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La letteratura come via per esplorare la fusione indo-nepalese: intervista allo scrittore Prajwal Parajuly

Prajwal Parajuly, scrittore indo-nepalese. Foto utilizzata con autorizzazione.

L'India e il Nepal condividono una frontiera lunga 1750 km [it], aperta alle popolazioni in entrambe le direzioni. Questa prossimità ha creato una complessa relazione [it] di scambi economici e culturali, così come conflitti circa problemi di cittadinanza, delimitazione delle frontiere e il delicato equilibrio politico tra Cina e Pakistan.

Per meglio comprendere questa relazione, ho chiesto allo scrittore indo-nepalese Prajwal Parajuly [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione], il cui lavoro esplora i diversi modi in cui vengono vissute le identità nepalese e indo-nepalese in tutto il mondo, che ci espone cosa ne pensa.

Filip Noubel: tu sei un autore indo-nepalese che scrive in inglese, sei cresciuto nel Sikkim e sei stato invitato a partecipare a marzo al Salone del libro di Parigi come rappresentante della letteratura indiana. Come ti relazioni a questa miscela di affiliazioni linguistiche e culturali?

Copertina della traduzione francese del romanzo di Parajuly “Land Where I Flee”. Immagine usata con autorizzazione.

Prajwal Parajuly (PP): I am of Indian of Nepalese heritage, with parents from two different countries. I also grew up in a former Himalayan kingdom—Sikkim, that was annexed by India in 1975. I think it’s perfectly okay to get goosebumps when one hears Jana Gana Mana, the Indian national anthem, but to feel more at home in Kathmandu, the Nepalese capital, than one does in any big Indian city. It’s okay to pledge allegiance to one country and have a lot in common with another.

Prajwal Parajuly (PP): ho origini indiane e nepalesi, dato che i miei genitori vengono da questi due paesi. Sono anche cresciuto nel Sikkim [it], un ex-regno dell'Himalaya che fu annesso all'India nel 1975. Credo che sia del tutto normale avere la pelle d'oca ascoltando l'inno nazionale indiano Jana Gana Mana, ma sentirsi più a casa a Kathmandu, la capitale nepalese, anziché in una qualsiasi metropoli indiana. È legittimo giurare fedeltà a un paese e avere molte affinità con un altro.

I consider both English and Nepali my first languages. I think and dream in English but often pray in Nepali. Nepali is a beautiful language: I can speak endlessly about the onomatopoeic deliciousness you find in abundance in it. We laugh galala. We spit pyachcha. We sit thyaachakka. I have on more than one occasion called my novel “Land Where I Flee” a love letter to the Nepali language.

What a privilege it is to represent Indian literature at a book fair in Paris. I like this idea about a festival having a guest country of honour. It brings a spotlight on books one wouldn’t have ordinarily picked up, it brings up the importance of translations. Translations will keep the world sane.

Considero sia l'inglese che il nepalese le mie lingue native. Penso e sogno in inglese, ma spesso prego in nepalese, che è una lingua bellissima: potrei parlare senza sosta dell'abbondanza di meravigliose onomatopee del nepalese. Ridiamo galala. Sputiamo pyachcha. Ci sediamo thyaachakka. In più di un'occasione, ho definito il mio romanzo “Land Where I Flee” come una lettera d'amore alla lingua nepalese. È un privilegio per me rappresentare la letteratura indiana in una fiera del libro a Parigi. Mi piace l'idea che un festival abbia un paese come ospite d'onore, perché si mettono in luce libri che altrimenti sarebbero rimasti nell'ombra e si evidenzia l'importanza delle traduzioni. È la traduzione a mantenere sano il mondo.

FN: Il tuo primo libro, “The Gurkha's Daughter“, è una raccolta di racconti in cui viene descritta la vita del popolo nepalese, inclusa la diaspora, e si estende dal Buthan a New York. Il tuo secondo libro, “Land Where I Flee“, è ambientato nel Sikkim, ma è anche una storia di esilio e di ritorno al proprio paese e affronta anche problematiche legate alla definizione di genere. Perché le identità miste o in cambiamento sono una fonte d'ispirazione tanto importante per te?

PP: Let me tell you a story. In 2001, a group of us visited Bombay and Goa. It was an exciting time, but we often confronted confused looks from “heartland” Indians. Gangtok, the capital of Sikkim, may loosely rhyme with “Bangkok,” but that was still no reason for a fellow Indian not to know where it was. We were thought of as being from Thailand or Bhutan. Many Indians didn’t even know that Sikkim was a part of India. Anyone who grows up in the northeast of the country will have encountered questions of identity more than the average Indian. There’s no escaping it for the Nepali-Indian who has to stress her nationality every time she mentions her ethnicity. That’s the reason a map prefaces every story in “The Gurkha’s Daughter” and why all editions of “Land Where I Flee” also have maps. It was as much to inform my reader in Missouri as it was for the benefit of my average Indian reader. The northeast is almost always a footnote in the average Indian’s consciousness.

PP: Ora ti racconto una storia. Nel 2001, ho visitato con un gruppo Bombay e Goa. È stata un'esperienza incredibile, ma spesso abbiamo incontrato gli sguardi confusi degli indiani “autoctoni”. Gangtok, la capitale del Sikkim, ha una vaga assonanza con “Bangkok”, ma ciò non giustificava il fatto che i nostri compatrioti indiani ignorassero dove si trovasse. Credevano che venissimo dalla Thailandia o dal Bhutan. Molti indiani non sanno neanche che il Sikkim faceva parte dell'India. Chiunque cresca nel nord-est dell'India sarà più esposto ai problemi di identità rispetto all'indiano medio. Non esiste una scappatoia per gli indo-nepalesi che devono sottolineare la propria nazionalità ogni volta che menzionano la loro etnia. Ecco perché ogni racconto di “The Gurkha's Daughter” è introdotto da una mappa e tutte le edizioni di “Land Where I Flee” includono delle mappe. Ciò è stato importante per informare sia il lettore nel Missouri, sia il lettore indiano medio. Il nord-est dell'India è quasi sempre visto come un mero trafiletto nella coscienza dell'indiano medio.

I've always been fascinated by gender identity, by fluidity in sexual identity. “Land Where I Flee” has a eunuch character. I can think of at least two other books that were published in the last several years with prominent eunuch characters. I think every South Asian wants to write about eunuchs.

Sono sempre stato affascinato dall'identità di genere, dalla fluidità nell'identità sessuale. Nel romanzo “Land Where I Flee”, uno dei personaggi è un eunuco. Mi vengono in mente almeno altri due libri pubblicati negli ultimi anni dove figurano degli eunuchi tra i personaggi importanti. Credo che tutti gli scrittori dell'Asia meridionale vogliano scrivere sugli eunuchi.

L'iconico Boudhanath [it] di Kathmandu, uno degli stupa più grandi del Nepal. Foto di Filip Noubel, usata con autorizzazione.

FN: Secondo te, chi sono gli autori nepalesi e indiani che meritano una maggiore attenzione internazionale e magari anche una traduzione?

PP: Where do I begin? Narayan Wagle, who is likely the biggest-selling Nepali-language writer in the world, deserves to be translated widely. I would also mention Nepali-language writer Indra Bahadur Rai. Tashi Choppel, whose “How to Collect a Folktale“, was recently published by Rachna Publications, deserves global readers. He’s undoubtedly one of the best poets in the country. Others include Chetan Raj Shrestha, Sandip Roy and Sumana Roy. For us to understand Nepal through non-fiction, Sujeev Shakya’s Unleashing the Vajra is a must-read. I am also looking forward to Amish Raj Mulmi’s new book on Nepal and China. Sanu Lama and Bir Bikram Gurung—Nepali-language writers from Sikkim and Darjeeling—also deserve a worldwide readership.

PP: Da dove comincio? Narayan Wagle, probabilmente lo scrittore nepalese con il maggior successo commerciale nel mondo, merita di essere tradotto su larga scala. Voglio menzionare anche lo scrittore nepalese Indra Bahadur Rai. Tashi Choppel, il cui libro “How to Collect a Folktale” è stato recentemente pubblicato da Rachna Publications, merita anche lui una platea di lettori internazionali. È senza dubbio uno dei migliori poeti del paese. Tra gli altri, posso citare Chetan Raj Shrestha, Sandip Roy e Sumana Roy. Per comprendere il Nepal attraverso la saggistica, “Unleashing the Vajra” di Sujeev Shakya è una lettura essenziale. Attendo anche con impazienza il nuovo libro sul Nepal e la Cina di Amish Raj Mulmi. Infine, Sanu Lama e Bir Bikram Gurung, scrittori in lingua nepalese del Sikkim e di Darjeeling, meritano anch'essi un pubblico internazionale.

Scena di strada a Kathmandu. Foto di Filip Noubel, usata con autorizzazione.

FN: I tuoi libri sono stati tradotti e sono in corso di traduzione. Come lavori con i tuoi traduttori?

PP: I work very closely with the translators. I enjoy the process, a translator’s interpretation of my work. Benoîte Dauvergne, my French translator, and I had worked before for a wonderful French magazine called Jentayu. Collaborating with her on “Fuir et revenir” felt like being reunited with a close friend. My parents translated my book into Nepali. My characters often speak in Nepali, so for their conversation to be rendered in English by me entailed a process of translation. In many ways, my translators are translating conversations that are already translated. Translators are such amazing people. To translate is a selfless act.

PP: Ho una collaborazione molto stretta con i miei traduttori. Mi piace il processo, l'interpretazione delle mie opere da parte di un traduttore. Con la mia traduttrice per il francese, Benoîte Dauvergne, avevo già collaborato in passato per una fantastica rivista francese chiamata Jentayu. Lavorare con lei per il romanzo “Fuir et Revenir” è stato come ritrovarmi con una vecchia amica. I miei genitori hanno tradotto il mio libro in nepalese. Spesso, i miei personaggi parlano nepalese e per rendere in inglese i loro dialoghi, è necessario un processo di traduzione. Per molti versi, i miei traduttori traducono dialoghi che sono già tradotti. I traduttori sono persone eccezionali; tradurre è un atto di altruismo.

Libreria a Patan, una città vicino a Kathmandu. Foto di Filip Noubel, usata con autorizzazione. 

FN: Com'è attualmente la cultura della lettura in India e in Nepal? Alcune librerie indipendenti si trovano in difficoltà in Occidente. È lo stesso anche nell'Asia meridionale?

PP: You’ve caught me at a strange time. I just discovered that pirated copies of my books have infiltrated the market. I guess I should be flattered because the bottom line is that people are reading. Of the hundreds of challenges I face as a writer, I never thought tackling counterfeit copies would be right up there. I have spent the last few days exchanging emails with my publishers and distributors about what actions they will take. It is a most exciting time to be a writer in India if the proliferation of literary festivals is any indication. I am amazed by what I see at Rachna Books, my hometown bookstore. The store has become a tourist destination. Imagine a bookstore being on every must-visit list! People are reading, and books sell. When in Kathmandu recently, I went to Nepalaya, my Nepali-language publishers, and saw that the Nepali translation of “The Gurkha’s Daughter” had sold over 10,000 copies. Isn’t that wonderful? The book being read by the very people it was about in the very language the characters speak in? Heart-warming. The book has reached the most remote corners of Nepal.

PP: Mi prendi in un momento piuttosto strano. Ho appena scoperto che circolano delle copie pirata dei miei libri. Immagino che dovrei esserne lusingato, perché l'importante è che la gente legga. Delle centinaia di difficoltà che devo affrontare come scrittore, mai avrei pensato di avere a che fare con delle copie false delle mie opere. Ho trascorso gli ultimi giorni scambiando email con i miei editori e distributori circa le azioni che intraprenderanno a riguardo. È un momento davvero entusiasmante per uno scrittore indiano, se si guarda la proliferazione di festival letterari in India. Sono colpito nel vedere che la libreria Rachna Books, nella mia città natale, sia diventata una meta turistica. Immagina una libreria che figura tra i siti da visitare assolutamente! La gente sta leggendo e i libri si vendono. Durante una recente visita a Kathmandu, sono andato dal mio editore per la lingua nepalese, Nepalaya, e ho scoperto che la versione nepalese di “The Gurkha's Daughter” aveva venduto oltre 10.000 copie. Non è meraviglioso? Il libro viene letto dalle persone di cui parla e nella lingua dei personaggi. È emozionante. Il libro ha raggiunto gli angoli più remoti del Nepal.

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