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L'India vieta TikTok e altre 58 app tra il crescente sentimento anti cinese e scontri di frontiera

Tik Tok in Chat. Image via Flickr by Christoph Scholz. CC BY-SA 2.0.

Tik Tok in Chat. Image via Flickr di Christoph Scholz. CC BY-SA 2.0.

Gli scontri di frontiera e la situazione di stallo tra le forze armate indiane e cinesi nella valle Galwan il 15 giugno sono risultati inutili dopo che l'India, la terza potenza economica asiatica, lunedì 29 giugno 2020 ha deciso di imporre un divieto provvisorio sulla popolarissima piattaforma di creazione di video cinese TikTok e su altre 58 app  [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] per “problemi di sicurezza”. Vi sono speculazioni da parte di compagnie di telecomunicazioni indiane affinché ci si astenga dall'utilizzare le telecomunicazioni cinesi, soprattutto Huawei e ZTE.

Nelle settimane seguenti agli scontri di frontiera, dopo che l'India aveva annunciato la morte di venti soldati, occasioni di proteste contro la Cina erano sempre maggiori in tutto il paese e molti gruppi di commercio bruciavano i prodotti cinesi, mentre utenti di social media segnalavano i cittadini indiani che compravano prodotti made in China. Questo ha spinto brand cinesi come Xiaomi a coprire il loro marchio con cartelli “Make In India” per evitare azioni di vandalismo. Make in India è una campagna promossa dal Governo indiano che esorta le aziende a produrre i prodotti necessari per avvantaggiare l'economia indiana.

In seguito a questi divieti, è aumentato l'utilizzo delle app indiane con funzioni simili a quelle delle app cinesi vietate come Tik Tok, Helo, e WeChat increased. Un'app — Chingari — ha avuto un aumento di 100.000 utenti in soli 30 minuti.

Gli scontri del 15 giugno sono stati, dopo 45 anni, i primi episodi di violenza tra le forze cinesi e indiane, dopo decenni di legami economici coltivati con cura. Ad esempio, i produttori di smartphone cinesi hanno costruito fabbriche nel sud dell'India per servire la crescente domanda di smartphone cinesi a basso costo.

Dannose per la sovranità e l'integrità dell'India

L'India è il mercato chiave per la ByteDance di TikTok con all'incirca il 30% degli utenti mondiali provenienti dall'India, si stimano 120 milioni di utenti. Perdere il mercato indiano significherebbe mettere il bastone tra le ruote alla valutazione della compagnia mentre l'azienda si prepara ad una quotazione IPO.

Il governo indiano ha definito le applicazioni di proprietà cinese come “dannose per la sovranità e per l'integrità dell'India, per la difesa dell'India, per la sicurezza dello stato e dell'ordine pubblico.”

Il governo ha aggiunto di aver “ricevuto molte lamentele da varie fonti e diverse segnalazioni sull'uso improprio di alcune app disponibili sia per Android che per iOS riguardanti il furto e la trasmissione clandestina dei dati degli utenti in server localizzati fuori dall'India.”

Oltre a TikTok, l'India ha vietato le app per la condivisione di musica e immagini come Sharelt, UC Browser, Likee, un'app per la condivisione di brevi video, WeChat, app di messaggistica e social media e il servizio di streaming Bigo Live. Global Times, media statale cinese, ha descritto questo divieto come “un'azione politica repressiva sulle aziende cinesi” del Governo di Modi.

Tuttavia, alcuni ricercatori tecnologici hanno sottolineato che questo divieto non include nessuna delle app cinesi che hanno a che fare con le transazioni finanziarie che utilizzano il sistema di pagamento regolamentato dal Governo indiano Unified Payments Interface (UPI), e che hanno accesso ai dati privati degli utenti.

Non hanno toccato nessuna delle app UPI provenienti dalla Cina come MiPay, ecc. che gestiscono dati sensibili come Aadhaar, dati biometrici (riconoscimento facciale) e dati finanziari. Non è un angolo di guerra in gioco ma sono queste specifiche app.

Proteste #AntiCina

Nelle ultime settimane, il sito web degli appalti pubblici del Governo indiano ha impedito la vendita di beni manufatturati in Cina chiedendo ai giganti dell'e-commerce mondiali Amazon e Walmart di mostrare l'etichetta “Paese di origine” sui beni venduti. In più, le cronache dei media locali hanno riportato che l'India ha ritardato l'accettazione dei beni importati dalla Cina nei porti, soprattutto gli articoli elettronici.

In una dichiarazione, TikTok India ha detto:

We have been invited to meet with concerned government stakeholders for an opportunity to respond and submit clarifications. TikTok continues to comply with all data privacy and security requirements under Indian law and has not shared any information of our users in India with any foreign government including the Chinese government.

Siamo stati invitati ad un incontro con i soggetti interessati a livello governativo per l'opportunità di rispondere e per dare dei chiarimenti. TikTok continua ad essere conforme a tutti i requisiti di sicurezza e di privacy dei dati previsti dalla legge indiana e non sono state condivise informazioni dei nostri utenti con nessun governo straniero, incluso quello cinese.

Il sentimento #AntiCina manifestato sui social media attualmente spinto da un conflitto di frontiera non è un fenomeno nuovo. I sentimenti Anti-Cina esistono dallo stallo Doklam del 2017. Nel mezzo della pandemia COVID-19, gli indiani hanno incolpato la Cina e hanno sconsigliato ai concittadini di utilizzare beni e servizi prodotti in Cina per sicurezza o per questioni di privacy.

Ad unirsi al coro dei sentimenti #AntiCina, un villaggio nello stato indiano di Maharashtra, Kondhawe-Dhawade, ha annunciato il boicottaggio dei prodotti provenienti dalla Cina, aggregandosi all'ottica dei sentimenti nazionalistici.

Amul, azienda indiana di prodotti caseari ha bloccato momentaneamente il suo account Twitter nel mese di giugno, dopo aver postato annunci del tipo “Uscire il drago?” facendo riferimento al boicottaggio cinese nell'ecosistema indiano dei social media.

#Amul attualità: Nuova Delhi banna 59 app cinesi!

Molti utenti Twitter hanno messo in dubbio la campagna del Primo Ministro Narendra Modi, “PM Cares Fund”, per aver ricevuto soldi dai brand degli smartphone cinesi e per essere ancora presente con l'account @MyGov su TikTok. L'account MyGov su TikTok è stato alla fine eliminato, e Modi ha anche lasciato il sito web Weibo.

Il divieto di commercio può danneggiare ancora di più l'India

Le relazioni diplomatiche tra Pechino e Nuova Delhi sono sempre state piuttosto fredde ma negli ultimi anni si è assistito ad un disgelo dettato dalle relazioni economiche e da un aumento di import-export. Il rapporto commerciale tra India e Cina è stimato essere di oltre 90 miliardi di dollari, di cui circa 50 miliardi in favore della seconda. Inoltre, l'India è fortemente dipendente dai prodotti chimici API (principi attivi farmaceutici) importati dalla Cina e di cui ha bisogno per la creazione di medicinali, vaccini e componenti elettronici che arricchiscono l'ampia industria manifatturiera indiana.

Il primo luglio, Nitin Gadkari, Ministro indiano delle Piccole, Medie e Grandi Imprese, ha affermato che il paese non permetterà alle aziende cinesi di partecipare a progetti autostradali attraverso qualsiasi partenariato congiunto. Ha anche detto che agli investitori cinesi non sarà consentito l'ingresso in molti settori. Il ministro indiano delle telecominucazioni ha chiesto ai gestori telefonici e alle altre compagnie private di boicottare ogni futuro accordo e miglioramenti delle apparecchiature che includono la Cina.

L'economista e analista politico Mohan Guruswamy ha dichiarato:

Nothing will come of this current call for a ban. If there is no escalation of events at the border, I see Modi taking a trip to China in December.

Non si otterrà nulla con questa richiesta di divieto. Se non vi sarà alcuna escalation di eventi alla frontiera, Modi andrà in vacanza in Cina a dicembre.

Il veterano del settore Deepak Jain, che gestisce l’Associazione indiana dei produttori di componenti automobilistici ha diachiarato al giornale Livemint:

These (imports) are components in which India currently does not have the manufacturing capability and probably because of the scale we have gone to China for sourcing. Hence there should be no knee jerk reactions to China.

Queste (importazioni) sono componenti per le quali l'India al momento non ha la capacità manifatturiera e probabilmente a causa della portata siamo andati in Cina per l'approvvigionamento. Pertanto non dovrebbero esserci reazioni istintive da parte della Cina.

Gli analisti avvertono che Narendra Modi, Primo Ministro indiano, dovrebbe rendersi conto che se l'India dovesse prendere questa strada, “vi saranno scarse probabilità di danneggiare la Cina, ma alte possibilità di danneggiare se stessa”.

Shubhashish Panigrahi ha contribuito al post.

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