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Ispirazione pre-ispanica, lotta sociale e satira: l'arte del messicano Manuel Ruelas

“Mick e tecutli”. Madera (2017), foto usata su autorizzazione dell'artista.

Manuel Ruelas è un disegnatore e incisore messicano, proveniente dalla città di Jalisco, anche noto con il nome di “Fases”, le cui opere si concentrano su tematiche come il consumismo, l’immigrazione e il territorio, raccontate attraverso una visione satirica e profonda allo stesso tempo. Le sue opere, in cui l’arte preispanica si mescola alla cultura popolare quotidiana, sono state riconosciute a livello nazionale e internazionale, ad eventi come la “6ta Bienal Internacional de grabado” 2020 tenutasi a Szeklerland (Romania) e la seconda edizione della “Bienal Arte Lumen” in Messico.

La sua arte è stata influenzata dal TGP “Taller de Gráfica Popular” [en, come nei link seguenti salvo diversa indicazione],ossia uno dei movimenti artistici più importanti dell’arte contemporanea messicana, di cui hanno fatto parte artisti di spicco come: Leopoldo Méndez, Pablo O’Higgins e Luis Arenal Bastar. Questo movimento fu fondato per denunciare le lotte di classe attraverso l’uso di simboli ed elementi popolari messicani.

Allo stesso modo, Ruelas si ispira ai motivi dell’arte ispanica [it], la quale è caratterizzata dall'uso di simboli religiosi, politici ed indigeni tramite cui tenta di esprimere i problemi sociali e di identità all’interno del contesto messicano-americano. L’arte di Manuel è stata anche influenzata dall’espressionismo tedesco [it].

Oggi, il suo lavoro creativo, diviso tra pittura e incisione, si svolge all'interno della galleria d’arte Taller-Galería Barranca Gráfica, la quale è attualmente divisa in due sedi, una in Messico e una negli Stati Uniti. La prima si trova in Messico nel quartiere della Condesa, uno dei luoghi più culturali di Città del Messico. La seconda, invece, si trova a Oakland (California, USA) dove Manuel vive attualmente e da cui dirige entrambe le gallerie.

Circa un anno fa, ebbi l’opportunità di partecipare a un seminario presso la galleria Barranca Gráfica, dove conobbi Manuel Ruelas. In quell'occasione, potemmo discutere delle sue influenze artistiche, così come della sua visione artistica. L’intervista è stata modificata per maggiore chiarezza:

“Sventure di fede.” Realizzato in rilievo 50 x 70 cm 2019, foto usata su autorizzazione dell'artista.

Alejandro Barreto: Nelle tue opere si evince una grande carica satirica, a cosa punta la critica di Manuel Ruelas?

MR: El sentido del humor y la sátira es algo inherente en la cultura mexicana, crecemos, vivimos, y morimos con él, el humor ha servido de vehículo para atacar y sobrellevar las miserias y dolencias del país. En mi caso, este se dio de manera natural y casual, me dio la posibilidad de mantener una postura crítica y política ante los acontecimientos históricos. El contexto social, la mezcla de pobreza, violencia y corrupción se convierten en una realidad en México, una defensa constante en una ciudad que termina por volver rudos a sus ciudadanos. En México hay culto a las luchas y a la  rivalidad de todo tipo, la industria del deporte, la política, la religión y la televisión. Trato de captar un fenómeno del cual somos parte; el infortunio en la sociedad, que va desde enfermarse, o volverse más pobre, violento o corrupto dentro de ella, por ende, el límite del infortunio es la muerte, por eso siempre es recurrente este concepto en mi trabajo.

MR: L’umorismo e la satira sono elementi inerenti alla cultura messicana, sono parte integrante della nostra vita fino alla morte. L’umorismo è servito come mezzo per denunciare e superare le miserie e le sofferenze del paese. Nel mio caso, ciò avviene in maniera naturale e disinvolta, dandomi la possibilità di mantenere una visione critica e politica degli avvenimenti storici. In questo contesto sociale, la povertà si mescola alla violenza e alla corruzione che insieme rappresentano la realtà messicana, una difesa costante in una città che finisce per essere dura contro i propri cittadini. In Messico, vi sono il culto della lotta e della competizione in qualsiasi ambito, da quello dello sport a quello della politica, dalla religione alla televisione. Provo a catturare un fenomeno sociale di cui siamo parte; la miseria della società, ormai sempre più sofferente e che diventa sempre più povera, violenta e corrotta, la cui fine è segnata solo dalla morte. Questa è la ragione per cui la morte è un concetto ricorrente nelle mie opere.

“Codex”. Madera (2019), foto usata su autorizzazione dell'artista.

AB: secondo te, che ruolo ricoprono la street art o i graffiti nella società mondiale attuale?

MR: Democratizó los escaparates, cualquier artista o persona que quisiera decir o pintar algo puede hacerlo, llevó el mensaje a públicos que quizá nunca habían ido a un museo o galería. El gran problema para mí en la actualidad, es que ahora los grandes capitales se dieron cuenta de ello y lo ha convertido en un producto comercial y elitista, un recuso  para la gentrificación, lo cual lo vuelve estéril y meramente decorativo, un fondo ideal para “selfies” y publicidad a gran escala. Aún así, hay grandes artistas de él, firmes y congruentes con su postura.

MR: I graffiti hanno “democratizzato” le pareti delle città, adesso qualsiasi artista o persona ha la possibilità di esprimersi disegnando, ed il messaggio viene trasmesso a quel pubblico che non ha mai visitato un museo o una galleria. Secondo me, il problema più grande al momento è che le capitali mondiali maggiori si sono rese conto di questo aspetto e, pertanto, hanno convertito i graffiti in un prodotto commerciale e d’élite, una negazione della gentrificazione [it] che lo considera un mezzo sterile e puramente decorativo, uno sfondo ideale per “selfie” e pubblicità su larga scala. Ciò nonostante, esistono ancora grandi artisti con visioni determinate e coerenti.

AB: Essere venuto a vivere negli Stati Uniti ha portato a un cambiamento nella tua percezione della cultura messicana-americana rispetto a quando vivevi in Messico?

MR: El punto de partida y la conexión con la cultura méxico-americana para mí fue el concepto de Nepantla, una palabra indígena náhuatl muy importante para nosotros los mexicanos que significa “en el medio” “entremedio”, entonces, la experiencia de vivir en Estados Unidos, me ha llevado indagar por los caminos de la añoranza; la propia y la colectiva desde “en medio”, ese concepto está muy presente en mi trabajo. Al mismo tiempo voy recolectando historias sobre segregación, xenofobia y racismo, pero también de la superación personal, organización, colectividad y lucha.

MR: Il punto di partenza e la connessione con la cultura messicana-americana per me è rappresentata dal concetto di Nepantla, una parola della cultura indigena náhuatl molto importante per noi messicani che significa “nel mezzo”, “intermedio”. A questo proposito, l’esperienza di vivere negli Stati Uniti, mi ha spinto a percorrere i sentieri della nostalgia, sia individuale che collettiva del vivere “nel mezzo”, un concetto altrettanto ricorrente nelle mie opere. Tuttavia, nei miei lavori non intendo raccontare solo le storie sulla segregazione, la xenofobia e il razzismo ma anche quelle del superamento personale, dell’organizzazione, della collettività e della lotta.

“Specchio nero fumante”. Realizzato su lino 15 x 20 cm, foto usata su autorizzazione dell'artista.

AB: Vi sono molti riferimenti alla cultura pop e all'argomento del territorio nelle tue opere, come funzionano questi due concetti per te come artista?

MR: Funcionan partiendo del mito antiguo de la migración de Aztlán de los “Mexicas” o “Aztecas” [hacia donde queda la Ciudad de México hoy], la migración y la construcción de la identidad-territorio. La gente de Aztlán, los Aztecas, tuvo que abandonar su hogar en busca de la tierra prometida por los dioses. Por órdenes del dios de la guerra y el sol, Huitzilopochtli,  iniciaron una peregrinación hasta encontrar un águila devorando a una serpiente, posada sobre un nopal para fundar México-Tenochtitlán, [la actual Ciudad de México]. Esto para mí, es un valor cultural transfronterizo y de migración, con el que quise construir puentes entre lo propio y lo ajeno, la mezcla de la iconografía de los signos aztecas pero idealizados por la cultura de barrio o popular y reinterpretada a la luz de la nueva cultura de consumo de masas. Los elementos consumistas populares y los de culto en el imperio Azteca. Nombres, personajes comunes y marcas presentes en nuestra cultura colectiva. Estos ejercicios de apropiación y e hibridación me han hecho buscar nuevos significados a los iconos, reformulando sus narrativas y dándole nuevas maneras de representación.

MR: Alla base di questi concetti vi è l’antico mito dell’immigrazione da Aztlán dei “Messicani” o “Aztechi” [avvenuta dove sorge l’odierna Città del Messico], l’immigrazione e la costruzione dell’identità del territorio. La gente di Aztlán [es], gli Aztechi, abbandonarono la loro patria in cerca della terra promessa degli dei. Per ordine degli dei della guerra e del sole, Huitzilopochtli [it] iniziarono un pellegrinaggio per trovare il luogo dove fondare México-Tenochtitlán [l’attuale Città del Messico] simboleggiato da un’aquila sopra un fico d’india ed intenta a divorare un serpente. Quello dell'immigrazione per me è un valore culturale internazionale, con cui si tenta di costruire ponti tra ciò che si conosce e ciò che è sconosciuto. Tuttavia, l’insieme dei simboli nell'iconografia azteca è stato ormai idealizzato dalla cultura popolare e reinterpretato alla luce della nuova cultura del consumismo di massa. Vi è stata un'unione tra gli elementi della cultura consumistica popolare e quelli di culto dell’impero Azteco. Nomi, personaggi comuni e simboli presenti nella nostra cultura collettiva. Questi atti di appropriazione e ibridazione mi hanno spinto a cercare nuovi significati a tali simboli, riformulando le loro storie attraverso nuove forme di rappresentazione.

“Dualità”. Realizzato su lino 15 x 10cm, foto usata su autorizzazione dell'artista.

Per altre opere visitare il profilo Instagram [es] dell'artista.

 

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