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I lavoratori migranti nepalesi protestano per ritornare a casa, il governo rimane con la mani in mano

Image by Student Media Grantee Puru Shah

All Glitter and No Glory — Un lavoratore immigrato si asciuga il sudore dalla fronte dopo una lunga giornata di lavoro come addetto alle pulizie nella Gran Moschea dello Sceicco Zayed a Abu Dhabi, UAE. Foto di “Student Media Grantee Puru Shah” che documenta le difficoltà dei lavoratori migranti negli Emirati Arabi e in Nepal.  Via Flickr account of Conflict and Development of Texas A&M. CC BY-NC-ND 2.0

Leggi la copertura speciale [it] di Global Voices su l'impatto globale del COVID-19.

Quando il Nepal è entrato in un lockdown nazionale il 24 marzo, ha chiuso anche i suoi confini a tutti gli immigrati [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] provenienti da paesi con un alto tasso di contagio e anche agli stessi cittadini nepalesi. La corte suprema nepalese ha approvato ad aprile un'ordinanza di governo per ripatriare i napelesi che vivono all'estero. Il governo però non ha ancora fatto nulla al riguardo.

I cittadini nepalesi bloccati aspettano notizie per il rimpatrio e un gruppo di lavoratori immigrati negli Emirati Arabi Uniti stanno propestando contro i loro datori di lavoro perché le restrizioni per il COVID-19 non consentono loro di ricevere uno stipendio. Ai lavoratori nepalesi viene richiesto di ritornare a casa, dato che le loro risorse stanno terminando.

Senza un lavoro e uno stipendio, gli immigrati nepalesi protestano negli Emirati Arabi colpiti dal COVID-19.

Bloccati all'estero

Circa 500 lavoratori di un hotel ad Abu Dhabi affermano di non essere stati pagati negli ultimi due mesi e di non aver ricevuto nessuna richiesta di lavoro. Sono stati invece lasciati languire in stanze affollate. Sul loro gruppo Facebook, Nepalese living the UAE (cioè Nepalesi che vivono negli Emirati Arabi), un utente afferma che i lavoratori sono stati abbandonati sia dal loro datore di lavoro che dal governo nepalese:

We have been waiting for so long to hear from the government, our two months of unpaid leave has ended, whatever little money we had with us is all finished now. The Company is asking us to arrange our needs by ourselves from the first of June and has taken our signatures on resignation letters. Many Nepalese are facing problems. We have been calling the embassy but it is unreachable. The concerned authorities need to pay attention to us as soon as possible.

Stiamo aspettando da molto tempo delle notizie dal governo. I nostri due mesi di congedo non pagato sono terminati, qualunque somma di denaro che avevamo con noi è stata spesa. Il datore di lavoro ci sta chiedendo di arrangiarci a provvedere ai nostri bisogni primari a partire dal primo di giugno e ci ha fatto firmare le lettere di licenziamento. Molti nepalesi stanno affrontando una situazione problematica. Stiamo cercando di chiamare l'ambasciata ma non sono raggiungibili. Le autorità interessate dovrebbero darci ascolto tempestivamente.

Ramesh Budhathoki, un lavoratore nepalese negli Emirati Arabi ha raccontato al Kathmandu Post:

We are ready to stay in quarantine for as long as the government wants us to. They can put us in the jungle, far away from human settlements. We don’t want to spread Covid-19 in Nepal. We just don’t want to die in this desert.

Siamo disponibili a rimanere in quarantena per tutto il tempo che vuole il governo. Possono metterci nella giugla, lontano dagli insediamenti umani. Non vogliamo far diffondere il COVID-19 in Nepal. Semplicemente non vogliamo morire in questo deserto.

I governi di India, Francia e Germania hanno organizzato voli charter per i loro cittadini, anche per quelli bloccati in Nepal. Ai nepalesi non sono stati offerti questi aiuti.

Siamo bloccati all'estero. Per favore fateci rimpatriare o aprite i confini per i voli internazionali per un determinato periodo. Non possiamo mantenerci economicamente per molto tempo. Il Covid-19 non andrà via presto. Ci vorrà molto tempo per un vaccino, dobbiamo quindi soffrire in una terra straniera fino ad allora?

Un governo paralizzato

Living in an Emirati Labor Camp. In some labor camps in the Musaffah industrial area of Abu Dhabi, up to 12 men live in a single room of approximately 100 square feet. Image by Student Media Grantee Puru Shah. Via Flicker account of condev.org. CC BY-NC-ND 2.0.

Vivere in un quartiere di lavoratori negli Emirati Arabi. Nell'area industriale del distretto di Musaffah ad Abu Dhabi più di 12 uomini vivono in una stanza singola di circa 9 metri quadri. Foto di Puru Shah. Via Flicker account of condev.org. CC BY-NC-ND 2.0.

Il Nepal è uno dei paesi al mondo con i più alti livelli di rimesse estere se si considera la composizione del loro PIL (25,4% nel periodo 2018-2019). Quasi 50% dei nuclei familiari del paese ha almeno un membro all'estero. In un'intervista per il Kathmandu Post, l'ex ministro del lavoro Gokarna Bista ha accusato l'attuale governo di aver abbandonato quei lavoratori che avevano per molto tempo sostenuto l'economia del paese:

Many have lost their jobs. They are struggling with a shortage of food and proper accommodation. But the Nepal government has said that these workers cannot be brought home. While the host countries are asking them to go, the Nepal government is not willing to bring them home. These workers have for long given their blood and sweat to sustain the country’s economy. If the government does not show its responsibility and provide its guardianship to these workers, it is a serious issue.

Molti hanno perso il lavoro. Stanno lottando contro la mancanza di cibo e di una sistemazione adeguata. Il governo nepalese ha però affermato che questi lavoratori non possono essere riportati a casa. Mentre i paesi ospitanti chiedomo loro di andarsene, il governo nepalese non è disposto a rimpatriarli. Questi lavoratori hanno dato per molto tempo sangue e sudore per sostenere l'economia. Se il governo non dimostra di essere responsabile e non tutela queste persone, è un problema molto grave.

Il processo di rimpatrio di un grande numero di immigrati sparsi in tutto il mondo è però un compito arduo. Il governo dovrà per prima cosa scegliere in quale paese iniziare il processo, e dopo l'arrivo dei lavoratori, dove far fare loro la quarantena. Attualmente il governo è solamente a conoscenza dello stato precario del sistema sanitario che è impreparato a gestire un grande numero di casi e ha un numero limitato di kit per fare i test.

Meenakshi Ganguly, responsabile della sezione Sud asiatica di Human Rights Watch, ha ribadito tale costatazione a marzo:

Nepali authorities have made little provision for returning citizens because they have few facilities to quarantine them.

Le autorità nepalesi hanno fatto poche previsioni sul ritorno dei loro cittadini perché hanno poche strutture per far fare loro la quarantena.

I gruppi che si battono per i diritti umani come Amnesty International hanno affermato che il governo deve implementare le misure per proteggere le persone la cui salute e vita sono a rischio. Le autorità devono inoltre richiedere cooperazione e assistenza da parte della comunità internazionale, così da assicurarsi di poterlo fare in modalità adeguate e tempestive.

Amnesty International ha richiamato il governo nepalese ad aprile perché non sta facendo abbastanza per aiutare i suoi cittadini:

Instead of proactively reaching out to Nepali migrant workers, the government seems to have limited itself to a weak information-sharing role. Last month, the foreign minister and the labour minister instructed Nepali missions in the Gulf to ‘remain in regular contact with Nepali nationals’, advising them to stay safe and take precautions, following the health protocols outlined by their host governments. They are not being supported as they contend with the prospect of contract terminations, delays or non-payments of salaries, forced unpaid leave, or being forced to work in hazardous conditions that put them at greater risk of contracting the virus.

Invece di aiutare i lavoratori immigrati nepalesi proattivamente, il governo sembra essersi limitato a condividere informazioni in modo poco utile. Il mese scorso il Ministro degli Esteri e quello del Lavoro hanno dato inizio a delle missioni nel Golfo con il fine di “rimanere in contatto costante con i cittadini nepalesi”, raccomandando loro di stare al sicuro, prendere precauzioni e seguire i protocolli sanitari definiti dai governi ospitanti. I lavoratori non ricevono nessun sostegno dal loro paese dato affrontano la prospettiva di vedere il loro contratto di lavoro terminato, ritardi e stipendi non pagati,  congedi retribuiti forzati, l'obbligo di lavorare in condizioni pericolose che mettono a forte rischio di contrarre il virus.

Nel frattempo i parlamentari hanno suggerito una strategia a fasi per rimpatriare per prima cosa i più vulnerabili. Si stima che 127.000 ritorneranno immediatamente, la maggior parte dal Qatar, anche se non è stata fissata ancora una data.

Gli Emirati Arabi che avevano in precedenza mostrato la disponibilità per sostenere i costi del rimpatrio dei lavoratori immigrati, sta attendendo il via libera del Nepal. Ora, viste le proteste scaturite rimane da capire come il governo nepalese si comporterà in merito alla questione.

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