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I giornalisti cercano giustizia mentre in Colombia continuano gli attacchi

I casi dei giornalisti colombiani Jineth Bedoya, Edison Molina e Guillermo Cano sono raccontati nel video co-prodotto da IFEX e FLIP. Fotomontaggio di Global Voices.

La Colombia è tristemente nota per la tragica situazione degli attivisti per i diritti umani: nel 2019, ad esempio, sono stati uccisi più di 107 attivisti [en]. Ma le ripercussioni violente delle indagini sulla corruzione e altri soprusi ricadono anche sui giornalisti.

In un video prodotto recentemente dall’IFEX [it], la rete globale che promuove la libertà di espressione, e dal suo partner locale Fundación para la Libertad de Prensa, la narratrice afferma che “quando i giornalisti vengono zittiti, l'intera società è sotto attacco”. Senza il giornalismo, non si possono ottenere le informazioni necessarie per farsi le proprie opinioni e partecipare alla vita sociale.

Il breve documentario, che dura di meno di 10 minuti, racconta la storia di tre giornalisti che hanno subìto attacchi in Colombia: due sono stati uccisi, ma una è ancora viva per condividere la sua storia.

Secondo l'IFEX, tra il 2010 e il 2019 in Colombia 15 giornalisti sono stati uccisi per ragioni legate al loro lavoro, mentre 942 sono stati minacciati. I dati del Comitato per la protezione dei giornalisti [en] sono diversi: nello stesso periodo i giornalisti uccisi sarebbero stati 8. In ogni caso, la violenza perpetrata contro i giornalisti ha degli effetti collaterali: spaventa e zittisce altri che fanno lo stesso lavoro.

Ci sono state minacce ai giornalisti anche di recente. Nel febbraio 2020, è stato emesso un mandato d'arresto per il giornalista Edison Lucio Torres [en], colpevole di non aver rimosso gli articoli che aveva pubblicato in cui rivelava la situazione finanziaria e lo stile di vita di un pastore del posto. Il pastore, che aveva sporto denuncia contro il giornalista per aver “danneggiato la sua reputazione”, aveva anche minacciato [es, come tutti i link successivi salvo diversa indicazione]] pubblicamente Edison Lucio Torres durante una funzione religiosa tre anni fa.

Anche altri giornalisti colombiani come Daniel Coronell [en] hanno dato l'allarme dopo aver ricevuto minacce.

Jineth Bedoya Lima con Hillary Rodham Clinton e Michelle Obama all'International Women of Courage (IWOC) Award del 2012. Foto da Wikimedia Commons.

Jineth Bedoya, una delle giornaliste intervistate dall'IFEX e dalla FLIP, è stata rapita, torturata e violentata nel 2000, quando stava seguendo il traffico illegale di armi. All'inizio del 2003 è stata sequestrata dalle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia [it] (FARC) e successivamente rilasciata.

Dieci anni dopo essere stata rapita nel 2000, Bedoya ha presentato il suo caso alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani (IACHR) dell'Organizzazione degli Stati Americani. Da allora diversi paramilitari sono stati condannati per l'attacco.

Nel luglio del 2019 l'IACHR ha concluso [en] che lo Stato della Colombia non aveva preso le misure adeguate durante il caso di Bedoya e perciò porterà la Colombia in tribunale [en]. L'IFEX ha scritto [en]: “La Commissione Interamericana per i Diritti Umani ha un'opportunità storica, perché potrà stabilire un precedente sulla violenza contro le giornaliste donne e sul dovere degli Stati di fornire loro protezione e di prevenire e indagare su questi crimini”.

Nel video dell'IFEX, Bedoya ha parlato del suo amore per il giornalismo:

Lo que realmente me salvo a mi vida fue el periodismo, eso es lo que me motiva todos los dias. Eso fue, que en determinado momento, me salvo del suicidio. Eso es lo que me ha dado animos para seguir enfrentando las amenazas que hoy tengo que afrontar. Eso es lo que me ha motivado para dar esta lucha por la justicia y llevar mi caso a un tribunal internacional.

Il giornalismo è la cosa che mi ha davvero salvato la vita, è ciò che mi stimola. A un certo punto mi ha salvata dal suicidio. È ciò che mi ha dato il coraggio di continuare ad affrontare le minacce che devo fronteggiare oggi. È ciò che mi ha motivata a combattere per la giustizia e a presentare il mio caso a un tribunale internazionale.

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