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Gli intellettuali della Nigeria dicono addio a Toni Morrison, che portò il concetto di razza nella coscienza americana

L'intervento di Toni Morrison all'evento tributato all'autore nigeriano Chinua Achebe, al 50esimo anniversario de ”Il crollo”, il 26 febbraio 2008 alla Town Hall di New York. Immagine di Angela Radulescu, via Flickr: CC BY-SA 2.0.

Toni Morrison, la pioniera della letteratura americana, è morta il 5 agosto 2019 “in seguito ad una breve malattia”, secondo la dichiarazione [en, come tutti i link successivi salvo diversa indicazione] della sua famiglia. Morrison era nata 88 anni fa a Lorain, Ohio, Stati Uniti:

Siamo profondamente addolorati di riportare la morte di Toni Morrison, all'età di 88 anni.

“Moriamo. Potrebbe essere questo il significato della vita. Ma comunichiamo. Ed è forse così che potremmo misurare le nostre vite.”

Morrison era un'autrice innovativa che ha compreso il potere del linguaggio come “forza oppressiva o liberatoria – rifiutava che le sue parole venissero minimizzate”. I suoi libri sono scritti dal punto di vista delle minoranze e degli oppressi – da un'afroamericana

Morrison non è solo stata l'ispirazione di molte generazioni di scrittori afromericani-ha anche ispirato molti autori nigeriani, che l'hanno conosciuta attraverso i suoi libri.Nel 2008 Morrison ha partecipato ad un tributo organizzato in America da PEN per lo scrittore-icona nigeriano Chinua Achebe, in occasione del 50esimo anniversario de ”Il crollo”.

Come Achebe, Morrison tratta nei suoi romanzi temi come la razza ed il potere. Gli intellettuali nigeriani ricordano Morrison per il profondo impatto che ebbe sulla scrittura e le pubblicazioni dell’ Africa occidentale.

Con più di 60 anni di attività, Toni Morrison ha pubblicato undici romanzi, cinque libri per ragazzi, due opere teatrali, un ciclo di canzoni e un dramma. Alcune delle sue pubblicazioni sono: “L'occhio più azzurro” (1970), “Sula” (1973), ”Canto di Salomone” (1977), “L'isola delle illusioni” (1981), “Amatissima” (1987), ”Jazz”(1992),”Paradiso” (1997), “A casa” (2012) e “Prima i bambini” (2015). Morrison insegnava anche letteratura alla Princeton University.

Negli anni 70′ Morrison fu “piuttosto ignorata come scrittrice” ma i decenni successivi premiarono le sue opere con diversi riconoscimenti. Il romanzo ”Amatissima” di Morrison ha vinto il Premio Pulitzer nel 1988 nella categoria Narrativa. Morrison è stata la prima afroamericana a vincere il Premio Nobel per la Letteratura nel 1993; i suoi romanzi sono “caratterizzati da una forza visionaria e uno spessore poetico che danno vita ad una realtà americana essenziale”.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha premiato Morrison con la Medaglia Presidenziale della Libertà nel 2012.

‘Toni raggiunge le nostre anime, usando un linguaggio che è lirico,preciso,chiaro ed inclusivo’ — Il Presidente Obama ha conferito a Toni Morrison il tributo ultimo consegnandole la Medaglia Presidenziale della Libertà nel 2012. Morrison è morta oggi all'età di 88 anni.

Gli autori nigeriani piangono un'icona

Lo scrittore nigeriano Ayodele Olofintuade celebra un'antenata che è ora una divinità:

Toni Morrison si è unita agli antenati, ha vissuto una vita meritevole, piena. Non mangiare lumache, rifiuta le offerte di vermi, festeggia alla tavola di Irúnmolè[divinità], di Óósa[dio].

Morrison non può morire, afferma il visual artist Viktor Ehikamenor:

Se sei Toni Morrison non muori mai,non puoi morire. Ha dato vita all'eternità attraverso le opere che ha creato. Non lasciamo che il mondo pianga dai suoi occhi più azzurri una delle persone più amate!

Nze Slyva Ifedigbo esprimeva gratitudine:

Grazie per i racconti. Riposa in pace.

La scrittrice Ukamaka Olisakwe ha pregato perché l'anima di Morrison possa riposare in pace [Ka mkpulu obi gi naa na ndokwa]:

Dormi bene,Toni Morrison.

Ci ha chiamati “amatissimi”, noi che siamo al margine della società, ha scritto il poeta Gbenga Adesina:

Toni Morrison secondo me ha risolto  il problema di Naipaul. Nati con un anno di differenza, entrambi emarginati. Naipaul ha interiorizzato la vergogna delle colonie e ha scritto frasi grandiose al servizio dell crudeltà. Toni ha reso quell'emarginazione un luogo di introspezione e soggettività, ci ha chiamati amatissimi.

Ike Anya ha augurato un viaggio sicuro [ije oma] al leone [agu]:

Morrison ospite come lettrice alla US Military Academy il 28 marzo 2013. Foto di Mike Strasser/USMA PAO via Flickr: CC BY-NC.ND 2.0.

Morrison fa “cantare le parole nel tuo cuore, anche se la testa non le comprende”

La scrittrice Temitayo Olofinlua, da Ibadan, Nigeria, racconta di aver letto ”Amatissima” all'università ma di non averla capita finché il suo professore non ne parlò in modo tale da farle pensare che stesse parlando di un altro libro, al che decise di rileggerlo:

It is the way that Morrison wields language that makes her unforgettable. She makes words sing in your heart even though your head does not understand it yet. However, after your heart has sung the lines, again and again, your head gets it.  And with that language, she wrote about the struggles of African Americans in America.

Morrison wrote about what it means to be African American in a way that even I, a young Nigerian student at the time, connected with the experiences. Her stories were human enough for me to relate with. That is why Morrison's novels remain even more relevant today, as they were decades ago when she wrote them. This transcendental power of writing is what Morrison possesses, this ability to speak through her words, making the works echo through times, that is what makes her special. She lives on through her works.

È il modo in cui Morrison manipola in linguaggio che la rende indimenticabile. Fa cantare le parole nel tuo cuore anche se la testa ancora non le capisce. Comunque dopo che il tuo cuore ha cantato quei versi,ancora e ancora,la tua testa li comprende. E con quello stesso linguaggio scrive delle lotte degli afroamericani in America.

Morrison scrive di cosa significa essere un'afroamericana in un modo che persino io, giovane studentessa nigeriana a quel tempo, potevo comprendere tramite le mie esperienze. Le sue storie erano abbastanza umane da potermici immedesimare. Ecco perché i romanzi di Morrison sono ancora più importanti oggi, perché lo erano già decenni fa quando li scrisse. Questo potere trascendentale della scrittura Morrison lo possiede, l'abilità di parlare attraverso le parole, facendo si che le opere rimangano nel tempo, rendendola speciale. Lei continua a vivere attraverso i suoi scritti.

Il poeta e linguista Kọ́lá Túbọ̀sún descrive Morrison come una ”forza” che ha garantito alle persone di colore un'esistenza nel ”mondo dignitosa ed autentica come quella di tutti”:

As a black woman writing in the world, and one who decidedly chose a spot far away from the mainstream and made it hers, she was always a force for all the world. In her books, black people and black women all over the world have come to find their way of existing in the world as valid and authentic as others’. 

…I will remember her with these memorable lines from her Nobel lecture: ‘We die. That may be the meaning of life. But we do language. That may be the measure of our lives…’ and more profoundly, ‘Language alone protects us from the scariness of things with no names. Language alone is meditation.’ For this, and for her work as a strong forebear, I will cherish her memory and the challenge she has left for us.

Da scrittrice donna di colore qual'era, che aveva scelto e fatto suo un posto lontano dai riflettori, era una forza per il mondo intero. Nei suoi libri le donne e gli uomini di colore da tutto il mondo vengono a cercare la propria maniera di esistere, dignitosa ed autentica come quella di tutti.

La ricorderò con questi versi memorabili del suo discorso al Nobel: ‘Moriamo. Potrebbe essere questo il significato della vita. Ma comunichiamo. Ed è forse così che potremmo misurare le nostre vite…’ e ancora più profondo, ‘Solo il linguaggio ci protegge da ciò che non ha nome e fa paura. Solo il linguaggio è meditazione.’ Per questo e per le sue opere fortemente innovative, conserverò la sua memoria e la sfida che ci ha lasciato.

La ‘scrittrice di colore’

In un'intervista al Paris Review, Morrison, che normalmente rifiutava le etichette, ha fatto un'eccezione accettando il titolo di “scrittrice di colore”. Ha ammesso che il suo lavoro di scrittrice era “mostrare al mondo il significato” in risposta “all'incredibile violenza” e “consapevole ignoranza” a cui aveva assistito nella sua vita:

It is not possible for me to be unaware of the incredible violence, the willful ignorance, the hunger for other people’s pain. I’m always conscious of that, though I am less aware of it under certain circumstances. … What makes me feel as though I belong here — out in this world — is not the teacher, not the mother, not the lover, but what goes on in my mind when I am writing.

Then, I belong here and then, all of the things that are disparate and irreconcilable can be useful. Struggling through the work is extremely important—more important to me than publishing it.

Per me è impossibile chiudere gli occhi davanti all'incredibile violenza, all'ignoranza consapevole, al desiderio della sofferenza altrui. Ne sono sempre conscia, nonostante in certe circostanze lo sia di meno… Ciò che mi fa sentire parte di questo, di questo mondo, non è l'insegnante, né la madre, né l'amante ma quello che accade nella mia mente mentre scrivo.

Sono parte di questo e di quello e tutte le cose più diverse ed inconciliabili possono essere utili. Lottare con le proprie opere è estremamente importante – più importante che pubblicarle.

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