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Storia, paesaggio e corpo: un'intervista all'artista pakistano Ali Kazim

Ali Kazim, Shah-Savar (il buon fantino). Colore su carta wasli, 72cm x108cm.

Al momento concentrato sulla sua prossima mostra personale in programma per il 2021, presso l'Ashmolean Museum di Oxford, nel Regno Unito, il noto artista pakistano Ali Kazim afferma di non aver sperimentato cambiamenti significativi nel suo lavoro dall'inizio della pandemia del COVID-19. Nonostante questo, Ali Kazim riconosce che il mondo dell'arte sarà colpito duramente, considerando che le economie di tutto il mondo stanno lottando o collassando in risposta al virus, che continua ad avere un forte impatto su quasi ogni aspetto della nostra vita.

Kazim ha 46 anni, è nato e cresciuto in Pakistan e ha conseguito la laurea triennale in Belle Arti presso il National College of Arts di Lahore, in Pakistan nel 2002. Successivamente ha frequentato un master presso la Slade School of Fine Art di Londra, Regno Unito, nel 2011. Attualmente vive e lavora come artista multidisciplinare a Lahore, dove è anche professore assistente presso il National College of Arts.

Nonostante Kazim sia abituato a esplorare diversi generi e numerose tecniche, si è particolarmente distinto per i suoi ritratti, che presentano soggetti realisticamente raffigurati in ambientazioni surreali, su sfondi caratterizzati da colori potenti.

Le opere di Kazim sono state esposte in importanti fiere e mostre internazionali in tutto il mondo, tra cui la Frieze Art Fair di New York nel 2019, e raccolte dal Metropolitan Museum di New York, dall'Asia-Pacific Museum, dal British Museum, dalla Queensland Art Gallery in Australia e molte altre.

In un'intervista a Global Voices, Ali Kazim racconta del suo fascino per il corpo umano, dell'ispirazione che prende dai paesaggi, del suo lavoro attuale e di ciò che dovremmo sapere sull'arte in Pakistan. Ecco alcuni estratti dell'intervista:

Dalle opere si percepisce il fascino per il corpo umano: molti disegni dal 2002 fino ad oggi raffiguranti il tuo corpo. In che modo questo ha influenzato ciò che l'arte significa per te?

Penso che il corpo umano sia una forma così affascinante. È complesso sia nella sua fisicità, sia come interesse tematico. Il corpo, fondamentale per portare avanti tutte le attività quotidiane, continua a svolgere i suoi compiti, la maggior parte delle volte anche senza la nostra consapevolezza, mentre attraversa stress emotivi e spirituali. Le opere figurative che ho realizzato sono, forse, scorci di quei momenti che attraversa.

Untitle(ruins series) watercolour pigments on paper,206x 460cm,2018

Ali Kazim, Senza Titolo (serie delle rovine). Acquerello su carta, 206cm x 460cm, 2018.

C'è qualche legame tra il tuo lavoro sulla storia dei paesaggi e il corpo umano, sia in termini di tecniche che utilizzi (pittura-disegno) che di significato dell'opera?

Volevo realizzare alcuni ritratti o immagini basati su figure umane. Volevo iniziare con le mie spiegazioni, ma a quel punto non sapevo davvero da dove cominciare, finché non mi sono imbattuto in una replica del Re Sacerdote (una piccola statua bianca in steatite appartenente alla civiltà della Valle dell'Indo) presso il Museo di Lahore.

Questo è probabilmente il primo esempio di ritratto sopravvissuto in questa parte del mondo. Mi è così venuta l’idea di realizzare degli schizzi e poi un ritratto del Re Sacerdote. Da lì ho poi sviluppato un nuovo corpo di lavoro. Volevo creare delle storie ponendo uno o due elementi accanto ai ritratti, che si trattasse di un cappellino da preghiera, un pappagallo o un rasoio da barba.

Mi sono innamorato della tecnica a strati tipica dell’acquerello. Stavo gradualmente scoprendo la possibilità di costruire le immagini aggiungendo sottili strati di colore, rimuovendo il pigmento extra dalla superficie e rendendolo con piccoli pennelli. Immagino che in questo modo gli aspetti formali del lavoro siano diventati importanti per me.

All'inizio del 2013 ho iniziato a visitare gli scavi di Harrapan vicino alla mia città natale. I paesaggi della serie “Rovine” sono basati sui tumuli della civiltà della Valle dell'Indo. Penso che siano in qualche modo ritratti collettivi delle persone che potrebbero aver vissuto lì. Ero particolarmente interessato a questo tipo di legami storici.

Ali Kazim, Topi Walah II. Colore stampa a rilievo su carta wasli, 50cm x 75cm.

Sei stato molto attivo a livello internazionale, esibendo le tue opere nelle principali città del mondo e permettendo a musei come il Metropolitan di acquisirle. Come viene accolto il tuo lavoro dalla comunità artistica di Lahore e in Pakistan?

È davvero un onore per me che alcune prestigiose istituzioni nel mondo abbiano acquisito il mio lavoro per un periodo di tempo. Ho esibito attivamente le mie opere in Pakistan fin dall'inizio della mia carriera. Mi hanno anche chiesto di realizzare una grande scultura / disegno di capelli umani per la prima edizione della Biennale di Karachi nel 2017.

Il progetto è stato decisamente apprezzato; ho ricevuto il premio della giuria alla primissima biennale in Pakistan. L'anno successivo, per l'edizione inaugurale della Biennale di Lahore, ho realizzato una grande installazione chiamata “Senza Titolo (rovine del tempio degli amanti)” in un giardino pubblico, con cinquemila cuori di terracotta a grandezza naturale.

Verso la fine della biennale, alle persone è stato permesso di straccare i cuori dalle pareti delle rovine. In seguito sono rimasto molto sorpreso nel constatare come le persone abbiano mostrato tanta cura per i fragili cuori di terracotta che hanno raccolto dalle rovine o di come li abbiano donati ai loro cari. Il progetto ha acquisito una nuova vita.

Il mio recente disegno ad acquerello su larga scala, chiamato “La conferenza degli uccelli” è stato esposto lo scorso anno alla Biennale di Karachi, mentre quest'anno ho realizzato due progetti per la Biennale di Lahore, tra cui una grande installazione di 3000 uccelli in argilla fresca in una fabbrica di mattoni abbandonata. L'installazione è rimasta fino all’arrivo della pioggia. Il momento in cui gli uccelli di argilla si sono tramutati in terra è stato molto bello e poetico.

Cosa c'è nell'arte pakistana che le persone da ogni parte del mondo dovrebbero conoscere e cercare?

Oltre all'arte contemporanea, la regione ha molto da offrire. Ci sono affascinanti incisioni rupestri del Paleolitico nel nord del Pakistan. I magici manufatti in terracotta della Civiltà della Valle dell'Indo sono meravigliosi. Ci sono poi le sculture di Gandhara, davvero notevoli nel loro aspetto. È difficile distogliere lo sguardo dal Buddha che digiuna, presso il Museo di Lahore. Le sculture di Gandhara sono in molti modi i primi esempi delle più recenti forme di globalizzazione.

È affascinante osservare lo sviluppo di un nuovo genere di scultura, emerso a seguito della nascita degli stili indo-greci. I dipinti dell’impero Mughal sono un piacere per gli occhi. Le due città principali, Lahore e Karachi, hanno organizzato con successo due edizioni delle biennali, ogni anno dal 2017. È così iniziata una nuova era, che ha permesso alla gente del posto di ammirare alcune magnifiche opere di artisti pakistani e internazionali. Quest'anno le date del Festival letterario di Lahore si sono sovrapposte alla Biennale di Lahore durante la settimana di chiusura.

Ali Kazim, Senza Titolo. Acquerello su carta, 30cm x 35cm, 2018.

Quale artista/artisti hanno influenzato maggiormente il tuo lavoro?

Ci sono diversi artisti che ammiro molto. Sono perdutamente innamorato di Doris Salcedo, Kiki Smith, Louise Bourgeois, Cornelia Parker, Robert Gobber e Vija Celmins. Mi sono appena reso conto che la maggior parte dei miei artisti preferiti sono donne. Il loro è un lavoro molto informato, emotivamente carico e realizzato in modo particolarmente intelligente, con tantissima pazienza. Penso che sia tutto lì. Hanno prodotto opere immacolate per un certo periodo di tempo.

Le mie opere realizzate con la tecnica della carta devono molto agli acquerellisti della Scuola del Bengala. Ho imparato molto osservando i loro dipinti presenti nelle collezioni pubbliche di Lahore e ne ho anche ammirati alcuni a Delhi.

Le scuole d'arte non creano artisti. Se così fosse, qual è l'aspettativa realistica da parte di tali istituzioni riguardo il processo artistico delle persone che le frequentano?

Penso che le scuole d'arte forniscano un ambiente in cui testare le proprie idee e parlarne con gli altri giovani artisti. Alcuni continueranno la pratica in studio; altri si specializzeranno in settori correlati come la scrittura d'arte, l’organizzazione di esposizioni, le gallerie, la fabbricazione artistica ecc. Durante i loro studi hanno anche la possibilità di formare la propria cerchia di persone creative. Le scuole offrono ai laureati la possibilità di mostrare il loro talento al mondo e correre dei rischi. Si connettono con il mondo dell'arte. Tutti questi sono passaggi importanti per entrare realmente nel mondo dell'arte.

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