chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Global Voices quinceañera: i Caraibi escono dagli schemi

Mentre le celebrazioni per i 15 anni [en, come tutti i link successivi salvo diversa indicazione] di Global Voices continuano ancora, diamo un'occhiata a tre storie del 2019 che hanno dimostrato in vari modi come la regione si sia evoluta controcorrente rispetto alla tradizionale società caraibica.

‘Queer, la quintessenza della felicità’

Parata del Pride a Port of Spain, Trinidad, il 31 luglio 2019. Foto di Maria Nunes, usata con consenso.

In occasione delle celebrazioni del secondo Pride annuale del paese, il poeta trinidadiano Shivanee Ramlochan ha postato un potentissimo testo [it] su Facebook con cui ha perfettamente sintetizzato la libertà di aver fatto coming out senza alcun rimorso e la strada impervia che lo ha portato fin lì.

Pride is beautiful. And it is political. And it is born of a bloody, mutinous theirstory, from the roots of a radical understanding that acceptance was not the only striveable goal, at least not acceptance from the come-to-Christer, from the corporation, from the oligarchy, from the evangelical, from the elite. And so whether your body was visible in the parade, or not, to exist queerly is its own breathtaking defiance of the statutes of raw hatred. You are alive. All the cells in you, incandescently gay. Irrepressibly lesbian. Outstandingly bisexual. Terrifically transgender. Indisputably intersex. Notwithstanding societal bullshit, non-binary. Queer as quantum joy.

Il Pride è bellissimo. Ed è politico. E nasce da una storia cruenta e ribelle, che affonda le sue radici nella presa di coscienza sostanziale che l'accettazione non era l'unico traguardo per cui battersi, per lo meno non l'accettazione da parte dei miracolati di Dio, delle corporazioni, delle oligarchie, degli evangelici, delle élite. Quindi che tu sia visibile durante la parata oppure no, essere gay  è di per sé una sfida mozzafiato contro le leggi di puro odio. Esisti. Tutte le tue cellule, ardentemente gay. Irreprimibilmente lesbiche. Straordinariamente bisessuali. Meravigliosamente transgender. Indiscutibilmente intersessuali. Malgrado le cavolate della società, non binarie. Essere queer è la quintessenza della felicità.

Essere gay in una regione in cui così tanti territori hanno ancora leggi in vigore contro la sodomia (“buggery”[it]) è una sfida, ma il fatto che le parate del gay pride siano state portate avanti con successo – nelle isole Barbados, in Guyana e in Trinidad e Tobago [it]- lascia spazio alla speranza che la diversità non sarà solo tollerata ma anche apprezzata.

‘Legalizzare l'erba’

Cannabis, di Don Goofy, CC BY-NC 2.0.

Già nel 2014 i Caraibi si trovavano nel mezzo di un dibattito sulla legalizzazione della marijuana. La Jamaica alla fine ha approvato la legislazione sulla depenalizzazione nel febbraio 2015; la misura è stata accolta come una specie di emancipazione.

Sembrava che per i Caraibi l’idea della vendita, dell'acquisto e del consumo legale di marijuana fosse arrivata finalmente [it] a maturazione; si trattava di capire quali paesi avrebbero seguito l'esempio jamaicano e quando.

Trinidad e Tobago si stava preparando [it] alla depenalizzazione, spinto da sostenitori di lunga data come Nazma Muller [it], che ad ottobre è stata arrestata fuori dal parlamento mentre continuava a fare pressioni affinché una preesistente legislazione sull'uso medico della marijuana venisse applicata. La Muller aveva visto in questa legge il preludio alla depenalizzazione, ma stava richiedendo più tempo del previsto. Nel frattempo [it] però, gli arresti e le sentenze per possesso di marijuana sono continuati.

Poiché il disegno di legge sulla marijuana era pronto per essere passato al governo del paese all'inizio di novembre del 2019, i sostenitori si sono concentrati sulla scarcerazione di coloro che erano stati condannati per possesso di piccole quantità di marijuana.

La legislazione per la depenalizzazione della marijuana in Trinidad e Tobago verrà finalmente emanata il 23 dicembre. Tuttavia, sono nate delle polemiche su un presunto conflitto di interessi con il procuratore generale Faris Al Rawi, alla guida del disegno di legge. Membri della famiglia del procuratore hanno presumibilmente registrato un'entità a scopo di lucro chiamata West Indian Cannabis Company, mentre, secondo Muller, “la cannabis è ancora illegale in Trinidad e Tobago”:

The Attorney General must explain how his Ministry registered a company to engage in promoting — and possibly selling — an illegal substance, for which citizens have been jailed.

Il procuratore generale deve spiegare come il suo Ministero abbia registrato una società per la promozione – e la possibile vendita – di una sostanza illegale, a causa della quale i cittadini sono stati incarcerati.

Quando la questione è stata sollevata in parlamento, Al Rawi ha risposto, “È solo una fantasia che io possa aver avuto un interesse pecuniario nel proporre questo disegno di legge. Mia moglie ha una famiglia molto grande e io non posso pretendere di sapere cosa facciano.”

Persino con l'approvazione imminente della legislazione sembra che le polemiche sulla marijuana in Trinidad e Tobago non siano finite.

Risarcimenti avvenuti

Statua Redemption Song, nel parco Emancipation Park in Jamaica. Foto di Mark Franco, usata con consenso.

Il tema dei risarcimenti per le ingiustizie della schiavitù ha generato molta tensione nei Caraibi. A ottobre del 2015, quando il Primo Ministro inglese David Cameron è andato in visita in Jamaica, l'argomento è stato sollevato, ma è stato prontamente respinto da Cameron con il monito ai jamaicani di “dimenticarsi della schiavitù.”

In risposta a “l'idea di questo conservatore doppiogiochista che viene nelle colonie a dire ai suoi sudditi come cavolo stanno le cose a casa nostra,” l'acclamato autore jamaicano Marlon James ha detto:

Listen David bae, I feel you. I'm with you on this forgetting slavery business, screw all the haters. I too am all ready to move past slavery and forget the whole thing.
I just have one condition: YOU FIRST.
You heard me. I promise to stop bitching about the legacy of Slavery and Colonialism (don't get it twisted, the latter was even worse) and move on if you also move on, by destroying every building, every landmark, every statue, every port, every bridge, every road, every house, every palace, every mansion, every gallery (Hello, Tate!), every museum, and every ship built with slavery and colonialism blood money.
That would mean that London, Bristol and Liverpool would all have to go.
Then we'd all be just about full free, David.

Davide caro, ascolta, ti capisco. Sono con te su questo fatto del dimenticarsi della schiavitù, chi se ne frega di tutti i criticoni. Io anche sono pronto ad andare oltre la schiavitù e a dimenticarmi di tutto. Ho solo una condizione: TU PER PRIMO.
Mi hai sentito. Prometto di smettere di lamentarmi degli strascichi della schiavitù e del colonialismo (non farti ingannare, l'ultimo è stato anche peggiore) e andare avanti se andrai avanti anche tu distruggendo ogni edificio, palazzo, villa, galleria, museo e nave costruiti grazie alla schiavitù e ai soldi macchiati dal sangue del colonialismo.
Ciò significherebbe che Londra, Bristol, Liverpool dovrebbere essere tutte distrutte.
A quel punto saremmo tutti quasi liberi, David.

Tali richeste di risarcimento non sono nuove. Guyana è stato il primo territorio CARICOM a sollevare il problema. Nel 2011, Antigua e Barbuda ha fatto un emozionante appello di risarcimento alle Nazioni Unite e l'anno seguente sia la Jamaica che le Barbados hanno istituito delle commissioni di risarcimento, incaricate di guidare la lobby sia a delle scuse formali per gli orrori e le crudeltà della schivitù, sia a una giustizia economica per i discendenti degli schiavi.

Finalmente, il 31 luglio 2019 i loro sforzi sono stati ricompensati quando, il vicerettore della Università delle Indie Occidentali, professor Sir Hilary Beckles, e il direttore generale dell'Università di Glasgow, Dr. David Duncan, hanno firmato un accordo storico per i risarcimenti dei danni della schiavitù, il primo contratto di questo tipo da quando le persone ridotte in schiavitù dagli inglesi sono state emancipate nel 1838.

Mai prima d'ora un'istituzione con sede nel Regno Unito che ha tratto vantaggio dalla schiavitù si è scusata per il suo ruolo, dimostrando il suo rimorso in denaro, in questo caso, 20 milioni di sterline (24,308,500 dollari degli Stati Uniti). Una somma simbolica pari a quella che il governo britannico versò ai proprietari di schiavi come compensazione per l'abolizione della schiavitù, questo denaro sarà utilizzato per la ricerca e altre iniziative di sviluppo tra le due università nei prossimi 20 anni, sotto gli auspici del Glasgow-Caribbean Centre for Development Research, che sarà controllato e gestito congiuntamente.

Tre mesi dopo, il primo ministro di Antigua e Barbuda, Gaston Browne, ha scritto al presidente dell'Università di Harvard Lawrence Bacow, chiedendo all'università della Ivy League di essere all'altezza delle sue responsabilità e pagare i risarcimenti del suo paese per i legami storici della scuola con il commercio transatlantico di schiavi, da cui ha tratto profitto.

Browne sostiene che i risarcimenti erano dovuti ad Antigua e Barbuda a causa del fatto che Isaac Royall Jr., un commerciante di schiavi americano e proprietario terriero che operava anche ad Antigua, donò ad Harvard del denaro per istituire la sua prima cattedra di legge, che in seguito, nel 1817, portò alla creazione della Harvard Law School. Spera così di ottenere dei risarcimenti da utilizzare a favero dell'istruzione, in particolare a favore dell’Università delle Indie Occidentali a Five Islands.

A peggiorare le cose, in occasione del tricentenario dell'università nel 1936, la scuola di legge di Harvard trasformò lo scudo di Royall nel sigillo ufficiale della scuola - una decisione estremamente controversa. Nel 2016, gli studenti di Harvard hanno protestato per far rimuovere lo stemma, definendolo “una glorificazione di, e un memoriale per, uno dei più grandi e brutali proprietari di schiavi del Massachusetts”.

Il sigillo è stato in seguito rimosso, e l'ex presidente di Harvard, Drew Faust, ha dichiarato il continuo impegno dell'università nel riconoscere i suoi legami con la schiavitù, un fatto di cui l'attuale presidente ha fatto menzione nella sua risposta a Browne.

Finora non vi è stata alcuna conferma sull'intenzione di Harvard di seguire l'esempio dell'Università di Glasgow, ma indipendentemente dal fatto che il tentativo abbia avuto successo o meno, non vi è dubbio che quest'anno i Caraibi abbiano compiuto ammirevoli progressi nell'affrontare una questione per la quale il Nord del mondo  nonostante il profitto che ha tratto dalla schiavitù, dal colonialismo e da altre ingiustizie nella regione è ancora riluttante a fare ammenda.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.