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Numerose misure non sono riuscite a controllare la disinformazione durante le elezioni in Tunisia del 2019

La Commissione elettorale tunisina annuncia i risultati del secondo turno del voto presidenziale del 14 ottobre 2019. Foto dell'organico elettorale [Fonte pubblica].

Il 23 ottobre 2019, il presidente nuovamente eletto, M. Kais Saied, ha prestato giuramento [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] davanti al Parlamento. Al secondo turno delle presidenziali, M. Saied ha raccolto il 72% dei 2,7 milioni di voti, battendo il suo rivale, il magnate degli affari M. Nabil Karoui, che ha ottenuto 1 milione di voti. Secondo le previsioni della società di sondaggi Sigma Conseil, il 90% degli elettori di età compresa tra i 18 e i 25 anni hanno votato per M. Saied.

Il tasso di partecipazione da parte dei giovani è generalmente basso, ciò che si è registrato è un forte incremento [fr] al secondo turno, rilanciando il dibattito sull'influenza di internet, e in particolare dei social media, sul risultato.

Durante i mesi precedenti alle elezioni, le notizie false e la disinformazione si sono ampiamente diffuse [it] sulle varie piattaforme dei social media, in particolare su Facebook. Gli osservatori della scena politica hanno notato il crescente potere dei gruppi e pagine Facebook aderenti ai pariti politici e alcuni candidati con un numero importante di “seguaci”. Le pagine senza legami o affiliazioni dichiarate sono state anche attivamente coinvolte nella diffusione della disinformazione politica e di contenuto sponsorizzato elogiando certi partiti e candidati.

Campagna pubblicitaria di Facebook: trasparenza limitata

Il 2 settembre, data dell'inizio della campagna elettorale, l'organizzazione non governativa Access Now, in collaborazione con 14 gruppi locali della società civile, ha indirizzato una lettera aperta a Facebook, chiedendo alla società “interventi di trasparenza e di responsabilità verso i suoi utenti nel contesto delle elezioni tunisine”.

I firmatari della lettera chiedevano alla società di prendere misure “per permettere agli elettori di comprendere come gli attori politici utilizzassero Facebook per influenzare i risultati delle elezioni”, inoltre, al pubblico di accedere alle informazioni sul numero di annunci sponsorizzati, il totale speso per ogni campagna pubblicitaria, dati demografici dell'audience finalizzato, e attivando un processo di protezione della pubblicità sugli inserzionisti politici.

Attività non autentiche coordinate prendono di mira la Tunisia su Facebook.

Il 3 ottobre, Facebook ha annunciato la rimozione di 163 profili Facebook, 51 pagine, 33 gruppi e 4 profili Instagram che erano implicati in “comportamenti non autentici coordinati” provenienti dall'Egitto indirizzati a dieci paesi tra cui la Tunisia. È la terza volta che Facebook ha annunciato che ha eliminato dei profili indicati come “non autentici” verso la Tunisia. A maggio di quest'anno, la società aveva annunciato in un comunicato stampa la denuncia di profili dei responsabili di attività simili in Israele. In gennaio, 783 pagine, gruppi e profili erano stati eliminati  per aver attuato un comportamento non autentico legato all'Iran destinato a diversi paesi tra cui la Tunisia.

Dopo le elezioni, Facebook ha risposto alla lettera aperta, dichiarando che i media delle misure su scala mondiale e nella regione MENA per lottare contro la disinformazione e discorsi offensivi, e per impedire le ingerenze straniere, ha dichiarato AccessNow a Global Voices.

La società ha anche dichiarato di aver inserito un nuovo protocollo di prescrizione per la pubblicità politiche e legato alle elezioni in più di 140 paesi e territori, compresa la Tunisia, e resa la sua campagna pubblicitaria accessibile in un certo numero di paesi fuori dall'UE e dell'America del Nord, compresa la Tunisia.

Tuttavia queste informazioni non sono sempre presenti agli elettori per comprendere chi cerca di influenzarli e prendere decisioni consapevoli. Quello che manca in trasparenza ostacola anche il controllo da parte delle istituzioni nazionali sulle spese pubblicitarie politiche.

“Il Livello di frammentarietà delle informazioni sembra dipendere dal Paese nel quale l'annuncio è stato diffuso”, secondo un’ analisi dell'Organizzazione Internazionale della Privacy pubblicato nell'ottobre del 2019.

Facebook afferma che le pubblicità politiche sono archiviate per sette anni. Global Voices ha esaminato gli archivi pubblicitari di tre pagine Facebook create all'inizio di settembre, quindi all'inizio del primo turno. Queste pagine Facebook non ufficiali sono un sottogruppo di numerose persone che hanno sostenuto i candidati alla presidenza dell'epoca, M. Abdelfattah Mourou, Mme Salma Elloumi e M. Abdelkarim Zbidi , e tutte hanno diffuso annunci politici durante la campagna. Esistono numerose altre pagine che hanno sostenuto gli altri 23 candidati alle elezioni presidenziali.

Ad oggi la campagna pubblicitaria di Facebook non identifica nessun annuncio politico precedentemente pubblicato da una di queste tre pagine.

Questa pagina non ufficiale sostiene il candidato alla presidenza del tempo, M. Abdelfattah Mourou, ha diffuso annunci politici durante la campagna per il primo turno dello scrutino presidenziale che era iniziato a settembre. Screenshot fatto e pubblicato da Twitter il 6 settembre da Mme Mona Elswah.

Screenshot [fatto il 5 dicembre] della campagna pubblicitaria fatta dalla pagina Facebook sopra menzionata che sostiene M. Mourou. La pagina corrispondente non mostra alcuna traccia degli annunci politici inviati durante la campagna per la presidenza.

“Il problema si trova nell'incapacità di Facebook di determinare dove distinguere le pagine che hanno un contenuto politico, culturale o sociale”, ha dichiarato la signora Dima Samaro, la associata politica della regione MENA a Access Now a GV. Ci ha spiegato:

The Ad Library that Facebook has built failed to provide any measures of transparency, and has only been functioning on a few pages. Ad Library of Facebook only shows the current running ads, but no details would be found on any of the previous/ non-current running ads, or even on any of those pages that have been taking down or its content.

La campagna pubblicitaria che Facebook ha creato non ha fornito nessuna misura di trasparenza e funziona solo su qualche pagina. Il sito mostra solo gli annunci in fase di esecuzione, ma non trova nessun dettaglio sugli annunci passati / non attuali, nessuno su quelli che sono stati eliminati, o sul loro contenuto.

Questa pagina non ufficiale sostiene la candidata alla presidenza dell'epoca, la signora Salma Elloumi, che ha diffuso gli annunci politici durante la campagna per il primo turno dello scrutino delle presidenziali iniziato a settembre. Screenshot fatto e pubblicato su Twitter il 6 settembre da Mona Elswah.

Screenshot [fatto li 5 dicembre] della campagna pubblicitaria della pagina Facebook che sostiene la sopra citata Mme Elloumi. Negli archivi di Facebook non pubblicati non c'è nessuna traccia degli annunci politici pubblicati durante la campagna presidenziale.

L'insufficienza dell'ambito giuridico

L'utilizzo delle pubblicazioni sponsorizzate su Facebook ha anche attirato l'attenzione dell'Alta Autorità Indipendente per le elezioni (ISIE). M. Nabil Baffoun, presidente dell'ISIE, ha sottolineato [fr] in un'intervista alla stampa il 7 ottobre che, durante una campagna elettorale, gli annunci sui social media da parte dei candidati alle presidenziali sono stati presi in considerazione. Le campagne elettorali e i loro finanziamenti sono soggetti alle disposizioni della legge elettorale tunisina. In particolare, M. Baffoun ha confermato [fr] che le pagine sponsorizzate apparivano durante la campagna elettorale, rientrano nell'ambito dell'applicazione dell'articolo 143 [ar] della legge elettorale, che consente all'ISIE e alla Corte dei Conti d'imporre delle restrizioni per le violazioni elettorali, quali il superamento della soglia delle spese e le infrazioni sul silenzio elettorale [it].

Infatti, il 9 ottobre, l'ISIE ha annunciato [ar] l'annullamento di una parte dei voti registrati dal candidato di una circoscrizione elettorale che ha dichiarato la diaspora tunisina in Francia attraverso i media, violando il silenzio elettorale dopo la pubblicazione di pubblicità politiche su Facebook. La commissione ha dichiarato che il candidato d'Aïch Tounsi, un'organizzazione senza scopo di lucro regolarmente registrata, che aveva depositato delle liste elettorali non partigiane durante le elezioni, aveva ottenuto 207 voti in seguito a questo annuncio, che aveva avuto un impatto diretto sui risultati elettorali nella circoscrizione. L'ISIE non ha fornito nessun altra spiegazione sulla modalità in cui questa valutazione fosse stata fatta.

Questa decisione è stata criticata dai candidati in lizza. L'Associazione tunisina per l'integrità e la democrazia delle elezioni (ATIDE) ha inoltre invitato [ar] la commissione elettorale ad attuare misure trasparenti pubblicando le relazioni di monitoraggio sull'utilizzo di Facebook sulle elezioni. L'ATIDE ha anche chiesto [ar] al Parlamento appena eletto di “predisporre un quadro giuridico chiaro e completo sulla pubblicità nelle reti sociali durante le elezioni”.

Responsabilità dei media e verifica dei fatti

Un giornalista durante un servizio in un seggio elettorale nel giorno dello scrutino, il 13 ottobre 2019. Foto dell'organo elettorale [dominio pubblico].

Le istituzioni nazionali tunisine, i gruppi della società civile e i media hanno dato il via a un'iniziativa contro la diffusione di false informazioni durante il periodo elettorale.

In agosto, la commissione elettorale (ISIE) e l'Alta Autorità Indipendente per la comunicazione audiovisiva (HAICA), il regolatore dell'audiodiffusione del Paese, hanno reso pubblica una  decisione comune [fr] che consta di quattro capitoli e 49 articoli che definiscono le regole di copertura mediatica delle campagne elettorali. Questa decisione implica che i media audiovisivi locali e stranieri che riguardano le elezioni rispettino i principi di uguaglianza delle pari opportunità e di equità tra i candidati. Le regole non valgono per i mezzi di comunicazione elettronica.

In associazione con il Consiglio d'Europa, HAICA ha inoltre organizzato dei gruppi di lavoro di rafforzamento delle capacità [fr] nell'ambito degli sforzi fatti per aiutare i professionisti dei media a integrare le competenze per il loro ruolo nel servizio di informazioni attendibili e di alta qualità. 

Svariate iniziative di verifica dei fatti sono state ugualmente intraprese.

L'HAICA, in associazione con la radio-televisione pubblica e l'Agenzia di stampa tunisina (TAP), ha organizzato una piattaforma di verifica dei fatti a favore della lotta contro la divulgazione di false informazioni online.

I siti web dei media privati ​​hanno anche attuato le proprie iniziative di verifica dei fatti. Alcuni mesi prima delle elezioni, Business News ha promosso la  BNCheck, una piattaforma che è sempre attiva. La rivista on-line L ‘Économiste Maghrébin [fr] ha invece creato l'hashtag #FactCheckTNDecides per verificare le dichiarazioni e i fatti gestiti dai candidati alla presidenza durante i dibattiti televisivi.

Durante un dibattito [fr] ritorna l'esperienza dell’ Économiste maghrébin in materia di verifica dei fatti, i giornalisti hanno sottolineato i costi finanziari elevati di questa iniziativa, ricordando la necessità di assumere un maggior numero di collaboratori, ricorrere a software specializzati e formare i giornalisti su questo argomento.

Dopo il 2019

La relazione tra la tecnologia, le elezioni, la democrazia si svilupperà sul lungo periodo. La diffusione della disinformazione e l'attenzione dell'interferenza straniera, tra le altre preoccupazioni, sono diventate delle minacce importanti per le imprese tecnologiche, le istituzioni nazionali, i giornalisti e gli elettori.

In Tunisia, le lacune della normativa attuale e la mancanza di garanzie per prevenire dei futuri incidenti indicano che la cooperazione tra le parti interessate e gli sforzi congiunti per sviluppare delle contromisure sono cruciali per il mantenimento della credibilità delle elezioni e del processo democratico del Paese in generale.



Il post fa parte di una serie di articoli [it] che esaminano l'interferenza con i numeri decrescenti per i metodi e spiega la chiusura di internet e le informazioni sulla politica in cui versa l'Africa: Algeria, Etiopia, Mozambico, Nigeria, Tunisia, Uganda e Zimbabwe. Il progetto è finanziato dalla Fondazione Africana per i diritti digitali della collaborazione sulla politica internazionale dei TIC per l'Africa e il Medio Oriente (CIPESA). 

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