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L'architettura brutalista della ex-Jugoslavia risplende in un nuovo fan film di Star Wars

Breaking Point: A Star Wars Story. Scena girata nelle catacombe sotto il parco di Tašmajdan a Belgrado. Foto di Tamara Antonović. Usata dietro autorizzazione.

Alla fine dello scorso anno, un particolare “fan film” di Star Wars [en, come i link seguenti salvo diversa indicazione] ha avuto il suo debutto online.

Breaking Point: A Star Wars Story [en] è un cortometraggio di 25 minuti realizzato da una troupe di volontari composta da circa 50 registi professionali, studenti di cinema e membri della comunità serba di fan di Star Wars.

È stato scritto e diretto dal premiato regista Stevan Filipović.

Il film è stato girato in esterni vicini alla capitale serba Belgrado.

Il futurista Monumento ai soldati caduti del distaccamento dei partigiani di Kosmaj della Seconda guerra mondiale, in cima al Monte Kosmaj, e il Monumento al Milite Ignoto [it]della Prima guerra mondiale, in cima al Monte Avala, sono stati entrambi trasformati con successo in simboli Jedi.

La storia apocrifa è ambientata prima del vero episodio di Star Wars Il risveglio della Forza [it] e racconta la caduta dell'ordine dei Jedi perpetrata da Kylo Ren [it].

Global Voices ha contattato Filipović per parlare del film.

Global Voices (GV): Il vostro film ha ricevuto recensioni positive nei media, ed è stato lodato dai fan locali di Star Wars. le fan fiction [it] raramente godono di questo livello di produzione. Come ci siete riusciti? 

Stevan Filipović (SF): I think one can easily underestimate how much Star Wars means to people around the globe. It's a crucial part of our identities, much more than some local cultural phenomena, at least for a lot of people of my generation. I think we could never do something like this — get a completely professional film crew, and such amazing actors, for a non-profit fan film — if we all didn't share a lot of love and respect for this fictional universe George Lucas has created.

But, the other key was the story. I didn't set out to make a fan film, I wanted to make this really personal story, that happens to be set in the Star Wars universe. I think people reacted to that, saw the raw emotions and the potential of it, very early on. Darko Ivić, who plays Nol in the film, was there with me from the very start when I started dreaming about this film.

And then Slaven Došlo went to Disneyland, and brought me a gift — Yoda's lightsaber, and I knew I wanted him to portray the younger brother, Kess. He has this mix of naïveté and pain that I thought was integral to the character.

Jana was selected through casting, but the moment she walked in, we thought — that's Mala.

The rest of the crew was something of a filmmaker's dream. We had great support from Hypnopolis, the company that has produced all of my films. Basically, everybody who volunteered to help was listed as a co-producer, since we didn't have a budget.

In the end, with almost no resources, with shared love for Star Wars, and connections from my previous three feature films, we got quite literally the top Serbian film crews in all fields: from stunts to world-class visual effects, professional color grading, award-winning sound designer, through amazing creatures and prosthetic make-up effects, insane music (available on our YouTube channel), and — of course — great help from the students of the Academy of Arts, where I teach.

Da sinistra a destra: Darko Ivić, Stevan Filipović e Slaven Došlo sul set di Breaking Point: A Star Wars Story. Foto di Tamara Antonović. Usata dietro permesso

Stevan Filipović (SF): Penso che sia facile sottovalutare quanto Star Wars significhi per la gente di tutto il mondo. È una parte cruciale delle nostre identità, molto più di certi fenomeni culturali locali, almeno per molte persone della mia generazione. Penso che non avremmo mai potuto fare qualcosa del genere — ottenere una troupe totalmente professionale, e attori così fantastici, per un fan film non a scopo di lucro — Se non condividessimo tutti molto amore e rispetto per questo universo immaginario che ha creato George Lucas.

Ma l'altro punto chiave è stata la storia. Non sono partito con l'idea di fare un fan film, volevo scrivere questa storia molto personale, che per caso è ambientata nell'universo di Star Wars. Credo che le persone abbiano reagito a questo, ne hanno colto le emozioni allo stato puro e il potenziale, fin dall'inizio. Dorko Ivić, che interpreta Nol nel film, ì stato con me fin dall'inzio quando ho iniziato a sognare questo film. 

E poi Slaven Došlo è andato a Disneyland, e mia portato un regalo — la spada laser di Yuda, e lì ho capito che volevo che lui interpretasse il fratello più giovane, Kess. Ha quel misto di ingenuità e dolore che pensavo fosse una parte fondamentale del personaggio.

Jana  è stata selezionata attraverso il casting, ma dal momento in cui si è presentata, abbiamo pensato —quella è Mala.

Il resto della troupe era un specie di sogno per un filmmaker. Abbiamo avuto un ottimo supporto da Hypnopolis, l'azienda che ha prodotto tutti i miei film. Praticamente, chiunque si sia offerto di aiutare è stato indicato come co-produttore, dal momento che non avevamo un budget.

Alla fine, quasi senza alcuna risorsa, con l'amore condiviso per Star Wars, e le connessioni strette nei mie tre precedenti film, abbiamo ottenuto letteralmente la miglior troupe serba in tutti i campi: dalle acrobazie a effetti visivi di livello mondiale, alla gradazione del colore professionale, un premiato progettista del suono, grazie a fantastiche creature ed effetti del trucco prostetico, una musica pazzesca (disponibile sul nostro canale YouTube), e — ovviamente — un grande aiuto dagli studenti dell'Accademia delle Arti, dove insegno.

Una scena di Breaking Point: A Star Wars Story. Foto di Tamara Antonović. Usata dietro autorizzazione.

GV: Artisti dei Balcani, come Zoran Cardula della Macedonia del Nord, in passato hanno esplorato le somiglianze visive tra l'iconografia di Star Wars e l’ architettura brutalista della ex-Jugoslavia. Il vostro film ha portato questa connessione a un livello ulteriore e attraverso un mezzo completamente nuovo. Come avete deciso quei particolari momenti?

SF: There is something very deeply ‘Star-Wars-esque’ in the stories and legends of former Yugoslavia, or, rather – vice versa. The epic exodus and rebirth of WWI, and then — chaos, civil war, Tito's rebel partisans from all nations who overcame their differences to fight a great evil (the Nazis), their victory, peace, the creation of this New Republic, which leads to another rise in nationalism and the fall of the Republic… It's hard to separate our actual history from a synopsis of the entire Skywalker saga!

So, these relics from our past were perfect to create the atmosphere of Luke Skywalker's Jedi Academy — built after the wars, on the ruins of the bygone era — they represent the history which Nol and Dust never had a chance to learn from, yet which shaped their destinies. So, Ivan Meštrović's masterpiece, the Mount Avala Monument to the Unknown Hero became a Jedi shrine, and the Mount Kosmaj WWII monument became ancient Jedi ruins.

From a filmmaker's perspective, the Brutalist ex-Yugoslavia architecture was very modern, created in an age where we were looking to the stars, to the future, for inspiration. That makes it stand out today. Both of these locations had mystery and majesty, and I really feel they add something unique to the film. We were very fortunate to get permissions to film there.

Tempio Jedi in Breaking Point: A Star Wars Story, foto di Tamara Antonović. Usata dietro autorizzazione.

SF: C'è qualcosa di profondamente “Starwarsesco”  nelle storie e leggende della ex-Jugoslavia, o, piuttosto, viceversa. Gli esodi epocali e la rinascita della prima guerra mondiale, e poi — caos, guerra civile. I partigiani ribelli di Tito da tutte le nazioni che superarono le loro differenze per combattere un nemico malvagio (i nazisti), la loro vittoria, la creazione di una Nuova Repubblica, che porta ad un'altra ascesa del nazionalismo e alla caduta della Repubblica… è difficile distinguere la nostra vera storia dalla sinossi dell'intera saga degli Skywalker!

Quindi, quelle reliquie del nostro passato erano perfette per creale l'atmosfera dell'Accademia Jedi di Luke Skywalker — costruita dopo le guerre, sulle macerie di un'era trascorsa —   esse rappresentano la storia da cui Nol e Dust non hanno mai avuto occasione di imparare, ma che tuttavia ha dato forma ai loro destini. Così, il capolavoro di Ivan Meštrović [it], il Monumento al Milite Ignoto sul Monte Avala è diventato un santuario jedi, e il monumento della Seconda guerra mondiale sul Monte Kosmaj è diventato un antica rovina jedi. 

Dal punto di vista di un filmmaker, l'architettura brutalista della ex-Jugoslavia è molto moderna, creata in un'età dove guardavamo alle stelle, al futuro, per trarne ispirazione. Questo la mette in risalto oggi. Queste due location hanno entrambi mistero e maestosità, e credo davvero che aggiungano qualcosa di unico al film. Siamo stati molto fortunati ad avere il permesso di girare lì

GV: I protagonisti di Breaking Point sono gente comune. Nei film ufficiali di Star Wars, sono i membri di due “famiglie reali geneticamente superiori” (parafrasando David Brin) e i loro entourage al centro della scena. Rogue One (2016) rappresenta forse un'eccezione. Crede che il vostro corto sia parte di una tendenza che possa anticipare la “democratizzazione” di quell'universo, con storie che esplorino temi sociali più ampi attraverso le esperienze di persone da tutte le classe sociali?

SF: Yes, well, there's that famous quote from Clerks, about all the workers who built the Death Star and their untold stories. But, seriously, I think Star Wars mythology is now so rich and detailed that it can be compared to many of the existing, historical, myths around the globe, at least in scope and sheer level of detail. The place of the pop-culture in our modern societies is yet to be analyzed by historians and social anthropologists, but, I think it's safe to say that these modern pop-cultural myths occupy a very important place in our lives. In that respect, I feel Star Wars is now more than just another franchise, it's an integral part of global cultural heritage.

So, it was interesting to me to try to find a local angle, to try to add to this mythology from our own point of view. We could never make something like The Crown here, but that doesn't mean we don't have amazing stories of our own to tell, and we sure as hell can make films like Dirty Dozen or Rogue One. And class is an important part of that. So we made the entire backstory of Breaking Point about class, in a way. It was interesting for me to imagine — could a poor kid, with no education, and no family, who grew up in the mean streets of Serbia in the 90s become a Jedi Knight, this zen warrior-monk? Or do the wounds that we all have, from the wars, the politics, crime, make us emotionally unstable, unfit? How can we escape that?

Jana Milosavljević nei panni di Mala in Breaking Point: A Star Wars Story. Foto di Tamara Antonović. Usata dietro autorizzazione.

The protagonists of our film had really tough childhoods. They were separated, the older one became a drug dealer to survive. The younger one was sold to slavery to the same Dickensian crime boss who once owned Han Solo – Lady Proxima. Mala, the Twi'lek girl, was a sex worker from her early teens.

They were then rescued by Luke Skywalker, and now they are training to be Jedi, but they have these gaping wounds in their hearts, all of them. These wounds are the weaknesses that the Dark Side exploits through Ben Solo, the future Kylo Ren.

But, it's not Ben Solo who turns them against each other — it's their own fears and weaknesses and old wounds that make the brothers go for each other's throats. In short, they represent the history of the conflicts that led to the breakup of former Yugoslavia.

Brothers, killing each other, over past wounds and revived nationalism. That rise of toxic nationalism in the former Yugoslav countries has a striking resemblance to the revival of the Empire that Ben Solo was rooting for, and that is a major political point in the sequel trilogy. I'm sorry they didn't elaborate on this backstory as seriously as George Lucas did when he was creating Star Wars films. Especially in the contemporary world, where we see the reemergence of politics that we all thought defeated so many years ago, and that have caused so much pain and suffering.

SF: Si, beh, c'è quella famose citazione di Clerks – Commessi riguardo a tutti i lavoratori che hanno costruito la Morte Nera e le loro storie mai raccontate. Ma, seriamente, io credo che la mitologia di Star Wars sia ormai così ricca e dettagliata che può essere paragonata a molti dei miti storici che esistono in tutto il mondo, almeno per la portata e il mero livello di dettaglio. Il ruolo della cultura pop nelle nostre società moderne deve essere ancora analizzato da storici e antropologi sociali, ma, penso si possa tranquillamente dire che questi miti pop-culturali moderni occupino un posto molto importante nelle nostre vite. Da questo punto di vista, credo che Star Wars sia ormai qualcosa di più di un marchio qualsiasi, è parte integrante del patrimonio culturale globale. 

Per cui, è stato interessante per me cercare di trovare un'ottica locale, cercando di aggiungere qualcosa a questa mitologia dal nostro punto di vista. Non avremmo mai potuto fare qualcosa come Il Corvo qui, ma questo non significa che non abbiamo anche noi delle storie fantastiche da raccontare, e di sicuro possiamo fare film come Quella Sporca Dozzina [it] o Rogue One [it]. E la classe sociale è una parte importante di questo. Così abbiamo dedicato l'intero retroscena di Breaking Point alla classe sociale, in un certo senso. Per me è stato interessante immaginare  — potrebbe un ragazzino povero, senza educazione, e nessuna famiglia, che è cresciuto nelle cattive strade della Serbia degli anni 90 diventare un Cavaliere Jedi, questo monaco-guerriero zen? Oppure le ferite che tutti abbiamo, dalle guerre, la politica, i crimini ci rendono emotivamente instabili, inadatti? Come possiamo sfuggire a questo? 

I protagonisti del nostro film hanno avuto infanzie davvero difficili.  Sono stati separati, il fratello più grande è diventato uno spacciatore per sopravvivere. Il più giovane è stato venduto in schiavitù a quella stessa boss criminale che  un tempo possedeva Han Solo [it] — Lady Proxima. Mala, la ragazza Twi'lek, era una lavoratrice del sesso fin dalla sua prima adolescenza.

In seguito sono stati tratti in salvo da Luke Skywalker, e ora si stanno addestrando per diventare Jedi, ma hanno queste ferite profonde nei loro cuori, tutti loro. Queste ferite sono le debolezze che il Lato Oscuro sfrutta tramite Ben Solo, il futuro Kylo Ren.

Ma, non è solo Ben Solo che a metterli l'uno contro l'altro — sono le loro stesse paure e debolezze e vecchie ferite a far sì che i fratelli si azzannino a vicenda. In breve, essi rappresentano la storia dei conflitti che hanno portato alla disgregazione della ex-Jugoslavia.

Fratelli che si uccidono per via di ferite del passato e un rinascente nazionalismo. Quell'ascesa del nazionalismo tossico nei paesi dell'ex-Jugoslavia ha una somiglianza impressionante con la rinascita dell'Impero sostenuta da Ben Solo, e quella è una delle questioni politiche principali nella trilogia sequel. Mi spiace che non abbiano elaborato seriamente su questo retroscena come fece George Lucas quando creò i film di Star Wars. Specialmente nel mondo contemporaneo, dove vediamo riemerge politiche che pensavamo di aver sconfitto così tanti anni fa, e che hanno causato così tanto dolore e sofferenza.

Scena finale di Breaking Point: A Star Wars Story. Foto di Tamara Antonović. Usata dietro Autorizzazione.

GV: Le critiche a Breaking Point si sono concentrate sulla lunghezza del film. Volevano di più. Avete qualche sequel in programma?

SF: The ending was supposed to be mysterious, poetic, kind of elusive, like a dream. Kess dies, finding his faith again, because of the only pure thing in his life — his love for Mala. So, it's a completed story for us, and we don't plan to make a sequel. But making a prequel would be really interesting — Nol, Kess and Mala living on Corellia, before Luke Skywalker rescued them. On the other hand, perhaps it would be too dark for Star Wars. I don't know… We'll see. Difficult to see, the future, as Yoda once said.

SF: Il finale voleva essere misterioso, poetico, in un certo senso elusivo, come un sogno. Kess muore, ritrovando la sua fede, grazie all'unica cosa pura nella sua vita  — il suo amore per Mala. Quindi, per noi è una storia conclusa per noi, e non abbiamo in programma un sequel. Ma realizzare un prequel sarebbe molto interessante  — Nol, Kess e Mala che vivono su Corellia, prima che Luke Skywalker li tragga in salvo. Dall'altro lato, forse potrebbe essere troppo cupo per Star Wars. Non so…vedremo. Difficile da vedere, il futuro, come disse una volta Yoda.

GV: La fantascienza e il fantasy sono stati parti integranti della cultura mainstream  nella ex-Jugoslavia, al momento pochissimi autori della regione lavorano in questi generi. Come regista del cinema, lei è stato un'eccezione in questo senso, col film fantasy di successo Shaitan's Warrior nel 2006. In Next to Me (2015),  ha affrontato l'intersezione tra nuove tecnologie e la società. Vede un potenziale per altre produzioni di fantascienza in Serbia, o nella più ampia regione Balcanica?

SF: I don't care much about “genre” or “sci-fi” or other labels. I think the obsession with “genre vs. arthouse” is a very weird European phenomenon (much like the formulaic obsession with genres is a weird American phenomenon), and it kinda makes us lose focus on what really matters — telling good stories, writing from the heart, creating compelling characters that matter to the audiences.

I think we have here the potential to dream about anything we want, but we often choose not to dream, and rather to create films made to fit European financing strategies and schemes. This results in movies that feel more like a product than your average Hollywood fare, minus the virtue of being watchable. And this is the reason people are more inspired by quality TV and games than movies these days. So, in short, yes — I think we can do pretty much whatever we want, but we need to fight for a different financing system to enable it and different standards to realise the potential of thinking “outside the box”.

SF: Non mi interessano molto il “genere” o la “fantascienza” o altre etichette. Credo che l'ossessione di “film di genere contro film d'autore” sia un fenomeno europeo molto strambo (proprio come l'ossessione con le formule dei generi è uno strambo fenomeno americano) e ci fa distogliere l'attenzione da quello che conta davvero  — raccontare belle storie, scritte col cuore, creare personaggi intriganti che hanno significato per il pubblico.

Penso che qui abbiamo il potenziale di sognare qualunque cosa vogliamo, ma spesso scegliamo di non sognare, e di creare invece film che si adattano agli schemi e le strategie di finanziamento europee. Il risultato sono dei film che sembrano più un prodotto medio di Hollywood, meno il pregio di essere guardabili. E questa è la ragione per cui le persone traggono più ispirazione da TV e videogiochi di qualità piuttosto che dai film al giorno d'oggi. Quindi, in breve, sì  — penso che possiamo fare praticamente tutto quello che vogliamo, ma dobbiamo lottare per un sistema di finanziamento diverso per renderlo possibile e standard diversi per realizzare il potenziale di pensare al di fuori degli schemi.

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