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Discreto riconoscimento in Giappone per Sugihara Chiune nel 75° anniversario della liberazione di Auschwitz

Photos de Sugihara Chiune superposées à un itinéraire des Juifs lituaniens en fuite

Manifesto del Museo Tsuruga del Porto dell'Umanità (人道の港 敦賀ムゼウム) a Tsuruga nella prefettura di Fukui. Sugihara Chiune  appare in basso a sinistra nella foto.Foto di  Nevin Thompson, su licenza CC-BY 3.0.

La Lituania ha decretato che il 2020 come l'anno di Sugihara Chiune [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione]. Questo diplomatico giapponese è stato riconosciuto come giusto fra le Nazioni [fr] da Yad Vashem, istituto internazionale per la memoria della Shoah, per aver aiutato a salvare degli ebrei in Lituania nel 1940.

L'anno 2020 commemora sia il 120° anniversario della nascita di Sugihara Chiune che l'80° anniversario della sua attività da diplomatico, per aver contribuito a risparmiare quante più vite prima che il governo giapponese potesse impedirlo.

Il 27 gennaio 2020 ha segnato il 75° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz – Birkenau [fr], un'occasione perfetta per il governo giapponese, per attirare l'attenzione su Sugihuara Chiune. Tuttavia, non è stato fatto molto dal Giappone per riconoscere ufficialmente questa data e l'annuncio della Lituania ha suscitato poco interesse.

Il Centro di risorse e educazione sull'Olocausto a Tokyo ha organizzato, dal canto suo, una commemorazione nella capitale giapponese in assenza del Primo ministro giapponese Abe Shinzo. Una settimana prima, Abe Shinzo aveva incontrato il suo omologo polacco, Mateusz Morawiecki. I colloqui si erano concentrati, in quell'occasione, sugli scambi commerciali bilaterali senza concentrarsi sull'eredità di  Auschwitz-Birkenau, che si trova su un territorio polacco un tempo occupato dalla Germania. Inoltre, il 27 gennaio, data dell'anniversario della liberazione del campo, il Primo ministro giapponese non ha commentato gli eventi di Auschwitz.

Ryoko Shimbun [jp], un giornale giapponese specializzato nel settore turistico, ha deciso comunque di mettere l'accento sulle commemorazioni con un articolo sull'Olocausto, che proponeva di promuovere il turismo nella città natale di Sugihara Chiune, che si trova nella prefettura rurale di Gifu.

Trecento visti rilasciati ogni giorno

Nato nel 1900, Sugihara Chiune entra a far parte del Ministero giapponese degli Affari Esteri nel 1919. Viene assegnato al nord-est della Cina, governata in quel momento dall'amministrazione coloniale giapponese. Durante questo periodo, Sugihara Chiune impara a parlare correntemente il russo. Viene in seguito nominato console del Giappone a Kaunas, in Lituania grazie alle sue competenze linguistiche. Questa nomina avviene nel 1939, ovvero due mesi dopo l'invasione della Polonia da parte della Germania e l'Unione Sovietica. In giugno, l'Unione Sovietica invade i Paesi Baltici, fra cui la Lituania [it].

Prima di questa annessione, l'URSS ordina a Sugihara Chiune e ad altri diplomatici, di lasciare il paese prima del luglio 1940. Mentre Sugihara Chiune si prepara a partire, una delegazione di ebrei di Kaunas, si presenta per richiedergli dei visti di transito, affinché fosse permesso loro di passare dal Giappone. Sperano cosi di raggiungere la colonia olandese di Curacao, nei Caraibi, dove, secondo alcune voci, non verrebbero richiesti visti di ingresso.

Sugihara Chiune accetta. Nel 1977, riferisce che il consolato ha visto rapidamente affluire circa 4500 persone. Sfidando i propri superiori al Ministero degli Affari Esteri, rilascia circa 300 visti di transito al giorno.

De part et d'autre du portail de la résidence de Chiune Sugihara, des inscriptions en japonais et lituanien

Facciata della villa di Chiune Sughiara che fungeva anche da ufficio consolare giapponese a Kaunas in Lituania. Foto di Adam Jones via Flickr, su licenza CC BY-SA 2.0.

“Sapevo che avrebbe causato complicazioni, ma era più forte di me”, ha dichiarato Sugihara in un'intervista del 1977. “Dunque ho spiegato (agli impiegato del ministero degli Affari Esteri a Tokyo), che si trattava di una questione di umanità. Non mi interessava essere licenziato.Chiunque avrebbe fatto la stessa cosa al mio posto. Era l'unica opzione possibile”.

Dopo la concessione dei visti di transito per il Giappone, i rifugiati ebrei viaggiavano in treno fino a Vladivostok, all'estremo est della Russia (in base a certe fonti, il leader dell'Unione Sovietica, Iosif Stalin, avrebbe personalmente approvato) o fino a Busan, una città situata sulla penisola coreana. Di là, si imbarcavano a bordo di una nave a vapore con destinazione il porto marittimo di Tsuruga in Giappone, prima di iniziare il viaggio che li avrebbe condotti verso uno qualsiasi dei Paesi in disposti ad accoglierli.

Nel giugno del 1941, nel momento in cui i tedeschi invadono le repubbliche baltiche, la Lituania da rifugio a circa 250.000 ebrei di cui 15.000 [fr] rifugiati provenienti dalla Polonia nel 1939. Solo 27.000 ebrei sono sopravvissuti alla guerra.

La solidarietà della comunità ebraica di Kobe

Muniti dei visti di transito, la loro destinazione finale in Giappone era il porto di Kobe, che, nel 1940, rappresentava un punto di incontro importante, da dove le navi a vapore salpavano per la Cina, l'Asia e l'America del Nord. Numerosi rifugiati andavano prima a Tsuruga, un porto giapponese minore ma comunque significativo, che era considerato come il punto di partenza dell'itinerario più corto fra Giappone ed Europa.

Tsuruga pier

Diorama rappresentante il terminal del porto di Tsuruga, destinato ai battelli a vapore, prima della guerra, esposto al Museo della Ferrovia di Tsuruga. Foto di Nevin Thompson, su licenza CC-BY 3.0.

A partire da Tsuruga, si dirigevano a Kobe, dove si era stabilita  un'importante comunità di espatriati di confessione ebraica. Conosciuta con il nome di JewCom, aiutava i rifugiati a sbrigare le formalità amministrative, specialmente le richieste di visto. Un membro influente del governo, il ministro degli Affari Esteri Matsuoka Yosuke, avrebbe tacitamente supportato questa assistenza.

Numerosi rifugiati ebrei hanno potuto stabilirsi in questo modo a Shangai, mentre altri hanno raggiunto diversi paesi, soprattutto gli Stati Uniti, l'Argentina e il Canada, fino allo scoppio della guerra del Pacifico nel 1941.

Si stima che fra le 2200 e 6000 persone  siano state salvate grazie ai visti di uscita rilasciati da Sugihara Chiune. Ciononostante, queste cifre sono oggetto di controversia [it]. Ad esempio, alcuni rifugiati sono scappati con visti familiari che comprendevano anche altre persone. D'altronde, è probabile che dei visti di uscita siano stati falsificati. Nobuki, l'unico figlio di Sugihara Chiune ancora in vita, stima che circa 6000 persone siano state salvate.

Sugihara Nobuki ha passato un tempo considerevole a dissipare i miti che circondano la figura di suo padre. Ad esempio, l'osservazione comunemente attribuita [fr] a Sugihara Chiune “È possibile che debba disobbedire al governo, ma non facendolo, disobbedirei a Dio” secondo suo figlio è inesatta.

Nel maggio 2019, in un’ intervista concessa al giornale israeliano online Times of Israel, Nobuki Sugihara dichiarava “che in realtà, mio padre ha semplicemente avuto pietà per quelle persone e si è quindi deciso a fare qualcosa per aiutarle”.

Durante il resto della guerra, Sugihara Chiune è agente consolare presso diverse ambasciate dell'Europa dell'Est. Rientra in Giappone dopo il conflitto e poi lascia il ministero degli Affari Esteri nel 1947, in seguito a dimissioni o ad una revoca. Passa gli ultimi anni di vita attiva lontano dalla famiglia e quasi in esilio a Mosca, dove lavora per una società commerciale giapponese. Nel 1984, viene eletto Giusto fra le Nazioni da Yad Vashem (Istituto internazionale per la memoria della Shoah in Israele) e muore nel 1986 a Kamakura in Giappone.

Oltre agli sforzi compiuti per sviluppare il turismo nella città natale di Sugihara Chiune, sono stati promossi altri progetti nel 2020, come ad esempio, il rinnovo e l'espansione del museo del porto di Tsuruga, la cui missione è di raccontare la storia di Sugihara Chiune e di attirare più turisti in città.

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