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I fotografi del Cile continuano a documentare violazioni dei diritti umani

Fotografia tratta dal “Mesada” album, in commemorazione del primo mese dall'insurrezione in Cile del 2019. Utilizzata su autorizzazione.

Nel 1981, durante la dittatura militare di Augusto Pinochet in Cile, un gruppo di fotografi insieme al co-fondatore Paz Errázuriz [en] creò l'Associazione dei Fotografi Indipendenti (AFI) per documentare visivamente gli atti di violazione dei diritti umani che si verificavano nelle strade della capitale Santiago.

Quasi trent'anni dopo, durante le proteste studentesche in Cile tra 2011-2013, un altro gruppo di fotografi professionisti e amatoriali sotto lo stesso nome hanno creato l'AFI Santiago, aventi lo stesso scopo. Grazie alla condivisione delle loro foto sui social media, il gruppo ha creato una ricca galleria in cui vengono mostrati i vari conflitti ancora in atto. Durante un'intervista via email Rodrigo Segovia, membro del gruppo AFI Santiago, afferma che lo scopo del progetto è quello di “creare un sistema di informazione indipendente, consistente e veritiero assieme alla comunità nazionale e internazionale, al fine di piantare nelle nuove generazioni il seme di una maggior consapevolezza e rispetto per i diritti umani fondamentali”.

AFI Santiago ha recentemente pubblicato un album intitolato “Mesada” in commemorazione del primo mese dall'insurrezione in Cile, incentrato sull'ineguaglianza economica. Le azioni repressive adottate finora della polizia hanno causato 23 morti e migliaia di feriti in tutto il Cile.

Le seguenti fotografie coprono il periodo che va dalla loro creazione fino a oggi e sono state condivise dall'AFI Santiago per essere ripubblicate [es, come le citazioni seguenti].

Una foto del 2012 di un giovane Mapuche “weichafe” o guerriero che affronta la polizia con una pietra durante il recupero del territorio Mapuche. Utilizzata su autorizzazione.

Joven mapuche se enfrenta con un carro policial de las Fuerzas Especiales en el Ex Fundo La Romana. El pueblo mapuche lleva más de quinientos años resistiendo. Progresivamente desde la llamada “Pacificación de la Araucanía” del siglo XIX, se los fue despojando de sus tierras. Latifundistas extranjeros, grandes empresas forestales y termoeléctricas han usurpado su territorio y destruido su ecosistema. Hoy, las comunidades en resistencia mantienen una gran lucha reivindicativa que los lleva a enfrentarse a sangre y fuego contra el estado chileno y los capitales extranjeros para defender su cosmogonía, su cultura y sus tierras ancestrales.

Un giovane mapuche affronta una camionetta delle Forze Speciali nell'Ex Fundo La Romana. Le comunità Mapuche hanno resistito per più di cinquecento anni. Dopo la cosiddetta “Pacificazione dell’ Araucanía” del XIX secolo, sono state progressivamente private della propria terra. Latifondisti stranieri, grandi imprese forestali e termoelettriche hanno usurpato e distrutto l'ecosistema di quel territorio. Oggi, le comunità in resistenza affrontano un'importante lotta con il sangue e con il fuoco per difendere il loro territorio, la loro cultura e le loro terre ancestrali dallo stato cileno e dai capitali stranieri.

Uno studente in arresto durante la protesta studentesca del 2013. Utilizzata su autorizzazione.

La protesta dell'Associazione delle Famiglie dei Detenuti Scomparsi davanti al palazzo presidenziale cileno per chiedere al governo di rilasciare più informazioni in merito a coloro che furono detenuti e che scomparvero durante la dittatura di Pinochet. (2016). Utilizzata su autorizzazione.

El compromiso de verdad, justicia y reparación parecen esconderse tras los muros de una administración que no avanza en poner fin a la impunidad y a las garantías que hoy tienen los violadores a los Derechos Humanos en Chile.

L'impegno alla verità, alla giustizia e al risarcimento sembra nascondersi dietro il muro dell'amministrazione che non vuole porre fine all'impunità e alla sicurezza di cui godono i violatori dei Diritti umani in Cile.

Famiglie che cucinano utilizzando una pentola in comune da dividere durante la protesta per la proprietà terriera. Utilizzata su autorizzazione.

Fotografia della marcia di protesta del 2019 nella città di Osorno, Cile, contenuta nel “Mesada” album menzionato prima (2019). Utilizzata su autorizzazione.

Al cumplirse un poco más 30 días del levantamiento social en Chile, son miles las imágenes que han dado la vuelta al mundo mostrando como un pueblo fue capaz de despertar al sonido de los estudiantes que nos enseñaron que “Evadir” es una forma válida de lucha y que al compás de las cacerolas, más de 1 millón de personas pueden marchar libremente a la sombra de nuevas banderas.

La frase: “Porque nos robaron todo, incluso el miedo”, se establece como única estrategia de enfrentamiento civil hacia las balas de un sistema represivo que se niega a oír los sonidos de la calle. Elegir nuestro propio destino es la base de cambio estructural que la primera línea no esta dispuesta a tranzar.

Chile cambió en un mes y lo hizo para siempre.

Este es un homenaje a quienes murieron, fueron torturados, abusados, desaparecidos y perdieron su vista en esta lucha de transformación social. A todos ellos, sus familias y un país entero, nuestro respeto y compromiso a través de estas imágenes.

Dopo poco più di 30 giorni dalla rivolta sociale in Cile, migliaia di immagini condivise in tutto il mondo mostrano come un popolo può alzarsi al suono degli studenti che, con pentole e padelle (per il cacerolazo), ci hanno insegnato che l’ “Evasione” è una valida forma di protesta e che più di un 1 milione di persone possono marciare liberamente nell'ombra di una nuova vita.

La frase: “Perché ci hanno privato di tutto, anche della paura,” si è imposta come unico modo di confronto civile contro i proiettili di un sistema repressivo che si rifiuta di ascoltare i suoni provenienti dalle strade. Scegliere il nostro destino è alla base di un cambio strutturale che la prima linea non è disposta ad affrontare.

Il Cile è cambiato nel corso di un mese e lo sarà per sempre..

Questo è un tributo a tutti coloro che sono morti, sono stati torturati, abusati, sono scomparsi durante la questa lotta per una trasformazione sociale. A tutti loro, alle loro famiglie e a un Paese intero, dimostriamo il nostro impegno e il nostro rispetto attraverso queste immagini.

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