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L'entusiasmante risposta dell'infermiera australiana Helen Zahos alla crisi dei rifugiati

Helen Zahos with lifejackets on Lesbos

Helen Zahos con giubbotti di salvataggio a Lesbos in Grecia. Foto gentilmente concessa dalla pagina Facebook “Aussie Volunteers Helping Refugees in Greece”.

Il lavoro umanitario di Helen Zahos, volontaria [nel 2016] con i rifugiati, è uno straordinario esempio di come le singole persone possono fare una differenza. È una infermiera di emergenza e paramedico, nata nel 1977 a Darwin, la capitale del Territorio del Nord in Australia. È cresciuta a Groote Eylandt nel Golfo di Carpentaria, dove i suoi genitori, emigrati greci, lavoravano per la società mineraria dell'isola.

Dopo aver terminato le superiori, ha conseguito una laurea triennale in studi di infermieristica e per personale paramedico a Darwin. Helen è un'infermiera professionale dal 1999 e un paramedico dal 2000. Si impegna appassionatamente per [tutelare] la salute degli indigeni e ha lavorato nelle comunità aborigene remote dei territori APY Lands [it] dal 2006 al 2009.

Helen ha una vasta esperienza come volontaria. Nel novembre 2013 è stata inviata nelle Filippine nel programma di risposta alle catastrofi, in seguito al Tifone Haiyan [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione]. Nell'anno 2014 Helen ha spostato la sua attenzione sulla salute dei rifugiati e l'advocacy in loro favore, mentre lavorava nel centro di detenzione per i richiedenti asilo dell'Isola di Natale, Christmas Island, in Australia. Durante le ferie ha lavorato come volontaria in Grecia, nel mezzo della crisi finanziaria, con l'organizzazione Medecine du Monde Grece, assistendo i pensionati e i sotto-privilegiati con cure mediche. Ha lavorato anche nel centro di detenzione Nauru.

Nell'aprile 2015 Helen ha lavorato come volontaria nella risposta alle catastrofi, dopo il terremoto in Nepal, con l'organizzazione Non-Nepalese Residence Association, raggiungendo aree remote in Ghorka e Ahrket. Nell'agosto 2015, quando le immagini dei rifugiati hanno inondato i social media, Helen ha lavorato in una campagna per raccogliere fondi per le forniture mediche, partendo a settembre per lavorare come volontaria in Grecia con Medecine Du Monde Grece nell'Isola di Lesbo. Là ha visto migliaia di rifugiati in fuga dalla Siria e dalle nazioni circostanti e li ha assistiti con la loro assistenza medica. Il giornale australiano Neos Kosmos ha fatto un reportage sulle attività di Helen nell'ottobre 2015:

L'infermiera volontaria australiana Helen Zahos informa sulla crisi dei migranti a Lesbo: https://t.co/AE9HTUmdCf

Successivamente, Helensi è impegnata al confine tra la Macedonia (FYROM) [it] e la Grecia, dove era presente durante la prima chiusura della frontiera e i conseguenti tumulti avvenuti subito dopo.

Dal suo ritorno in Australia, Helen ha raccolto fondi per inviare equipaggiamenti di emergenza a Lesbo, donati da Ambulance Victoria. Momentaneamente lavora come infermiera di emergenza presso l'Ospedale Gold Coast in Queensland.

Dopo una video conversazione a vasto raggio, Helen ha gentilmente risposto ad alcune domande scritte sulla sua esperienza.

Kevin Rennie (KR): Raccontaci la tua gioventù nel Territorio del Nord. Come sono stati i tuoi anni di formazione, in particolare quelli nella Groote Island, d'aiuto per prepararti nel tuo lavoro come volontaria umanitaria?

Helen Zahos (HZ): Groote Eylandt in the late 70’s and 80’s was a great place to grow up as a child. It was a small community that had a warm community spirit and I grew up being a part of that community focus. Organizations such as the Lions club and Girl Guides were very active on the island and there was always a fundraiser of some sort that I was involved with. The Groote Eylandt mining company was the main source of work on the island, which attracted many workers from diverse backgrounds from the local indigenous people to migrants from all over the world. This meant that my classmates at Alyangula Area School were all from different backgrounds and cultures.

Helen Zahos (HZ): Groote Eylandt, alla fine degli anni '70 e negli anni '80, era un luogo stupendo per i bambini dove crescere. Era una piccola comunità che aveva un caloroso spirito comunitario. Sono cresciuta essendo parte del focus di quella comunità. Organizzazioni come Lions club e Girl Guides erano molto attive sull'isola e c'era sempre un qualche organizzatore di raccolta fondi in cui ero coinvolta. La società mineraria Groote Eylandt era la principale fonte di lavoro sull'isola, che attraeva molti lavoratori con provenienza diversa, dalla popolazione indigena locale ai migranti da tutto il mondo. Questo significa che i miei compagni di classe a scuola, Alyangula Area School, provenivano da mondi e culture diverse.

KR: In una delle tue video interviste, dici: “I rifugiati sono esseri umani… come tu ed io”. Vuoi condividere alcuni dei tuoi incontri che illustrano questo?

HZ: There were so many encounters that I had where I thought that could be me, or that could be my mother or father.

I spoke with teachers that fled at gunpoint and hoped to resettle in Germany and one day teach gymnastics again. I had a professor from a university who helped me one day in the tent/clinic where we saw hundreds of people. As our interpreter was sick that day, he helped interpret and was mortified and embarrassed that he had been wearing the same clothes and had not changed his socks for 3 weeks.

I spoke with a mother who was a teacher, her husband a lawyer, and she was pregnant and had a 4-year-old boy with her. She had left her husband behind.

I helped a lady who had brought her own chemotherapy, having had dad go through chemotherapy before he died. I couldn’t believe we were setting this up in a dirty, dusty tent with no machinery or monitoring equipment, no blankets or cups of tea to help this woman’s therapy be more comfortable. How cruel… everyone had a story and everyone you could relate to.

HZ: Ci sono stati moltissimi incontri dove ho pensato che potrei essere io, o potrebbe essere mia madre o mio padre.

Ho parlato con insegnanti, fuggiti sotto la minaccia delle armi, che speravano di trasferirsi in Germania e insegnare di nuovo ginnastica, un giorno. Avevo un professore di un'università, che un giorno mi aiutò in una tenda/clinica, dove vedevamo centinaia di persone. Quando il nostro interprete si ammalò un giorno, aiutò come interprete ed era mortificato e imbarazzato, perché indossava gli stessi vestiti e non si era cambiato i calzini per 3 settimane.

Ho parlato con una madre che era insegnante, suo marito un avvocato, era in gravidanza e aveva un maschietto di 4 anni con lei. Era arrivata senza il marito.

Ho aiutato una donna che si era portata la sua chemioterapia, suo padre si era sottoposto alla chemioterapia prima di morire. Non potevo credere che l'avremmo organizzata in una tenda sporca e polverosa, senza macchinari o attrezzature di monitoraggio, senza coperte o tazze di tè per rendere la terapia di questa donna più confortevole. Davvero crudele… ognuno aveva una storia e qualcuno cui si poteva rapportare.

KR: Hai parlato del senso di tradimento provato da alcuni greci che vedono il tuo lavoro con i rifugiati come una minaccia. Che cosa potrebbe aiutare a colmare questo abisso?

HZ: There are many reasons why some local Greek people see refugees as a threat and I guess fear is the biggest precipitator of this. I have had many people make comments like ‘why is she helping them (the refugees) and not the Greek people that are suffering from the financial crisis?’ Often people that make this comment don’t realize that I have volunteered specifically for the local Greek people in a polyclinic where pensioners and the underprivileged could access healthcare and medication. I have sent equipment and supported local first aid organizations that support Greek people.

I think the situation at the moment is dire in that refugees trapped in Greece by the border closures do not want to be in Greece. They were aiming to go to other countries in Europe with better job and education prospects than Greece can provide and unite with family members. Many local Greek people do not want the refugees in Greece as they fear loss of jobs, increase in crime and the government having to handout money for housing, food and medical services, in a country already struggling with its own financial pressures.

Until there are more definitive answers on what is going to happen with the 80 thousand plus refugees stuck in Greece, then the local people’s views will not change. Many Greek people remember the war where it was the Greeks that were arriving on boats in the thousands, it is for this reason that many older Greek people are tolerant and understanding of the situation and are empathetic with the Syrian refugees.

HZ: Sono molte le ragioni per cui parte della popolazione locale greca vede i rifugiati come una minaccia e temo che la paura sia la causa scatenante principale. Ho sentito molte persone fare commenti come: “Perché [questa donna] sta aiutando loro (i rifugiati) e non la popolazione greca che sta soffrendo la crisi finanziaria?” Spesso la gente che fa questi commenti non si rende conto che ho lavorato come volontaria specificatamente per la popolazione greca locale in un policlinico, dove i pensionati e i sotto-privilegiati potevano accedere alle cure mediche e ai medicamenti. Ho inviato attrezzatura e supportato le organizzazioni locali di primo soccorso che assistono la popolazione greca.

Penso che la situazione in questo momento sia disperata, poiché i rifugiati bloccati in Grecia dalla chiusura delle frontiere non vogliono restare in Grecia. Avevano intenzione di andare in altre nazioni in Europa, con prospettive di lavoro e di istruzione migliori rispetto a quelle che la Grecia può offrire. Volevano anche riunirsi con i membri familiari. Molta della popolazione greca locale non vuole i rifugiati in Grecia, temendo la perdita dei posti di lavoro, l'aumento dei crimini e che il governo deva dispensare soldi per abitazioni, alimentazione e servizi medici, in una nazione che sta già lottando con le proprie pressioni finanziarie.

Finché non ci saranno risposte più definitive su quello che succederà con gli oltre 80 mila rifugiati bloccati in Grecia, le opinioni della gente non cambieranno. Molti greci si ricordano la guerra, dove erano i greci che arrivavano sulle imbarcazioni a migliaia. Per questo motivo, molti greci più anziani sono tolleranti e comprensivi della situazione e hanno empatia per i rifugiati siriani.

KR: In che modo il periodo trascorso nei centri di detenzione dell'Isola di Natale (Christmas Island) e nel centro di Nauru hanno influenzato la tua decisione di lavorare come volontaria?

HZ: My time working at Christmas Island and Nauru allowed for me to speak with refugees and asylum seekers, hear their stories and gain an understanding of what they were fleeing from. Had I not spent this time at the detention centres, I don’t think I would have fully understood the impact of what was happening. I gained insight and knowledge of the resources and processes involved on Christmas Island especially when one small boat arrived with asylum seekers. Seeing images of thousands arriving on the Greek islands in a mass exodus, I knew that help in the form of manpower was needed urgently.

HZ: Il tempo trascorso lavorando sull'Isola di Natale e Nauru mi ha permesso di parlare con i rifugiati e i richiedenti asilo, ascoltare le loro storie e acquisire una comprensione di quello da cui stavano fuggendo. Se non avessi trascorso questo periodo nei centri di detenzione, non penso che avrei compreso pienamente l'impatto di quello che stava succedendo. Ho acquisito l'esperienza e la conoscenza delle risorse e dei processi sull'Isola di Natale, in particolare quando una piccola imbarcazione è arrivata con i richiedenti asilo. Vedendo le immagini di migliaia [di persone] che arrivavano sulle isole greche in un esodo di massa, sapevo che era urgentemente necessario aiutare sotto forma di manodopera.

KR: Come hai trovato la ONG francese Médecins du Monde e perché hai deciso di lavorare con loro? Che cosa caratterizza la loro comunità?

HZ: When I was working on Christmas Island in 2014 and I was headed to Greece for a holiday, I felt the need to use my skills as there were reports of Greek people suffering (particularly pensioners) in the Greek financial crisis. My conscience did not sit well with going to Greece and holidaying when its people were suffering so I simply looked up volunteer organizations that needed nurses. I contacted them via email and it was as simple as that. I went through their extensive application process.

HZ: Quando stavo lavorando nell'Isola di Natale (Christmas Island) nel 2014 e mi sono recata in Grecia per una vacanza, ho sentito il bisogno di utilizzare le mie competenze, dopo aver sentito notizie che la popolazione greca stava soffrendo (in particolare i pensionati) nella crisi finanziaria greca. La mia coscienza si sentiva a disagio, andando in Grecia a trascorrere le vacanze, mentre la sua popolazione soffriva. Ho così semplicemente cercato le organizzazioni volontarie che avevano bisogno di infermieri. Le ho contattate per email. È stato semplicemente così. Ho affrontato il loro complesso processo di candidatura.

KR: Che cosa hai imparato su te stessa e sugli altri, durante queste sfide?

HZ: I have learnt that not everyone is as caring; that the term ‘refugee’ is a dirty label that strips people of their identity. I have learnt that when a natural disaster happens the whole world turns up to help in full force, such as the Nepal earthquake or the Philippines after typhoon Hyan, but when the disaster is a result of war, no one turns up except civilian volunteers and non government organizations.

I learnt about the spontaneous volunteers and how they impacted negatively on the efforts of the teams on the ground, as they were well meaning but uncoordinated.

I have learnt that the refugee crisis is political and that the Australian public is so far removed from the situation. I have learnt that Australia is such a large country and yet they cannot accommodate 1000 or so refugees that are stuck in offshore detention centres and are using these people as a political pawn in a game that these innocent people have no control over.

I have suddenly become an advocate. As a nurse we are taught to be a patient advocate, suddenly I was in a situation where these people needed support and the public needed to be made aware of what was happening.

I have learnt to look at the one person in front of me that I am caring for and not the 5 or 10 thousand as it can be overwhelming. I have also learnt that a lot of people chose not care and chose not to take notice.

I now look back and remember that moment when I lay there in bed looking at those images on social media and thinking ‘ I can do something, I can go and volunteer’. Now that I have returned I am realizing the impact of the situation on me, and that you can come up with an idea and follow through and have a positive impact on people. That you don’t have to be special or skilled. You just need to be passionate and care and things just fall into place and you just have to hang on for the ride.

HZ: Ho imparato che non tutti si prendono ugualmente cura; che il termine ‘rifugiato’ è una lurida etichetta che priva le persone della loro identità. Ho imparato che, quando avviene un disastro naturale, tutto il mondo si presenta per aiutare intensamente, come dopo il terremoto in Nepal o il tifone Hyan nelle Filippine. Quando, invece, il disastro è il risultato di una guerra, nessuno si presenta, tranne i volontari civili e le organizzazioni non governative.

Ho imparato a conoscere i volontari spontanei e il loro impatto negativo sugli sforzi dei team in loco, poiché avevano buone intenzioni, ma non erano coordinati.

Ho imparato che la crisi dei rifugiati è politica e che il pubblico australiano non è cosciente della situazione. Ho imparato che l'Australia è una nazione così vasta, tuttavia non può ospitare 1000 rifugiati che sono bloccati nei centri di detenzione oltremare. E stanno usando queste persone come una pedina politica, in un gioco su cui queste persone innocenti non hanno nessun controllo.

Sono diventata improvvisamente un difensore. Come infermiera, ci hanno insegnato a essere un difensore dei pazienti. Improvvisamente ero nella situazione in cui queste persone avevano bisogno di supporto e il pubblico aveva bisogno di essere informato di quello che stava succedendo.

Ho imparato a guardare la persona che ho di fronte a me, di cui mi sto prendendo cura, e non le 5 o 10 mila, altrimenti può essere angosciante. Ho anche imparato che molte persone decidono di non preoccuparsi e di non interessarsi.

Guardando indietro, mi ricordo quel momento in cui ero stesa a letto, guardando quelle immagini sui social media e pensando: “Posso fare qualcosa, potrei andare a lavorare da volontaria”. Adesso che sono tornata, mi rendo conto dell'impatto della situazione su di me. E che si può avere un'idea, andare fino in fondo e avere un impatto positivo sulle persone. Non si deve essere speciali o avere competenze. Basta essere appassionati e interessarsi e le cose vanno a posto da sole e si deve soltanto tener duro per il viaggio.

KR: Quale consiglio hai per coloro che vogliono cambiare il modo in cui il mondo sta trattando i rifugiati in cerca di una vita migliore e più sicura?

HZ: For those people supporting refugees and wanting to help them have a better life like they deserve, I say stay strong and stay true to yourself. There are so many hate stories and politicians filling people with fear. It is easy to be hurt by words that are said or disheartened, but then there will be a story or you will meet someone with an amazing story of courage and it reminds you of why you feel so passionately about helping refugees.

HZ: A coloro che supportano i rifugiati e vogliono aiutarli ad avere la vita migliore che si meritano, dico: siate forti e rimanete fedeli a voi stessi. Ci sono così tante storie di odio e politici che riempiono la gente di paura. È facile essere feriti o demoralizzati dalle parole che sono dette, ma poi ci sarà una storia, o incontrerete una storia straordinaria di coraggio che ricorderà perché vi sentite così entusiasti di aiutare i rifugiati.

Maggiori informazioni sul lavoro volontario di Helen si trovano in molti video. Antony Shows ha postato la seguente intervista nell'aprile 2016. è disponibile anche in lingua greca.

Anche il canale televisivo online Meraki TV ha trasmesso un'intervista con Helen, nell'agosto 2016.

Helen ha anche incontrato i proprietari di caffetterie a Darwin, che hanno raccolto fondi e le hanno offerto supporto quando è partita per la Grecia. Volevano ricominciare con la raccolta fondi, conseguentemente potrà prendere di nuovo l'aereo e spendere i soldi nei campi dove necessario.

Ha creato una pagina Facebook per coloro che desiderano aiutare: Aussie Volunteers helping Refugees in Greece (Volontari australiani aiutano i rifugiati in Grecia)

Grazie a Asteris Masouras di Global Voices, da Thessaloniki in Grecia, che ci ha fatto entrare in contatto.

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