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Lavoro e diritti dei migranti sotto i riflettori mentre la Thailandia lotta contro l'impatto del COVID-19

I lavoratori in Thailandia cambiano turno in un conservificio di pesce che impiega 6.000 lavoratori migranti birmani. Foto del Centro di solidarietà/Jeanne Hallacy. 2014. Flickr. (CC BY-ND 2.0)

Questo articolo [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] redatto da Thammachart Kri-aksorn viene da Prachatai, un sito di notizie indipendente in Thailandia, ed è ripubblicato da Global Voices come parte di un accordo per la condivisione dei contenuti.

Il Ministero del Lavoro thailandese ha invocato un decreto di emergenza per proibire scioperi e blocchi durante l'epidemia di COVID-19. Eventuali controversie in materia di lavoro saranno ora trasferite al Comitato per le relazioni sindacali nominato da Chatumongol Sonakul, il Ministro del Lavoro.

L'ordine è entrato in vigore il 6 maggio.

In circostanze normali, la legge tailandese consente scioperi e blocchi per controversie inconciliabili, tranne che nei settori delle infrastrutture essenziali. Il governo può intervenire solo quando il paese è sotto la legge marziale o un decreto d'emergenza, o quando il Ministro del Lavoro regola che le controversie sul lavoro possono influenzare l'economia o l'ordine pubblico, come avviene al momento.

L'ordinanza è stata emessa nel tentativo di mitigare l'aumento della disoccupazione derivante dalle misure governative adottate per controllare COVID-19. Il 13 maggio il Dipartimento per la protezione e il benessere del lavoro ha chiesto agli imprenditori di prendere in considerazione i principi dei rapporti di lavoro prima di licenziare i dipendenti, tra cui la riduzione dei costi alternativi e il miglioramento della gestione delle risorse umane.

Anusorn Tamajai, Presidente della Facoltà di Economia dell'Università di Rangsit, si è chiesto se l'intervento del governo sia stato utile. Il 10 maggio, Anusorn ha espresso la preoccupazione che il divieto di sciopero possa aumentare i licenziamenti e peggiorare le condizioni di lavoro, mentre gli imprenditori lottano per ridurre i costi. “Il problema non può essere risolto con degli altri divieti, ma con più protezione” ha detto Anusorn.

Nel suo consiglio al Ministero del Lavoro, Anusorn ha suggerito che, al fine di rallentare i licenziamenti, il Ministero dovrebbe modificare la legge sulla tutela del lavoro e prorogare l'indennità per tutti i disoccupati per due mesi, indipendentemente dalla durata del loro impiego.

Saltare giù da un edificio?

Il Ministero del Lavoro ha detto che dal 10 maggio un milione di persone si sono registrate per l'indennità di disoccupazione. Questa ondata ha travolto il sistema, causando ritardi nell'elaborazione dei trasferimenti di denaro.

Questi ritardi hanno aggravato le difficoltà economiche. Il 12 maggio un gruppo di disoccupati si è radunato presso la sede dell'Ufficio della previdenza sociale e ha minacciato di saltare giù da un edificio, a meno che i soldi dell'indennizzo non fossero stati trasferiti entro il 15 maggio.

Il dottor Duangrit Benjathikul Chairungruang, vice ministro del Lavoro, ha dichiarato che dal 20 aprile all'11 maggio l'Ufficio della previdenza sociale ha trasferito 3.997 milioni di baht (125.500 dollari) a 706.633 disoccupati.

Sia che i datori di lavoro chiudano l'attività in proprio o per ordine del governo, i disoccupati riceveranno il 62% del loro stipendio giornaliero per un massimo di 90 giorni.

Coloro che non ottengono l'approvazione a ricevere il risarcimento possono presentare ricorso all'Ufficio entro il 18 maggio.

Si è discusso molto sull'opportunità che l'Ufficio della previdenza sociale aumenti l'importo dell'indennità dal 62% al 75% degli stipendi giornalieri.

L'Ufficio ha però respinto la proposta, sostenendo che l'aumento renderà il sistema di previdenza sociale insostenibile a lungo termine.

Lavoratrice migrante del Myanmar incinta per poter ritornare a casa

Il 13 maggio, Theanrat Nawamawat, vice segretario permanente del Ministero del Lavoro, ha rivelato che una lavoratrice migrante del Myanmar di 30 anni, incinta di quattro mesi, si è recata al Ministero per chiedere aiuto. Wa Wa Thuay aveva lavorato a Nakhon Pathom per quattro anni con i documenti registrati. Dopo che il suo datore di lavoro ha chiuso l'attività a causa dell'epidemia di COVID-19, non aveva più un posto dove andare.

Anche suo marito lavorava in Thailandia, ma è dovuto tornare in Myanmar per poter rinnovare il permesso di lavoro.

Gli è stato impedito di tornare dalla moglie quando il confine tra Thailandia e Myanmar è stato chiuso a causa di COVID-19. Senza lavoro, senza soldi e senza parenti in Thailandia, Wa Wa Thuay voleva tornare da suo marito e dalla sua famiglia in Myanmar.

Il Ministero si è coordinato con l'addetto ai lavori dell'ambasciata del Myanmar per riportare Wa Wa Thuay in patria. Funzionari del Ministero la accompagneranno al confine a Mae Sot, nella provincia di Tak, e le faciliteranno le pratiche per il ritorno a casa.

Nonostante una conclusione positiva del caso, i problemi strutturali rimangono. Finora, la politica della Thailandia nei confronti dei lavoratori migranti stranieri si è concentrata maggiormente sulla prevenzione e sul contenimento di COVID-19. Il governo thailandese ha iniziato a chiudere le frontiere terrestri il 23 marzo e ha permesso ai lavoratori migranti stranieri di prolungare il loro soggiorno fino al 30 maggio. Sono stati distribuiti volantini, maschere e gel igienizzanti per le mani. Nei luoghi di lavoro sono state imposte liste di controllo e procedure di screening.

Secondo il Ministero del Lavoro, a marzo di quest'anno in Thailandia ci sono stati 2.814.481 lavoratori stranieri immigrati registrati.

L'Ufficio di previdenza sociale ha riferito nell'aprile dello scorso anno che 1.017.732 lavoratori stranieri immigrati hanno la previdenza sociale.

Più della metà di tutti i lavoratori migranti, quindi, sembrano essere privi di protezioni statali.

Alcuni lavoratori migranti sono arrivati in Thailandia in base ai memorandum d'intesa che il governo thailandese ha raggiunto con i paesi vicini per facilitare la migrazione dei lavoratori.

Altri arrivano in Thailandia attraverso diversi canali, sia legali che illegali. Di solito, tutti richiedono l'aiuto di datori di lavoro o intermediari per elaborare i documenti per loro. Il problema fondamentale è che il sistema è mal progettato.

Johnny Adikharee, il leader di un sindacato del Myanmar in Thailandia, ritiene che il 95% dei lavoratori migranti non conosca i benefici della previdenza sociale. Anche per coloro che ne sono a conoscenza, le procedure sono troppo complicate.

Suthasinee Keawleklai, cordinatore della Rete per i diritti dei lavoratori migranti, ha detto che per chiedere un risarcimento per i licenziamenti, un lavoratore migrante non solo deve chiedere una lettera di approvazione al datore di lavoro, ma deve passare attraverso il Dipartimento del Lavoro e l'Ufficio della Sicurezza Sociale.

Il più delle volte, un lavoratore migrante ha bisogno di assumere un avvocato per superare il processo.

Suchat Pornchaiwiseskul, Direttore Generale del Dipartimento del Lavoro, Ministero del Lavoro, ha insistito sul fatto che non c'è discriminazione, poiché il governo thailandese applica la stessa legge sia ai lavoratori thailandesi che a quelli immigrati.

In caso di trattamento iniquo, possono chiedere sostegno al Dipartimento per la protezione e il benessere del lavoro.

I lavoratori migranti che non hanno accesso alla previdenza sociale tendono a lavorare nell'agricoltura e nella pesca stagionale. Anche se non hanno la previdenza sociale, i datori di lavoro tendono ad acquistare un'assicurazione sanitaria per loro.

“Tuttavia, il Ministero del Lavoro dovrebbe migliorare il sistema per renderlo più accessibile” ha detto Sompong Srakaew della Rete di promozione dei diritti del lavoro.

Sompong said that at present, the system forces migrant workers to pay significant sums to navigate the documentation process. It also makes migrant workers heavily reliant on employers.

Sometimes, an employee pays an employer every month [to cover] social security, but the employer does not pay their social security. Or in the case of MOUs, where the Thai government attempts to legalise all foreign migrant workers, processing documents themselves or through middlemen is expensive. Workers have no money for it, like 1,900 baht (59.6 US dollars) for a 2-year visa. Some just become illegal workers, and then they get exploited by the brokers, the employers, or even the officials.

A volte, un dipendente paga un datore di lavoro ogni mese [per coprire] la previdenza sociale, ma il datore di lavoro non paga la sua previdenza sociale. O nel caso dei MOU, in cui il governo thailandese tenta di legalizzare tutti i lavoratori stranieri immigrati, l'elaborazione dei documenti in prima persona o tramite intermediari è costosa. I lavoratori non hanno soldi per questo, come 1900 baht (59,6 dollari) per un visto di 2 anni. Alcuni diventano lavoratori clandestini, e poi vengono sfruttati dai broker, dai datori di lavoro o persino dai funzionari.

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