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7 motivi della rabbia degli abitanti di Hong Kong verso la risposta del governo al coronavirus

Carrie Lam, capo esecutivo di Hong Kong, in una conferenza stampa sul controllo del coronavirus. Foto da Stand News.

Il seguente post è stato scritto originariamente da Kris Cheng e pubblicato [en, come i link seguenti] su Hong Kong Free Press il 1 febbraio 2020. È stato ripubblicato su Global Voices dietro un accordo di partenariato sul contenuto.

La popolazione di Hong Kong si è arrabbiata per la risposta del governo sulla recente epidemia del coronavirus. Nel giro di poche settimane quasi 10.000 persone sono state infettate e più di 100 sono morte in Cina. Questa settimana in sono stati confermati 10 casi a livello locale.

La diffusione del virus ha causato panico in tutta la città, dove i suoi residenti hanno fatto scorte di mascherine chirurgiche e cibo. Nel frattempo la sfiducia per le autorità si era già instaurata durante i mesi di agitazioni e di proteste pro democratiche, in contrasto con l’epidemia in questo mese.

Qui troviamo un sommario delle sette ragioni per cui gli abitanti di Hong Kong rimangono arrabbiati dopo la risposta delle autorità.

Ricorso contro la legge anti mascherine

Lo scorso novembre come risposta alle continue proteste il capo esecutivo Carrie Lam ha promulgato una legge anti maschere, invocando l’Ordinanza dello Stato d’Emergenza del 1922. I legislatori pro democrazia hanno iniziato un’azione legale e il Tribunale di primo grado ha deliberato che la legge era incostituzionale. Ma il governo ha presentato ricorso e il caso è stato esaminato all’inizio di questo mese.

Si è ancora in attesa dei risultati, nonostante i democratici abbiamo messo in discussione come il governo possa consigliare ai cittadini di indossare mascherine sul viso, mentre nello stesso momento stia cercando di vietare la copertura del volto attraverso mezzi legali.

Lam ha resistito alle richieste di archiviare il caso, affermando che l’esplosione del virus non è collegata.

Scarsità di mascherine

Nei primi giorni dallo scoppio il governo si trattenne dal raccomandare che i residenti indossino mascherine per il volto, anche dopo essere stato confermato il primo caso locale il 22 gennaio. Tre giorni dopo il capo esecutivo Carrie Lam è comparsa ad una conferenza stampa senza mascherina.

Nonostante la grande maggioranza degli abitanti di Hong Kong indossi le mascherine sui trasporti pubblici, in scene che ricordano l’epidemia di SARS nel 2003, ci sono voluti altri sei giorni dopo il primo caso per vedere Lam unirsi agli alti funzionari e indossarne una in un evento stampa.

Malgrado la scarsità su vasta scala territoriale, da quel momento le autorità hanno raccomandato agli abitanti di indossare maschere chirurgiche nelle manifestazioni di massa e durante i tragitti.

Inoltre, sebbene Singapore stia distribuendo mascherine gratis e anche il consolato coreano le stia dispensando ai cittadini di Hong Kong, non ci sono state promesse di programmi simili guidati dal governo della città.

Richiesta di chiusura della frontiera

Ci sono state richieste di chiudere la frontiera con la Cina continentale anche prima che venisse confermato ad Hong Kong il primo caso del virus di Wuhan. Ma solo martedì 28 gennaio il governo ha annunciato dei provvedimenti per ridurre il numero delle persone che entrano nella città dalla terraferma.

Un nuovo sindacato di più di 15.000 impiegati dell’Autorità Ospedaliera hanno minacciato di fare sciopero se il governo non chiuderà del tutto la frontiera con la Cina, l’amministrazione Lam però ha annunciato che una mossa del genere sarebbe discriminatoria e non è stata raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Nel frattempo, altre nazioni asiatiche come la Mongolia e Singapore hanno vietato ai cittadini cinesi di oltrepassare i confini.

Posti di blocco minori chiusi

Quando infine il governo ha deciso di cominciare a chiudere posti di blocco, è stato criticato per aver chiuso solo una manciata di attraversamenti minori anziché tutti. Sebbene i collegamenti ferroviari ad alta velocità e i treni transfrontalieri vennero fermati, oltre ai servizi traghetto, i percorsi corrispondono solo all’ 8% del traffico giornaliero tra Hong Kong e la terraferma.

Molti visitatori vengono fatti passare solo con la compilazione di un modulo di dichiarazione sullo stato di salute, tuttavia per paura non tutti saranno così onesti.

Nel frattempo i posti di controllo principali – Lo Wu, Lok Ma Chau, l’insenatura Shenzhen e il ponte Hong Kong-Zhuhai-Macao – rimangono aperti.

Cure mediche gratuite, poi annullate

Il governo ha annunciato che fornirà cure mediche gratis per i pazienti che abbiano contratto il nuovo virus, sostenendo che si vogliono evitare le vittime che a causa delle tasse non ricevono trattamenti.

La politica però è stata largamente criticata come un modo per attirare ad Hong Kong pazienti dalla terraferma per riceve cure, dato che la frontiera è rimasta aperta. Il governo ha dovuto ribaltare la politica il giorno successivo, e annunciare tasse per i non residenti di Hong Kong.

La proprietà di Fanling usata come stazione di quarantena, poi annullato

Questo mese il governo ha annunciato che vorrebbe usare la proprietà Fai Ming a Fanling – un complesso residenziale pubblico che non è ancora stato aperto – come stazione di quarantena.

Dal momento che la proposta non aveva attraversato ogni consultazione pubblica e l’area era in una via adiacente ad altri due complessi residenziali altamente popolati, molti residenti si sono opposti e hanno protestato contro il progetto. Durante la protesta, i giornalisti hanno scoperto che il materiale da quarantena era già stato riposto all’interno del complesso. Alcuni attivisti hanno tirato bombe Molotov sull’ingresso. Alla fine il governo venne forzato ad abbandonare il piano.

Offerta speciale di un ponte gratuito

Allo scopo di incoraggiare il suo utilizzo, a gennaio il governo ha annunciato che durante le vacanze del capodanno lunare il ponte Zhuhai-Macao-Hong Kong sarà percorribile gratuitamente da parte di piccoli veicoli destinati al trasporto di passeggeri. L’offerta si estende al 2 febbraio.

Sebbene una politica simile venne promulgata durante il periodo di vacanze dell’anno scorso, molti ad Hong Kong sono preoccupati che l’offerta possa attirare più pazienti dalla terraferma per venire in città, con una conseguente diffusione del virus.

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