chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Vedi tutte le lingue sopra? Traduciamo le storie di Global Voices per rendere i citizen media accessibili a tutti.

Scopri di più su Traduzione Lingua  »

Le norme draconiane adottate dal Pakistan in materia di social media colgono di sorpresa gli attivisti

Social media apps. Image via Pxfuel. CC0

Foto da Pxfuel. CC0

Come riportato dal quotidiano in lingua inglese The News International in data 12 febbraio 2020, il Consiglio Federale pakistano ha approvato lo scorso 28 gennaio le “Norme per la protezione dei cittadini (contro il crimine online), 2020” [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione]. Senza coinvolgere gli altri stakeholder nella decisione, né informare il pubblico, le normative e i regolamenti sono diventati parte integrante della Legge sulla prevenzione dei reati digitali del 2016.

Tali normative disciplineranno qualsiasi attività sui social media online e le aziende che operano nel settore saranno obbligate a fornire qualsiasi informazione o dato alle agenzie investigative, qualora le autorità ne facessero richiesta. Le stesse aziende saranno inoltre tenute a rimuovere i contenuti ritenuti illegale dalle autorità e, qualora tali piattaforme non si conformassero alle normative, correrebbero il rischio di essere bloccate, oltre che sanzionate. Tuttavia, la data d'entrata in vigore del nuovo regolamento non risulta ancora fissata.

La questione ha colto di sorpresa gli attivisti pakistani:

Il #Pakistan approva nuove restrizioni sui #SocialMedia le quali cambieranno radicalmente il modo in cui aziende come @Facebook e @Twitter operano nel paese #censura.

Cosa prevedono le normative?

Secondo il Segretario del Ministero delle Tecnologie dell'Informazione Shoaib Siddiqui, le recenti normative stabiliscono che “le aziende e le piattaforme di social media come Facebook, YouTube, TikTok, Dailymotion, Twitter e altri debbano aprire uffici in Pakistan ed effettuare la registrazione sul territorio nazionale entro tre mesi’’. Tali piattaforme dovranno rimuovere qualsiasi “contenuto illegale” espressamente segnalato, per iscritto o in un'e-mail sottoscritta elettronicamente, entro un termine di 24 ore e, in caso di emergenza, entro le 6 ore.

Secondo le normative, con il termine social media si definisce “qualsiasi applicazione, o servizio di media sociali, o canale di comunicazione destinato al contributo, all'interazione, ai contenuti, alla condivisione di sotto-categorie di contenuti e alla collaborazione basati sulla comunità’’; mentre per aziende di social media si intende “un'entità che detiene, dirige o gestisce tali sistemi online’’. Conformemente alle normative, tali aziende “sono tenute a prendere atto delle sensibilità religiose, culturali, etniche e di sicurezza nazionale del Pakistan’’.

Un coordinatore nazionale sarà nominato dal Ministro delle Tecnologie dell'Informazione e delle Telecomunicazioni, “il quale sarà affiancato da un consiglio costituito da una rappresentanza degli stakeholders, non specificati dalle normative, secondo quanto comunicato dal suddetto Ministro’’. In base alle disposizioni, le funzioni del Coordinatore comprenderanno anche indicazioni scritte in relazione alla regolamentazione dei social media:

advis[ing] the Federal or Provincial Governments, and issu[ing] instructions to departments, authorities and agencies, in accordance with requirements of National Security in relation to management or regulation or functioning of social media companies. The departments, authorities or agencies shall act in compliance with the said instructions. Such instructions may include actions related to blocking of unlawful online content, acquisition of data or information from social media companies, and other such matters;

Fornire consulenza ai Governi Federali o alle amministrazioni provinciali e impartire istruzioni ai dipartimenti, alle autorità e alle agenzie, in conformità con i requisiti della Sicurezza Nazionale in relazione alla gestione o alla regolamentazione o al funzionamento delle aziende che operano nel settore dei social media. I dipartimenti, le autorità o le agenzie dovranno agire in conformità a tali direttive. Tali direttive potrebbero includere atti relativi al blocco di contenuti online illegali, all'acquisizione di dati o informazioni da parte di aziende operanti nel settore dei social media, oltre ad altre operazioni di carattere simile;

Ai sensi dell'articolo 6, “le aziende che operano nel settore dei social media devono fornire all'Agenzia Investigativa designata o istituita ai sensi dell'articolo 29 della legge, informazioni in merito alla persona iscritta, i dati relativi al traffico, ai contenuti e qualsiasi ulteriore informazione o dato’’.

L'articolo 7 stabilisce che “nel caso in cui un’ azienda che opera nel settore dei social media non si attenga alle disposizioni del presente Regolamento, il Coordinatore Nazionale può emanare istruzioni per la chiusura del rispettivo servizio o il blocco dell'intero Sistema Online. Potrebbe inoltre applicare una multa fino a 500 milioni di rupie pakistane, equivalenti a 3,24 milioni di dollari.’’

Norme “draconiane’’

Tutti i massimi esponenti della difesa dei diritti digitali e numerosi utenti dei social media in Pakistan hanno rifiutato e condannato questo provvedimento, affermando che si tratta dell'ennesimo attacco alla libertà di espressione, alla privacy e ai diritti digitali dei pakistani. Le regole sono state approvate di nascosto dal Consiglio dei ministri e i Parlamentari non potranno discuterne.

L'organizzazione locale per i diritti umani Bytes for All (B4A) ha espresso i propri timori:

Bytes for All nutre profonde riserve sulle misure di protezione avanzate delle Norme per la protezione dei cittadini (contro il crimine online), 2020. Riteniamo infatti che l'intento della normativa sia quello di accordare l'accesso ai dati personali dei cittadini da parte dello Stato e di limitarne la libertà di parola. Inoltre, le conseguenze negative per le aziende del paese che operano su internet saranno notevoli.

L'attivista per i Diritti Digitali Nighat Dad ha ricordato che il nuovo regolamento darà al governo un pericoloso potere di controllo sui social media. A suo parere, la definizione di estremismo, fede o tradizione menzionata nelle regole potrebbe essere interpretata in modo errato per definire qualsiasi contenuto online illegale, estremista o antistatale. La sezione 2, lettera d), della norma afferma:

“Extremism” means the violent, vocal or active opposition to fundamental values of the state of Pakistan including the security, integrity or defence of Pakistan, public order, decency or morality, the rule of law, individual liberty and the mutual respect and tolerance of different faiths and beliefs.

Per “estremismo” si intende l'opposizione violenta, verbale o esplicita ai valori fondamentali dello Stato del Pakistan, tra cui la sicurezza, l'integrità o la difesa del Paese, l'ordine pubblico, la decenza o la moralità, lo stato di diritto, la libertà individuale, il rispetto e la tolleranza reciproci delle diverse fedi e credo religiosi.

Media Matters for Democracy ha dichiarato:

The scope and scale of action defined in the rules appear to go way beyond the mandate given under the Pakistan Telecommunication (Re-organization) Act, 1996 (XVII of 1996) and the Prevention of Electronic Crimes Act, 2016 (XL of 2016). We remind the government that anybody creating Rules under a law has to treat them as subordinate legislation and thus, the prescribed Rules cannot exceed the power of the parent Acts, i.e. the Pakistan Telecommunication (Re-organization) Act, 1996 (XVII of 1996) and the Prevention of Electronic Crimes Act, 2016 (XL of 2016).

La dimensione e la portata dell'azione definite nella normativa sembrerebbero estendersi ben oltre il mandato conferito ai sensi della legge sulle telecomunicazioni del Pakistan ( Re-organisation) del 1996 (XVII del 1996) e della Legge sulla prevenzione dei crimini elettronici del 2016 (XL del 2016). Ricordiamo al Governo che chiunque istituisca delle Normative ai sensi di una legge è tenuto a considerarle come una legislazione subordinata e pertanto le Normative prescritte non possono prevalere sul potere delle Direttive fondamentali, vale a dire la Legge sulle Telecomunicazioni del Pakistan ( Re-organisation) del 1996 (XVII del 1996) e la Legge sulla prevenzione dei reati digitali del 2016 (XL del 2016).

Mentre Digital Rights Foundation ha affermato che:

The Rules are a blatant violation of Article 19 (freedom of speech and information) of the Constitution.

Le Normative sono una palese violazione dell'articolo 19 (libertà di parola e di informazione) della Costituzione.

La Commissione per i Diritti Umani del Pakistan (HRCP) teme che le normative in questione permetteranno alle autorità designate di vigilare sulla libertà di espressione e di opinione con il pretesto di proteggere “le sensibilità religiose, culturali, etniche e di sicurezza nazionale.’’

La Senatrice di opposizione alla Lega Musulmana Pakistana-Nawaz (PML-N) ha scritto su Twitter:

La vigilanza parlamentare consente sia alla NA che al Senato del Pakistan di rivedere le normative e i regolamenti; una componente importante della legislazione delegata.

Inoltre, qualsiasi regola di natura drastico-repressiva che possa soffocare la libertà di parola prevista dall'articolo 19, rientra nella sfera di competenza del comitato per i diritti umani.

Il giornalista Talat Hussain ha rilasciato dichiarazioni furibonde:

Il Pakistan viene scagliato oltre la cortina di ferro di una delle più drastiche censure sociali dei tempi moderni. Una nuova autorità e un nuovo quadro giuridico messo in atto soffocheranno e bloccheranno i post su fb, youtube, twitter, ridimensionando il paese a una Birmania o al #TerzoReich. Heil! Heil!

Anche l'Asia Internet Coalition (AIC), un'associazione di settore che comprende aziende leader nel settore di internet e della tecnologia, tra cui Apple, Facebook, Amazon e Google, ha espresso le sue preoccupazioni:

I membri della Coalizione Asia Internet hanno comunicato la loro prima reazione alle Norme per la protezione dei cittadini (contro il crimine online) del Pakistan. Nella comunicazione, l'AIC ha espresso la sua profonda preoccupazione sul fatto che, qualora non venissero revocate, tali normative paralizzerebbero gravemente la crescita dell'economia digitale del Pakistan.

Google, Facebook, Apple e altri:

“Poiché nessun altro Paese ha annunciato un sistema di normative così ampio, il Pakistan rischia di diventare un fenomeno anomalo globale che isolerebbe e priverebbe inutilmente gli utenti e le imprese pakistane del potenziale di crescita dell'economia di internet”.

Nonostante le proteste, il Ministro della Scienza e della Tecnologia Fawad Chaudhry ha difeso la decisione del governo, affermando che (la normativa) è stata emanata per regolamentare i social media per fronteggiare i contenuti illegali e gli account fasulli.

Non è la prima volta che i social media e i loro utenti in Pakistan sono sotto attacco da parte del governo. Recentemente la Pakistan Electronic Media Regulatory Authority (PEMRA) ha elaborato una politica che punta alla concessione di licenze e alla regolamentazione dei servizi Over the Top (OTT) e della Web TV e ha chiesto un riscontro pubblico, scatenando una protesta popolare.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.