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Chi verifica la disinformazione online in lingua bambara in Africa occidentale?

Si ni kɛnɛya (“Longevità e salute”), un'iscrizione in lingua bambara/jula su un taxi in Burkina Faso. Immagine/traduzione di Coleman Donaldson/An ka taa e usate previa autorizzazione.

Nota dell'editor: Questo articolo personale è stato scritto in seguito a una campagna su Twitter [it] organizzata da Global Voices Africa sub-sahariana e Rising Voices nella quale, ogni settimana, attivisti e attiviste di lingue diverse condividevano i loro punti di vista sull'intersezione tra i diritti digitali e le lingue africane come parte del progetto “Identity matrix: regolamentazione delle piattaforme sulle minacce online alla libertà d'espressione in Africa.”

Qualche settimana fa ho ricevuto su WhatsApp un messaggio vocale e un video sul Covid-19 in lingua bambara. L'audio, della durata di 26 secondi, insinuava che il virus fosse stato creato in laboratorio da persone bianche.

Screenshot di un video in lingua bambara ricevuto su WhatsApp [bm]. Un uomo mostra un liquido che sostiene possa curare il coronavirus.

Il secondo file, questo video [bm], trattava di una presunta cura a base di erbe per il coronavirus. Per quasi due minuti, l'uomo mostra una bottiglia piena di un liquido incolore, che sostiene possa curare il Covid-19.

Questo tipo di disinformazione è diffuso tra la comunità Mandingo [it] e purtroppo le persone ci credono.

Con una popolazione [en, come i link seguenti salvo diversa indicazione] di 11 milioni di persone, il gruppo etnico Mandingo è presente nei paesi dell'Africa occidentale di Guinea, Costa d'Avorio, Mali, Senegal, Gambia e Guinea-Bissau.

Il mandingo (anche chiamato mandenkan, maninka, mandingo, o manding) è una lingua tonale ma ne esistono diverse varietà parlate nei paesi dell'Africa occidentale. In Mali, si chiama bambara/bamanankan. In Costa d'Avorio e in Burkina Faso, è conosciuto come dioula. In Guinea, si chiama malinke, mentre in Senegal e in Gambia mandingo.

‘A chi importa della disinformazione in una lingua minoritaria come il bambara?’

Non sono mancati i dibattiti pubblici sulle informazioni false nei notiziari, in particolare in lingue internazionali come inglese e francese, e nelle lingue africane maggioritarie.

Questo perché la disinformazione ha un grande impatto sulla vita delle persone; l'incapacità di distinguere i fatti dalle falsità è la sfida del nostro tempo. Nel caso del Covid-19, la disinformazione e la propaganda sono gli ostacoli principali nella lotta contro il virus, soprattutto in Africa.

Ma a chi importa della disinformazione in una lingua minoritaria come il bambara?

Attualmente non c'è nessun meccanismo di controllo per tracciare le informazioni false in bambara. Le comunità non sono state informate che le piattaforme digitali come WhatsApp e Facebook sono anche potenziali vettori di fake news.

Le informazioni false sono un grosso problema nella gran parte delle lingue africane come il bambara. Le persone diffondono fake news involontariamente perché non si rendono conto del pericolo. Non possono immaginare che qualcuno abbia potuto scrivere o registrare qualcosa di falso.

La disinformazione in bambara si diffonde tramite varie piattaforme digitali come Facebook e WhatsApp. Il problema è diventato più evidente con la pandemia di Covid-19. Alcuni esempi di fake news sono che gli africani sono immuni al coronavirus o che la malattia colpisce solamente i ricchi. Alcuni sostengono che il virus non esiste. Queste falsità ritardano l'attuazione di misure protettive contro il nuovo coronavirus [fr]:

I media attendibili stanno provando a combattere le fake news dedicando programmi in lingue locali sul coronavirus come la #bambara.

La disinformazione sul Covid-19 si era già radicata tra gli utenti bambara in alcuni paesi prima che le autorità cominciassero delle campagne di sensibilizzazione per far mantenere la distanza sociale e fisica nei luoghi pubblici. Per esempio, Rémi Djandjinou, il ministro delle comunicazioni del Burkina Faso spiega (come mostrato nel video nel tweet sottostante) in lingua dioula/bambara le misure igieniche per combattere il coronavirus.

Per esempio in questo video il ministro per la comunicazione del Burkina Faso prova a spiegare in lingua #bambara #dioula le azioni da fare per proteggersi dal coronavirus. È una cosa buona ma non ancora abbastanza.

Inclusione della lingua e lotta contro le fake news online

Mɔgɔ man ɲi (“Le persone sono cattive”) un'iscrizione in lingua bambara su un autobus nel traffico di Bamako, Mali. Immagine/traduzione di Coleman Donaldson/An ka taa e usate previa autorizzazione.

C'è somiglianza tra la diffusione delle informazioni false e la trasmissione di Covid-19.

Qualcuno riceve una notizia falsa su una piattaforma digitale, la assimila e poi la condivide con una dozzina di persone. I destinatari allo stesso modo la condividono con altri, e presto il messaggio diventa virale.

Nel caso del coronavirus, una persona può contagiare più di cinque persone, secondo un recente studio di Steven Sanche e cinque altri scienziati del Laboratorio Nazionale di Los Alamos, negli Stati Uniti. Le persone infette trasmetteranno allo stesso modo la malattia ad altri.

A causa della massiccia condivisione di disinformazione, WhatsApp ha recentemente imposto un limite all'inoltro dei messaggi per frenare la diffusione di messaggi virali che trasmettono disinformazione.

Nell'agosto dello scorso anno, Facebook ha collaborato con Africa Check, un'organizzazione di media no-profit, per integrare più lingue africane nella lotta alle fake news: yorùbá e igbo (Nigeria), swahili (Kenya/Tanzania), wolof (Senegal), afrikaans, zulu, setswana, sotho, sotho del nord e ndebele del sud (Sudafrica).

Purtroppo, il bambara non è stato incluso.

È tempo per le lingue locali africane come il #bambara di prendere il proprio posto su internet. Molte lingue mancano da internet #lelingueafricanecontano

Ho recentemente chiesto a un giornalista di Africa Check in Senegal perché il bambara non fosse stato considerato nella collaborazione con Facebook sulle lingue africane. Lui ha risposto che dato che né lui né i suoi colleghi parlano bambara, non possono verificare la disinformazione in quella lingua.

Purtroppo, questa è stata un'occasione persa per lavorare a un progetto specifico per identificare e controllare la disinformazione in bambara.

La lingua bambara è raramente considerata nei molti interventi internazionali al contrario di yorùbá e igbo (lingue dell'Africa anglofona). Spesso, le lingue africane dei paesi francofoni sono dimenticate nei progetti di sviluppo della lingua locale.

Dare nuova voce al bambara sulle piattaforme digitali

Alla RFI (Radio France International) dove lavoro, la redazione in lingua bambara è trasmessa in streaming [fr-bm] su internet. Ma questo è un progetto dei media pubblici francesi e non un'iniziativa dei paesi di lingua bambara.

Le piattaforme digitali possono dare al bambara una nuova voce mostrando che si tratta di una lingua dinamica. Ci sono alcuni progetti e iniziative per promuovere il bambara su internet.

Coleman Donaldson, un linguista antropologo all'Università di Amburgo è il fondatore di An ka taa (“andiamo”), un progetto online che insegna la lingua bambara. An ka taa rende anche disponibili online informazioni su città come Bamako o Bobo Dioulasso, dove si parla bambara. È un progetto ambizioso, considerando che è noprofit e non percepisce supporto finanziario dalle istituzioni.

In Mali e Burkina Faso per esempio, i media locali offline promuovono il bambara. Anche se vorrebbero essere visibili online, non possono perché sono sprovvisti di un accesso a internet [fr]:

Spero che un giorno i parlanti della lingua bambara possano trovare spazi di discussione su internet, spazi che tengano pienamente conto dello spelling e dell'evoluzione del vocabolario della lingua, che il bambara evolve con il mondo #identitymatrix

Un altro ostacolo è che le tecnologie digitali non sono progettate per le lingue africane, anche se la “scelta di creare e diffondere informazione attraverso internet” nella propria lingua è un diritto digitale, come affermato nella Dichiarazione Africana sui Diritti e la Libertà su Internet.

La Matrice dell'Identità è finanziato dal Fondo per i diritti digitali dell'Africa del centro per la Collaborazione sulla politica internazionale in materia di TIC per l'Africa orientale e meridionale (CIPESA).

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