chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Vedi tutte le lingue sopra? Traduciamo le storie di Global Voices per rendere i citizen media accessibili a tutti.

Scopri di più su Traduzione Lingua  »

La xenofobia legata al coronavirus si diffonde in Europa centrale e orientale

Aeroporto di Skopje. Le autorità macedoni hanno installato uno scan per la misurazione della febbre da utilizzare sui passeggeri in arrivo da destinazioni asiatiche per individuare l'eventuale presenza del virus. Foto di Global Voices, CC BY.

La circolazione di notizie false inerenti all'epidemia del coronavirus 2019n-CoV [it], il cui epicentro è la città di Wuhan, nella provincia cinese dello Hubei, ha generato psicosi concretizzatesi in discriminazioni razziste e abusi rivolti contro individui asiatici in tutto il territorio dell'Europa centrale e orientale.

Nella zona balcanica, ad esempio, le notizie false circolate sul virus sono state utilizzate come ‘titoli acchiappaclick'; sono molti i siti internet [en, come i link successivi, salvo diversa indicazione] che hanno erroneamente confermato la diffusione dell'epidemia nella regione. In realtà, però, non è stato denunciato nessun caso di infezione nel territorio.

In Croazia i mezzi di comunicazione falliscono nel tentativo di generare il panico

Sono numerosi i turisti cinesi ed est-asiatici che visitano i Balcani; alcuni prediligono i tour in autobus per l'Europa, mentre altri partono per crociere che prevedono visite in bus tra i diversi porti. Se una nave da crociera attracca nella città croata di Dubrovnik, ad esempio, i passeggeri possono essere accompagnati a visitare alcune città in Croazia, Montenegro, Albania, Kosovo, Macedonia del Nord e potrebbero infine raggiungere Salonicco, città portuale in Grecia, in cui sarebbe possibile risalire a bordo della nave.

Alcuni media hanno seguito il percorso dei bus a bordo dei quali vi erano turisti cinesi [hr], scegliendo di enfatizzare la narrazione dei fatti. I passaggi documentati vanno dal momento in cui i bus varcavano il confine fino alla descrizione delle misure di sicurezza adottate in ogni Stato attraversato durante il viaggio.

Quanto documentato acquisisce anche toni emozionali; un esempio è rappresentato dallo “stato di assedio” [hr] in cui versava il confine croato all'arrivo dei bus con a bordo turisti cinesi. Il report mette in evidenza un episodio in occasione del quale due ragazze di Shanghai “hanno pianto e si sono scusate con gli altri turisti [non cinesi]” per il ritardo.

Screenshot dei risultati ottenuti tramite il motore di ricerca Google immagini digitando le parole “nismo i Kine” (“non vengo dalla Cina”). Utilizzo consentito.

Le foto dei turisti taiwanesi che passeggiavano per le strade di Sibenico, in Croazia, esibendo il cartello “Nismo iz Kine” (“Non veniamo dalla Cina”) sono diventate virali a seguito della loro pubblicazione sulla pagina Facebook Dnevna doza prosječnog Dalmatinca [hr] (“Pillole quotidiane dell'abitante medio della Dalmazia”). Le stesse foto sono state considerate come la nota di tenerezza in un quadro di triste sconforto dipinto dai media entro e oltre i confini regionali.

Il quotidiano croato Večernji list ha pubblicato l'intervista a Xiaotong Chen-Li [hr], proprietaria di cinque ristoranti cinesi e asiatici a Zagabria. Nell'intervista la donna dichiara che sebbene i clienti sembrino più diffidenti, non si è osservato un calo nei dati relativi all'affluenza. I suoi ristoranti utilizzano essenzialmente materie prime locali, importando il resto solo da Stati membri dell'Unione Europea.

Insulti e scuse in Macedonia del Nord

Anche in Macedonia del Nord si è verificato un aumento del numero di turisti asiatici negli ultimi anni [mk]. Questo Paese è un terreno fertile per la disinformazione; un giornale locale ha diffuso l'assurda notizia, attribuita a un medico bulgaro, secondo cui l'assunzione di alcool potesse curare il virus.

Lo scorso 29 gennaio, un abitante di Skopje ha diffuso un video che lo ritrae nel centro della capitale mentre si avvicina a un gruppo di individui asiatici sgomenti. La clip, in cui si scorgono due uomini e tre donne che tentano stoicamente di ignorare le imprecazioni che l'uomo rivolge loro, tocca un nervo scoperto in un Paese multietnico [it] e particolarmente attento a episodi dalla chiara connotazione razzista. Il video è stato poi pubblicato su Twitter e su Facebook da molti utenti che ne hanno denunciato la gravità.

Inizialmente si credeva che le vittime di tale episodio fossero turisti, ma il quotidiano locale Sloboden Pečat [mk] ha rivelato che gli stessi fossero membri di un'organizzazione religiosa sudcoreana chiamata Heavenly Culture, World Peace, Restoration of Light (Cultura Celestiale, Pace nel Mondo e Instaurazione della Luce; HWPL). Il gruppo ha poi dichiarato all'agenzia SDK.mk [mk] che si è trattato di un episodio isolato; non era mai accaduto in quattro anni di workshop sulla pace e sulla tolleranza che l'organizzazione ha tenuto in Macedonia, dove gli abitanti si sono sempre dimostrati accoglienti.

Il sindaco di Skopje Petre Šilegov si è scusato [mk] per gli insulti xenofobi, che “hanno fatto vergognare la città e l'intero Paese” e sono “completamente in contraddizione con i valori fondanti di Skopje, una città solidale, cosmopolita e propensa alla condivisione”. Anche il primo ministro ad interim Oliver Spasovski ha presentato pubbliche scuse [mk] per i discorsi di incitamento all'odio e ha chiesto che il ministero dell'interno intervenga al più presto.

Dehran Muratov, giornalista basato a Skopje, ha commentato [mk] l'accaduto in un editoriale dal titolo: “Non abbiate paura, è il coronavirus a temere di essere infettato da voi” [mk]:

Лек за корона вирусот сигурно ќе се најде, но за идиотизмот, глупоста, просталукот, малограѓанството, несолидарноста, за говорот на омраза, расизмот… лек тешко дека ќе се најде.

Среде Скопје да навредиш група на граѓани кои ти заличија на Кинези само затоа што на ТВ, интернет, Фејсбук виде дека некаде во Кина досега стотици се починати, а илјадници заразени од смртоносната болест, и наместо да има жал и сочувство, ти да ги навредиш и опсуеш, навистина треба да си опериран од чувства.

Si riuscirà a trovare una cura per il coronavirus, ma sarebbe molto difficile trovare una cura per l'idiozia, la stupidità, la maleducazione, la mentalità piccolo-borghese, la mancanza di solidarietà, il razzismo e l'incitamento all'odio…

Una persona che riesce ad insultare un gruppo di cittadini che sembrano cinesi, solo perché ha sentito in TV, o ha letto su internt o su Facebook che da qualche parte in Cina centinaia di persone sono morte e migliaia hanno contratto il virus, non è capace di provare emozioni. Avrebbe dovuto provare dolore e compassione, anziché insultare e gridare.

A Minsk niente taxi per un uomo sospettato di essere cinese

A seguito della riconciliazione tra Minsk e Pechino, la Bielorussia ospita un numero consistente di cittadini cinesi. Un evento discriminatorio verificatosi in questo territorio ha dimostrato come la xenofobia legata al coronavirus stia prendendo piede tra gli abitanti. Lo scorso 11 febbraio, un cittadino kazako identificatosi solo con il suo nome, Nursultan, ha prenotato un taxi. All'arrivo dell'auto, il tassista si è rifiutato di aprire la portiera ed è andato via. Nursultan ha poi contattato l'autista per comprendere cosa fosse accaduto e ha pubblicato gli screenshot della loro conversazione [ru] su un sito locale.

Nursultan: Why did you leave? lol

Driver: You looked Chinese

Nursultan: This is what the lack of information does to people!

Driver: I don't see the why I should risk my life for 3 roubles. Good luck. Haha!

Nursultan: Perché sei andato via? lol

Tassista: Sembravi cinese

Nursultan: Ecco a cosa porta a fare alle persone la scarsa informazione!

Tassista: 
Non capisco per quale motivo dovrei rischiare la mia vita per 3 rubli. Buona fortuna. Ahah!

Nursultan ha poi contattato la compagnia di taxi, che si è scusata per l'accaduto e ha dichiarato l'interruzione dei rapporti di lavoro intrattenuti con l'autista.

Le discriminazioni di altri gruppi asiatici in Repubblica Ceca

In Repubblica Ceca, dove è sorta una comunità vietnamita [it], un ristorante asiatico ha suscitato clamore e indignazione per via dell'affisione di un avviso sulla porta d'ingresso, in cui si legge: “Per salvaguardare la salute pubblica, temporaneamente il ristorante non accetterà clienti cinesi”.

La pagina Facebook The Prague Geezer ha pubblicato questa foto, riportando la descrizione: “Panico da Coronavirus in Repubblica Ceca: un ristorante nel quartiere Vinohrady, a Praga, rifiuta i clienti cinesi 😯😯😯“. Utilizzo consentito.

La foto relativa all'avviso è stata pubblicata prima dalla pagina Facebook the Prague Geezer ed è stata condivisa centinaia di volte.

Le pubbliche proteste generate da questo evento hanno presto costretto i gestori del ristorante a rimuovere l'avviso e a scusarsi pubblicamente [cs] sulla pagina Facebook dell'attività. Gli imprenditori hanno ammesso la loro “scarsa conoscenza della malattia” e si sono detti dispiaciuti riguardo l'annuncio “formulato erroneamente” che ha provocato “più danni che benefici”.

In Repubblica Ceca le discriminazioni di matrice razzista sono considerate un reato penale [cs], ma in questo caso la polizia sembra non essere stata messa al corrente.

Gli episodi xenofobi si sono verificati più frequentemente in Europa occidentale, area che rappresenta una destinazione turistica molto gettonata.
In Italia, ad esempio, vivono più di 300.000 cinesi di seconda generazione; nel 2018 sono stati cinque milioni i turisti cinesi che hanno visitato il Paese. Nonostante ciò, sembra che l'Italia stia rispondendo alla xenofobia in un modo che il resto della regione europea farebbe bene a emulare:

#Coronavirus On a train in Italy. A teenage Chinese boy boards the train. A woman comments loudly: “There you go, we are all going to be infected.” He replies in perfect Italian with a Roman inflection: “Ma’am, in my whole life I’ve seen China only on google maps.”
Applauses.

— Tommaso Valletti (@TomValletti) February 1, 2020

#Coronavirus Un ragazzo cinese sale a bordo di un treno in Italia. Una donna commenta: “Ecco qua, ora ci infettiamo tutti”. Il ragazzo risponde in perfetto italiano, con inflessione romana: “Signora, in tutta la mia vita, ho visto la Cina solo su google maps”.
Applausi.

Leggi anche la Copertura Speciale di Global Voices sull’impatto del coronavirus di Wuhan [it]. 

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.