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Dalla Svezia al Messico, gli indigeni spiegano perché le loro lingue stanno scomparendo

Popoli indigeni scandinavi. Crediti: Pexels.com

Ogni lingua rappresenta una specifica percezione della realtà. È la forma con cui si materializzano idee, tradizioni, usi, storie ed emozioni di una comunità, motivo per cui conservarle è di vitale importanza per preservare l'identità dei suoi individui, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite [es, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione].  

Nonostante ciò al giorno d'oggi all'incirca 3000 lingue sono a rischio di estinzione a livello internazionale.

Un esempio è la lingua Yagán, appartenente ad una tribù nomade della Patagonia, all'estremo sud di Cile ed Argentina, che conta un unico parlante; oppure il caso del Messico, dove più di sessantaquattro lingue diverse corrono il rischio di estinguersi.

Nonostante la situazione sia una minaccia per lingue di tutto il pianeta, i due continenti che si trovano in maggior pericolo di perderne, tenendo in considerazione il totale delle lingue indigene, sono l'Europa e l'America.

I numeri sono allarmanti: più di ventisette lingue europee stanno per scomparire e paesi con una maggiore diversità linguistica come il Messico, mostrano sempre più vicina la fine delle loro lingue native, il 70% delle quali sono sul punto di morire.

Perché le lingue muoiono?

Le lingue muoiono perché le condizioni in cui vivono le comunità non sono favorevoli per potere realizzare una prosperità culturale secondo linguisti ed attivisti come la messicana Yásnaya Elena Aguilar oppure la svedese Sofia Jannok [it]. Jannok, in un discorso a Tedx Talks, spiega i costanti attacchi verso le comunità:

Así son las cosas para mi pueblo, y para todas las personas indígenas alrededor del mundo. Algunas compañías grandes dirigidas por personas cuyo objetivo es el dinero invaden nuestras casas, nos obligan a mudarnos o simplemente se deshacen de nosotros.

Così stanno le cose per il mio popolo e per tutte le persone indigene intorno al mondo. Alcune grandi compagnie, dirette da persone il cui obiettivo sono i soldi, invadono le nostre case, ci obbligano a trasferirci o semplicemente si liberano di noi.

È importante sottolineare che molti gruppi indigeni nel mondo denunciano la spoliazione dei propri beni e la violazione dei loro diritti umani. In Messico, l'ecologista Rarámuri Julián Carrillo venne assassinato ed il caso di omicidio di Berta Cáceres [it], indigena Lenca che si oppose alla costruzione di un progetto idroelettrico in Honduras, fece il giro del mondo. Questi casi, che spesso sono ancora impuniti, continuano a verificarsi: il 24 febbraio 2020, un'attivista indigena Brörán [en] è stata uccisa da una banda armata in Costa Rica. Gli attivisti deplorano la mancanza di reazioni da parte dei governi. 

Yásnaya Aguilar, la linguista messicana ha detto alla Camera dei Deputati del proprio paese che:

Las lenguas indígenas no se mueren, las mata el Estado mexicano.

Le lingue indigene non muoiono, le uccide lo Stato messicano.

Nell'aprile 2019 Yásnaya ha scritto il suo discorso in spagnolo per Global Voices [it], che include “riflessioni sulla scomparsa delle lingue indigene e lo stretto legame con la perdita del territorio.”

Allo stesso modo l'ONG Global Witness [en] e diversi attivisti internazionali come l'indegna Sami Eva M. Fjellheim segnalano che l'agroindustria e l'industria mineraria sono tra le principali attività connesse all'assassinio dei leader ambientalisti indigeni nel mondo. L'America Latina è in alto alla lista [en] degli attacchi. Fjellheim ha dichiarato a Pikara magazine che:

En los últimos diez o quince años la presión ha aumentado bastante en lo territorial y más aún el interés de explotar los recursos energéticos, nos hemos dado cuenta de que no tenemos ningún derecho real que nos proteja.

Nel corso degli ultimi dieci, quindici anni la pressione è aumentata notevolmente a livello territoriale e ancor di più l'interesse a sfruttare le risorse energetiche, ci siamo resi conto che non abbiamo alcun diritto reale che ci protegga.

Ci sono anche persone che, dal canto loro, affermano che una parte rilevante della problematica è la discriminazione che affrontano i popoli indigeni. 

Lo scrittore peruviano di lingua quechua Pablo Landeo ha dichiarato alla Fiera Internazionale del Libro di Lima nel 2017:

Las estructuras sociales determinan la condición de las lenguas originarias y ahí está todo lo relativo a la discriminación y la vergüenza, a la idea de asociarlas como vinculadas al pasado y al retraso.

Le strutture sociali determinano la condizione delle lingue native e lì che si trova tutto ciò che ha a che fare con la discriminazione e la vergogna, con l'idea di associarle come vincolate al passato e all'arretratezza.

Bimba Chatina. Messico. Crediti: Pixabay.com

La discriminazione ingloba anche la poca diffusione e visibilità che viene data alle lingue native. In molti casi come quello del Messico, si stanzia un budget culturale molto basso per i progetti di letteratura e di arti indigene; ed in paesi come la Svezia si dà priorità all'insegnamento dell'inglese, del finlandese o del tedesco come seconda lingua piuttosto che alle lingue native.

Anche se i Paesi nordici come Svezia, Norvegia e Finlandia sono lontani migliaia di chilometri da paesi come il Messico o il Perù, sembra che siano uniti da un legame molto stretto: la segregazione culturale delle loro lingue indigene e la distruzione dell'identità e della memoria storica delle popolazioni native. 

Uomo indigeno Sami, Finlandia. Crediti: Flickr/Youngbrov

Sul finire dell'Anno Internazionale delle Lingue Indigene nel 2019, le Nazioni Unite hanno proclamato un Decennio Internazionale delle Lingue Indigene che avrà inizio nel 2022 con il fine di promuovere e rivitalizzare le lingue [en]:

Oggi, dopo aver concluso #IYIL2019, la #AGNU ha adottato una decisione sui diritti dei #PopoliIndigeni, che include, tra gli altri, la proclamazione del Decennio Internazionale delle #LingueIndigene per il 2022-2032. Andiamo avanti! #SiamoIndigeni.

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