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Peter Sipeli, il poeta e attivista delle isole Fiji che sostiene i diritti LGBTQ+ attraverso lo storytelling

Peter Sipeli al TEDx di Suva, Fiji. Fonte: Facebook

Peter Sipeli [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] è un poeta e attivista figiano che cerca di sensibilizzare l'opinione pubblica sui diritti LGBTQ+ attraverso l'arte e lo storytelling [it].

L'uomo ha fondato Poetry Shop Fiji, un collettivo che organizza letture, eventi di poetry slam [it], pubblicazioni di antologie e raccolte di poesie, prose, e scritti di giovani figiani. Ma è anche conosciuto per le sue sessioni di spoken word [it] che hanno lo scopo di mettere in luce le esperienze degli individui LGBTQ+ nelle isole Fiji.

In un'intervista via email, Peter racconta come l'arte sia essenziale per la sensibilizzazione. Parla delle sfide che gli artisti e gli attivisti affrontano nelle Fiji, e sottolinea la necessità di riconsiderare l'ideazione delle campagne di sostegno nei territori dell'Oceania.

Osserva, inoltre, come le diverse inquadrature delle questioni di sviluppo non consentono di cogliere le esperienze di vita dei popoli oceanici nella loro totalità. Dal suo punto di vista, il colonialismo è parzialmente colpevole delle  discriminazioni subite dalla comunità LGBTQ+:

I think the problem we face in Fiji and generally across the Pacific is that the unjust laws that govern the lives of LGBTQ+ people are archaic and the ones created by the British that our people after independence have inherited; and that all these are not only reflected in our laws, but in Christian ideals as well that pervade and blur cultural ideas, and so we are left working to remind our peoples that before ‘contact’ we were quite sexually diverse and sexuality was very fluid.

Penso che il problema delle Fiji, e più in generale del Pacifico, è che la vita della comunità LGBTQ+ è regolata da leggi ingiuste e arcaiche. Queste sono state istituite dal governo britannico, così, dopo l'indipendenza, le abbiamo ereditate. Tutto ciò si riflette non solo nelle normative attuali, ma anche nei valori cristiani che permeano e offuscano gli ideali culturali; quindi stiamo lavorando affinché la nostra gente ricordi che prima del “contatto” i nostri orientamenti sessuali erano molteplici, e il concetto stesso di sessualità molto fluido.

Secondo Peter il retaggio coloniale ha impedito ai popoli del Pacifico di dialogare fra loro:

I think the problem even we in the Pacific face is that we are so busy looking down working in our own burrows that we don’t look up to see other people in the Pacific, in Asia, across the world in Africa and beyond. There need to be newer ways of seeing that allows us to look at creative work being used for societal change so we can not only know but to learn from each other.

Too often the utterance that we hear in the Pacific, is ‘Asia, Pacific region’ and Asia is so large that they cannot even see us. The Pacific is broken up in three parts, parts that the colonizers created 1) French Pacific – that is locked from us because of language 2) the North Pacific, that was colonized by the Americans, we are unable to see them because of geographic location … they’re so far north, we know a little about their nuclear history and us 3) the Anglo pacific and we all work in isolation from each other… there are political and trade relations but the people are divorced from each other.

Il problema che affrontiamo anche noi, nell'area del Pacifico, è che siamo così impegnati ad abbassare lo sguardo, lavorando nelle nostre tane, che non osserviamo mai gli altri popoli nel Pacifico, in Asia, dall'altra parte del mondo in Africa e oltre. Abbiamo bisogno di nuovi punti di vista che ci consentano di guardare al lavoro creativo come uno strumento per il cambiamento sociale; in questo modo non solo possiamo conoscere, ma anche imparare gli uni dagli altri.

L'espressione ricorrente che sentiamo nel Pacifico è “Asia, regione del Pacifico”, ma l'Asia è così vasta che i suoi abitanti neanche possono vederci. Il Pacifico è diviso in tre aree create dai colonizzatori:1) La Polinesia francese, a noi inaccessibile per la barriera linguistica; 2) Il Pacifico del Nord – colonizzato dagli americani – che non riusciamo a vedere a causa della sua posizione geografica… sono così lontani e sappiamo poco sulla loro storia nucleare; 3) Gli inglesi del Pacifico, infine. Noi e gli anglo-pacifici lavoriamo separati gli uni dagli altri… ci sono legami politici e commerciali, ma le persone non hanno relazioni tra loro.

Per ovviare a tutto questo, Peter ha sfruttato l'arte per creare “una discussione senza precedenti e più umana sui diritti, sulla sofferenza, e su come noi abitanti dell'Oceania possiamo cooperare per riparare la frattura causata dai colonizzatori.” Aggiunge:

The idea behind ‘storytelling for advocacy’ is about remembering. In the Pacific, if you speak truth and do so with power and with resonance about a lived experience, and the levels of fracture of that experience and indicate to different audiences this reality, people understand, people are awakened to our needs and our work for equal rights.

L'idea alla base di “storytelling for advocacy” è il ricordo. Nel Pacifico, se racconti sinceramente la tua esperienza di vita, e lo fai con forza e risonanza, esprimendo i gradi di frattura di quest'esperienza e rivelandola ad un vasto pubblico, allora le persone capiscono e sono risvegliate dalla nostra lotta per l'uguaglianza dei diritti.

Il poeta e attivista parla di come lo storytelling, invece di contare soltanto sul lobbying legislativo, sia diventato una strategia indipendente ed efficace per la difesa dei diritti LGBTQ+:

Too often the rights conversation is a linear one that talks about only one aspect of gaining equality, about advocating for rights, through this movement towards legislature and policy shift. I wanted to create a human conversation about the pain that we endure, that ostracization, and unpack that for people to see into. I also allow the talk to delve into scripture and to look deeply at the parts of the Bible that speak against homosexuality and to demystify these aspects for the audience, to again create a conversation about the biblical text and find kinder ways of caring for people.

Troppo spesso il dibattito sui diritti è lineare, si focalizza su un unico aspetto dell'ottenimento dell'uguaglianza: la difesa dei diritti attraverso un movimento teso al cambiamento politico e legislativo. Ho voluto creare un dibattito più umano sul dolore che patiamo, sull'ostracismo, e scomporlo affinché tutti possano vederlo. Ho anche permesso che il discorso passasse attraverso le Scritture. Guardando profondamente a quelle parti della Bibbia che condannano l'omosessualità, si può demistificarle per il pubblico, in modo da iniziare una nuova discussione sui testi biblici, e cercare modi più amorevoli per prendersi cura degli altri.

Peter afferma che lo storytelling si è rivelato “trasformativo” durante le sessioni con il Fiji Women’s Crisis Center, e persino con i militari e la polizia:

I think my work through poetry and through the storytelling for advocacy is finding new ways of having a conversation about creating kinder communities for LGBTQ+ people.

Credo che il mio lavoro con la poesia e lo storytelling per la sensibilizzazione stia aprendo nuovi canali di dialogo sulla creazione di comunità più tolleranti per le persone LGBTQ+.

Alla fine, Peter enfatizza la necessità di sviluppare un “nuovo punto di vista” nel Pacifico:

I think we need all collectively to find a new way of ‘seeing’ so we might appreciate, learn and thus become humanly connected to each other in a deeper way that can overcome meaningless utterances.

Penso che abbiano bisogno di acquisire una nuova “visone collettiva” per comprendere, imparare, e diventare connessi l'un con l'alto in un modo più intimo e umano che possa prevalere sulle affermazioni prive di senso.

Guarda su YouTube il discorso tenuto da Peter al TEDx  di Suva nel 2016:

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