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#NiñasNoMadres: donne argentine lottano per l'accesso all'aborto legale per le giovani ragazze vittime di stupro

Immagine condivisa pubblicamente da Emergentes.

In Argentina, la legge in vigore protegge le bambine stuprate che vogliono abortire. Ma di fatto, a causa della polarizzazione della società argentina quando si parla di aborto, le bambine che hanno subìto violenza devono affrontare ostacoli burocratici, legali e sociali per veder garantiti i propri diritti.

A partire dal 1921, l'aborto è legale [es, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] quando la gravidanza è il risultato di uno stupro e quando la vita della madre è in pericolo, e, per le femministe argentine, «una bambina incinta è una bambina stuprata», visto che una bambina non può dare il consenso sessuale.

Per questo motivo, durante la manifestazione del #19F organizzata di fronte al Congresso il 19 febbraio 2020, le femministe chiedevano non solo l'approvazione nel 2020 del nuovo progetto per l'aborto legale, sicuro e gratuito, ma anche che si faccia valere il diritto all'aborto legale già stabilito dalla legge argentina.

Durante la grande manifestazione, il collettivo cileno Las Tesis ha adattato il testo del suo famoso inno Un violador en tu camino (Lo stupratore sei tu):

Duerme tranquila mi niña madre,
Sin que te importe quién te violó,
Que por tu hijo, bebé inocente,
Vela la Santa Inquisición.

Dormi tranquilla bambina madre,
Senza curarti di chi ti ha stuprata,
Perché su tuo figlio, bebè innocente,
Veglia la Santa Inquisizione.

Il calvario di «Lucía»

In Argentina il caso «Lucía», nella provincia settentrionale di Tucumán, è stato emblematico a causa della violenza subìta dalla bambina in ogni fase della procedura.

Lucía, nome di fantasia per proteggere la minorenne, è una bambina di 11 anni rimasta incinta dopo essere stata stuprata dal compagno della nonna. Le è stato impedito l'accesso all'aborto legale e, in seguito, è stata sottoposta a un cesareo prematuro.

Verso la fine del gennaio 2019 Lucía si è recata all'ospedale pubblico con la madre per richiedere un aborto legale: «Voglio che mi tolgano quello che mi ha messo dentro quel vecchio», piangeva. La piccola aveva già tentato il suicidio.

Il personale dell'ospedale ha dichiarato l’obiezione di coscienza e si è rifiutato di effettuare l'aborto. La madre di Lucía ha raccontato che il personale medico le metteva pressione, la faceva sentire in colpa e cercava di evitare il cesareo per «salvare entrambe le vite». Un gruppo di persone le urlava «assassina» dall'esterno dell'ospedale, e sono state organizzate anche veglie religiose.

Immagine di Socorristas en Red, condivisa pubblicamente su Facebook.

Perfino l'arcivescovo della provincia ha invitato i suoi fedeli a «custodire» la vita di Lucía e del feto in un audio in cui rivelava il vero nome della minore, infrangendo così il diritto alla privacy della bambina e della sua famiglia.

Il governo provinciale ha autorizzato il cesareo solo dopo aver ricevuto l'ordine dagli avvocati dei diritti umani, quando Lucía era ormai a sei mesi di gestazione. Nel frattempo, gruppi «pro vita» marciavano all'esterno perché continuasse la gravidanza per il bene della creatura.

«Faustina» è nata con un parto cesareo il 26 febbraio 2019, ma è morta dieci giorni dopo a causa di complicazioni respiratorie. La sua morte è avvenuta nel giorno della Festa della donna.

I medici che hanno effettuato il cesareo sono stati denunciati per omicidio da un'esponente del Partido Demócrata Cristiano, che ha ricevuto il sostegno di gruppi religiosi ed estremisti.

Due settimane dopo, una giudice della famiglia di Tucumán ha deciso che la neonata deceduta non sarebbe stata registrata come figlia di Lucía, poiché la bambina «non aveva volontà di procreare né vocazione materna».

Il cosiddetto «caso Lucía» è stato riportato da media internazionali ed è arrivato a organizzazioni internazionali. Nel marzo del 2019 le autorità della provincia di Tucumán sono state denunciate alle Nazioni Unite e alla Commissione Interamericana dei Diritti Umani.

Quasi un anno dopo, il 14 febbraio 2020, lo stupratore di Lucía è stato condannato a 18 anni di carcere. In una lettera accorata, la madre ha espresso riconoscenza per il sostegno ricevuto e l'auspicio che questo calvario non debba essere vissuto da altre bambine.

Protocolli per aiutare le altre Lucie?

Ci sono altri casi di bambine incinte che hanno difficoltà ad accedere a un aborto legale e sicuro. Perché possano usufruire dei loro diritti, la Corte Suprema argentina ha ratificato nel 2012 la legalità dell'aborto in caso di stupro e ha esortato i governi nazionali e provinciali a creare protocolli ospedalieri per l'adeguata assistenza per gli aborti non punibili.

Nel dicembre 2019 il Ministero della Salute del nuovo governo di Alberto Fernández [it] ha pubblicato un protocollo nazionale che regola la pratica dell'aborto non punibile.

Immagine di @lulidibuja, condivisa su Instagram.

Ciononostante, a livello provinciale, solo 10 delle 23 provincie argentine hanno protocolli adeguati o aderiscono a quello nazionale. Secondo Chequeado, «l'assenza di un protocollo non significa che in queste provincie non si possano effettuare aborti legali, in quanto si tratta di un diritto previsto dalla legge argentina. Tuttavia, la mancanza di protocolli adeguati alla sentenza della Corte fa in modo che ci siano ostacoli all'effettivo accesso a questo diritto da parte delle donne».

Le bambine incinte in Argentina e nel mondo

Secondo il segretario nazionale dell'Infanzia, Adolescenza e Famiglia Gabriel Castelli, le gravidanze delle bambine in Argentina sono diminuite del 20% tra il 2015 e il 2018, ma sono comunque state 87.188. Tra queste, secondo la sociologa Silvina Ramos, la maggior parte delle gravidanze di ragazze minori di 15 anni sono state conseguenza di abusi sessuali all'interno della famiglia.

Le complicazioni durante la gravidanza, come le emorragie, le conseguenze dell'aborto non sicuro e l'ostruzione durante il parto, sono la causa principale di morte per le ragazze tra i 15 e i 19 anni in tutto il mondo [en].

In America Latina e nei Caraibi il 30% delle donne incinte ha meno di 18 anni e, secondo il sito della campagna Niñas, no madres, è l’unica regione del mondo in cui i parti tra le bambine aumentano.

La campagna latinoamericana Niñas, no madres presenta denunce contro diversi Stati dell'America Latina alla Commissione dei Diritti Umani dell'ONU basandosi su casi concreti di bambine a cui è stato impedito l'accesso all'aborto legale e ai mezzi necessari per la prevenzione di gravidanze non desiderate.

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