chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Vedi tutte le lingue sopra? Traduciamo le storie di Global Voices per rendere i citizen media accessibili a tutti.

Scopri di più su Traduzione Lingua  »

Donne bengalesi, pakistane e indigene dell'Amazonia eseguono la canzone e performance “Lo stupratore sei tu”

Screenshot dal video YouTube [bn] del Movimento Studentesco dell'università di Dhaka.

Il flashmob femminsta  “Un violador en tu camino” (“Lo stupratore sei tu”) nato in Cile è diventato virale e sta continuando a diffondersi nel mondo come un'onda, ispirando le donne a protestare contro le molestie e gli abusi sessuali.

Una di queste performance si è svolto in Bangladesh, durante le proteste che hanno coinvolto più di un migliaio di persone  [en, come tutti i link successivi, salvo diverse indicazioni], contro lo stupro di una studentessa della Dhaka University. Molte manifestanti hanno eseguito la versione bangladese della canzone “Lo stupratore sei tu” [bn]:

“এই দায় আমার নয়, নয় চলন-বলন-জামার

এই দায় শুধু তোর, তুই ধর্ষক”

E la colpa non era mia, nè di dove stavo, nè di cosa dicevo o di come vestivo,
Lo stupratore sei tu, la colpa è tua.

Screenshot dal video YouTube di Rahul Talukder.

La protesta si è svolta il 6 gennaio di fronte al Museo Nazionale del Bangladesh, situato a fianco del campus.

Nel 2019 sono stati registrati 500 casi di stupri e abusi nell'area metropolitana di Dhaka.

Questo canale televisivo online ha creato un video con la canzone in bengalese montata su performance di diversi paese. I video di queste performance non sono stati trasmessi dai media bangladesi mainstream ma sono diventati virali sui social media.

In un altro video, si vedono alcuni studenti e studentesse che eseguono la stessa canzone in posti diversi nel medesimo momento:

La polizia bangladese ha arrestato un sospetto per lo stupro.

Dal Cile al mondo

“Lo stupratore sei tu” è diventato un inno femminista [es] dopo che le donne cilene hanno danzato e cantato la coreografia del collettivo femminista Las Tesis il 25 novembre 2019, durante le proteste di massa per la disuguaglianza economica esplose il mese scorso.

Durante le proteste sono stati riportati ampi abusi della polizia. La canzone, scritta prima che iniziassero le manifestazioni, era la risposta femminista alle violenze, in particolare a quel 17% di denunce per abusi sessuali che, stando ai dati di Human Rights Watch, sono state rivolte contro le autorità statali.

Il flashmob ha ispirato donne in Messico [es] , Colombia [es], Kenya [en], India [bn], e in tutta Europa [es] e negli Stati Uniti per denunciare le stesse violenze sistematiche.

Questa performance è stata eseguita da donne indigene Kichwa, Shuar, Waorani, Achuar e Shiwiar nell'Amazzonia ecuadoregna:

Un inno femminista internazionale

Il flashmob è basato sul lavoro della  professoressa e femminista argentina Rita Laura Segato, che ha ispirato le Las Tesis a mostrare come “lo stupro non sia solo un crimine contro una donna, ma l'espressione di un più ampio problema sociale” riporta Quartz.

La canzone inoltre indica quali istituzioni siano complici nella violenza di genere  “la polizia, i giudici, lo stato, il presidente” dice il testo.

Athanasia Francis, che sta perseguendo un Ph.D. in studi sulla violenza di genere nel Regno Unito riporta in The Conversation che “Lo stupratore sei tu” è diventato internazionale perchè la violenza di genere stessa è sistematica e transnazionale.

This transnational feminist response in the form of a song proposes solidarity and empathy in turbulent political times. It’s calling for an acknowledgement of sexual violence as a systemic and global problem in democratic institutions that, ironically, were created to prevent it.

Questa risposta transazionale femminista in forma di canzone propone solidarietà e empatia in un periodo politico turbolento. È un appello per una presa di coscienza sulla violenza sessuale come problema sistemico e globale in istituzioni democratiche che, ironicamente, sono state create per prevenirla.

Per la giornalista spagnola Marta Borraz [es] la canzone libera le donne dall'auto incolparsi quando sono vittime di violenza sessuale, nel passaggio del testo che dice “non era colpa mia, nè di dov'ero, nè di come vestivo”.

 La performance pone el foco en la impunidad de la violencia sexual y se ha convertido en un grito colectivo que ocupa el espacio público, una especie de catarsis capaz de concentrar múltiples sensaciones para cambiar el sentido de las cosas y, sobre todo, de la culpa.

La performance pone l'attenzione verso l'impunità della violenza sessuale ed è diventata un grido collettivo che occupa lo spazio pubblico, una specie di catarsi capace di concentrare molteplici sensazioni per cambiare la percezione delle questioni e, soprattutto, della colpa.

A Calcutta, New York, e Karachi

“Lo stupratore sei tu” è stata cantata anche in segno di protesta contro le visite di importanti politici. L'8 gennaio 2020, un collettivo femminista indiano ha eseguito la performance della canzone a Calcutta come parte delle diffuse proteste contro il primo ministro Narendra Modi in visita alla città.

Aopala Banerjee, una delle performer, ha detto a Scroll.in che il gruppo “voleva porre l'attenzione sulla violenza patriarcale che l'idea di Modi della Hindu Rashtra (nazione indu) rappresenta”.

Recentemente, le donne di New York hanno eseguito l'inno di fronte al tribunale in cui Harvey Weinstein [it], il noto produttore hollywoodiano accusato da circa 100 donne di abusi sessuali, sta affrontando un processo per stupro.

A Karachi, le donne pakistane del movimento AuratMarch202 hanno riprodotto la canzone in urdu. Il movimento sta chiamando a raccolta le persone per l'8 marzo 2020, giorno della Festa della Donna, per marciare per “la giustizia economica, riproduttiva, ambientale, e il diritto* per le nostre città” come riportato dal loro profilo Twitter.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.