chiudi

Aiuta Global Voices!

Per rimanere indipendente, libera e sostenibile, la nostra comunità ha bisogno dell'aiuto di amici e di lettori come te.

Fai una donazione

Tanzania colpita dal divieto di ingresso negli Stati Uniti, tra sanzioni individuali e deterioramento dei diritti umani

Aeroporto Internazionale Julius Nyerere di Dar es Salaam, Tanzania. Foto di Roland tramite Wikimedia Commons, CC BY 2.0.

Le autorità tanzaniane hanno dichiarato di non essere state ufficialmente informate [en, come tutti i link successivi, salvo diverse indicazioni] della decisione degli Stati Uniti di aggiungere la Tanzania alla lista degli Stati a cui è vietato l'ingresso nel Paese.

Il 31 gennaio 2020 l'amministrazione Trump, appellandosi a preoccupazioni per la sicurezza globale, ha confermato l'estensione del divieto di ingresso ad altri sei paesi: Nigeria, Myanmar, Eritrea e Kirghizistan, Sudan e Tanzania. Se da un lato non hanno potuto confermare alcuna minaccia terroristica verificabile, gli Stati Uniti hanno identificato questi paesi per la loro presunta mancanza di cooperazione in materia di “condivisione delle informazioni” e “gestione delle identità”. Le restrizioni variano a seconda della capacità del singolo paese di conformarsi ai protocolli statunitensi in materia di misure di controllo e sicurezza ed entreranno in vigore a pieno titolo il 21 febbraio 2020.

L'inclusione della Tanzania nell'ultimo divieto di ingresso degli Stati Uniti conferma l'intensificarsi della tensione diplomatica tra i due paesi, che storicamente hanno goduto di una forte collaborazione in quanto alleati e amici di lunga data, a causa del rapido declino dei diritti umani in Tanzania.

Secondo i servizi segreti statunitensi, la Tanzania non rispetta i “criteri stabiliti di gestione delle identità e di condivisione delle informazioni”, e pertanto ai suoi cittadini non è più consentita la partecipazione al programma di visti sulla diversità, o “lotteria”. Gli Stati Uniti hanno accusato la Tanzania di non aver condiviso in particolare informazioni relative al terrorismo e di aver nascosto informazioni su possibili casi di ebola.

Sulla base di nuovi e rigorosi protocolli, tutti i paesi devono rilasciare passaporti elettronici come principale tipologia di documento di viaggio e, tra gli altri criteri di prestazione, sono tenuti a segnalare all'Interpol il furto o lo smarrimento dei passaporti in un tempo massimo di 30 giorni.

Tuttavia, la Tanzania ha collaborato con gli Stati Uniti per l'adozione di misure contro il terrorismo nella regione governata dal Prevention of Terrorism Act (Legge per la prevenzione del terrorismo) del 2002 e dal Centro Nazionale Antiterrorismo (NCTC), soprattutto dopo una serie di sospetti attacchi terroristici nella regione di Pwani nel 2017.

Gli Stati Uniti hanno riconosciuto che ora la Tanzania rilascia passaporti elettronici e si conforma alla denuncia di documenti smarriti e rubati su base mensile. Ma gli Stati Uniti hanno anche definito il processo della Tanzania “lento”, “eccessivamente burocratico” e “complicato da una limitata capacità tecnica”, secondo la dichiarazione della Casa Bianca.

L'uso di “documenti di viaggio e di identità temporanei o di emergenza” ha complicato la sicurezza legata all'immigrazione in Tanzania. Tuttavia, la nazione ha recentemente attraversato un lungo e complesso processo per aggiornare il proprio sistema di identificazione nazionale e semplificare l'identificazione e la registrazione biometrica per chi possiede una SIM card. Mentre il lancio del sistema è stato tutt'altro che semplice, il governo si è poi dimostrato irremovibile circa la rigorosità della sua applicazione.

La decisione sul divieto di ingresso negli Stati Uniti ha lasciato perplessi molti netizen tanzaniani:

La #Tanzania è conosciuta come uno dei paesi più discreti e pacifici dell'Africa. È vero, molti membri delle classi dirigenti hanno più passaporti, e questo infastidisce il piccoletto… di nuovo. Ma perché siamo su questa lista?

Divieto di ingresso ai trasgressori dei diritti umani

Proprio come alcuni cittadini della Tanzania si sono chiesti perché la loro pacifica nazione sia stata inserita nella lista dei Paesi a cui è vietato l'ingresso negli Stati Uniti, alcuni hanno anche applaudito la decisione degli Stati Uniti di imporre un divieto di ingresso specifico a Paul Makonda, il commissario regionale di Dar es Salaam.

Il “massimo funzionario tanzaniano promotore di una squadra di sorveglianza dedicata alla persecuzione degli omosessuali è stato bandito dagli Stati Uniti”, riporta la BBC.

L'attivista per i diritti umani Maria Sarungi Tsehai ha ringraziato gli Stati Uniti per aver imposto sanzioni individuali a Makonda:

Grazie! Le violazioni dei diritti umani sono in aumento e il loro declino è stato rapido, cogliendo di sorpresa una nazione altrimenti pacifica! Con detenzioni e molestie nei confronti di giornalisti, attivisti e membri dei partiti di opposizione in continuo aumento, il popolo della #Tanzania accoglie con favore il divieto

Secondo una dichiarazione ufficiale della Casa Bianca, Makonda e sua moglie, Mary Felix Massenge, sono stati oggetto delle sanzioni sulla base del “coinvolgimento di Makonda in gravi violazioni dei diritti umani, che includono la palese negazione del diritto alla vita, alla libertà o alla sicurezza delle persone”.

Nel suo ruolo di commissario regionale, “è stato implicato nell'oppressione dell'opposizione politica, nelle repressioni della libertà di espressione e di associazione e nella persecuzione degli individui emarginati”, recita la dichiarazione.

Mentre i motivi addotti per il divieto di ingresso imposto alla Tanzania non erano direttamente legati ai diritti umani, è possibile che la mossa della Casa Bianca sia tanto un segnale diplomatico e politico inviato alla Tanzania e legato alla sua situazione di declino dei diritti umani, quanto un segnale legato alla sicurezza e al controllo nella lotta contro il terrorismo globale:

These actions against Paul Christian Makonda underscore our concern with human rights violations and abuses in Tanzania, as well as our support for accountability for those who engage in such violations and abuses.

Queste azioni contro Paul Christian Makonda sottolineano la nostra preoccupazione per le violazioni dei diritti umani e per gli abusi perpetrati in Tanzania, nonché il nostro sostegno affinché coloro che commettono tali violazioni e abusi siano ritenuti responsabili.

Il netizen Jeffrey Smith, insieme a Vanguard Africa, ha avvertito gli attivisti dei diritti umani tanzaniani di non confondere la celebrazione del divieto di ingresso individuale contro Makonda con la sospensione generale della partecipazione di tutti i cittadini tanzaniani al programma di visti sulla diversità, considerato da molti “razzista” e “xenofobo”:

Il divieto di visto a Paul Makonda a causa di gravi violazioni dei diritti umani e il “divieto di ingresso” di Trump per altre sei nazioni, tra cui la Tanzania, sono politiche completamente separate, è molto importante non confonderle.

SOS diritti umani

Il deterioramento dei diritti umani in Tanzania ha raggiunto un punto critico nei mesi precedenti alle elezioni presidenziali del 2020.

Alla fine di gennaio, il leader dell'opposizione Zitto Kabwe dell'Alliance for Change and Transparency Party (ACT) ha inviato una lettera urgente alla Banca mondiale esortando a sospendere la proposta di un prestito di 500 milioni di dollari americani destinato all'istruzione, citando serie preoccupazioni per il deterioramento dei diritti umani sotto l'amministrazione Magfuli, in particolare per le ragazze, a cui è attualmente vietato frequentare le scuole in caso di gravidanza o genitorialità.

Nella lettera, Kabwe affermava che “temeva che il denaro potesse essere usato dal partito al potere ‘per distorcere i nostri processi elettorali’ e assicurarsi una facile vittoria in un anno di elezioni”, secondo il Guardian. Per aver scritto questa lettera, considerata “sovversiva” dai membri del Partito Rivoluzionario al potere, Kabwe ha dichiarato di aver ricevuto minacce di morte, secondo la BBC.

In vista delle elezioni di ottobre 2020, una serie di violazioni dei diritti umani e il palese disprezzo per le preoccupazioni della società civile hanno fatto scattare l'allarme degli attivisti, nonostante la ragionevole paura di ritorsioni.

Sotto l'amministrazione Magfuli, giornalisti, attivisti per i diritti umani e avvocati sono stati rapiti, detenuti, incarcerati con false accuse e presi di mira in base a leggi e misure sempre più draconiane per reprimere il dissenso.

In un articolo di opinione molto critico per African Arguments, Kabwe ha dichiarato che la Tanzania, un tempo “faro di pace e stabilità in una regione caratterizzata da disordini civili”, è ora sull'orlo della crisi, a meno che la comunità internazionale non intervenga al più presto.

avvia la conversazione

login autori login »

linee-guida

  • tutti i commenti sono moderati. non inserire lo stesso commento più di una volta, altrimenti verrà interpretato come spam.
  • ricordiamoci di rispettare gli altri. commenti contenenti termini violenti, osceni o razzisti, o attacchi personali non verranno approvati.