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La frattura sulla nuova politica ‘Una sola Cina’ delle Isole Salomone semina il caos nella risposta al COVID-19

Residenti di Malaita accolgono gli aiuti umanitari da Taiwan. Foto dalla pagina Facebook del Premier della provincia di Malaita Daniel Suidani

Una nave di aiuti confiscata, il leader di una provincia che gioca secondo regole proprie e una furiosa ambasciata cinese.

Sono questi gli ingredienti della complicata risposta al COVID-19 delle Isole Salomone, uno dei pochi Paesi al mondo che non ha ancora registrato un singolo caso di coronavirus, ma che è comunque in seria difficoltà economica [en, come link e citazioni seguenti, salvo diversa indicazione] a causa degli sconvolgimenti causati dalla pandemia.

Al cuore della confusione c'è un cambiamento diplomatico molto recente.

Dopo 36 anni di relazioni diplomatiche con Taiwan, le Isole Salomone hanno riconosciuto la Cina e adottato la politica “Una sola Cina” nel settembre 2019.

Ma le Isole Salomone sono un Paese arcipelago e non tutte le sue parti concordano con la decisione.

Daniel Suidani, il premier pro-Taiwan della provincia di Malaita  — la provincia più popolosa delle Isole Salomone — ha ripetutamente rifiutato aiuti dal governo cinese.

E così la provincia è rimasta un avamposto dell'influenza taiwanese, fatto che ha assunto una maggiore importanza in quanto ha incoraggiato Taipei ad adottare una diplomazia COVID-19 [it] per rilanciare il suo profilo internazionale.

Suidani ha fatto ben pochi sforzi per minimizzare la questione.

Al contrario, l'8 giugno ha rafforzato la controversia rilasciando una dichiarazione in cui applaudiva Taiwan per aver mandato riso, mascherine e equipaggiamento medico a Malaita:

Fellow Malaitans, we are in a unique and privileged position to have been assisted by a country that has stood against the might of the Wuhan virus.

Concittadini di Malaita, ci troviamo nell'unica e privilegiata posizione di aver ricevuto assistenza da un Paese che ha resistito alla forza del virus di Wuhan.

Ha anche denigrato la politica ‘Una sola Cina’ adottata dal governo nazionale:

What we are doing today to reach out for the protection of our survival is nothing new. It looks new only because of the newly introduced frameworks and institutional set ups. However, the limitations under these frameworks must not be used to limit our ability as a people to find appropriate support in times like this.

Ciò che stiamo facendo oggi, cercare protezione per la nostra sopravvivenza, non è niente di nuovo. Sembra una novità solo a causa degli schemi e delle impostazioni istituzionali da poco introdotti. Tuttavia, le limitazioni sotto questi schemi non devono essere usate per limitare la nostra capacità come popolo di cercare un sostegno appropriato in tempi come questi.

‘Notiamo con profonda preoccupazione…’

Questi commenti non potevano passare inosservati. Il Ministro degli Esteri Jeremiah Manele ha rapidamente rilasciato un comunicato stampa in cui criticava le osservazioni “divisive” e “provocatorie” di Suidani:

Such a divisive statement from a Provincial Premier threatens the unity of the country at a time when we need to work together in keeping COVID-19 from entering our borders and not politicize the virus.

Minister Manele calls for respect for government’s foreign policy and urges those who continue to make provocative and inflammatory statements to stop and work towards building a strong united country.

Una dichiarazione così divisiva dal premier di una provincia minaccia l'unità del Paese in un tempo in cui dovremmo tutti lavorare insieme per impedire al COVID-19 di attraversare i nostri confini, e non politicizzare il virus.

Il Ministro Manele sollecita il rispetto per la politica estera del governo e esorta chiunque continui a fare osservazioni provocatorie a fermarsi e a lavorare per la costruzione di un Paese forte e unito.

L'ambasciata cinese ha mostrato la sua ira, descrivendo la dichiarazione di Suidani come “irresponsabile”:

It is noted with deep concern that leaders of the Malaita provincial government have recently made irresponsible remarks and actions against the ‘One China’ policy adopted by the Solomon Islands national government.

The claims and actions by the Malaita provincial leaders are illegitimate, inappropriate, and entirely wrong. It breaches the sovereignty and territorial integrity of China and hurts the national feelings of the Chinese people.

Notiamo con profonda preoccupazione che i leader del governo provinciale di Malaita hanno fatto di recente osservazioni e commesso azioni irresponsabili contro la politica “Una sola Cina” adottata dal governo nazionale delle Isole Salomone.

Queste dichiarazioni e azioni da parte dei leader del governo provinciale di Malaita sono illegittime, inappropriate e completamente sbagliate. Infrange la sovranità e l'integrità territoriale della Cina e ferisce i sentimenti nazionali del popolo cinese.

‘Le vite di Malaita contano’

Ma il leader locale di Malaita ha trovato sostegno nel Parlamento del Paese. Peter Kenilorea Jr, Presidente della Commissione per gli Esteri, ha preteso di sapere perché il governo avesse mancato di offrire ufficialmente gratitudine per gli aiuti umanitari forniti da Taiwan. Stando alla dichiarazione pubblicata da SB herald, il parlamentare ha osservato:

There was not even a simple ‘thank you’ from the national government for this humanitarian assistance to one of its largest provinces. The silence on this humanitarian aid by a former diplomatic friend, who is now supposedly an integral part of our new partner, was deafening.

Non c'è stato nemmeno un semplice ‘grazie’ dal governo nazionale per questa assistenza umanitaria a una delle sue province più grandi. Il silenzio su questi aiuti umanitari dal nostro vecchio amico diplomatico che ora è, a quanto sembra, una parte integrante del nostro nuovo partner, è assordante.

Ma gli scandali non erano finiti.

L'11 giugno, il governo provinciale di Malaita ha dichiarato che la polizia nazionale aveva confiscato un carico navale da Taiwan contenente forniture mediche indirizzate a Malaita.

La polizia ha detto di aver confiscato il carico perché appariva sospetto. Ha dichiarato che l'indirizzo del mittente non era adeguato e che la consegna non era indirizzata al Governo Provinciale di Malaita.

In seguito, tuttavia, i media hanno riportato che l'ufficio del procuratore generale del Paese aveva inviato una lettera in cui notificava alla polizia che “le forniture mediche sarebbero state mandate da Taiwan alla provincia di Malaita come atto di sfida alle decisioni del governo.”

Ha poi avvisato che il carico poteva “includere materiali che potrebbero essere in contravvenzione della legge sulla sedizione.”

Il 24 giugno il leader dell'opposizione Matthew Wale ha condannato le azioni della polizia e del governo nazionale:

This is inexcusable, and it only makes a mockery of our efforts to prepare our people against Covid-19 and the State of Emergency.

I, therefore, call on the government to stop dancing to Beijing’s tune and prioritise our people’s health and safety.

Questo è imperdonabile, e non è altro che farsi beffe dei nostri sforzi per preparare il nostro popolo al Covid-19 e allo Stato di emergenza.

Di conseguenza, chiedo al governo di smettere di ballare al ritmo di Pechino e di dare la priorità alla salute e alla sicurezza del nostro popolo.

Da allora una campagna online dal nome ‘Malaita Lives Matter, Release COVID-19 Equipment’ (‘Le vite di Malaita contano, restituite le attrezzature per il COVID-19′) è stata lanciata per chiedere la restituzione delle attrezzature mediche confiscate.

Il governo provinciale di Malaita ha detto di starsi preparando ad azioni legali per recuperare immediatamente il carico da Taiwan.

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