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Prima delle controverse elezioni, il Burundi affronta i suoi primi casi di COVID-19

Pierre Nkurunziza, presidente del Burundi, arrestato durante la cerimonia di apertura del World Economic Forum in Africa a Cape Town, Sudafrica, 4 giugno, 2008. Foto di Eric Miller/WEF [it] via CC BY 2.0.

Scopri la speciale copertura dell’ impatto globale del COVID-19 [it].

Le elezioni in Burundi, fissate per il 20 maggio 2020, sono state circondate [en] da preoccupazioni sulla sicurezza e sulla transparenza [fr, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione]. Dopo la crisi elettorale del 2015 [en] e le sue continue ripercussioni, è stato accolto con grande positività il fatto che il presidente Pierre Nkurunziza non si sarebbe ripresentato. Il suo partito ha scelto [en] un candidato successore — Évariste Ndayishimiye. 

Tuttavia, a marzo la commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sul Burundi ha reso noto [en] che “resta grave il rischio di atrocità”. I servizi di sicurezza ed il gruppo giovanile del partito dominante conosciuto come Imbonerakure continuano [en] ad attaccare denigratori [en] e partiti d'opposizione — specialmente il partito [en] del Congresso nazionale per la Libertà (CNL). I funzionari del governo rifiutano queste segnalazioni.

Anche i giornalisti sono soggetti a restrizioni [en]. Uno degli ultimi media indipendenti, Iwacu, ha visto quattro reporter arrestati [en] l'ultimo anno e di recente il giornale ha denuciato di aver ricevuto violente minacce [en] contro di esso.

Ora la pandemia del COVID-19 pone un altro problema di sicurezza pubblica. Il 31 marzo il governo ha confermato i suoi primi due casi positivi — entrambi cittadini burundesi di ritorno dall'estero. Il Ministro della Salute ha riferito che in ospedale stanno procedendo bene ed il governo sta rintracciando i loro contatti. Ha riportato un altro caso il 2 aprile.

Quando il Burundi non aveva ancora casi positivi, un comunicato del portavoce del governo aveva detto che il loro status di zero casi era dovuto al fatto che il Burundi è protetto “dalla grazia di Dio”.

I funzionari sostengono il proseguimento delle elezioni.

Le misure per il COVID-19

Nella fase precedente i primi casi apparsi nel Burundi, il governo aveva già limitato i viaggi dai paesi colpiti e la maggior parte dei voli internazionali erano stati sospesi a metà marzo. Anche i viaggi via terra sono stati limitati, rallentando il commercio. Alcuni veicoli provenienti dal Ruanda sono stati bloccati alla frontiera, provocando le lamentele del paese.

Ai confini è stato effettuato anche il test della temperatura fin da metà marzo:

Qui è il posto di frontiera verso DRC. Sono in atto le misure sanitarie, i dottori sono schierati con il materiale per il test della temperatura. La quarantena è obbligatoria per i viaggiatori che vogliono entrare nel Burundi.

I funzionari del governo hanno incoraggiato misure preventive come la distanza sociale e l'uso di dispositivi per lavare le mani installati sul suolo pubblico come le stazioni degli autobus

Tuttavia, dopo il presentarsi dei primi casi, gli stessi hanno comunicato che le misure non sarebbero state più prese nell'immediato. L'8 aprile, il Ministro della Salute ha dichiarato che le persone avrebbero potuto continuare con le loro attività quotidiane.

Come altrove, si discute se le misure prese siano sufficienti, i bar ed i supermercati sono [en] aperti e gli eventi religiosi e sportivi [en] — come le partite di calcio — che molti altri paesi hanno sospeso, continuano abbastanza regolarmente.

Iwacu ha riportato che molte persone sono preoccupate e che qualcuno sta lasciando le città per il proprio villaggio d'origine, sollevando preoccupazione per un possibile contagio. L'economista Faustin Ndikumana ha sottolineato che molti lavoratori autonomi sarebbero colpiti più duramente da eventuali misure di confinamento futuro, lottando per cercare di non lavorare.

Il blogger Apollinaire Nkurunziza è preoccupato del fatto che non tutti seguiranno le linee guida:

Per prevenire il Coronavirus l'Università del Burundi ha installato dispositivi per il lavaggio delle mani in tutti i campus e college, università e ristoranti…

Il 4 aprile le autorità hanno impedito alle persone con doppia nazionalità burundese di imbarcarsi su un volo di rimpatrio belga. Le relazioni diplomatiche sono tese da quando la crisi del 2015 è stata criticata a livello internazionale. 

Il governo del Burundi ha creato un punto finalizzato al controllo  — a volte apparentemente arbitrario — su persone ed istituzioni legate a livello internazionale. Ha limitato i media e le agenzie umanitarie ed è diventato il primo paese ad recedere il Tribunale penale internazionale dopo aver iniziato a indagare su potenziali crimini.

Le pressioni sulla quarantena

L'8 aprile, il ministro Thaddée Ndikumana ha dichiarato che fino ad ora sono state messe in quarantena 2936 persone, 2261 sono state rilasciate già dopo 14 giorni di quarantena. Il governo ha spinto le persone potenzialmente esposte al COVID-19 a rimanere in determinate scuole ed hotel per un periodo di due settimane. La polizia ha arrestato le persone che hanno provato ad evitarlo.

Le persone in quarantena si sono lamentate del sovraffollamento, della mancanza di letti, di medicine e di dover pagare i costi stessi — sollevando la preoccupazione per una maggior contaminazione. Anche la Human Rights Watch ha sottolineato che alcune organizzazioni umanitarie hanno negato l'accesso a persone in quarantena.

I rifugiati — rimasti in diverse centinaia di migliaia dopo la crisi del 2015 — sono particolarmente vulnerabili, con campi affollati e scarso accesso [en] all'assistenza sanitaria ed al cibo. I casi sono stati segnalati nelle regioni di alcuni accampamenti, i quali hanno incrementato le misure come i dispotivi per lavarsi le mani, ma soffrono di sottofinanziamento.

I governi del Burundi e della Tanzania sono stati determinati nel rimpatriare più rifugiati possibili, specialmente dalla fine del 2019. Ciò è continuato nonostante le preoccupazioni per la pandemia e l'insicurezza, sebbene più lentamente [en] di quanto sperassero le autorità.

Il Consiglio dei Rifugiati delle Nazioni Unite ha sollevato preoccupazioni sulle pressioni fatte sui rifugiati affinchè ritornino [en] volontariamente rendendo le condizioni di vita più difficili. Ne sono ritornati più di 81.000 dal 2017, mentre le Nazioni Unite ne registrano [en] più di 336.000.

Il blogger Aimé Rugira ha espresso preoccupazione per la malnutrizione che ha colpito il sistema immunitario delle persone durante la pandemia. Alcune sono particolarmente a rischio [en]  — come i senza tetto ed i residenti nei quartieri sovraffollati.

Gestione dell'immagine?

L’opposizione ed i critici temono che i funzionari abbiano minimizzato [en] i rischi rispetto al COVID-19 per evitare polemiche sulla mancanza di prevenzione e per evitare il rinvio delle elezioni  — gli incontri politici continuano mentre altri paesi hanno posticipato [en] le elezioni.

Nel 2019 il governo ha evitato [it] di dichiarare un'epidemia di malaria nonostante il notevole aumento delle infezioni, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riferito [en] di aver raggiunto i livelli di epidemia. Questo minimizzare ha compromesso una risposta efficace e la Human Rights Watch ha espresso la preoccupazione che potrebbe accadere di nuovo con la pandemia COVID-19.

Durante le elezioni le istituzioni che mostrano segni di lotta in una crisi potrebbero dover pagare un prezzo per la debolezza percepita alle urne. 

Nel frattempo l'instabilità politica ha intaccato gli aiuti esterni ed il commercio quotidiano, e la pandemia rischia di causare più conflitti economici. L'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha riferito che 1.74  [en] milioni di burundesi necessitavano di assistenza sanitaria a febbraio e 112.000 persone erano state sfollate internamente.

Il Ministro della Salute ha assicurato una sufficiente capacità del sistema sanitario ed ha pubblicato un piano d'azione. Il portavoce del governo Prosper Ntahogwamiye ha messo in guardia contro la manipolazione dell'opinione pubblica suggerendo una mancanza di rifornimenti o prendendo misure al di là delle raccomandazioni del governo. Ha criticato la chiusura di una scuola francese e di una scuola belga, mentre altre rimangono aperte.

Iwacu, tuttavia, ha riferito che il Burundi dispone di circa 50 respiratori per 12 milioni [en] di persone.

SOS Médias Burundi ha segnalato una lettera fatta trapelare, datata il 27 marzo, dall'ospedale Kira di Bujumbura al ministro della sanità, lettera che chiedeva urgentemente attrezzature per il test del COVID-19. 

Diceva che avevano ricevuto casi sospetti per diverse settimane e mentre i centri stavano testando le attrezzature, loro mancavano di un elemento reattivo. Il Ministero della Salute ha risposto che solo l'Istituto Nazionale di Sanità Pubblica è attrezzato per questo test.

La campagna elettorale inizierà ufficialmente ad aprile.

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