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Uno studio suggerisce che la Cina avrebbe potuto prevenire il 95% dei casi di Coronavirus

Foto dall'archivio del governo di Hong Kong, via HKFP.

Il post è stato scritto da Tom Grundy e pubblicato [en, come i link seguenti] dall’ Hong Kong Free Press il 14 Marzo 2020. È stato ripubblicato da Global Voices dietro accordo di partenariato sui contenuti. 

Secondo un recente studio dell'Università di Southampton, la Cina avrebbe potuto prevenire il 95% delle infezioni di Coronavirus se le misure adottate per contenere l'epidemia fossero state prese con un anticipo di tre settimane. Tuttavia, la Cina ha preso in mano la situazione solo a gennaio inoltrato – dopo che per settimane la polizia aveva messo a tacere un medico per aver cercato di lanciare l'allarme.

Lo studio, pubblicato questa settimana dal gruppo di mappatura WorldPop dell’ Università di Southampton, ha misurato l'efficacia degli interventi non farmacologici. La ricerca analizza il modo in cui la Cina ha isolato le persone malate, messo in quarantena gli individui esposti, condotto la ricerca dei contatti, posto restrizioni ai viaggi, chiuso scuole e posti di lavoro, cancellato messe e assembramenti.

L'analisi – non ancora sottoposta a peer-review – ha mostrato che l'individuazione precoce dei casi e la riduzione dei contatti sono stati fondamentali nel controllare il virus, e queste misure combinate possono ridurre la trasmissione. Possono anche ritardare le tempistiche e ridurre la portata del picco dell'epidemia, comprando così tempo per la preparazione medica e le ricerche sui farmaci.

Le simulazioni si sono basate sugli spostamenti umani e sui dati della malattia, così da ricreare il modo in cui interventi combinati possano influire sulla diffusione del Covid-19.

Lo studio suggerisce che i casi di Coronavirus avrebbero potuto essere ridotti del 66%, se le misure fossero state prese una settimana prima, o dell’ 86% se ci fosse stata una risposta già due settimane prima. Al contrario, se i provvedimenti fossero stati ritardati di altre tre settimane, la situazione sarebbe peggiorata di circa 18 volte.

Messa a tacere la denuncia del Dr. Li Wenliang

Gli sforzi maggiori per affrontare l'epidemia hanno avuto luogo a gennaio inoltrato, settimane dopo che l'oftalmologo di Wuhan, Dr. Li Wenliang [it], aveva provato ad avvertire della misteriosa malattia il 30 dicembre. È stato tra le otto persone punite dalla polizia il primo gennaio per aver diffuso “dicerie” sul virus.

L'Ufficio di Pubblica Sicurezza ha poi fatto firmare a Li una lettera che affermava il fatto di aver diffuso “false considerazioni” e di aver “gravemente disturbato l'ordine sociale.” È morto il mese scorso proprio di Coronavirus, all'età di 34 anni, suscitando grande indignazione in Cina.

Secondo il New York Times, a gennaio la Cina avrebbe anche ignorato offerte di aiuto da parte dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie degli USA e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Pandemia

Ora che il virus è stato classificato come pandemia globale, i ricercatori dell'Università di Southampton hanno concluso che le limitazioni dei contatti sociali dovranno continuare per i prossimi mesi, e che l'approccio adottato dalla Cina dovrà essere condiviso il più possibile anche in tutti gli altri stati.

“La forte e sfaccettata risposta della Cina ha probabilmente prevenuto una situazione di gran lunga peggiore, che avrebbe accelerato la diffusione del virus a livello globale” afferma lo studio.

Dai un'occhiata agli speciali articoli di Global Voices sull’ impatto globale del COVID-19 [it].

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