possibile modifica della costituzione che consentirebbe all'attuale presidente, Alpha Condé, di ricandidarsi per un terzo mandato presidenziale. Secondo l'attuale costituzione, Condé, 81 anni, dovrebbe terminare il suo mandato ad ottobre 2020 e non potrebbe ricandidarsi.

È quest'ultima goccia che ha spinto gli avversari di Condé a manifestare per le strade delle città del paese da diverse settimane. Come ricorda il sito Guineepolitique, i manifestanti non ne possono più:

Après la semaine de manifestation meurtrière qu’a connue le pays, les Guinéens ne veulent rien lâcher. Mercredi [23 octobre], alors que les femmes ont défilé en blanc pour dire stop aux violences policières, le pays est entré dans une dangereuse effervescence.

Jeudi, les opposants ont pris le relais dans les rues de la capitale Conakry et d’autres villes du pays. Vêtus de rouge (la couleur du sang des victimes), ils étaient bien des centaines de milliers de personnes selon des journalistes locaux – un million selon les organisateurs, 30 000 selon le gouvernement – à marcher sur plusieurs kilomètres aux cris de « amoulanfe » (« ça ne passera pas » dans la langue locale) ou « à bas la dictature », sans heurts malgré une forte et discrète présence policière.

Dopo la settimana di violente manifestazioni che il paese ha conosciuto, i guineani non vogliono mollare. Mercoledì [23 ottobre], mentre le donne marciavano in bianco per dire basta alle violenze della polizia, nel paese si è manifestato un pericoloso fermento.

Giovedì, gli oppositori si sono riversati nelle strade della capitale Conakry e di altre città del paese. Vestite di rosso (il colore del sangue delle vittime), vi erano centinaia di migliaia di persone secondo i giornalisti locali – un milione secondo gli organizzatori, 30.000 secondo il governo – a marciare per diversi chilometri al grido di ” amoulanfe ” (” Non accadrà ” nella lingua locale) o “abbasso la dittatura”, senza intoppi nonostante una presenza di polizia forte e discreta.

L'opposizione a qualsiasi cambiamento costituzionale è evidente anche online, come sottolineato da Afriques Connectées, il sito di osservazione dei social media africani con sede ad Abidjan:

Dal 14 ottobre, forte ondata di mobilitazione della Guinea contro il progetto di modifica della costituzione del presidente Alpha Condé. Più di 18.000 tweet condividono l'hashtag  #Amoulanfé  (“Non accadrà” in lingua Soussou) che riunisce gli oppositori a un terzo mandato #Kibaro

Di fronte a questa ondata di proteste, Condé sembra sfidare qualsiasi forma di critica dichiarando al quotidiano francese Le Monde che:

“Dans les autres pays où il y a de nouvelles Constitutions, il y a eu beaucoup de manifestations, il y a eu des morts, mais ils l’ont fait [la réforme constitutionnelle]”.

“Negli altri paesi dove ci sono nuove Costituzioni, ci sono state molte manifestazioni, ci sono stati dei morti, ma l'hanno fatta [la riforma costituzionale]”

Questa dichiarazione ha galvanizzato l'opposizione, che la vede come una sfida e, soprattutto, come un rischio di aumento della violenza in un paese sempre più diviso. Pertanto, il giornalista maliano Mamadou Dian Baldé, che vive in Guinea, giudica  severamente queste osservazioni in un'intervista sul sito alternativeguinee.com:

Pour ses détracteurs, ces propos d’Alpha Condé confirment encore si besoin en était, que chez l’homme, seul la fin justifie les moyens. En clair, le chef de l’État serait dans une logique de « ça passe ou ça casse ».

C’est le lieu de dire que le discours du chef de l’État polarise de plus en plus l’opinion et fait craindre le pire.

Per i suoi detrattori, le parole di Alpha Condé confermano, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che nell'uomo solo il fine giustifica i mezzi. In parole povere, la logica del capo di Stato sarebbe “o la va o la spacca”.

È il caso di dire che il discorso del Capo dello Stato polarizza sempre più l'opinione e fa temere il peggio.

Alcuni responsabili del Fronte Nazionale per la Difesa della Costituzione (FNDC) sono stati arrestati e condannati persino prima della manifestazione del 14 ottobre che avevano pianificato di organizzare e che comunque si è tenuta come da programma.

A tal proposito, l'Associazione dei blogger della Guinea ha pubblicato un comunicato in cui si legge:

Nous condamnons fermement les arrestations arbitraires et les scènes de violence qui ont fait une dizaine de morts et plusieurs blessés principalement à Conakry et à Mamou. Nous exigeons qu’une enquête soit diligentée afin de situer les responsabilités dans ces tueries. Nous dénonçons l’instrumentalisation, l’acharnement de la justice contre les défenseurs de l’alternance démocratique et son inaction contre les véritables criminels.

Condanniamo fermamente gli arresti arbitrari e le scene di violenza che hanno causato una dozzina di morti e diversi feriti principalmente a Conakry e Mamou. Esigiamo che venga condotta un'indagine per individuare le responsabilità in questi omicidi. Denunciamo la strumentalizzazione, l'accanimento della giustizia contro i difensori dell'alternanza democratica e la sua inazione contro i veri criminali.

L'ondata di indignazione sembra ormai attraversare i confini della Guinea e trasformarsi in solidarietà panafricana e manifestazione globale.

Così, il sito maliano maliweb.net riporta come la star internazionale di reggae Tiken Jah Fakoly, di origine ivoriana, abbia dato il proprio sostegno all'opposizione guineana evocando il pericolo di un precedente per altri paesi dalla regione:

Si Alpha Condé réussissait à briguer un troisième mandat, il fera des émules dans des pays comme la Côte d’Ivoire d’Alassane Ouattara, le Sénégal de Macky Sall et le Mali d’IBK. Qu’attendent les oppositions de ces pays cités pour soutenir celle de la Guinée afin que le vent de la contamination ne souffle en leur direction ? Pourquoi celui qui a chanté pour le prisonnier Condé devient subitement son opposant ?…

Se Alpha Condé riuscisse a candidarsi per un terzo mandato, sarà emulato in paesi come la Costa d'Avorio di Alassane Ouattara, il Senegal di Macky Sall e il Mali di IBK. Cosa aspettano le opposizioni dei paesi menzionati a sostenere l'opposizione della Guinea in modo che il vento della contaminazione non soffi nella loro direzione? Perché chi ha cantato per il prigioniero Condé diventa improvvisamente il suo avversario ? …

Questa presa di posizione gli ha procurato reazioni violente, al punto da dover intervenire su Youtube per smentire la voce della sua morte e per ribadire il suo sostegno all'FNDC  e ai giovani che hanno risposto al suo appello ad un maggiore coinvolgimento in politica. L'artista ha anche smentito tramite Twitter.

In seguito alle voci circa la mia morte sui social network, vi assicuro che sto bene e sono in tournée!
La lotta continua!
Il resto del video sulla mia pagina Facebook.

Manifestazioni a sostegno dell’FNDC hanno avuto luogo anche in diversi paesi, in particolare in Francia, in Svizzera, in Germania, in Belgio, in Canada e in Senegal.

Mentre la sequenza degli eventi rimane imprevedibile, Dieretou, una blogger guineana che vive in Francia riassume bene l'umore di gran parte dei suoi compatrioti:

I guineani non vogliono rovesciare Alpha Condé. In realtà, sono esausti dei colpi di stato e dei periodi difficili che si susseguono.
Vogliono soltanto che finisca tranquillamente il suo ultimo mandato e che se ne vada. E che il gioco democratico segua il suo corso.

Alla fine, è proprio questa preoccupazione di preservare una transizione democratica che accomuna la maggior parte dei guineani e delle guineane aldilà delle frontiere, delle differenze politiche o etniche. Il segnale era già stato dato nel settembre 2019 durante la partecipazione del Presidente Condé all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York: in questa occasione, una manifestazione aveva riunito dei guineani per protestare contro qualsiasi cambiamento costituzionale. Uno degli attivisti presenti alla manifestazione, Abdoulaye Soumah aveva quindi dichiarato:

“C’est la Guinée dans sa diversité qui se mobilise. Ici, vous retrouvez les compatriotes de tous les âges, sexes, de toutes professions et couches sociales. Nous sommes tous confondus, unis et déterminés à donner la chance à notre cher pays de choisir librement et démocratiquement un nouveau dirigeant. Et ce, dès 2020.”

“È la Guinea nella sua diversità a mobilitarsi. Qui troverete connazionali di ogni età, sesso, professione e strato sociale. Siamo tutti insieme, uniti e determinati a dare al nostro caro paese la possibilità di scegliere liberamente e democraticamente un nuovo dirigente. E questo, già dal 2020.”

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