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Un nuovo gioco online illustra il funzionamento della disinformazione in Africa Orientale

Aida, un personaggio del gioco  “Choose Your Own Fake News,”(Scegli le tue fake news) guarda un video condiviso dal cugino su WhatsApp. Screenshot da “Choose Your Own Fake News” da Pollicy in Uganda.

La disinformazione – ovvero “fake news” (notizie false) intenzionali – è un problema cronico in tutto il mondo, ma la pandemia da COVID-19 ha aggravato il sovraccarico di informazioni. Dalle false cure per il coronavirus [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] ad informazioni fuorvianti sulle vaccinazioni obbligatorie che hanno alimentato le paure in tutto il mondo, è diventato sempre più difficile comprendere la verità.

Tutto ciò che serve per trasformare la disinformazione in cattiva informazione, che si diffonde a macchia d'olio attraverso le reti sulle applicazioni come WhatsApp e Facebook, è il cliccare un “condividi” o “inoltra”.

In Africa, dove la diffusione della rete è ancora relativamente bassa, con una media del 40%, molti utenti hanno aperto un account per la prima volta. Inoltre nel mondo, a molti utenti, esperti o meno, mancano gli strumenti necessari per distinguere le news affidabili da quelle false. Come possono, tutti gli utenti, diventare più accorti online?

Questa è l'idea alla base di “Choose Your Own Fake News” (scegli la tua notizia falsa) un gioco online che analizza come si diffonde la disinformazione nell'Africa dell'Est. Il sito, è stato creato da Neema Iyer, fondatrice e responsabile di Pollicy, un'organizzazione con sede in Uganda che supporta la diffusione della tecnologia urbana nel continente.

Iyer ha spiegato il motivo dietro il suo gioco con una conferenza stampa della Mozilla Foundation:

Online misinformation has real implications offline. It can threaten people’s lives, freedom of expression, and prosperity. This is especially true in parts of East Africa, where people are coming online for the first time and don’t yet have the proper context to distinguish what’s trustworthy from what’s not.

La disinformazione online ha delle ripercussioni nella vita reale. Può minacciare la vita delle persone, la libertà di espressione e la ricchezza. Questo accade soprattutto in alcune zone dell'Africa dell'Est, dove le persone hanno per la prima volta degli account e non sono ancora in grado di distinguere ciò che è affidabile da ciò che non lo è.

‘Hai visto quel video su WhatsApp?’

“Chose Your Own Fake News” insegna agli utenti come essere più attenti riguardo alle informazioni che ricevono e che trovano negli spazi digitali.

I giocatori scelgono uno dei tre personaggi nell'Africa dell'Est: Flora, una studentessa in cerca di un lavoro, Jo, un negoziante o Aida, una nonna in pensione di 62 anni. I giocatori poi, analizzano i titoli delle notizie, video e post sui social network attraverso gli occhi di ogni personaggio.

Flora, una studentessa in cerca di un lavoro, Jo, un negoziante e Aida, una nonna in pensione di 62 anni, sono i personaggi del gioco”Choose Your Own Fake News” che devono scegliere cosa fare quando si imbattono in possibili informazioni false online. Screenshot dal gioco prodotto da Pollicy.

“Le decisioni dei giocatori fanno la differenza tra la disinformazione correttamente smascherata – o il cadere vittima di frodi, far ammettere in ospedale un loro caro, e accidentalmente persino istigare una folla,” ha spiegato la conferenza stampa di Mozilla.

Mentre i giocatori seguono le varie decisioni dei loro personaggi, il gioco gli fornisce dettagliate informazioni su come funzionano la disinformazione e la cattiva informazione, sottolineando il ruolo che gli individui hanno nell'intercettare informazione false o non verificate prima di diffonderle.

Per esempio, Aida riceve un messaggio inoltratole dal sua cugina con un video di un bambino che piange dopo avere fatto il vaccino contro il morbillo. Aida dovrebbe condividere quel video? Il morbillo si può prevenire con il vaccino ma i casi continuano ad aumentare a causa delle false informazioni.

“Piattaforme come YouTube e Facebook suggeriscono e diffondono contenuti che fanno cliccare gli utenti, anche se questi sono radicali e assolutamente sbagliati” ha detto la Fondazione Mozilla.

Inoltra-inoltra-inoltra-stop

Neema Iyer ha creato “Choose Your Own Fake News,” ed è la fondatrice di Pollicy in Uganda. Foto usata con consenso.

Nel terzo episodio della seconda stagione di “Termini e Condizioni”, un nuovo podcast che analizza i diritti digitali in Africa, Neema Iyer discute con l'attivista per i diritti digitali Berhane Taye, per osservare la storia della disinformazione online in Africa e come si incrocia con i bots, trolls e molto altro.

Iyer e Taye discutono sulle potenziali e pericolose conseguenza di un, in apparenza semplice, “inoltra” o “condividi”.

Internet è pieno di bot – un software che svolge attività automatiche. Iyer stima che quasi metà delle attività online è opera di bots progettati per influenzare e creare opinioni online. I troll – persone reali – disturbano, attaccano e offendono intenzionalmente. I deepfake – video fortemente alterat i- possono spesso far sembrare finzione una realtà.

Questo mix di agitatori online contribuisce alla disinformazione che in definitiva causa caos, discordia e divide le comunità, dice Iyer.

A complicare la questione, molti utenti sono “agenti inconsapevoli” che danno risonanza a false informazioni senza rendersene conto, scrive Kate Starbird su Nature.

I messaggi con i cellulari e gli SMS sono stati usati per molto tempo come strumenti per organizzare la giustizia delle folle e destabilizzare le comunità, ma è stato solo con l'arrivo di WhatsApp e altre piattaforme emergenti che le false informazioni hanno cominciato a diffondersi con un click così rapidamente e in maniera esponenziale.

Iyer cita i linciaggi in India causati da rumors diffusi tramite WhatsApp sui rapimenti di alcuni bambini e la violenza settaria in Nigeria scaturita dopo immagini circolate su WhatsApp che mostravano persone Musulmane Fulani accusate di aver commesso atti di violenza contro i Cristiani.

Ad aprile 2020, durante il picco della pandemia, WhatsApp ha finalmente agito per limitare la diffusione di notizie false limitando il numero di “inoltri” da cinque ad uno. “La scelta è progettata per ridurre la velocità con cui le informazioni si spostano su WhatsApp, mettendo la verità e la finzione su un piano sempre più equo” secondo The Verge.

Come fermare la disinformazione: uno screenshot da “Choose Your Own Fake News”, un gioco online progettatp da Pollicy in Uganda.

Criminalizzare o non criminalizzare?

Spesso le persone si rivolgono ai social media per colmare le lacune dei mezzi di comunicazione. Ma con la democratizzazione dei social media, chiunque può produrre un contenuto, con ben poche linee guida per monitorare, controllare accuratamente o verificare la validità dei fatti.

Nell'Africa dell'Est i governi hanno creato un range di norme e leggi progettate per controllare le fake news e gli incitamenti all'odio – ma alla fine si sono trasformati nel motivo per penalizzare l'opposizione o voci di dissenso.

A marzo 2020, in Sudafrica, il governo ha trasformato in reato la condivisione delle informazioni sul COVID-19, poiché voleva ingannare i cittadini o la risposta del governo alla pandemia” secondo il Disaster Managment Act del 2002 – i violatori possono ricevere sanzioni, essere incarcerati o entrambe, secondo il Comitato per la protezione di Giornalisti (CPJ)

Tuttavia il Comitato per la protezione di Giornalisti ha avvisato che , “approvare leggi che rimarcano il trasformare in reato la disinformazione invece di educare le persone e incoraggiare il controllo delle informazioni rappresenta una strada pericolosa”.

In Nigeria, la disinformazione ha seminato la sfiducia nei confronti delle istituzioni che ” dovrebbero idealmente essere il punto di riferimento durante una pandemia” ha detto ‘Gbenga Sesan, socia della Paradigm Initiative in Nigeria, che si è unita ad Iyer e Taye su “Termini e Condizioni”

“Si hanno tantissime informazioni che non dovrebbero finire nelle mani delle persone vulnerabili” ha detto Sesan riferendosi alla valanga di video, messaggi e meme condivisi per promuovere false cure al coronavirus.

Ma la Legge per la Protezione dalla Manipolazione e Falsità su Internet della Nigeria, conosciuto come legge dei social media – è miseramente inadeguata e pericolosamente vaga per ridurre il problema.

Rendere virale la verità

Uno studio dimostra che è estremamente difficile cambiare la mente di una persona una volta che un'idea si è insinuata e ammettiamolo – il tipico utente spesso da un'occhiata ai titoli.

La tecnologia dell'intelligenza artificiale può provare ad intercettare le false notizie o gli incitamenti all'odio ma questo metodo è spesso inaccurato e non coglie le sfumature in relazione alla lingua e al contesto culturale, ha spiegato Iyer.

Per esempio, il report per la Trasparenza di Facebook [it] del 2020 ha affermato di rimuovere 9.6 milioni di contenuti pregni d'odio o considerati tali nei primi quattro mesi del 2020, ha detto Iyer. Ma ha avvisato riguardo la probabilità delle false aspettative.

I moderatori dei contenuti hanno l'immenso potere di eliminare tutto ciò che è falso o pieno d'odio, ma Facebook non assume in maniera appropriata per gestire molteplici lingue e contesti culturali. In più molti utenti sono inconsapevoli del loro potere di riportare contenuti.

I verificatori di informazioni non riescono ad influenzare le opinioni una volta che le notizie false si sono affermate – solo negli Stati Uniti, questi sono più cari che campagne per 100 a 1. I verificatori di informazioni inoltre variano in gran parte in base alle leggi di un paese sulla trasparenza, i dati e la libertà di informazione. In Tanzania, per esempio, il governo ha sostanzialmente vietato il controllo delle informazioni, insistendo che le sue statistiche sono l'assoluta verità.

Come scoraggiamo la diffusione della cattiva informazione? Iyer ha insistito nel fermare la false notizie prima che le si diffondano. Al contrario, rendere virale la verità.

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