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Lacrime di verità: la Commissione per la verità, la riconciliazione e le riparazioni del Gambia

Alba gambiana, 26 dicembre 2016. Foto di Mariusz Kluzniak tramite Flickr CC BY-NC-ND 2.0.

Nota dell'editor: Questo articolo di Reyhana Masters è stato ripubblicato grazie alla collaborazione di Global Voices e IFEX. Originariamente pubblicato qui [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione].

Dopo anni di brutale repressione, le elezioni del 2016 hanno permesso al Gambia di premere il pulsante “ripristino”.

Reyhana Masters ha parlato con Saikou Jammeh, dell'Associazione della Stampa Gambiana, circa la Commissione per la verità, la riconciliazione e le riparazioni (TRRC) del paese, che ha attirato l'attenzione della nazione sin dall'inizio delle udienze.

“In qualunque luogo pubblico tu vada, troverai persone che la guardano o la ascoltano. In qualunque ufficio governativio non riceverai assistenza, perché la gente la sta guardando. Anche quelli che pensano sia inutile aderire alla commissione, in realtà la stanno guardando in TV”, dice  Saikou Jammeh.

Dalla prima trasmissione della commissione del 7 gennaio 2019, le udienze sono diventate “un'ossessione nazionale” I gambiani ne hanno avuto accesso attraverso una vasta gamma di formati – radio, televisione, dirette streaming online e pubblicazioni cartacee. Il pubblico ha potuto anche cercare negli archivi del sito web della commissione per riascoltare interviste registrate.

I racconti spaziano dal brutale al bizzarro  — dalle aggressioni, torture, omicidi e abusi sessuali, ai racconti di caccia alle streghe e ai maghi.

Ad ogni storia, le sue lacrime versate.

Dalle vittime legate alla brutalità delle torture subite, ai testimoni che salgono sul podio per raccontare la storia dei loro cari.

“Ho intervistato alcune delle persone che sono apparse di fronte la commissione. Ho visitato le loro case e alcuni di loro hanno pianto quando gli ho parlato, e in alcuni casi, sono uscito dalle loro case piangendo”, racconta Saikou. Persino i carnefici, pentiti per aver preso parte ad azioni brutali, hanno versato lacrime.

Necessario al fine di chiedere giustizia per le intimidazioni, le aggressioni, le torture, le sparizioni forzate e le esecuzioni sommarie, la commissione ha fatto luce sulle violenze sessuali sulle donne, in una cultura in cui lo stupro e gli abusi sessuali assumono solo la forma di sussurri.

L'ex regina di bellezza Fatou Jallow, di fama #IamToufah, era riuscita a far paralizzare la nazione di fronte al racconto del suo stupro ad opera dell'ex presidente Yahya Jammeh. La sua determinazione nel tornare in Gambia, dal paese in cui vive in esilio, per raccontare la sua storia alla commissione, ha dato il via al movimento gambiano #Metoo.

I gambiani sono stati ugualmente colpiti dalla confessione del famigerato “jungler”, Malick Jatta, sull'omicidio del noto giornalista Deyda Hydara.

“Per anni abbiamo assillato il governo di domande  — chi ha ucciso Deyda Hydara? Dov'è Ebrima Manneh? Per noi [l’ “Associazione della Stampa Gambiana”], questi sono stati motivi validi per sostenere un processo con la commissione. Venne il momento in cui Manneh e Hydara si impressero nella mente di ogni gambiano interessato a loro” spiega Saikou.

La sua voce cambia leggermente mentre racconta la sua reazione alla confessione di Jatta: “Ad essere onesti, non sapevo cosa stavo provando in quel momento. Da una parte ero arrabbiato. Ma ero anche scioccato. Come può uno dei miei connazionali cadere così in basso? Dall'altra parte, mi sono sentito sollevato. Finalmente la risposta alla domanda che ci facevamo da tanto tempo”.

Qualche settimana dopo la testimonianza di Jatta, Saikou lo ha incontrato ancora. “Erano passate settimane, e la rabbia che avevo accumulato nel cuore si era dissipata. Prima di guardarlo negli occhi, ho pensato che avrei visto un leone, ma poi, ho visto solo un uomo impaurito”.

Nel descrivere questo incontro, Saikou racconta: “Quando vai nelle loro case, vedi il loro lato umano: non sono come tanti Rambo che vivono nella giungla. Hanno mogli e figli, e fratelli con loro. Quindi, vedi il loro lato umano.”

“Questo non significa che io non abbia parlato di Deyda Hydara. Lui si è innervosito e ha detto che non vuole che glielo ricordino così spesso, e che gli fa male pensare a ciò che ha fatto. Gli ho detto che era importante per me e che capivo se non voleva parlarne, che lo avrei rispettato, e l'ho fatto, ma non posso smettere di fare domande perché è importante per me farlo: sono un giornalista”.

La costituzione della Commissione

Il concetto di una Commissione per la verità era stato concepito addirittura prima che il presidente Adama Barrow salisse al potere.

L'idea è stata lanciata nel 2014, quando diversi partiti politici stavano discutendo l'idea di formare una coalizione per garantire la sconfitta di Jammeh alle urne. Quando alla fine si unirono come la Coalizione del Gambia nel 2016, il loro programma elettorale conteneva specifiche clausole sull'istituzione di una Commissione per la verità che diceva, in parte:

The Coalition Government shall set up a truth and reconciliation commission to enhance the healing of wounds that have caused pain and trauma through a cycle of confession, repentance, forgiveness and reconciliation. The commission will be empowered to recommend remedies for injustice including payment of compensation by the state, as it deems fit.

La Coalizione Governativa istituirà una Commissione per la verità e la riconciliazione per stimolare la guarigione dalle ferite che hanno causato dolore e traumi, tramite un ciclo di confessione, pentimento, perdono e riconciliazione. La commissione avrà il potere di suggerire rimedi alle ingiustizie subite, incluso un dovuto risarcimento in denaro da parte dello Stato.

L'approccio unificato, insieme alle promesse di riforme istituzionali e al desiderio di porre rimedio al passato tormentato del paese, sembra aver giocato una ruolo fondamentale nella vittoria a sorpresa di Barrow, a discapito del dittatore Jammeh, nelle elezioni del 2016.

Jammeh inizialmente si arrese alla sconfitta — ma poi rifiutò di dimettersi. Una crisi è stata scongiurata grazie alle pressioni e ad un accordo all'ultimo minuto mediato dalla Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale (ECOWAS) che garantiva “la dignità, il rispetto, la sicurezza e i diritti dell'ex presidente Jammeh”.

Ciò è stato rafforzato dalle rassicurazioni del presidente Barrow che, sebbene intendesse istituire una commissione per la verità in stile sudafricano, ha scartato l'idea di una caccia politica alle streghe, e ha promesso che il suo predecessore “sarebbe stato in grado di vivere in Gambia come qualsiasi cittadino ordinario”.

Il trionfo del presidente Barrow alle urne ha posto le basi per “riparare agli errori” del passato. Per i gambiani, questa leadership provvisoria ha fornito il pulsante di reset per una giustizia di transizione, dopo anni di brutale repressione.

Il 20 luglio 2017, sei mesi dopo l'inizio della presidenza di Barrow, il nuovo Procuratore generale del Gambia, Abubacarr Tambadou, ha annunciato che esperti internazionali avrebbero esaminato una proposta di legge per costituire la commissione.

Ad agosto è stato avviato un processo di consultazione nazionale guidato da Tambadou. Durante il processo durato due mesi, la delegazione guidata dal governo ha raggiunto tutti i gambiani, compresi gli elettori che di solito sono messi da parte, come donne, giovani, minoranze religiose e gambiani della diaspora.

Coinvolgere i giovani nel dibattito ha portato al loro impegno costante nel processo di giustizia di transizione – dopo il dialogo nazionale.

L'allora vicepresidente dell'Associazione della Stampa Gambiana, Namory Trawally, ne faceva parte.

Da come racconta Saikou: “L'Associazione della Stampa Gambiana ha sostenuto con serietà l'istituzione della commissione. Giornali sono stati bruciati, persone sono state ferite. Volevamo sapere chi era il responsabile. Non abbiamo avuto risposte, lo Stato non ha nemmeno indagato. Per noi, la commissione era una piattaforma molto importante per ottenere finalmente risposte ad alcune di quelle domande”.

Includere i giovani nel dibattito li ha condotti ad una partecipazione costante nel processo sulla giustizia di transizione,  dopo il dialogo nazionale. La loro voce, troppo spesso inaudita, si sta facendo sentire in parte attraverso il collettivo artistico “La Nostra Nazione La Nostra Voce”, un movimento di giovani artisti, attivisti e difensori della giustizia di transizione del Gambia, il cui obiettivo è quello di portare la voce dei giovani gambiani nel processo.

L'attivista hip-hop Killa Ace, il cantante rap Awa Bling, l'artista “Fulu” Bobo Dimo, il poeta e leader della gioventù, Lala Tourey, e la Bright Stars Entertainment Gambia stanno facendo un tour del paese, diffondendo la loro musica e un breve documentario sui giovani musicisti e attivisti che stano prendendo parte al processo di giustizia di transizione del paese.

La consultazione nazionale ospitava anche gli oppositori. “Alcuni hanno ritenuto che non ci fosse bisogno di una commissione d'inchiesta sulle violazioni dei diritti umani. Quello che serviva al paese era appianare le divergenze, dimenticare il passato e andare avanti. Ma naturalmente, queste voci, non hanno vinto”, ha detto Saikou.

L'inclusione della parola “riparazioni” nel titolo è stata una scelta ponderata. L'accento è stato messo sull'importanza di garantire dei provvedimenti per il risarcimento. Ai danni e ai traumi subiti dai gambiani si è aggiunta la perdita dell'unico sostegno della famiglia, tramite arresti, detenzioni, esecuzioni extragiudiziali e sparizioni forzate. Ciò ha fatto cadere in rovina intere famiglie e ha causato un effetto domino devastante.

Saikou spiega:

Fathers were killed, mothers were not working, and children had to drop out of school. So, you lost your source of income and you lost assets. When addressing those kinds of issues, it is not enough that someone has come out with the truth about what he has done to you. It may still not be enough for someone to go to prison for three to five years. It is very important that children who had to drop out of school be given an opportunity to return.

Padri uccisi, madri disoccupate, e bambini che hanno dovuto abbandonare la scuola. Hai quindi perso la tua fonte di guadagno e i tuoi beni. Di fronte a questo tipo di problemi, non è abbastanza che qualcuno ti dica la verità su chi ti ha fatto questo. Potrebbe non essere abbastanza per lui andare in prigione tre o cinque anni. È davvero importante che ai bambini che hanno abbandonato la scuola, venga data un'opportunità di rifrequentarla.

Anche l'esclusione della parola “giustizia” è stata ragionata. Non c'è dubbio che la parola avrebbe frenato i colpevoli.

L'integrità della Commissione è stata difficile da biasimare a causa della sua variegata composizione. Degli 11 commissari, quattro sono donne. Rappresentano i settori della società legale, religiosa e civile. Il presidente, Lamin Sise, era il Consigliere Capo di Kofi Annan quando quest'ultimo era il Segretario generale delle Nazioni Unite.

Le famiglie, tuttavia, hanno criticato ciò che considerano una mancanza di giustizia. Sono stati particolarmente irritati dal rilascio dei quattro “jungler” che hanno confessato numerose atrocità. La risposta pronta del ministro Tambadou è stata che i procedimenti giudiziari avrebbero dovuto aspettare due anni prima che la Commissione per la verità avesse completato il suo lavoro. Come ha detto in una conferenza stampa, “Non possiamo, quindi, anticipare il lavoro della commissione prendendo provvedimenti contro chiunque, in questa fase”, aggiungendo che avrebbe capito che sarebbe stata una “pillola amara da ingoiare”, per le vittime e le loro famiglie.

Durante i dibattiti, le ferite del paese vengono continuamente riaperte, con la speranza di una guarigione finale. Per molti, la guarigione richiede giustizia, e che Jammeh e la sua coorte rendano conto delle atrocità commesse.

Fatoumatta Sandeng, portavoce della campagna “Jammeh2Justice”, crede fermamente in questo processo: “Consegnando Jammeh alla giustizia, mettiamo anche in guardia i tiranni di tutto il continente che noi, il popolo, siamo determinati a combattere le impunità.”

Il presidente Barrow dice che prenderà provvedimenti, basandosi sui suggerimenti della commissione riguardo il completamento del suo processo. Questo, ovviamente, se la sua carriera politica sopravvivrà al mandato iniziale della commissione, che dura due anni, ma che può essere esteso dal presidente.

Tuttavia, anche se la coalizione che guida potrebbe sgretolarsi, la sua popolarità calare e trovarsi di fronte a un futuro politico incerto, il presidente Barrow sarà impresso nel panorama politico del suo paese come l'uomo che ha aperto la strada alla verità, alla riconciliazione e alle riparazioni in Gambia, dopo il governo di un tiranno.

Nota dell'editor: Questo post è stato leggermente modificato per quanto riguarda lo stile e la formattazione.

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