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Libano, minacciati giornalisti e attivisti che coprono le proteste

Categorie: Medio Oriente & Nord Africa, Libano, Citizen Media, Diritti umani, Libertà d'espressione, Media & Giornalismi, Politica, Protesta

Giornalisti durante una protesta anti governativa nella capitale Beirut, nei pressi di uno degli ingressi bloccati del Parlamento libanese. Foto di Hassan Chamoun, utilizzo autorizzato.

Dall'inizio delle proteste [1] [it] anti austerità scoppiate in Libano il 17 ottobre 2019, numerosi sono stati i giornalisti e i reporter che si sono recati sul posto per fornire una copertura aggiornata.

Decine di migliaia di persone espressione delle diverse religioni e classi sociali del Libano, sono scese in strada per chiedere riforme sociali ed economiche. Inizialmente di natura socio-economica, le proteste si sono poi trasformate in un movimento che chiede [2] [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] la caduta di una classe politica che, all'insegna dello slogan “Tutti significa tutti”, è ritenuta responsabile di aver governato il paese con un sistema politico settario sin dalla fine della guerra civile nel 1990.

I giornalisti e le troupe televisive presenti durante le proteste sono diventati oggetto di molestie  [3]non solo da parte della polizia e dell'esercito del paese, ma in alcuni casi anche dei manifestanti.

I professionisti dei media hanno alzato i toni contro l'uso eccessivo della forza nei confronti dei giornalisti che seguono le proteste di massa. Molti hanno affermato di aver subito molestie [4] o la confisca delle loro attrezzature, o entrambe le cose. Lo SKeyes Center for Media and Cultural Freedom creato dalla Fondazione Samir Kassir (SKeyes) ha riportato [5] molteplici casi di lesioni e molestie ai danni di giornalisti della Lebanese Broadcasting Corporation (LBC), Murr Television (MTV), Agence France Presse (AFP) e Al-Jadeed nella sola giornata del 18 gennaio.

In un episodio riportato [5] [ar] dallo SKeyes Center il 15 gennaio 2020, il giornalista freelance Saada Saada stava seguendo un posto di blocco organizzato dai manifestanti nell'area di Furn al-Shubak, nella capitale Beirut, quando una coppia di soldati ha cominciato a picchiarlo. Pur avendo dichiarato di essere un giornalista presentando il suo tesserino identificativo, secondo quanto riportato i soldati hanno cercato di impossessarsi del suo telefono mentre lo trascinavano, prendendolo a calci e picchiandolo. Le ferite riportate hanno richiesto cure mediche e il trasferimento in un ospedale locale.

In un altro episodio del 22 gennaio, una corrispondente di France 24, Leila Molana-Allen ha condiviso un video in cui affermava che la polizia aveva usato gli idranti contro una troupe televisiva: 

Sono appena stata colpita da un idrante usato dalla squadra antisommossa contro un gruppo di giornalisti e spettatori che filmavano la scena.

Il 21 gennaio, SKeyes ha riportato l'episodio di un fotografo dell'Associated Press colpito dalla polizia con lo spray al peperoncino mentre seguiva le proteste a Beirut: 

Stanotte @LebISF ha deciso di colpire i giornalisti nel centro di #Beirut anche con i gas lacrimogeni, dopo i proiettili di gomma sparati due notti fa.

L'11 febbraio, la stessa organizzazione ha riferito che un altro giornalista è stato colpito da un proiettile di gomma.

Le forze di sicurezza hanno sparato al fotoreporter Jad Ghorayeb con un proiettile d'acciaio rivestito di gomma, colpendolo alla bocca.

Questo trattamento viene riservato anche agli attivisti del territorio che esprimono le loro opinioni sulle proteste. Ciò mette quasi tutti i cittadini attivi a rischio di molestie o arresti. L'espressione politica sui social media sta diventando sempre più popolare ma anche più rischiosa, poiché diversi giornalisti e attivisti indipendenti affrontano interrogatori [16] [ar] o violenza fisica e minacce [17] [ar] per condividere le loro opinioni sui loro profili social.

Quando sono iniziate le proteste, l'attivista e blogger Joey Ayoub è stato uno dei tanti che si sono recati sulle scene delle proteste per denunciare ciò a cui ha assistito. Il 25 ottobre 2019, mentre usava il suo cellulare per registrare, un soldato ha cercato di strappargli via il telefono, nel tentativo di impedirgli di filmare.

Si sente Ayoub dire al soldato in arabo: “Ho il diritto di registrare”.

I soldati hanno cercato di strapparmi via il mio telefono. Furn El Chebbak ora.

Ciò rappresenta un problema non solo perché vengono violate le libertà di espressione e di stampa, ma anche perché i media digitali e i creatori di contenuti su piattaforme digitali non sono protetti dalla legge libanese sulla stampa.

L'attuale legge sulla stampa,  [22]adottata nel 1962 e successivamente modificata nel 1977, 1994 e 1999, regola solo i media cartacei. I casi riguardanti giornalisti televisivi e creatori di contenuti su piattaforme digitali, come testate sul web e social media, sono trattati in base al diritto penale. Sebbene i social media siano sempre più diffusi tra i giovani, gli attivisti e persino i funzionari, il Libano non ha ancora adattato la propria legislazione per estendere le protezioni alla libertà di espressione dei media digitali e online.

Minacce alla privacy

Secondo quanto riportato, la polizia ha sequestrato i telefoni delle persone arrestate, costringendole a cedere le loro password per garantire alle autorità il pieno accesso ai loro dispositivi.

Mohamed Najem, direttore esecutivo del Social Media Exchange (SMEX), un gruppo di difesa dei diritti digitali che opera nella regione araba, ha dichiarato a Global Voices che la sua organizzazione ha ricevuto denunce e segnalazioni di casi di manifestanti che hanno dovuto lasciare i loro telefoni anche dopo la loro scarcerazione, e che la polizia ha loro chiesto in seguito di ritornare per dare loro le password.

Najem sostiene che questo problema non ha ancora ricevuto l'attenzione che merita e ha chiesto una legge che protegga i dati personali e la privacy dei cittadini:

Abbiamo davvero bisogno di una legge per la protezione dei dati in #Libano. Dopo il rilascio dei manifestanti, l'agenzia di sicurezza ha tenuto in custodia i loro telefoni, chiedendo loro di fornire le password. Questa è una violazione della privacy, e le leggi non forniscono alcuna protezione.

In seguito all’approvazione [25] di un nuovo governo da parte del parlamento in data 12 febbraio, le proteste continuano in diverse parti del Libano. I manifestanti, che chiedono un governo di transizione indipendente e nuove elezioni parlamentari, vedono [26] questo governo come parte del vecchio establishment politico.

Mentre le proteste continuano, giornalisti e attivisti sono ancora a rischio di arresti, molestie e violenza fisica.

Lo SMEX ha diffuso [27] dei suggerimenti per aiutare attivisti e giornalisti a minimizzare i rischi per la loro privacy durante le proteste. Il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) ha redatto un elenco di accortezze e misure [28] che i giornalisti dovrebbero adottare prima di seguire le proteste, come un'accurata pianificazione e oggetti utili da portare con sé, per la sicurezza digitale e la protezione della privacy.

Tali suggerimenti e precauzioni sono utili per giornalisti e attivisti che cercano di proteggere il loro diritto alla privacy e che vogliono evitare molestie e attacchi mentre sono sul campo. Tuttavia, a meno che le autorità libanesi non adottino forti misure per garantire la protezione della libertà di stampa e della libertà di espressione, le violazioni continueranno a verificarsi.