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È vivo e in manette il giornalista del Bangladesh di cui si erano perse le tracce per 53 giorni

Bangladeshis on social media protested Kajol's disappearance holding a banner, "Where is Kajol". Image via Instagram by theawkwardbibliophile. Used with permission.

Bangladesi protestano sui social media per la scomparsa di Kajol con uno striscione su cui si legge “Dov'è Kajol?”. Foto pubblicata su Instagram da theawkwardbibliophile. Utilizzata con il suo permesso.

Il 9 marzo il fotoreporter bangladese Shafiqul Islam Kajol, direttore del bisettimanale Pakkhakal, è stato accusato di diffamazione. Il giorno seguente è scomparso dal suo ufficio ad Hatirpool [en, come i link seguenti]. Quando è stato ritrovato vivo 53 giorni dopo a Benapole, al confine tra India e Bangladesh, la polizia lo ha arrestato per “sconfinamento”.

Non è chiaro come sia finito al confine, a circa 250 chilometri da dove se ne erano perse le tracce, ma Amnesty International teme che possa essersi trattato di un caso di sparizione forzata.

“È vivo e sta bene”

È stato un caso che la notizia del suo ritrovamento sia arrivata durante la Giornata mondiale della libertà di stampa, che si festeggia il 3 maggio.

Dopo una nottata drammatica, sembra che Kajol sia vivo! Il figlio Polok ha parlato con lui nelle prime ore del mattino. Non c'è notizia migliore per [celebrare] la Giornata mondiale della libertà di stampa!

Il 3 maggio nel cuore della notte la famiglia di Kajol ha ricevuto una chiamata da un agente in servizio alla stazione di polizia di Benapole. Dopo aver confermato la denuncia sporta nei confronti del giornalista, l'agente ha passato il telefono a Kajol. «Ho riconosciuto la sua voce, eravamo tutti in ascolto», racconta in una diretta Facebook il figlio Monorom Polok mentre si mette in viaggio verso Benapole, nel distretto di Jashore.

He is alive and he is fine.

È vivo e sta bene.

La famiglia di Kajol e i suoi sostenitori, tuttavia, hanno avuto poco tempo per rallegrarsi del suo ritorno prima che finisse in carcere.

Il giorno stesso del suo ritorno, è stato aperto un nuovo caso contro Kajol per “essere entrato illegalmente” in Bangladesh senza passaporto o visto e per il quale è stato rilasciato su cauzione. In seguito, è stato arrestato nuovamente ai sensi dell’articolo 54 del Codice di Procedura Penale, che consente alla polizia di arrestare chiunque senza bisogno di un mandato. Secondo Moniruzzaman, l'agente incaricato della stazione di polizia di Kotwali, Kajol è stato arrestato perché ha tre casi pendenti per violazione della Legge sulla sicurezza digitale. È stato portato nel carcere centrale di Jashore dove rimarrà in quarantena per 14 giorni “come misura preventiva contro il COVID-19″.

Le foto di Kajol in manette scortato dalla polizia che circolano sui social media hanno scatenato l'ira dei suoi sostenitori.

Dal 10 marzo ci si chiedeva: Dov'è Kajol?
Ora ci si chiede: Perché è in manette?

Al momento quattro denunce sono state sporte nei suoi confronti, tre delle quali riguardano la violazione della controversa Legge sulla sicurezza digitale del 2018 in un servizio pubblicato il 2 marzo sul Daily Manabzamin riguardante l'arresto di Shamima Noor Papia, leader della Jubo Mohila League di Narsingdi, un'organizzazione affiliata al partito al potere, con l'accusa di prostituzione ed estorsione. Il servizio riporta che durante l'interrogatorio Papia ha riferito agli inquirenti che 30 burocrati e politici influenti, inclusi dei membri del parlamento, hanno preso parte al giro di prostituzione ed estorsione che frequentava.

È emerso da fonti interne alla famiglia che ora, a causa della chiusura dei tribunali per la pandemia di COVID-19, non possono richiedere il rilascio su cauzione di Kajol.

Riassunto dell'accaduto

Il 9 marzo, Saifuzzaman Shiko, parlamentare del partito Awami League di Magura, ha fatto causa a Shafiqul Islam Kajol e ad altre 31 persone, compreso il direttore del Daily Manabzamin, Matiur Rahman Chowdhury, per aver violato la Legge sulla sicurezza digitale. Un agente della stazione di polizia Sher-E-Bangla Nagar di Dhaka ha informato i giornalisti interessati che erano stati accusati di “aver generato scompiglio con notizie false e diffamatorie”.

Il giorno seguente, la sera del 10 marzo, Kajol è scomparso dal suo ufficio nella Meher Tower ad Hartipool. Un video della sorveglianza diffuso da Amnesty International tramite l'account Twitter mostra un gruppo di uomini intenti a manomettere la moto di Kajol mentre lui è ancora nell'edificio. Più tardi, quando Kajol si allontana, gli stessi uomini se ne vanno nello stesso momento, nella stessa direzione.

Il 23 marzo Sushmita S. Preetha scrive in un articolo di opinione del Daily Star:

The (Manabzamin) report itself did not name any of these lawmakers and others, but it was later shared by some, including Shafiqul, on social media with a list of names.

Mysteriously, following his disappearance, his Facebook posts from this year have also disappeared. In fact, the last post that can still be accessed on his page dates back to November 27, 2019. According to a report by Prothom Alo, many of the missing posts involved the arrest of Jubo Mohila League leader Shamima Nur Papia.

L'inchiesta (del Manabzamin) non menziona nessuno di questi legislatori né altri, ma è stata poi condivisa da alcuni, compreso Shafiqul, sui social media insieme ad una lista di nomi.

Dopo la scomparsa [di Kajol] sono anche spariti misteriosamente i suoi post di Facebook di quest'anno. L'ultimo post pubblicato sulla sua pagina risale al 27 novembre 2019. Secondo il giornale Prothom Alo, molti dei post scomparsi riguardano l'arresto del leader della Jubo Mohila League, Shamima Nur Papia.

Quando si sono perse le tracce di Kajol, la famiglia ha cercato di denunciarne il rapimento, ma due stazioni di polizia hanno rifiutato il caso alludendo a questioni di giurisdizione. Finalmente il 18 marzo la famiglia ha ottenuto che la stazione di polizia di Chawkbazar aprisse il caso, grazie ad un ordine emanato dalla Corte suprema in cui viene chiesto alla polizia perché non avesse ancora aperto il caso.

Dopo cinquantatré giorni la famiglia è venuta a sapere che avevano trovato Kajol, tuttavia, il fotoreporter è stato nuovamente denunciato per aver violato l'articolo 54 del Codice di Procedura Penale “entrando illegalmente” in Bangladesh dall'India senza passaporto.

Simbolo della libertà di stampa del Bangladesh. Abbiamo trovato un giornalista (Shafiqiul Islam Kajol) in manette, era scomparso due mesi fa.

Saad Hammadi, attivista di Amnesty International in Asia del sud, ha scritto su Twitter:

Diviso fra dignità e libertà c'è un giornalista e un padre che si è rifiutato di scegliere tra l'uno e l'altro e ha optato per il percorso più lungo lottando per entrambi! Nel frattempo, abbiamo visto un figlio fare di tutto per trovare il padre senza cedere al dolore o alla pressione!

Una lunga attesa

Per la scomparsa del padre, Monorom Polok ha creato su Facebook, Instagram e Twitter il movimento #whereiskajol (dov'è kajol?). Durante l'attuale pandemia, molti social media sono diventati gli strumenti principali per dar voce alle preoccupazioni. Forme di resistenza sono nate dall'arte, dalle parole, dalle discussioni in diretta Facebook e anche dalla lettura di poesie della figlia undicenne di Kajol, Poushi. Centinaia di persone in tutto il mondo si sono unite in una catena umana digitale.

Bangladeshis on social media protested Kajol's disappearance holding a banner, “Where is Kajol”. Image via Instagram by Sofia Karim. Used with permission.

Bangladesi protestano sui social media per la scomparsa di Kajol con uno striscione su cui si legge “Dov'è Kajol?”. Foto pubblicata su Instagram da Sofia Karim. Utilizzata con il suo permesso.

È stata allestita una mostra virtuale con tutte le opere di Kajol intitolata Last Man Standing (Ultimo uomo rimasto). Il materiale informativo riporta:

Kajol's work is the stark reminder of resilience and his disappearance is perhaps the price of his uncompromising lens towards social distortion. We demand the return of the last man standing.

Le opere di Kajol sono l'emblema della sua resilienza e la sua scomparsa è forse il prezzo di un obiettivo che non scende a compromessi di fronte alla distorsione sociale. Vogliamo che venga liberato l'ultimo uomo rimasto.

Le opere di mio padre, guardate e condividete.

La posizione del Bangladesh in merito alla libertà di stampa

La Legge sulla sicurezza digitale, su cui si basano tre dei casi aperti contro Kajol, ha suscitato critiche nazionali e internazionali oltre a preoccupazioni riguardanti la libertà di stampa da quando la legge è stata presentata nel 2018.

Ancora una volta un giornalista viene accusato o poi scompare dopo essersi imbattuto in criminali o persone che fingono di appartenere alle forze dell'ordine. Telefonate spaventose o minacce di morte alimentano la diffidenza di coloro che lavorano nei mezzi di comunicazione nazionali rendendoli vulnerabili agli attacchi.

Il giornalista televisivo di Mohona FM, Mushfiqur Rahman, è uno degli ultimi casi segnalati di persone scomparse. Rahman, di cui si sono perse le tracce nell'agosto dell'anno scorso, ha riferito che delle persone gli hanno spruzzato una sostanza liquida sul viso che gli ha fatto perdere i sensi quando era su un mezzo pubblico. È stato poi picchiato violentemente dai suoi rapitori ed è stato trovato qualche giorno dopo dall'iman di una moschea locale a Sunamganj che lo ha sentito gridare aiuto.

Il Bangladesh è sceso di un gradino rispetto all'anno scorso nella classifica dell'Indice della libertà di stampa nel 2020, stilata da Reporter senza frontiere, posizionandosi al 151° posto su un totale di 180 paesi. L'anno scorso Odhikar, un'organizzazione che lotta per la tutela dei diritti umani con sede in Bangladesh, ha registrato 104 attacchi nei confronti dei giornalisti e dei media.

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