chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Il nuovo ordine mondiale cinese: intervista con Cédric Alviani di Reporter Senza Frontiere Asia Orientale

Riviste cinesi in un edicola di Pechino. Foto di Filip Noubel, uso su licenza.

Da quando nel 2013 Xi Jinping [it] si è confermato leader indiscusso, il ruolo dei media globali nel rimodellare l'immagine del paese è diventato una delle principali priorità per il governo cinese. Ad oggi, le politiche di Pechino sono riuscite ad attirare un certo numero di organi di stampa e giornalisti da tutto il mondo, spesso motivati da incentivi finanziari e/o simpatie ideologiche, che di conseguenza accettano di censurare i contenuti critici nei confronti del governo cinese e di promuovere le iniziative globali di Pechino come il progetto della Nuova via della seta [it]. Le ultime prove sono emerse grazie ad un agente cinese che ha disertato in Australia [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] e ha rivelato la profondità dell'infiltrazione cinese nei media, nel governo e negli ambienti culturali di diversi paesi. 

Varie organizzazioni internazionali stanno ora monitorando approfonditamente l'influenza cinese attraverso i media, come la Sinopsis di Praga, o la Reporter Senza Frontiere [it] (RSF) di Parigi, la quale ha pubblicato un rapporto a marzo 2019 intitolato La ricerca della Cina di un nuovo ordine mediatico mondiale che descrive gli sforzi di Pechino in questo senso.

Ho parlato con Cédric Alviani, direttore dell'ufficio di RSF per l’Asia Orientale e Taipei, in modo da mappare la portata dell'influenza cinese e per scoprire fino a che punto i professionisti dei media e le opinioni pubbliche siano consapevoli di questo fenomeno.

Filip Noubel: Nel suo rapporto, RSF fa risalire l'origine della richiesta di Pechino di un nuovo ordine mediatico mondiale al concetto di relativismo culturale. Può spiegarlo? 

Cédric Alviani: The doctrine of cultural relativism claims that each nation has the sovereign right to define its own criteria with regard to freedoms and human rights. RSF strongly opposes this unacceptable position since it diametrically contradicts the universality of human rights as stated in the Universal Declaration of Human Rights. Cultural relativism allows China to release a week before the 70th anniversary celebrations of the People's Republic of China a white paper concluding that it has become a true democracy and a champion of human rights, two domains for which it has been regularly criticised for by the global community.

Cédric Alviani: La dottrina del relativismo culturale sostiene che ogni nazione ha il diritto sovrano di definire i propri criteri per quanto riguarda le libertà e i diritti umani. RSF si oppone fermamente a questa posizione inaccettabile in quanto contraddice completamente l'universalità dei diritti umani come indicato nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Il relativismo culturale permette alla Cina di rilasciare, una settimana prima delle celebrazioni per il 70esimo anniversario della Repubblica Popolare Cinese, un white paper in cui si afferma che la Cina è diventata una vera democrazia e un campione dei diritti umani, due settori per i quali è stata regolarmente criticata dalla comunità globale.

FN: Quali sono i vari meccanismi utilizzati da Pechino per poter ottenere maggior controllo sui mezzi di comunicazione e giornalisti in tutto il mondo? Potrebbe fare un esempio significativo? 

CA: RSF have identified at least six methods that Beijing utilizes to co-opt media outlets and journalists around the world. Those are:

  • Media Acquisition. Beijing follows an ambitious programme of buying foreign media that it regards as strategic. This acquisition policy is coordinated by the United Front Work Department (UFWD), a Communist Party branch that oversees financial transfers to foreign media outlets. In Australia, which is home to the West’s third largest community of ethnic Chinese, Beijing is said to have infiltrated around 95% of the Chinese-language newspapers.
  • Advertorial Campaigns. China is engaging in massive advertorial campaigns through its propagandistic “China Watch” supplement. This advertorial supplement is distributed as a free insert in around 30 prestigious international dailies including the Daily Telegraph and Le Figaro. According to the Guardian, the Daily Telegraph received an annual fee of GBP 750,000 for publishing the monthly supplement.
  • Harassment and Intimidation. The regime has developed an arsenal of methods for harassing and intimidating foreign correspondents that includes phone tapping, hacking and physical surveillance, as well as visa blackmail.
  • Made-in-China Media Events. China has begun to sponsor its own version of international media events. The World Media Summit was created in 2009 and is entirely designed, organised and funded by the Chinese state news agency Xinhua. In 2014, China launched the World Internet Conference (WIC), an annual event organized in the resort town of Wuzhen, in Zhejiang province by the Cyberspace Administration of China (CAC), the agency that controls China’s Internet. Since 2016, China has also been organising the annual BRICS Media Summit. Held in countries that are authoritarian and reject press freedom, these summits provide China with a receptive public promote its concepts of “positive reporting” and a “new world media order”.
  • Lavish Training Programs for Foreign Journalists. China is conducting a charm offensive where it invites foreign journalists for training.

CA: RSF ha identificato almeno sei metodi utilizzati da Pechino per cooptare media e giornalisti di tutto il mondo. Questi sono:

  • Acquisizione di Organi di Informazione. Pechino persegue un ambizioso programma di acquisizione di media stranieri che considera strategici, il quale è coordinato dallo United Front Work Department (UFWD), un ramo del Partito Comunista che supervisiona i trasferimenti finanziari ai media stranieri. In Australia, la quale ospita la terza più grande comunità di etnia cinese tra i paese occidentali, si dice che Pechino si sia infiltrata in circa il 95% dei giornali in lingua cinese.
  • Campagne pubblicitarie redazionali. La Cina è impegnata in massicce campagne pubblicitarie redazionali attraverso il suo inserto propagandistico “China Watch”, il quale è distribuito come inserto gratuito in circa 30 prestigiosi quotidiani internazionali tra cui il Daily Telegraph e Le Figaro. Secondo il Guardian, il Daily Telegraph ha ricevuto un contributo annuale di 750.000 sterline per la pubblicazione del supplemento mensile.
  • Molestie e intimidazioni. Il regime ha sviluppato un arsenale di metodi per molestare e intimidire i corrispondenti stranieri, tra cui intercettazioni telefoniche, hacking e sorveglianza fisica, così come il cosiddetto ricatto dei visti.
  • Eventi mediatici Made in China. La Cina ha iniziato a sponsorizzare la propria versione di eventi mediatici internazionali. Il World Media Summit è stato creato nel 2009 ed è interamente progettato, organizzato e finanziato dall'agenzia di stampa statale cinese Xinhua. Nel 2014, la Cina ha lanciato la World Internet Conference (WIC), un evento annuale organizzato nella stazione turistica di Wuzhen, nella provincia dello Zhejiang, dalla Amminstazione cinese del cyberspazio (CAC), l'agenzia che controlla internet nel paese. Dal 2016 la Cina organizza anche l'annuale BRICS Media Summit. Tenuti in paesi autoritari e che rifiutano la libertà di stampa, questi vertici forniscono alla Cina un pubblico ricettivo dove promuovere i suoi concetti di “segnalazione positiva” e un “nuovo ordine mediatico mondiale”.
  • Generosi corsi di formazione per giornalisti stranieri. La Cina sta conducendo una campagna d’immagine dove invita i giornalisti stranieri per corsi di formazione.

Mappa di Reporter Senza Frontiere che mostra alti livelli di libertà di stampa (in giallo) e bassi livelli (in nero). Foto di Filip Noubel, uso su licenza.

FN: Lei descrive la disinformazione come una forma di “sharp power” ampiamente utilizzato da Pechino. Potrebbe spiegarne il concetto e come viene applicato in nel contesto di Taiwan?

CA: Besides its soft power, China also makes excessive use of its “sharp power” through a set of aggressive practices that include disinformation and harassment. In August 2018, a rumour began circulating that Taiwanese could no longer use their passports to travel abroad, and that the European Union had revised its visa-free policy for them. On September 4, 2018, when a powerful typhoon forced Japan to close Kansai International Airport for two days, reports circulated that Taiwanese travelers trapped inside had been abandoned by their representative office and instead were rescued by the Chinese embassy. In Taiwan, the news sparked an online rage against diplomat Su Chii-cherng, 61, who served as Taiwan’s representative in Osaka. He committed suicide 10 days later. The original report was then found to be “fake news” coming from China.

CA: Oltre al suo soft power, la Cina fa anche un uso eccessivo del suo “sharp power” attraverso una serie di pratiche aggressive che includono disinformazione e molestie. Nell'agosto 2018, era iniziata a circolare la voce secondo cui i taiwanesi non potevano più utilizzare i loro passaporti per viaggiare all'estero e che l'Unione europea aveva rivisto la sua politica di esenzione dal visto per loro. Nel 4 settembre 2018, quando un potente tifone costrinse il Giappone a chiudere l'aeroporto internazionale di Kansai per due giorni, circolava la notizia che i viaggiatori taiwanesi intrappolati all'interno fossero stati abbandonati dal loro ufficio di rappresentanza e che fossero invece stati salvati dall’ambasciata cinese. A Taiwan la notizia ha scatenato rabbia online contro il diplomatico Su Chii-cherng, 61 anni, che era il rappresentante di Taiwan a Osaka. Si suicidò 10 giorni dopo. La notizia originale è risultata poi essere una “fake news” proveniente dalla Cina.

FN: Può spiegarmi cos'è la Belt e Road News Alliance? Qual è lo scopo dei programmi di formazione per i giornalisti non cinesi con lo slogan di “Raccontare bene la storia della Cina (讲好中国故事)?”

CA: “Tell the China Story Well” allows Beijing to shape the global narrative in its favor: for example, by referring to the “fight against terrorism” in Xinjiang rather than the persecution of Xinjiang’s Uighur community. The Belt and Road News alliance (一帶一路新聞合作聯盟) led by the Xinhua news agency, TV broadcaster CGTN and China Radio International which groups 72 media in 42 countries train journalists in “language elements” specific to the project – in other words, to get journalists in the countries involved in the project to “speak the same language” as used in China.

CA: “Raccontare bene la storia della Cina” permette a Pechino di plasmare la narrazione globale a suo favore, ad esempio, facendo riferimento alla “lotta contro il terrorismo” nella regione dello Xinjiang piuttosto che alla persecuzione della comunità Uigura. La Belt and Road News alliance (一帶一路新聞合作聯盟, il gruppo per le notize sul progetto della Nuova via della seta) è guidata dall'agenzia di stampa Xinhua, dall'emittente televisiva CGTN e da China Radio International, che raggruppa 72 media di 42 diversi paesi, e fornisce corsi ai giornalisti in “elementi linguistici” specifici del progetto. In altre parole, far sì che i giornalisti dei paesi coinvolti nel progetto “parlino la stessa lingua” di quella usata in Cina.

FN: Uno degli strumenti più efficaci di Pechino sembra essere il denaro: Perché i media non cinesi sono così ansiosi di accettare investimenti dalla Cina? 

CA: The reason is the lack of alternative sources of financing in the context of digital transformation. From a financial perspective, it is understandable that the offer for additional funding and advertising is alluring. RSF however, would insist that receiving funding from a regime that openly threatens press freedom worldwide is not recommendable, as it will foster financial dependence and jeopardize journalism ethics.

CA: La ragione è la mancanza di finanziamenti alternativi nel contesto della trasformazione digitale. Da un punto di vista finanziario, è comprensibile che l'offerta di finanziamenti aggiuntivi e pubblicità sia allettante. RSF, tuttavia, vuole ribadire il fatto che non è consigliabile ricevere finanziamenti da un regime che minaccia apertamente la libertà di stampa in tutto il mondo, in quanto favorirà la dipendenza finanziaria e metterà a repentaglio l'etica del giornalismo.

FN: C'è sicuramente un'asimmetria in gioco: mentre il governo cinese limita gravemente i media stranieri in Cina, beneficia della libertà di parola garantita nella maggior parte dei paesi democratici. Esistono metodi efficaci per rendere più visibile l’infiltrazione cinese nei media e mappare in modo migliore il nuovo ordine mediatico mondiale di Pechino?

CA: It has taken a long time but democracies are finally realising the danger they are running by giving Beijing free rein to gradually take control of their media and thereby extend its influence over public opinion. Some methods that RSF recommends includes, but are not limited to:

  • When referring to China, take care to avoid using expressions designed by the Chinese regime to conceal certain realities.
  • Support Civil Society Campaigns Against Propaganda. As a result of a campaign led by human rights organisations, Süddeutsche Zeitung newspaper announced in May 2018 that it would stop publishing China Watch, the Chinese propaganda supplement. NGOs are currently waging a similar campaign to get France’s Le Figaro, Belgium’s Le Soir and Germany’s Handelsblatt to do the same.
  • The Journalism Trust Initiative (JTI) is an innovative mechanism for certifying the editorial methods used by media outlets. Launched in partnership with professional media organisations, it will create a set of standards in the form of indicators that will make it easier to distinguish outlets that respect journalistic criteria from those whose goal is spreading false information.

CA: Ci è voluto molto tempo, ma le democrazie si stanno finalmente rendendo conto del pericolo che corrono dando carta bianca a Pechino nel prendere gradualmente il controllo dei loro media e quindi estendere la sua influenza sull'opinione pubblica. Alcuni metodi consigliati da RSF includono, ma non sono limitati a:

  • Quando si fa riferimento alla Cina, fare attenzione a evitare di usare espressioni create dal regime cinese per nascondere certe realtà;
  • Sostenere le campagne della società civile contro la propaganda. In seguito a una campagna guidata da organizzazioni per i diritti umani, il quotidiano Süddeutsche Zeitung ha annunciato nel maggio 2018 che avrebbe interrotto la pubblicazione di China Watch, l’inserto di propaganda cinese. Le ONG stanno conducendo una campagna simile per far sì che il francese Le Figaro, il belga Le Soir e il tedesco Handelsblatt facciano lo stesso.
  • La Journalism Trust Initiative (JTI) è un meccanismo innovativo per certificare i metodi editoriali utilizzati dagli organi di stampa. Lanciato in collaborazione con organizzazioni mediatiche professionali, creerà una serie di indicatori standard che faciliteranno la distinzione tra gli organi che rispettano i criteri giornalistici da quelli il cui obiettivo è di diffondere false informazioni.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.