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Per i migranti e lavoratori giornalieri del Nepal, il lockdown è più pericoloso del coronavirus

A man is sitting at the banks of Tilicho lake, Nepal, holding a Nepali flag. Image via Pxfuel, used under a Creative Commons Zero - CC0 license.

Un uomo siede sulle rive del fiume Tilicho, Khangsar, Nepal, e tiene in mano la bandiera nepalese. Immagine da Pxfuel, usata con licenza Creative Commons Zero – CC0 license.

Il paese himalayano del Nepal sta affrontando un'enorme sfida nel dare protezione e fare tornare in sicurezza i migliaia di cittadini nepalesi che, spostandosi per motivi di lavoro, sono ora bloccati [en, come i link successivi, salvo diversa indicazione] al confine tra il Nepal e l'India, oltre che in altre parti del mondo.

Il Paese è stato in lockdown per circa un mese, con spazi pubblici, servizi di trasporto e aeroporti chiusi e con i confini con India e Cina completamente bloccati. Non sono autorizzati i viaggi da e per il Paese, incluso per i cittadini nepalesi. Il lockdown non ha avuto un impatto uguale su tutti, infatti tra i più colpiti dalle restrizioni ci sono i lavoratori migranti e giornalieri.

Negli ultimi decenni, molti nepalesi in cerca di lavoro si sono recati in paesi come l'Arabia Saudita, il Kuwait, la Malesia, la Corea del Sud e la vicina India. Circa un terzo dell'economia del Nepal è supportata dalle rimesse inviate da questi lavoratori. Il governo ha iniziato un processo per rintracciare quelli che si stimano essere 4.5 milioni di nepalesi che vivono attualmente all'estero in qualità di lavoratori migranti.

Quasi 500 lavoratori migranti del Nepal sono bloccati al confine con l'India alla disperata ricerca di un modo per tornare a casa, dal momento che non hanno né un posto sicuro in cui stare né cibo. Molti di loro stanno dormendo per strada e altri stanno rischiando le loro vite per superare illegalmente il confine.

Lavoratori migranti bloccati lungo il condine tra India e Nepal, nella città di Dharchula, a causa del lockdown durante l'epidemia di Coronavirus. Il governo centrale ha ordinato a tutti gli Stati di chiudere i confini e di tenere sotto controllo gli spostamenti della popolazione.

Anche i lavoratori migranti nepalesi che vivono in paesi come gli Emirati Arabi Uniti si trovano adesso in una situazione di notevole rischio. Nel mezzo della pandemia e del lockdown, il Qatar ha immediatamente espulso centinaia di nepalesi senza alcuna rete di supporto, mentre migliaia di lavoratori vivono ancora in campi allestiti nel Qatar senza lavoro né adeguato alloggio.

Chandar Kumar del Kathmandu Post ha scritto su Twitter:

Il gruppo di difesa dei diritti umani ha accusato le autorità del Qatar di avere circuito ed espulso, lo scorso marzo, dozzine di lavoratori migranti con la scusa di portarli a fare test per il Covid-19.
Lo ho riportato. @amnesty @amnestynepa

Inoltre, più di 655 casi di COVID-19 sono costituiti da lavoratori migranti nepalesi che si trovano all'estero. Molti dei migranti cercano il supporto del governo per tornare a casa, ma il governo del Nepal non è né disposto né pronto a facilitare il loro ritorno in sicurezza.

I lavoratori migranti nel Medio Oriente vivono nel timore di ulteriori licenziamenti e espulsioni. Il giornalista Dewan RAI scrive su Twitter che:

Una sfida impellente per il governo del Nepal è di portare a casa i lavoratori migranti nepalesi che si trovano in Medio Oriente. Gli Emirati Arabi Uniti vogliono che i lavoratori migranti siano rimpatriati e stanno considerando una quota per i lavoratori provenienti dai paesi che si rifiutano di rimpatriare i propri cittadini, il @NepaliTimes riporta https://t.co/K36bmankrC https://t.co/gJ3RYfASEa

In un articolo sul sito di notizie nepalese My Republica, i sociologi Prakash Bhattarai e Rajendra Senchurey hanno delineato le sfide che, a loro avviso, il Nepal si troverà a fronteggiare se molti lavoratori migranti faranno ritorno a casa come conseguenza negativa del COVID-19:

A growing negative narrative on migration and migrants is identified as another significant impact with the beginning of the COVID-19 crisis. [..] It is quite important to create new narratives to challenge these stigmatizing narratives. [..] Post-COVID-19 development policy should also emphasize making use of the knowledge and skills that returnee migrants have brought along.

Un ulteriore elemento che coincide con l'inizio della crisi per il COVID-19 è l'aumento delle narrazioni negative sulle migrazioni e i migranti. […] È davvero importante creare nuove narrative per sfidare quelle stigmatizzanti. […] Le politiche di sviluppo che seguiranno il COVID-19 dovranno inoltre sottolineare l'utilità delle conoscenze e delle capacità che i migranti hanno portato con sé tornando in patria.

Secondo i report, dall'inizio del lockdown migliaia di persone, inclusi studenti bloccati e lavoratori giornalieri ormai disoccupati, hanno fatto ritorno ai propri villaggi lasciando le grandi città come Kathmandu, Pokhara e Chitwan. Molti lavoratori domestici immigrati si sono trovati a fronteggiare una difficile scelta: dal momento che i servizi di trasporto erano interrotti, per loro era difficile tornare nei propri distretti di origine. In tanti hanno intrapreso il viaggio di ritorno a piedi.

#covid_19 #covid19nepal Leggi la storia di 17 operai che hanno camminato per 575 chilometri da Kathmandu a Rajapur, Bardiya, dopo il lockdown.

Record Nepal, una pubblicazione digitale indipendente con sede a Kathmandu, ha divulgato un'intervista a un operaio edile migrante a cui è stato chiesto il motivo per cui i suoi colleghi stessero scappando dalla capitale:

Perché i migranti scappano da Kathmandu? #lockdownspeciale

Rohinda Manda, un operaio edile di Sarlahi

[Testo del video]: Rohinda Manda: Non abbiamo più lavoro da quando è iniziato il lockdown, che continua a essere esteso di settimana in settimana. Stiamo a casa e stiamo finendo cibo e soldi. Non abbiamo altri amici o sistemi di supporto come nei villaggi. La situazione è molto precaria ed è difficile per noi sopravvivere a Kathmandu. Per questo motivo, siamo obbligati a tornare a casa a piedi, nonostante il viaggio sia lungo e difficile. Siamo un gruppo di 10 amici diretti nella stessa direzione. Ci metteremo almeno 4 giorni ad arrivare a casa. Ma lo faremo lo stesso, andremo lentamente verso casa perché non ci restano altre opzioni.

Record Nepal ha anche pubblicato la storia di un uomo che è deceduto mentre percorreva a piedi la strada che lo avrebbe dovuto portare a casa.

La prima morte connessa con il #COVID19 in #Nepal – non è dovuta al virus stesso ma alla disperazione. Lettura importante @recordnepal. Lo stato del Nepal ha, ancora una volta, fallito nei confronti dei suoi cittadini più vulnerabili!

Il 17 aprile 2020, la Corte Suprema del Nepal ha approvato un ordine che impone al governo di rimpatriare i lavoratori migranti vulnerabili e di organizzare il trasporto gratuito per tutti i cittadini diretti a casa così da assicurare loro di rientrare in sicurezza. L'ordine include l'obbligo per tutte le persone sospette di avere il COVID-19 di essere messe in quarantena prima di rientrare nelle proprie case.

La Corte Suprema del Nepal ha chiesto al governo di utilizzare le proprie ambasciate per identificare i nepalesi migranti che lavorano all'estero così da assicurare che ricevano cure in caso di COVID-19, seguendo le direttive dell'OMS, senza discriminazione, e di riportare a casa qualunque lavoratore migrante in condizioni di vulnerabilità: https://t.co/VsanEhIPUd

Potrebbe essere ancora presto per determinare quanto effettivamente il governo abbia applicato queste direttive, anche perché il Paese è ancora sotto lockdown.

Stando alle statistiche, da quando è stato identificato il primo caso di COVID-19 lo scorso 24 gennaio, il Nepal ha confermato solo 30 casi e due ricoveri al momento della stesura di questo articolo. La lista include 13 persone che facevano ritorno da Paesi come la Gran Bretagna, diverse parti d'Europa e Dubai, e 12 cittadini di nazionalità indiana che si erano recati in Nepal per prendere parte a una conferenza religiosa. Mentre il numero dei casi riportati all'interno del Nepal è relativamente basso, si teme lo scoppio dell'epidemia poiché il numero dei test effettuati nel paese è insufficiente.

Il governo del Nepal si sta concentrando principalmente sulle esigenze sanitarie immediate, ma per salvare il Paese da una crisi socio-economica di portata più ampia, dovrebbe anche affrontare le questioni riguardanti i cittadini più vulnerabili. Il governo dovrebbe inoltre preparare strategie a lungo termine con la consultazione di esperti, così da permettere al paese di uscire dall'attuale lockdown.

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