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Concorso fotografico chiede alla comunità Rohingya di documentare la loro vita durante la pandemia del COVID-19

Socially distanced gathering at No Man's Land, Taung Pyo. Submission by Ameen. Used with permission.

Raduno con distanziamento sociale di rifugiati Rohingya nella terra di nessuno di Taung Pyo, al confine tra il Myanmar e il Bangladesh. Presentata da Ameen, usata con autorizzazione.

Leggi la copertura speciale di Global Voices sull’impatto globale del COVID-19 [it].

Mentre il mondo è alle prese con le conseguenze della pandemia COVID-19 [it], i problemi affrontati dalle comunità di rifugiati e migranti [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] si complicano. La discriminazione nei confronti della comunità Rohingya [it] è stata esasperata dalla crisi attuale e il Bangladesh ha recentemente annunciato che non permetterà l'ingresso nel Paese ad altri rifugiati Rohingya. A metà aprile dei pescherecci con a bordo richiedenti asilo Rohingya sono stati respinti dalle autorità malesi per timore del COVID-19.

Anche i rifugiati Rohingya in Malesia stanno fronteggiando un aumento di reazioni xenofobiche e anti-migranti da parte dei malesi durante la pandemia, e rimangono dubbi sulla capacità del Bangladesh di gestire un'epidemia nei suoi campi profughi densamente popolati.

Per documentare la crisi da coronavirus attraverso i loro occhi, il regista di documentari londinese Shafiur Rahman, cittadino britannico di origine bangladese, ha organizzato il Concorso Fotografico Rohingya. Il concorso è aperto a membri della comunità Rohingya in tutto il mondo e durerà dal 23 aprile al 25 agosto 2020. Le sezioni principali sono “Vita Rohingya” e “Reazione al Coronavirus” e una selezione di foto sarà esposta al Centro Ricerca e Insegnamento sui Diritti Umani di Ottawa, in Canada e al Festival di Oxford dei Diritti Umani ad Oxford, nel Regno Unito.

Global Voices ha intervistato Rahman tramite e-mail per parlare di ciò che l'ha ispirato a creare questo concorso e di cosa spera di realizzare.

Global Voices (GV): Ci dica qualcosa di Lei e di come ha cominciato a girare documentari sulla comunità Rohingya.

Shafiur Rahman (SR): It all started rather unexpectedly in December of 2016. I was in Cox’s Bazar area working on a project in the hill tracts. There had been a tremendous influx of Rohingya people in October 2016 and they were still arriving in December. What I saw and what I heard convinced me that I should do some documentary work. I went back the next month and shot a film about sexual violence. I then worked on trafficking and massacres. The films I have made have been shown in festivals and channels throughout the world.

Shafiur Rahman (SR): È cominciato tutto a dicembre del 2016, in modo piuttosto inaspettato. Ero nella zona di Cox's Bazar e stavo lavorando a un progetto nelle Colline di Chittagong [it]. Ad ottobre del 2016 c'era stato un enorme afflusso di popolazione Rohingya e a dicembre c'erano ancora arrivi. Quello che ho visto e sentito mi ha convinto a fare del lavoro documentario. Sono tornato lì il mese successivo e ho girato un film sulla violenza sessuale. Successivamente ho lavorato sul traffico di esseri umani e sui massacri. I film che ho girato sono stati proiettati a festival e trasmessi su reti in tutto il mondo.

Rohingya in Balukhali-2 camp near Bangladesh-Myanmar border huddled together at a 2G signal spot to get news about Covid19 and Myanmar. Submission by Muhammed Yassin. Used with permission.

Rohingya nel campo di Balukhali-2 a Cox's Bazar vicino al confine tra Myanmar e Bangladesh, riuniti a un hotspot 2G per ricevere notizie sul Myanmar e sul COVID-19. Presentata da Muhammed Yassin, usata con autorizzazione.

GV: Com'è venuta l'idea del concorso?

SR: Actually a photo competition is a documentary endeavour. We are getting fantastic images already of the lockdown and of emergencies happening in the camp. A notebook of the days and weeks in the lockdown.

SR: In realtà un concorso fotografico è un tentativo di documentario. Stiamo già ricevendo immagini incredibili del lockdown e delle emergenze che si verificano nei campi. Un diario dei giorni e delle settimane passate in isolamento.

GV: Ci dica qualcosa sui due ampi temi dell'evento. Perché sono importanti?

SR: The themes are broad so as to allow the depiction of every tiny little thing to do with the camps. The reality is of course that when you start enquiring about that tiny little thing, whatever it is, you suddenly realise it is not tiny at all. It is all connected to the deportation of Rohingya from the state of Myanmar and their experience of genocide. And in the difficult and challenging conditions in the camps, you begin to question and wonder what exactly is changing for them. For me, these images that we are collecting are redolent of their decades-long struggle for survival. And now suddenly, they are hemmed in from all sides and a virus has entered the fray. It is a nightmare.

SR: I temi sono ampi per permettere la descrizione di qualunque piccola cosa che abbia a che fare con i campi. Naturalmente, la realtà è che quando cominci ad investigare su quella piccola cosa, qualunque essa sia, ti accorgi improvvisamente che non è affatto piccola. È tutto collegato alla deportazione dei Rohingya dallo Stato del Myanmar e alla loro esperienza di genocidio. E nelle condizioni difficili e onerose dei campi cominci a farti domande e a chiederti esattamente cosa stia cambiando per loro. Per me, le immagini che stiamo raccogliendo rievocano la loro decennale lotta per la sopravvivenza. E ora all'improvviso sono accerchiati da ogni lato e ci si è messo anche un virus. È un incubo.

"LIVES AT RISK" - Submission by Mohammed Hossain. Around 0830 on 12 May 2020, a devastating fire broke out in Rohingya Refugee Camp 1. From there it quickly spread. Damage has been extensive and hundreds of refugees have lost their possessions and their homes. Used with permission.

“VITE A RISCHIO” – Presentata da Mohammed Hossain. “Attorno alle 08.30 del 12 maggio 2020 è scoppiato un incendio devastante nel Campo Rifugiati Rohingya 1E, a Ukhia, Cox's Bazar, Bangladesh. Da lì si è diffuso rapidamente. I danni sono stati ingenti e centinaia di rifugiati hanno perso le loro case e i loro beni”. Vedi altre foto della serie “VITE A RISCHIO” qui. Usata con autorizzazione.

GV: Che tipo di assistenza sta ricevendo per organizzare il concorso e chi sono i giudici?

SR: I am running the thing myself. I am working on a variety of projects but I never tire of looking at images. Prominent humanitarians and Rohingya advocates are sharing their own images in the competition in order to support and help project the profile of the context. We have a variety of people – everyone from a former diplomat who was involved in the Kofi Annan report on Myanmar to the Founder of Migrant Offshore Aid Station (MOAS), who has helped rescue thousands of refugees in the Mediterranean sea and has also been a part of the response to the Rohingya crisis. Prominent Rohingya activists are also on board. Liza Boschin, an Italian photographer, reporter and documentary maker is the chief judge.

SR: Lo sto organizzando da solo. Sto lavorando a vari progetti ma non mi stanco mai di guardare immagini. Famosi filantropi e sostenitori dei Rohingya stanno mandando le loro foto al concorso per sostenerlo e aiutare a dare visibilità alla situazione. Abbiamo persone di ogni tipo – da un ex-diplomatico che ha lavorato alla relazione Kofi Annan sul Myanmar al fondatore di Migrant Offshore Aid Station [it] (MOAS), che ha aiutato a salvare migliaia di rifugiati nel Mediterraneo ed ha anche partecipato alla risposta alla crisi Rohingya. Sono con noi anche dei famosi attivisti Rohingya. Una fotografa, giornalista e documentarista italiana, Liza Boschin, sarà presidente della giuria.

GV: Che risposta avete avuto dopo il lancio del concorso?

SR: Well over 400 images in the first three weeks. A fascinating glimpse of everything from social distancing to no regard for social distancing.

SR: Più di 400 immagini nelle prime tre settimane. Uno scorcio affascinante di tutto, dal distanziamento sociale al non dare alcuna considerazione al distanziamento sociale.

GV: Perché più Rohingya dovrebbero partecipare a questo concorso?

SR: […] the reality is just for fun, very modest prizes and to document their own lives.

SR: […] in realtà è solo per divertirsi, per premi molto piccoli e per documentare le loro vite.

Girl with Chandan. Submission by Noor Hossain. Used with permission.

Una bambina Rohingya con una maschera facciale di Chandan (sandalo). Presentata da Noor Hossain. Usata con autorizzazione.

GV: Ha qualche suggerimento per la consegna – che tipo di foto fare, che tipo di dispositivi e attrezzi usare ecc.?

SR: Think of telling a story in one snap. Or look for unusual angles. Or interesting faces. Think of getting pictures in difficult situations. Or just take a selfie.

SR: Pensate di raccontare una storia in uno scatto. O cercate prospettive insolite. O facce interessanti. Pensate di fare foto in situazioni difficili. Oppure fatevi semplicemente un selfie.

GV: Cosa possiamo aspettarci dalla mostra e dalla sua promozione?

SR: The exhibitions will take place in two places – Ottawa and Oxford – and in contexts which promote human rights. One is a human rights department of a university. The other is a human rights festival of a university. We are also already engaging other institutions and asking them to consider staging similar albeit more limited exhibitions. A well known published photographer and studio owner will run some of the images on his Instagram account.

SR: Le mostre si terranno in due luoghi – Ottawa e Oxford – e in contesti che promuovono i diritti umani. Uno è un dipartimento universitario di diritti umani. L'altro è un festival universitario sui diritti umani. Stiamo anche già coinvolgendo altre istituzioni e chiedendo loro di considerare l'idea di ospitare mostre simili, anche se più piccole. Un fotografo e proprietario di uno studio, molto conosciuto e pubblicato, pubblicherà alcune delle immagini sul suo profilo Instagram.

Dear Corona, please stay away from the Rohingyas. Submission by Azimul Hasson. Used with permission.

“Caro Corona, per favore stai lontano dai Rohingya.” Presentata da Azimul Hasson. Usata dietro autorizzazione.

GV: Quali sono le sue speranze per il popolo Rohingya e cosa possono imparare persone da tutto il mondo dai suoi sforzi infaticabili per migliorare le vite dei Rohingya?

SR: Genocide should not be happening and yet it is. We keep saying “never again” but it seems to happen again and again. Let us learn from the Rohingya, and put an end to it.

SR: I genocidi non dovrebbero accadere, eppure accadono. Continuiamo a dire “mai più” ma sembrano non fermarsi mai. Impariamo dai Rohingya e mettiamo fine a tutto questo.

Qui sotto alcune delle foto in concorso:

Giorno 43 del lockdown al campo Rohingya

Alcuni splendidi scatti presentati al Concorso Fotografico Rohingya

All in one #Rohingya PPE – Gown, Visor, Face Mask and Rain Coat. 😁

Photo submitted to Rohingya Photography Competition by Md Hossain. #COVIDー19 https://t.co/hV0v6PC5AE pic.twitter.com/cjPiabSMqO

— Shafiur Rahman (@shafiur) May 3, 2020 

DPI Rohingya Integrale – Camice, visiera, mascherina e impermeabile. 😁

Foto presentata al Concorso Fotografico Rohingya da Md Hossain.

Covid19 Facemask with leaf. Submission by Jamal Arakani. Used with permission.

Mascherina per Covid19 fatta con una foglia. Presentata da Jamal Arakani. Usata con autorizzazione.

Fila distanziata per le razioni in un campo profughi in Bangladesh. Presentata da Dil Kayas. Usata con autorizzazione.

Covid-19 announcements. Submission by Jamal Arakani. Used with permission.

Annunci sul COVID-19 nel campo profughi di Kutupalong, a Cox's Bazar, Bangladesh. Presentata da Jamal Arakani. Usata con autorizzazione.

Rohingya children reading in front of their camp home. Submission by Abul Kalam. Used with permission.

Durante il lockdown per il COVID-19 bambini Rohingya leggono davanti al loro alloggio nel campo, Cox's Bazar, Bangladesh. Presentata da Abul Kalam. Usata con autorizzazione.

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