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COVID-19 in prima linea: testimonianza di una infermiera volontaria australiana

Helen Zahos teaching school children about hygiene in Odede, Kenya March 2020

Helen Zahos insegna igiene agli scolari di una scuola a Odede, Kenya, marzo 2020 (Foto gentilmente concessa da Helen Zahos)

Guarda la copertura speciale di Global Voices sull’impatto globale della COVID-19 [it].

Helen Zahos, australiana, è infermiera di emergenza e paramedico. Lavora adesso nell'Unità di Terapia Intensiva dell'Ospedale Universitario Gold Coast con pazienti affetti da COVID-19. Ha un'ampia esperienza come volontaria umanitaria, oltremare, in risposta a catastrofi ed emergenze, e con i rifugiati. Global Voices ha già parlato con lei [it] nel 2016, quando era appena tornata da un aiuto [umanitario] in Grecia. Recentemente ha collaborato con il Programma Infermieri in Azione nel Kenya rurale [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] .

L'autore ha intervistato Helen dopo il suo ritorno in Australia.

Kevin Rennie (KR): Puoi raccontarci alcune delle nozioni chiave che hai appreso dal tuo recente periodo di volontariato in Kenya con Il Programma Infermiere in Azione?

Helen Zahos (HZ): That the disparities in health care between developing countries and developed countries are ever present and that volunteer programs have to maintain a focus on sustainability and involve community members so they are empowered. That education and sharing your knowledge is an integral part of humanitarian nursing, as it is through sharing your skills and knowledge that you empower local Kenyan nurses. In turn they educate the locals in the community and encourage them to access the care they need.

Helen Zahos (HZ): Le disparità in ambito sanitario tra i Paesi in via di sviluppo e le nazioni sviluppate sono sempre presenti. E i programmi di volontariato devono mantenere un focus sulla sostenibilità e coinvolgere i membri della comunità per potenziarli. L'istruzione e la condivisione della nostra conoscenza è una parte integrante dell'infermieristica umanitaria, infatti attraverso la condivisione delle nostre competenze e conoscenze possiamo potenziare gli infermieri locali in Kenya. A loro volta, loro educano le persone nella comunità locale, incoraggiandole ad accedere alle cure di cui hanno bisogno.

KR: Quali sono le similitudini o le differenze rispetto alle tue esperienze precedenti, in cui hai lavorato con i rifugiati oltremare?

HZ: The experience was very different. The refugee crisis was a slow-moving disaster. It overwhelmed specific countries that could not cope with the influx of people and it exceeded the capabilities of existing resources and infrastructure. The refugees were on the move and fleeing conflict, they were not living in homes but in refugee camps. Health care issues included chronic conditions but also physical and emotional trauma.

While Kenya is one of East Africa’s most advanced and richest countries, poverty is common. Deeply seeded systemic issues in health care mean that many people lack access to medical facilities or they cannot afford to seek treatment. There are endemic diseases such as malaria and HIV affecting many people. With limited funding or resources, it is often up to civil society to fill in the gaps and assist.

HZ: L'esperienza è stata molto diversa. La crisi dei rifugiati era un disastro che si è evoluto gradualmente. Ha sopraffatto nazioni specifiche, che non potevano far fronte a un afflusso di persone che superava le capacità delle risorse e infrastrutture esistenti. I rifugiati erano in movimento e in fuga da conflitti, non vivevano nelle case, ma nei campi dei rifugiati. Le questioni sanitarie includevano condizioni croniche e, inoltre, traumi fisici ed emozionali.

Nonostante il Kenya sia una delle nazioni più avanzate e ricche dell'Africa Orientale, la povertà è comune. Le problematiche sistematiche, profondamente radicate nel sistema sanitario, significano che molte persone non hanno accesso alle strutture sanitarie o non possono permettersi di farsi curare. Le malattie endemiche, come malaria e AIDS, colpiscono molte persone. Essendo il finanziamento o le risorse limitate, è spesso compito della società civile colmare le lacune e assistere [queste popolazioni].

KR: Sei tornata all'infermieristica di terapia critica, in una Unità di Terapia Intensiva in Australia, in un periodo estremamente difficile. Come hai vissuto finora l'impatto della COVID-19?

HZ: My hospital has COVID-19 patients and the Intensive Care Unit does as well. It can be daunting as you approach the area where you get changed and approach the area that is separated from the COVID-19 patients because of the seriousness of this virus and how easily it spreads. It is hot under the Personal Protective Equipment (PPE), the masks are tight and claustrophobic and it is hard to talk to patients.

HZ: Il mio ospedale ha pazienti affetti da COVID-19, come anche l'Unità di Terapia Intensiva. Ci sentiamo intimoriti, quando ci avviciniamo all'area di vestizione e quando ci avviciniamo all'area separata dei pazienti affetti da COVID-19, a causa della gravità di questo virus e di come si diffonde facilmente. Fa molto caldo sotto i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). Le mascherine sono aderenti e claustrofobiche ed è difficile parlare con i pazienti.

Preparing for COVID-19 patients - Intensive Care Unit staff training April 2020

Preparazione per i pazienti affetti da COVID-19 – Training del personale dell'Unità di Terapia Intensiva dell'Ospedale Universitario Gold Coast, aprile 2020 (Foto gentilmente concessa da Helen Zahos)

KR: Quali sono le priorità più urgenti per il sistema ospedaliero australiano? Per gli infermieri e gli altri lavoratori della sanità?

HZ: To source more staff; have them trained and ready; source equipment and increase supplies. To put into practice the guidelines for pandemics. We have been preparing for the worst.

Integration and communication are vital: training and preparing all staff involved in the hospital system, transparency and sharing of information to assist other countries and standardising triage and treatment systems to cope with an influx of patients. Conducting mass screening and testing in the community by running fever clinics have been essential for early detection.

HZ: Aumentare il personale; addestrarlo e prepararlo; aumentare i dispositivi [di protezione personale] e le forniture. Mettere in pratica le linee guida per le pandemie. Ci siamo preparati per il peggio.

Integrazione e comunicazione sono fondamentali: l'addestramento e la preparazione di tutto il personale coinvolto nel sistema ospedaliero, la trasparenza e la condivisione delle informazioni per assistere le altre nazioni e standardizzare i sistemi di triage [priorità al pronto soccorso] e il trattamento per fronteggiare un afflusso di pazienti. L'attuazione di controlli [screening] e test di massa nelle comunità, gestendo le “cliniche della febbre”, sono stati fondamentali per una diagnosi precoce.

KR: Quali sono le sfide che affrontano le comunità indigene in questo momento?

HZ: The possibility of a pandemic spreading to and affecting our remote indigenous populations is really concerning and very possible. Our indigenous people have higher co-morbidities and lower life expectancy than non-indigenous Australians. We could see the demise of entire indigenous communities if COVID-19 spreads to these remote areas, where large families live in close proximity, there are mass gatherings for cultural practices and they tend to be nomadic.

The Northern Territory has led the way by closing its borders and access to remote areas, important steps in stopping the spread of the virus. Remote area health centres need to be vigilant and detect any cases early, to educate indigenous people about the virus and to conduct health promotion on hand washing and social distancing.

HZ: La possibilità di una pandemia che si propaga e colpisce le nostre popolazioni indigene remote è davvero preoccupante e molto probabile. La nostra popolazione indigena ha co-morbidità più elevate e una aspettativa di vita più bassa, rispetto agli australiani non indigeni. Potremmo vedere la scomparsa di intere comunità indigene, qualora la COVID-19 si diffonda in queste zone remote, dove le famiglie numerose vivono in stretto contatto, si svolgono raduni di massa per pratiche culturali e c'è una tendenza al nomadismo.

Il Territorio del Nord ha preso l'iniziativa, chiudendo le sue frontiere e l'accesso alle zone remote. Questi sono passi importanti per bloccare la diffusione del virus. I centri sanitari delle aree remote devono essere vigili e individuare rapidamente un eventuale caso, per educare la popolazione indigena sul virus e per attuare la promozione della salute, attraverso il lavaggio delle mani e il distanziamento sociale.

KR: Qualche consiglio per il resto di noi? O suggerimenti su come possiamo aiutare?

HZ: Accept that you have no control over this situation. What you do have control over is how you respond. Stay at home, wash your hands and practice social distancing. If you are self-isolating use this time in a positive way. Limit yourself to the news or to the daily updates as it can be distressing. Take time for self-care which is difficult when you are exhausted mentally. If you are isolated from family there are many social media groups that have been created; if you are unable to get out to access groceries or pick up a script there are people in the local community volunteering to help.

Write a diary of how you are feeling, the events unfolding and take photos of what is happening. This is vital for debriefing and looking back at this time, years down the track.

HZ: Accettare che non avete nessun controllo su questa situazione. Quello su cui avete controllo è come reagite. Restate a casa, lavate le vostre mani e praticate il distanziamento sociale. Se siete in auto-isolamento, usate il tempo in un modo positivo. Limitatevi alle notizie o agli aggiornamenti quotidiani, altrimenti può essere angosciante. Prendetevi il tempo per la cura di voi stessi, anche se è difficile, quando siete mentalmente esausti. Se siete isolati dalla famiglia, sono stati creati molti gruppi nei social media; se non potete uscire per andare nei negozi di alimentari o a ritirare un documento, nella comunità locale sono disponibili volontari per aiutarvi.

Scrivete un diario su come vi sentite e gli eventi in corso. Fate foto di quello che sta succedendo. Questo è fondamentale per una elaborazione e per riconsiderare questo periodo, negli anni seguenti.

KR: Congratulazioni per essere stata eletta Ambasciatrice degli Infermieri in Azione nel 2020 per World Youth International. Come vedi il tuo ruolo durante l'Anno Internazionale degli Infermieri e Ostetrici? Durante la pandemia?

HZ: The The International Year means a lot to me; I was there when they announced it at the World Health Assembly in Geneva. I remember feeling really proud to be a nurse. Then came the announcement that I was to be an ambassador for Nurses in Action for World Youth International and I was excited to partner up with them. I will cherish the trip to Kenya forever. I had plans to travel throughout Australia sharing my experiences and insights from the trip to Kenya. The celebrations and conferences have been cancelled with the current uncertainty.

There are countries, where people cannot buy soap and do not have access to running water, that will suffer the most. It is these vulnerable populations that will need nurses to volunteer again one day to help in their recovery.

I never imagined that the year of the nurse would take on such a different meaning.

HZ: L’Anno Internazionale significa molto per me; ero presente quando lo hanno annunciato nella Assemblea Mondiale della Salute a Ginevra. Ricordo che mi sono sentita davvero orgogliosa di essere un'infermiera. Poi è arrivato l'annuncio che sarei diventata l'ambasciatrice degli Infermieri in Azione per World Youth International. Ero entusiasta di collaborare con loro. Ricorderò per sempre il viaggio in Kenya. Avevo pianificato di viaggiare per tutta l'Australia, per condividere le mie esperienze e la testimonianza del viaggio in Kenya. Le celebrazioni e le conferenze sono state cancellate per l'incertezza attuale.

Ci sono nazioni, dove la popolazione non può comprare sapone e non ha accesso all'acqua corrente, che soffriranno di più. Sono queste le popolazioni vulnerabili che avranno bisogno di infermieri volontari, di nuovo, un giorno, per aiutare nel loro recupero.

Non avrei mai immaginato che l'Anno degli Infermieri avrebbe assunto un significato così differente.

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