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C'è più di quanto sembri nella decisione dei Caraibi di abolire la plastica monouso?

Una serie di immagini che mostrano lo stato di inquinamento in cui verte parte della costa nord del Curaçao che si affaccia sull'oceano. Foto di Bastian su Flickr (CC BY-NC-ND 2.0).

I Caraibi si sono a lungo espressi contro l'utilizzo della plastica monouso e la loro inesorabile contaminazione ambientale.

Nel 2006, ad esempio, attraverso un blog, le Barbados avevano promosso l'uso obbligatorio della plastica biodegradabile. Tre anni dopo, furono proposte [it] delle restrizioni sulla vendita delle bottiglie di plastica contenenti acqua. Nel 2011, il Rotary Club Saint John, nelle Isole Vergini americane, si diresse ai proprietari dei supermercati affinché sostituissero le buste di plastica per la spesa con altre più ecocompatibili [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], e nel 2012, Haiti impose un divieto sull'uso della plastica che si scontrò con più di una resistenza da parte dei locali.

Comunque, con l'aggravarsi della crisi climatica [it], stanno nascendo imprenditori sociali, tanto a livello regionale [it] quanto a livello internazionale, con idee che promuovono il riciclaggio e altre possibili soluzioni — come l'energia solare — per aiutare ad arginare gli effetti disastrosi della crisi che ha conseguenze dirette in primis sulle nazioni insulari [it].

A prescindere dalla messa in atto delle sopracitate contromisure, si rimane comunque in attesa che il 2020 dia un quadro chiaro per quel che riguarda la piaga dell'inquinamento da plastica nella regione, che vede almeno sette territori caraibici — Bahamas, Barbados, Belize, Repubblica Domenicana, Granada, Giamaica e Trinidad e Tobago — impegnati,sulla carta, a proibire l'utilizzo di materiali di plastica usa e getta e del polistirene a partire dal 1 di gennaio.

Tuttavia la realtà dei fatti sembra essere piuttosto diversa, almeno per quanto riguarda lo stato di Trinidad e Tobago.

La situazione nelle isole di Trinidad e Tobago

Secondo una delle parti interessate dell’ industria che ha parlato con Global Voices a condizione di restare anonimo, alcuni rappresentanti del Ministero di Pianificazione nel dicembre del 2017 avevano partecipato ad un incontro con i produttori, dal quale scaturì un rapporto in cui si valutavano le implicazioni socio-economiche legate all'introduzione del veto. Il documento includeva dati relativi all'occupazione nei settori locali di produzione di plastica e polistirene.

Nel luglio del 2018, le parti interessate hanno ricevuto delle lettere che annunciavano che il veto avrebbe inficiato l'importazione del polistirene. Ciò era stato confermato dal ministro delle Finanze, Colm Imbert, nella sua presentazione del Bilancio Nazionale nell'ottobre del 2019. La parte interessata dell’ industria spiega: “Non ci sarà mai una completa messa al bando di tale materiale — e il 60% del polistirene che si utilizza nelle isole di Trinidad e Tobago si produce qui, il che vuol dire che è stato vietato solo il 40%. Questo ha dato ai produttori locali un periodo di due anni per prepararsi al cambiamento e molti di loro hanno espanso la propria produzione, di conseguenza adesso risulta paradossale il fatto che teniamo molto più polistirene di quanto ce ne fosse prima che venisse vietato”.

Il mancato rispetto degli standard

Questo tipo di plastiche, che include tutto, da buste e imballaggi per alimenti a bottiglie di acqua e posate, di norma hanno bisogno di centinaia di anni per biodegradarsi. Ciò che aggrava la posizione dello stato di Trinidad e Tobago è che i produttori di plastica e polistirene avrebbero dovuto effettuare dei test, stando ai rapporti, a partire dall'ultimo trimestre del 2019, per determinare gli effetti dell'utilizzo di un additivo chimico presente nei loro prodotti per fare plastica biodegradabile.

La parte interessata dell'industria ha rivelato che i produttori eludendo questi test si sono messi in piena produzione utilizzando questo additivo, e hanno prodotto una gamma di prodotti in plastica che vengono etichettati come “biodegradabili” che sono già sul mercato.

Ad ogni modo, si tratta di un'affermazione falsa: è scientificamente impossibile che un additivo chimico converta i prodotti di plastica in biodegradabili. Ciò è stato confermato da Kevin Okamoto, un esperto dell'organismo di standard globali “ASTM International“, in una riunione informativa sulle norme da adottare per materiali biodegradabili e compostabili, durante un convegno sulle norme per materiali biodegradabili e compostabili, svoltasi nell'Ufficio di Standardizzazione di Trinidad e Tobago il 12 dicembre 2019.

Quello che più fa infuriare gli ambientalisti è il fatto che si permetta ai produttori di prendere in giro i consumatori. Uno di questi ha parlato con Global Voices, sempre a patto di mantenere l’ anonimato. Ha rivelato che questi metodi sono illegali nell'Unione Europea, e negli Stati Uniti ad una azienda è stata disabilitata l'attività per aver utilizzato l'additivo e aver dichiarato che i suoi prodotti fossero biodegradabili.

Okamoto ha confermato che questo prodotto falso fosse illegale negli Stati Uniti. Le aziende contravventrici che non si allineano agli standard richiesti devono pagare multe e  le si viene proibito di continuare con la falsa pubblicità.

La regione è una grande fonte di inquinamento da plastica

Stando ai dati di Forbes, dei 30 più grandi stati coinvolti nell'inquinamento da plastica monouso in relazione al numero di abitanti, 10 appartengono alla regione Caraibica — Trinidad e Tobago, Antigua e Barbuda, Saint Kitts e Nevis, Guyana, Barbados, St. Lucia, Bahamas, Grenada, Anguilla e Aruba —  e “producono un quantitativo di plastica che supera in peso 20.000 Space Shuttle”:

The biggest culprit is Trinidad & Tobago, which produces a whopping 1.5 kilograms of waste per capita per day — the largest in the world. At least 0.19 kilograms per person per day of Trinidad & Tobago's plastic debris is almost guaranteed to end up in the ocean due to improper disposal, amounting to more marine plastic originating in Trinidad & Tobago [per capita] than 98 percent of the countries in the world.

Il responsabile maggiore è Trinidad e Tobago che produce 1.5 kg di rifiuti al giorno per abitante — il più grande al mondo. È stato assicurato che almeno 0.19 kg di rifiuti di plastica al giorno per abitante nello stato di Trinidad e Tobago finirà nell'oceano a causa di una cattiva gestione del suo smaltimento, il che vuol dire che la quantità di plastica dispersa in mare prodotta da Trinidad e Tobago [per abitante] è maggiore di quella del 98% dei paesi del mondo.

Per tanto la decisione di non utilizzare la plastica risulta davvero necessaria, a maggior ragione considerando quanto evidenziato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, nel giugno del 2019: “Se la tendenza attuale continua, nel 2050, i nostri oceani avranno più plastica che pesci. Il messaggio è semplice: rifiuta la plastica monouso. Rifiuta quello che non puoi riutilizzare. Insieme possiamo tracciare la strada verso un mondo più pulito e più verde”.

Stando al Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite [es], tra il 70% e l'85% della spazzatura nel mare dei Caraibi proviene dalla terraferma e la maggior parte di essa è composta da plastica. Insieme al deflusso di sostanze agrochimiche e alle acque reflue domestiche, la plastica è uno dei contaminanti che più destano preoccupazione nella regione caraibica.

Alcune isole sembra che stiano facendo un buon lavoro

Antigua e Barbuda è stato tra i primi ad abbandonare  l'uso della plastica nel 2016 attraverso un approccio articolato, mirato a porre fine alla dipendenza da plastica: il Governo ha integrato il divieto all'interno della legge già esistente nel paese sul Controllo e la Prevenzione dei rifiuti, inoltre ha promosso una campagna informativa e messo a disposizione del pubblico alternative alla plastica approvate. La bagassa [it], per esempio, il residuo fibroso derivato dalla raccolta di canna da zucchero, può essere utilizzato per la produzione di contenitori e come biocombustibile per produrre energia.

Con una sensibilizzazione pubblica in atto, il paese ha visto risultati concreti: la percentuale di plastica nelle discariche è diminuita dal 19.5 % nel 2006 al 4.4 % nel 2017. Statistiche come questa dovrebbero spronare gli altri territori regionali, la cui economia dipende principalmente dal turismo.

In Giamaica, il Governo sta elaborando una campagna contro la plastica nell'ambito delle reti social.

Rendiamo l'ambiente sano supportando il divieto all’ espansione del polistirene. Il nostro futuro dipende da questo.

I netizen hanno risposto a tono:

Amiamo la Giamaica libera dal polistirene.

Il Governo giamaicano ha concesso ai cittadini un periodo di dilazione, perché l'abbandono della plastica monouso è più complicato del divieto dell'utilizzo delle buste e delle cannucce di plastica introdotti nel 2019. Ad ogni modo la legislazione richiesta è stata approvata dal Parlamento giamaicano e il veto sarà applicato.

Azioni come queste sono state supportate da altre iniziative alle quali hanno aderito molte nazioni caraibiche, come come il Clean Seas e il Convegno di Cartagena, che è vincolante legalmente, e che mette in atto politiche come il “Land-Based Sources of Marine Pollution Protocol” e il “Caribbean Regional Action Plan for Marine Litter” (RAPMaLI).  .

Comunque a Trinidad e Tobago, c'è frustrazione fra gli ambientalisti poiché il Governo non sembra capire come la riduzione dei rifiuti di plastica possa giovare alla situazione ambientale [it] ed economica del paese. Un minore inquinamento da plastica può aiutare a ridurre le inondazioni dovute all'ostruzione dei corsi d'acqua, diminuire il rischio di contrarre malattie trasmesse dalle zanzare e la contaminazione della catena alimentare. Inoltre diminuirebbe la spazzatura indesiderata che crea un senso di sconforto tra i cittadini e una cattiva prima impressione nei turisti.

“Trinidad e Tobago ha un problema di gestione della spazzatura”, dice la nostra fonte d'informazione “che è andata solo peggiorando da quando la Cina ha smesso di accettare la plastica mondiale. Abbiamo bisogno di riforme, però la politica sta rendendo le cose difficili”.

Il Ministero della Pianificazione aveva organizzato una riunione prevista per il 22 gennaio del 2020. La legislazione per far fronte alle plastiche monouso e al polistirene è di pertinenza del Ministero degli Affari Legali, stando alle dichiarazioni dei vari soggetti coinvolti che hanno parlato con Global Voices.

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