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“La linguistica si trova in tutto”, dall'astronomia alla vita quotidiana, dice una linguista di Trinidad e Tobago

La dottoressa Jo-Anne Ferreira durante una conferenza presso la libreria Paper Based a Porto di Spagna, Trinidad. Immagine della Ferreira usata con autorizzazione per gentile concessione.

Questa è la seconda parte di un'intervista con la linguista Jo-Anne Ferreira, che ha vinto [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] la sezione di Trinidad e Tobago di una competizione mondiale volta a trovare un paio di nomi per un pianeta extrasolare, organizzato dall’ Unione Astronomica Internazionale [it] (IAU) in onore dei suoi cent'anni.

Gráfica que resume la entrada ganadora de Trinidad Tobago en la competencia NameExoWorlds. Cortesía de la imagen Jo-Anne Ferreira.

I nomi che ha proposto Ferreira per la nuova stella ed il suo relativo esopianeta sono Dingolay e Ramajay, il cui significato linguistico è stato spiegato nella prima parte di questa serie, nella quale Ferreira spiega che la selezione dei nomi è stata anche un trionfo per il Patois (se desideri vedere le stelle e trovare un pianeta extrasolare, la Guida dell'Universo offre istruzioni dettagliate).

Durante la nostra conversazione, Ferreira fa riferimento all'importanza del linguaggio in se stesso e a come la linguistica si trova – sono parole sue – “in tutte le cose… è come la matematica e la fisica”.

JMF: Perchè credi che il tuo trionfo sia stato importante per il Patois e di che tipo di risorse necessita la lingua?

JAF: Patois has been here at least since 1783, for over 235 years. The year 2019 was significant for Patois — it was the 150th anniversary of John Jacob Thomas“The Practice and Theory of Creole Grammar”, republished on its 100th anniversary and available in print and on archive.org; Patois pioneer professor emeritus Lawrence D. Carrington, professor of Creole linguistics, educational research and development, won the Chaconia Medal Gold for language and development; and Patois made it to the stars — all great for a language that has had little recognition and respect.
Patois absolutely needs resources — print, digital and more. We have a language documentation project afoot, and [language teacher] Nnamdi Hodge and I trek across the country interviewing as many Patois-speaking elders as possible, and filming, transcribing, translating and archiving. We have a Facebook page and Nnamdi has a YouTube channel. We can’t do it alone though. We hope to embark on community-based language development, with “The Guide for Planning the Future of Our Language”.

Based on the work of professors Carrington and Jean Bernabé, and colleagues of CRILLASH, Université des Antilles in Martinique and the Folk Research Centre of St Lucia, we've also developed a project about the Patois alphabet that's now in its pre-final version. We hope that the author, Gertrud Aub-Buscher, will finish her dictionary soon.

JAF: Il Patois è presente dal 1783, da più di 235 anni. Il 2019 è stato importante per il Patois: si sono celebrati i 150 anni del libro “Teoria e pratica della grammatica creola” di John Jacob Thomas, ripubblicato per il suo centenario e  disponibile sia stampato che su archive.org. Il pioniere del Patois, il professore emerito Lawrence D. Carrington, professore di linguistica creola, ricerca e sviluppo educativo, ha ottenuto la Chaconia Medal Go per lingua e sviluppo; il Patois è arrivato così alle stelle – grandiosa notizia per un idioma che ha avuto poco riconoscimento e rispetto.

Il Patois ha assolutamente bisogno di aiuti, sia su carta che digitali e anche di più. Abbiamo in cantiere un progetto di documentazione della lingua, [la linguista] Nnamdi Hodge ed io viaggiamo per il paese ad intervistare il maggior numero di parlanti anziani di Patois, e a filmare, trascrivere, tradurre e registrare. Abbiamo una pagina Facebook e Nnamdi ha un canale YouTube. Ma non possiamo farlo sole. Aspettiamo di intraprendere uno sviluppo della lingua basato sulla comunità con “La guida per pianificare il futuro della nostra lingua”.

Basandoci sul lavoro dei professori Carrington e Jean Bernabé e dei colleghi CRILLASH, Université des Antilles [fr] in Martinica ed il Folk Research Centre di Santa Lucia, abbiamo sviluppato anche un progetto sull'alfabeto Patois che ha raggiunto quasi la sua versione finale. Aspettiamo che l’autrice, Gertrud Aub-Buscher, finisca il prima possibile il suo dizionario.

Immagine del progetto Alfabeto Patois, concessa dalla linguistica Jo-Anne Ferreira, usata con autorizzazione.

JMF: Qual è lo stato del Patois a Trinidad e Tobago e della regione in generale e perchè insiste sempre nello scrivere la parola con la lettera maiuscola?

JAF: Antillean or Atlantic French-lexicon Creole is alive and well in many countries of the Caribbean, and it is the Number 2 language of the region, after Spanish. Thanks to Haiti, it is also the Number 1 language of CARICOM, even with 13 English-official countries.

Patois was once spoken by every creed and race in this country. It belongs to no one and everyone. Unfortunately, it is dying in Trinidad and Tobago, Grenada and Venezuela, since it is no longer a first language.

Here, however, it is so interwoven into our everyday speech that most of us don’t even recognise that some things we say are Patois or due to Patois. We haven’t truly grasped the impact of Patois on what and how we speak: calques, vocabulary in the areas of flora, fauna, foods, folklore and festivals, music, place names, our syntax, pronunciation, and intonation. Patois itself has borrowed from many other languages in our space, sharing a symbiotic relationship with them. It's time for a return to roots to explain the present, and to understand our uniqueness.

With 12,200 entries, Patois may constitute only 10 percent of Lise Winer's edited “Dictionary of the English/Creole of Trinidad and Tobago”, but it’s deep in our marrow and linguistic DNA. Everyone needs to get this dictionary and get it now.

I insist on capitalising my name, my language, my nationality. We just mentioned that words change, and change they must, if they are around long enough or if they change location. Those who happen to know that a patois in France is a non-standardised regional variety of French don’t seem to know that that common noun changed and became a proper noun here, regardless of any stigma attached to the French meaning. Any negative word can undergo amelioration, because of the will of the speakers and their power to determine the course, the meaning, the status, definition and even the connotation of any word. In English, all proper nouns are capitalised. French stopped being a reference point for English a long time ago.

The spirit of Patois has triumphed in the face of adversity and it will not be put down or humiliated any longer.

JAF: Il creolo delle Antille o atlantico di origine francese è vivo in vari paesi dei Caraibi, ed è la seconda lingua più parlata della regione dopo lo spagnolo. Grazie ad Haiti è anche la principale lingua del CARICOM, nonostante in tredici paesi si parli l'inglese come lingua ufficiale.

Tempo fa tutte le religioni e le etnie di questo paese parlavano Patois. Esso appartiene a tutti e nessuno. Sfortunatamente a Granada, in Venezuela e a Trinidad e Tobago sta morendo poichè non è la lingua principale.

Nonostante ciò, qui si mescola talmente con il nostro parlare quotidiano che la maggior parte delle persone neppure si accorge che alcune parole che usiamo sono in Patois o derivano dal Patois. Non abbiamo ancora percepito del tutto l'impatto del Patois su ciò che diciamo e come lo diciamo: calchi [it], parole nel campo della flora, fauna, alimenti, folklore e festival, musica, toponomia, la nostra sintassi, la pronuncia e l'intonazione. Il Patois in se stesso ha preso in prestito molto da diverse lingue nel nostro mondo, condividendo con esse una relazione simbiotica. È il momento di tornare alle nostre radici per spiegare il presente, così come per capire la nostra unicità.

Con 12 200 voci è possibile che il Patois costituisca solo il 10% del “Dizionario inglese/creolo di Trinidad e Tobago” pubblicato da Lise Winer, ma si trova nel profondo del nostro midollo e del nostro DNA linguistico. Oggi tutti dovrebbero acquistare questo dizionario.

Insisto nell'utilizzare la maiuscola per il mio nome, la mia lingua, la mia nazionalità. Abbiamo appena detto che le parole cambiano, e devono cambiare, se rimangono per molto tempo o cambiano locazione. Chi sa che il Patois in Francia è una varietà regionale non standardizzata del francese non sembra sapere che il sostantivo comune è cambiato e si è trasformato in nome proprio qui, indipendentemente da qualsiasi stigma associato al suo significato in francese. Ogni parola negativa può assumere un significato migliore grazie alla volontà dei suoi parlanti ed i loro potere di determinare il corso, il significato, lo stato, la definizione, compresa la connotazione delle parole. In inglese per tutti i nomi propri si utilizza la maiuscola. Il francese ha smesso di essere un punto di riferimento per l'inglese da molto tempo.

Lo spirito di Patois ha trionfato sulle avversità e ormai non sarà più vittima di demerito nè di umiliazioni.

JMF: Credi che nel campo della linguistica l'uguaglianza sia di vitale importanza? Perchè? 

JAF: Because no language can possibly be superior to another. We describe, not prescribe or proscribe. Why tell a silk fig that it is a bad lacatan? We are who we are. So it's equal language rights for all. We have declarations, charters, codes, etc.

JAF: Perchè non è possibile che una lingua sia superiore ad un'altra. Descriviamo, non prescriviamo o proscriviamo. Perchè diremmo ad una banana silk fig [it] che è lakatan? Siamo ciò che siamo. Perciò i diritti linguistici sono uguali per tutti. Abbiamo dichiarazioni, carte, codici, etc.

JMF: Anche tu credi che la nostra attitudine verso la lingua abbia un effeto moltiplicatore?

JAF: Crime is linked to lack of jobs, [which] is linked to lack of education, [which] is linked to lack of language access. Is nobody seeing the link twixt crime and language?

Language policy and language planning fall right under sociolinguistics — you can plan for people to acquire a language; legally and socially raise the status of a language, and add vocabulary by creating dictionaries and grammars. We currently have no national language policy. CARICOM and the Association of Caribbean States don't have language policies either.

If I could get statistics of how many nationals go to university here and how many can't, see where they came from, their home language, I think the connections would be clear. We continue to demotivate the monolingual Creole/Dialect speakers. We need to stop that.

It's not like English is totally foreign here, but it's like a second language for too many. I have no problem with English as our national official language — it's part of us — but I do have a problem with the minoritising of the majority and their language. Bilingualism and multilingualism are normal around the world. The problem is we like to think of bilingualism as good only if it includes a language with status.

Lack of language access slows people down: in education, in getting the right job […] so if it's English needed, then teach it as a skill, using students’ backgrounds as bridges — not barriers.

JAF: Il crimine si associa alla mancanza di lavoro, che si lega alla mancanza di educazione, che si lega alla mancanza di accesso alla lingua. Possibile che nessuno veda il nesso fra crimine e lingua?

La politica linguistica e la pianificazione linguistica appartengono alla sociolinguistica: è possibile pianificare che le persone acquisiscano una lingua, elevare socialmente e giuridicamente lo status di una lingua e aggiungere parole attraverso la creazione di dizionari e grammatiche. Attualmente non possiamo contare su una politica linguistica nazionale. Neppure il CARICOM e l’ Associazione degli Stati caraibici [it] possono contare su politiche linguiste.

Se potessi avere dati statistici su quanti cittadini studiano all'università e quanti non possono, basterebbe vedere da dove provengono e qual è la loro lingua materna, credo che il collegamento sarebbe molto chiaro. Continuiamo a demotivare i parlanti monolingue del dialetto creolo. Questo deve finire.

Non è che l'inglese sia assolutamente straniero qui, però è come una seconda lingua per molti. Non ho problemi con il fatto che l'inglese sia la nostra lingua ufficiale (fa parte di noi) però ho un problema con le minoranze della maggioranza e la loro lingua. Il bilinguismo ed il multilinguismo sono normali nel mondo. Il problema è che ci piace credere che il bilinguismo ed il multilinguismo siano normali nel mondo. Il problema è che ci piace credere che il bilinguismo sia buono solo se comprende un idioma con status.

La mancanza di accesso alla lingua frena le persone: nell'educazione, ad ottenere l'impiego adeguato […] in modo che se l'inglese è necessario, allora dobbiamo insegnarlo come abilità, utilizzando i contesti degli studenti come ponti, non come barriere.

JMF: In una società così diversa come Trinidad e Tobago, forse la lingua non ha il potere di connetterci?

JAF: We have operated exonormatively for such a long time, but more and more, as any nation should, we are coming into our own. Individual words, like dingolay and pelau [a rice dish], belair/bèlè, [a dance], have more than one origin. All of our languages, past and present, have gone into making us who we are. One of my students is investigating linguocultural rich points, and it’s fascinating. Trinbagonians are connected through a shared linguocultural history and present — we don’t have to constantly define or explain or substitute our words in our conversations.

JAF: Abbiamo operato fuori dalle norme per molto tempo, ma ogni giorno di più, come qualunque paese dovrebbe fare, stiamo tornando in noi stessi. Le parole singole, come dingolay e pelau [piatto a base di riso], belair/bèlè, [danza], hanno più di un'origine. Tutte le nostre lingue, passate e presenti, ci hanno trasformati in ciò che siamo. Un mio alunno sta studiando i punti linguoculturali, è affascinante. Noi abitanti di Trinidad e Tobago siamo uniti da una storia ed un presente linguoculturali condivisi, non dobbiamo definire o spiegare nè sostituire le parole costantemente nelle nostre conversazioni.

JMF: In che modo osservi l'evoluzione delle lingue caraibiche (indigene ed ereditate)?

JAF: Intangible cultural heritage is being recognised more and more. Language reclamation is happening. Long live endonormativity — we will dictate our own pace.

JAF: Ogni volta riconosciamo come intangibile il nostro patrimonio culturale. Assistiamo ad una rivendicazione della lingua. Lunga vita alla endonormativa, ci darà il ritmo.

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