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Pechino reprime l'opposizione di Hong Kong durante la pandemia da COVID-19

Arresto di massa, 18 aprile 2020: Leung Yiu-chung, Avery Ng, Lee Cheuk-yan, Albert Ho, Martin Lee, Figa Chan, Jimmy Lai, Sin Chung-kai, Cyd Ho, Au Nok-hin, Margaret Ng, Yeung Sum, Raphael Wong, Leung Kwok-hung, Richard Tsoi. Immagine da Hong Kong Free Press.

Il seguente post è stato pubblicato [en, come link seguenti salvo diversa specificazione] su Hong Kong Free Press il 20 aprile 2020 e ripubblicato da Global Voices nell'ambito di un accordo di partenariato

Grazie all'attenzione del mondo focalizzata sulla pandemia da coronavirus e sui manifestanti in strada, le autorità cinesi e di Hong Kong, hanno intensificato gli sforzi per reprimere il movimento democratico nel territorio semi-autonomo.

Nel giro di soli cinque giorni, la città ha visto il suo potere legislativo, giudiziario, il sistema legale e la società civile sotto minaccia, conclusasi con l'arresto di 15 capi dell'opposizione. HKFP riassume gli eventi chiave della settimana passata.

Attacco ai legislatori dell'opposizione

Il 14 aprile, l'Ufficio Affari di Hong Kong e Macao di Pechino (HKMAO) e l'Ufficio di collegamento del governo cinese a Hong Kong hanno lanciato un attacco inedito contro i legislatori dell'opposizione della città, accusandoli di “gretto ostruzionismo” nel tentativo di bloccare l'elezione del Presidente per il comitato della Camera del Consiglio legislativo.

Il compito del Comitato della Camera, composto da tutti i legislatori, è quello di esaminare le leggi presentate alle riunioni del Consiglio per l'approvazione. Dal momento che i legislatori filo-pechinesi risultano essere la maggioranza, i legislatori a favore della democrazia hanno usato “l'ostruzionismo” come mezzo per interrompere la legislazione. Come presidente della riunione elettorale del Comitato della Camera, il legislatore del settore legale Dennis Kwok, si è attenuto alle linee guida procedurali e ha concesso ad altri legislatori il tempo di sollevare le domande. Di conseguenza, dopo 15 riunioni, il Comitato della Camera, doveva ancora eleggere un Presidente.

L'accusa di Pechino implica che il Consiglio potrebbe invocare l'articolo 79 della Legge fondamentale per squalificare un legislatore condannato per comportamento scorretto o violazione di un giuramento, con un voto di due terzi dei membri del Consiglio. Numerosi legislatori a favore della democrazia sono stati squalificati dopo aver prestato giuramento nel 2016, in seguito ad una controversa sentenza emessa da Pechino per “l'interpretazione” dell'articolo 104 della Costituzione, dichiarando che gli ufficiali pubblici devono giurare fedeltà sinceramente e solennemente.

A seguito delle dichiarazioni del 14 aprile, l'Ordine degli Avvocati ha invitato gli Uffici a esercitare moderazione. Nel frattempo, l'amministratore delegato Carrie Lam ha respinto le critiche pubbliche secondo cui gli uffici avevano tentato di interferire nel Consiglio legislativo.

Presunta ingerenza giudiziaria

Sempre il 14 aprile, l'Agenzia di stampa Reuters ha riportato che l'indipendenza giudiziaria e lo stato di diritto di Hong Kong, sono stati minacciati dall'interferenza di Pechino, citando come fonti tre giudici senior, rimasti anonimi. Ha inoltre affermato che il giudice supremo della Corte d'appello finale di Hong Kong Geoffrey Ma ha dovuto contestare la posizione dei funzionari del Partito Comunista secondo cui “lo stato di diritto, in fin dei conti deve essere uno strumento per preservare il governo di un partito”.

Geoffrey Ma è stato nominato Chief Justice nel 2010 e il settore legale, ritiene che Ma abbia contribuito all'indipendenza giudiziaria di Hong Kong negli ultimi dieci anni. Tuttavia Ma è stato sostituito da Andrew Cheung, il quale ha supervisionato una serie di ricorsi controversi, tra cui uno che ha espulso i legislatori eletti democraticamente Baggio Leung e Yau Wai-Ching dalla legislatura di Hong Kong, a causa delle controversie sui giuramenti. Pechino è intervenuta reinterpretando la Costituzione, fornendo supporto legale per la squalifica dei legislatori nel 2016. Di fronte all'intervento diretto di Pechino, il Capo giuridico in entratra ha dichiarato che sarebbe “arrogante e presuntuoso” per i tribunali di Hong Kong dire cosa si possa fare o meno in un diverso ordinamento giuridico.

In risposta al rapporto di Reuters, Ma ha affermato in una rara dichiarazione di non aver “mai incontrato o sperimentato alcuna forma di interferenza da parte delle autorità continentali”.

Il segretario della giustizia Teresa Cheng ha respinto il rapporto di Reuters, definendolo “fuorviante” ed ha citato la dichiarazione di Ma come prova che Pechino non si è mai intromessa con l'indipendenza giudiziaria di Hong Kong.

Nel frattempo, tutti e 30 i rappresentanti del settore legale del Comitato esecutivo elettorale, compreso il presidente dell'Ordine degli avvocati Philip Dykes, ha espresso una “grave preoccupazione” per l'accusa.

Rinnovato dibattito sulla legge di sicurezza nazionale

Mercoledì 15, il direttore dell'Ufficio di collegamento cinese Luo Huining, ha esortato il governo di Hong Kong a intensificare gli sforzi per salvaguardare la sicurezza nazionale, rafforzando la legislazione e potenziandone l'applicazione.

L'uomo numero uno di Pechino in città ha dichiarato che le forze straniere avevano “profondamente interferito” negli affari della città, senza tuttavia citare alcuna prova. Ha dichiarato che il sistema legale della città dovrebbe essere migliorato per evitare di diventare un rischio per la sicurezza nazionale.

Carrie Lam ha anche affermato che il governo di Hong Kong aveva la responsabilità costituzionale di proteggere la sicurezza nazionale.

Facendo eco alle osservazioni di Luo, le figure filo-cinesi hanno chiesto l'attuazione dell'articolo 23 della Legge fondamentale, che impone al governo di Hong Kong di emanare leggi per proibire atti di tradimento, secessione, sedizione e sovversione contro Pechino. Da quando la sua legislazione fallì nel 2003 a seguito di proteste di massa, le autorità di Pechino e Hong Kong tentarono periodicamente di riaprire il dibattito riguardo all'articolo 23.

Ridefinito lo stato degli uffici di Pechino

Venerdì 17, l'Ufficio di collegamento cinese ha dichiarato di non essere limitato dall'articolo 22 della Costituzione. La disposizione della mini-costituzione proibisce a qualsiasi “dipartimento del governo popolare centrale” di interferire negli affari interni di Hong Kong. Dichiara inoltre che tutti gli uffici istituiti da tali dipartimenti devono rispettare le leggi locali.

L'ufficio di collegamento ha ribadito di essere, insieme all'HKMAO, un ufficio istituito dal governo centrale e pertanto che entrambi hanno il diritto di supervisionare e commentare gli affari della città.

Sebbene il governo di Hong Kong abbia spiegato in documenti ufficiali che i due organi di Pechino erano stati effettivamente istituiti ai sensi dell'articolo 22, ha cambiato posizione e ha dichiarato nelle prime ore di domenica di stare al momento adottando pienamente il punto di vista dell'Ufficio di collegamento cinese .

Arresti di massa

Sabato 18, la polizia di Hong Kong ha arrestato 15 politici , sostenitori e attivisti democratici di alto profilo sospettati di aver organizzato e partecipato a una serie di assemblee non autorizzate contro la proposta del governo di Hong Kong di modificare la legge di estradizione [it] tra agosto e ottobre 2019.

Tra gli arrestati i veterani politici e consulenti senior Martin Lee e Margaret Ng, l'ex presidente del Partito Democratico Albert Ho, Lee Cheuk-yan del Partito Laburista e il magnate dei media Jimmy Lai. Il raduno ha anche segnato il primo arresto per Martin Lee, 81 anni e Ng, 72, entrambi critici di lunga data del Partito Comunista Cinese.

Le assemblee non autorizzate di cui il gruppo è stato accusato di organizzare, facevano parte di un movimento “senza leader” di durata di un mese, contro un disegno di legge ora messo in atto, che avrebbe consentito alle autorità di Hong Kong di estradare i sospetti alle loro controparti continentali. A partire da metà marzo, secondo i dati della polizia, oltre 7800 persone sono state arrestate e oltre 1200 processate in relazione alle proteste di massa e ai disordini.

Gli ultimi arresti hanno suscitato forti critiche da parte di associazioni per i diritti umani e osservatori internazionali.

“Con l'attenzione del mondo focalizzata sull'epidemia di COVID-19, Pechino e il suo governo asservito a Hong Kong, hanno compiuto un ulteriore passo verso la sepoltura di “un paese, due sistemi”, ha dichiarato Chris Patten, l'ultimo governatore coloniale di Hong Kong.

“Questo non è lo stato di diritto. Questo è ciò che fanno i governi autoritari. Diventa sempre più chiaro, settimana dopo settimana e giorno per giorno, che Pechino è determinata a limitare Hong Kong ”.

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