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In vista delle elezioni presidenziali a Taiwan, il KMT accusa il PPD di ‘terrore verde’ e Pechino gli fa eco

L'ex presidente del KMT Eric Chu Li-luan indossa una maglietta con una X sulla scritta “terrore verde” nel Luglio 2019. Foto dall'ufficio di Chu tramite il Taiwan Apple Daily News.

Il Partito nazionalista di Taiwan (Kuomintang KMT), partito affine a Pechino, nelle ultime settimane ha cambiato la sua strategia relativa alla campagna presidenziale per il 2020. Invece di concentrarsi su come la tensione nelle relazioni tra il Partito progressista democratico (PPD) e la Cina abbia un impatto negativo sull'economia di Taiwan, il KMT ha iniziato ad accusare il partito di “terrore verde” – ovvero di reprimere con mezzi legali i dissidenti politici pro-Pechino.

L'etichetta politica “terrore bianco” [en, come tutti i link successivi salvo diversa indicazione] è stata affibbiata al KMT, in quanto partito che ha governato il paese sotto legge marziale per più di 38 anni. Durante quel periodo, secondo i resoconti ufficiali, almeno 140.000 persone [zh] sono state condannate per crimini politici all'interno dei tribunali militari. Tra il 1950 e il 1954 il numero delle esecuzioni si aggirava tra i 4000 e i 5000 [zh]. Tra le condanne eseguite durante il periodo del “terrore bianco” dal 1947 al 1989, 8296 riguardavano la libertà di espressione [zh] e 1061 dei condannati vennero giustiziati.

Al contrario, i fondatori del PPD furono vittime del “terrore bianco” e l'immagine del partito è di solito associata ai valori universali dei diritti umani.

Tuttavia, negli ultimi vent'anni, il Partito comunista cinese (PCC) ha tentato di influenzare la politica di Taiwan sponsorizzando gruppi mediatici taiwanesi come Want Want China Times. Negli ultimi anni il PCC ha diffuso disinformazione come mezzo per influenzare le elezioni, infatti il rapporto globale del 2019 pubblicato da V-Dem, istituto di ricerca svedese sulla democrazia, ha descritto Taiwan come il luogo più colpito al mondo in termini di tattiche di disinformazione.

Le operazioni di disinformazione hanno incluso la diffusione di notizie false, bots e account falsificati sui social media, propaganda e hackeraggio. Molta di questa disinformazione nasce in Cina per interferire sulle elezioni e sul referendum.

In risposta, il partito al potere, guidato dalla presidente Tsai Ing-wen, ha introdotto nuove leggi per bloccare l'interferenza della Cina e, molto spesso, si tratta di leggi controverse in quanto impongono restrizioni sulle attività politiche.

La controversa Legge Anti-infiltrazione

La più controversa di queste misure politiche è la Legge Anti-infiltrazione, il cui progetto è stato presentato dal PPD allo Yuan legislativo il 25 novembre. Questo è avvenuto due giorni dopo la confessione dell'ex spia cinese William Wang Liqiang dell’accusa pubblica secondo cui la Cina si fosse infiltrata nella politica taiwanese pagando le tre principali reti di informazione (CitiTV, China Television ed Eastern Broadcasting Co) per trasmettere notizie volte a colpire negativamente il partito pro-indipendenza prima delle elezioni presidenziali.

Lo Yuan legislativo taiwanese ha approvato la Legge Anti-infiltrazione il 31 dicembre 2019, proprio due settimane prima delle elezioni presidenziali.

La legge vieta “a forze ostili straniere” di fare campagne elettorali, attività di lobby e donazioni politiche, e di turbare l'ordine sociale diffondendo disinformazione riguardante le elezioni. Gli individui e le organizzazioni che ricevono fondi da agenzie di proprietà di “forze ostili straniere” violano la legge e vanno incontro alla pena massima di cinque anni di carcere e una multa fino a circa 332.000 dollari.

L'avventata legislazione ha sollevato qualche sospetto e il KMT lo ha ritenuto un “terrore verde”, che ha come scopo quello di mettere a tacere i dissidenti politici.

L'etichetta del “terrore verde” come strategia elettorale

Mentre il PPD ha chiarito che la legge punirà solo gli individui e le organizzazioni che vengono pagati da “agenzie straniere ostili” e non reprimerà opinioni politiche indipendenti, il KMT continua a diffondere la narrativa del “terrore verde”.

Il 4 Gennaio, il KMT ha dichiarato in una conferenza stampa che 30 utenti [zh] sono stati vittime del “terrore verde” del PPD. Finora, il caso più controverso riguarda l'accusa a un utente [zh] di aver violato l'articolo 63 della Legge sul mantenimento dell'ordine sociale. Secondo l'articolo, coloro che diffondono voci “in un modo che è sufficiente a danneggiare l'ordine pubblico e la pace” saranno soggetti a detenzione per non più di tre giorni o a una multa di non più di 30.000 dollari taiwanesi (circa 1000 dollari americani)

Il messaggio dell'utente era stato pubblicato su Facebook il 13 ottobre 2019 e accusava il PPD di manipolare l'ente di controllo mediatico taiwanese, ovvero la Commissione di Comunicazione Nazionale. Continuava dicendo che gli organi di stampa taiwanesi non osano fornire un resoconto sulla diffusione della febbre Dengue a Tainan a causa della pressione politica.

Il tribunale taiwanese ha respinto il caso il 2 gennaio 2020 poiché il messaggio non era “sufficiente a danneggiare l'ordine pubblico e la pace”.

Sebbene l'investigazione e l'accusa possano avere l'effetto di mettere a tacere l'espressione dei cittadini; finora, la libertà di espressione degli individui è ancora protetta dal tribunale taiwanese.

Gli organi di stampa della Cina continentale ripetono la narrativa del “terrore verde”

L'etichetta politica del “terrore verde” è circolata ampiamente anche sugli organi di stampa statali e sui social media della Cina continentale.

Il 31 dicembre 2019, il Global Times [zh], tabloid quotidiano affiliato al Partito comunista cinese, e il Wen Wei Po [zh], giornale pro-Pechino con sede a Hong Kong, hanno entrambi pubblicato notizie sull'approvazione della Legge Anti-infiltrazione a Taiwan e hanno commentato dicendo che questa legge è una forma di “terrore verde” che riporterà Taiwan al periodo della legge marziale.

Diversi organi di stampa fondati su Weibo e WeChat come il Today Taiwan (今日台灣) [CN], il China Taiwan Net (中國台灣網) [CN], o il Taiwan Weekly (台灣一周重點) [CN] hanno fornito un resoconto sulla situazione utilizzando il discorso del “terrore verde” nello stesso modo esagerato, se non addirittura peggio.

In alcuni casi, la notizia è stata volutamente alterata per diffondere una percezione fasulla del “terrore verde”. il 31 dicembre, il Guancha.cn, affiliato al PCC, ha pubblicato un articolo intitolato “In quanto parte di uno sforzo coordinato per l'approvazione della Legge Anti-infiltrazione, le autorità di Taiwan hanno arrestato più di dieci membri comunisti taiwanesi” (为配合“反渗透法”过关 台当局一天抓10多名台湾共产党成员 [zh]). L'organo di stampa ha intervistato Lin Te-wang (林德旺), capo del Partito comunista del popolo di Taiwan (PCPT), il quale ha dichiarato che la repressione che il partito ha affrontato è stata peggio della dittatura di Chiang Kai-Shek durante il periodo della legge marziale. Dopo un confronto con altre notizie presenti a Taiwan, la polizia stava in realtà investigando su accuse di corruzione riguardanti il coinvolgimento del PCPT nell'organizzazione di un tour patrocinato nella Cina continentale all'inizio di Dicembre.

È ben documentato che il Dipartimento del lavoro del Fronte unito del PCC stia utilizzando tour patrocinati in Cina come mezzo per esercitare influenza politica all'estero. In questo particolare caso, la polizia taiwanese aveva intervistato più di sessanta persone riguardo ai tour, ma la notizia non aveva avuto molta copertura a Taiwan dato che si trattava di un'indagine regolare e nessuno era stato arrestato.

I sondaggi sulla popolarità dei candidati presidenziali sono stati chiusi il primo Gennaio e prevedevano una vittoria schiacciante per Tsai Ing-wen. Tuttavia, alcuni studiosi pro-KMT credono che l'avventata approvazione della Legge Anti-infiltrazione scoraggerà i sostenitori liberali del PPD dal supportare la linea del partito, e invece influenzerà notevolmente i votanti nel supportare il candidato presidenziale del KMT, Han Kuo-yu, e i candidati per lo Yuan legislativo.

I risultati sono ancora da vedere dato che le elezioni presidenziali e per lo Yuan legislativo sono state fissate per l'11 gennaio 2020.

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