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Nonostante la repressione, in Nicaragua stanno aumentando i media digitali

Screenshot e montaggio del logo dei media nicaraguensi e centroamericani realizzati da Global Voices.

In Nicaragua, paese in cui i giornalisti denunciano il fatto di essere vittime di persecuzione politica e nel quale i cittadini non hanno accesso all'informazione pubblica, sono stati creati almeno 24 nuovi media digitali da aprile del 2018, secondo quanto riportato da una notizia pubblicata su Literal Periodismo Ciudadano [es, come i link seguenti, salvo diversa indicazione].

Le proteste, iniziate nell'aprile del 2018, sono state le mobilitazioni popolari più grandi degli ultimi 30 anni in Nicaragua, con almeno 328 nicaraguensi assassinati (CIDH) e almeno 80.000 esiliati in questo contesto politico.

Inoltre, c'è stata una politica di repressione e persecuzione nei confronti dei mezzi di comunicazione, con 1080 attacchi alla libertà d'espressione e ai media durante il primo anno di questa crisi socio-politica. Le proteste hanno avuto un grande appoggio popolare, addirittura da parte di città e settori che tradizionalmente erano sostenitori del sandinismo, come le città di León, Estelí, Monimbo (Masaya) per citarne alcune.

Inizialmente, queste proteste erano contro le riforme all'assicurazione sociale; tuttavia, successivamente, di fronte a una repressione esagerata di questi moti, sono scoppiate delle rivolte contro l'autoritarismo del governo di Daniel Ortega [it], conflitti sociali e repressione politica accumulatisi in 13 anni di governo.

Daniel Ortega continua a essere al potere, e, nel 2020, il giornalismo in Nicaragua è ancora costretto ad affrontare molteplici sfide , come persecuzione poliziesca, ritenuta fiscale selettiva degli inventari di materiali alla dogana e aggressioni fisiche. Secondo Reporter senza Frontiere, per la quale il Nicaragua è sceso di 3 posizioni dall'inizio del 2019 nella classifica annuale sulla libertà di stampa nei diversi paesi, “i giornalisti sono spesso vittima di campagne di persecuzione, arresti arbitrari e minacce di morte”.

Nonostante tutto questo, il giornalismo nicaraguense non si è fermato e si è adattato alle nuove circostanze politiche, economiche e tecnologiche.

Di seguito troverete una selezione di prodotti multimediali sviluppati da nuovi media digitali, media tradizionali che si sono adattati a nuovi formati multimediali, oltre che iniziative “autoconvocate”, le quali sono state create contemporaneamente a partire dagli avvenimenti dell'aprile del 2018.

 

Associazione “Madri di Aprile”

L ‘Associazione delle Madri di aprile è un'organizzazione nata per riunire madri e familiari delle vittime della repressione statale del 2018. Questa associazione ha creato una serie di iniziative di recupero e ricostruzione della memoria e di giustizia. Uno dei progetti principali è il Museo della Memoria, galleria multimediale delle vittime della repressione, una ricostruzione pubblica  del massacro del 30 di maggio e un podcast in memoria delle vittime. Il primo episodio rievoca quello che è successo nella città di Masaya durante la repressione di quello stesso anno.

🕯💙🖤 Memoria per non dimenticare, memoria per resistere 🕯💙🖤

Puoi trovare tutti gli episodi della 𝗦𝗲𝗿𝗶𝗲 𝗢𝗽𝗲𝗿𝗮𝗰𝗶𝗼́𝗻 𝗟𝗶𝗺𝗽𝗶𝗲𝘇𝗮(Operazione Pulizia) nel nostro podcast  BARRICATE DELLA MEMORIA! ✊🏽💥

Vai su HILO ⤵https://t.co/CydfklA6uA

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Memoria Storica della Resistenza Contadina

Il portale Expediente Público ha sviluppato una serie di reportage, linee del tempo e gallerie sul ruolo del movimento contadino a partire dalla sua opposizione al governo durante gli anni '80, passando per la sua storia fino al termine della “rivoluzione sandinista” [it] nel 1990. La pagina web ha recentemente pubblicato il documentario “Nicaragua Contadina, La Nazione Estranea”, come riassunto di questa storia.

Il Nicaragua è un paese con un'elevata popolazione rurale la cui economia dipende dalle esportazioni agricole. Durante gli anni '80, il governo sandinista sviluppò programmi di riforma agraria e di creazione di “aziende “proprietà del popolo”, basandosi su una visione agroindustriale esportatrice, che nella pratica significava espropriazione dei terreni, imposizione del cooperativismo e imposizione culturale dalla capitale Managua, secondo quanto riportato dal portale Expediente Público. Tutto questo creò malcontento tra la classe contadina, la quale non solo metteva in discussione il governo, ma decise di mobilitarsi per la causa e si unì al conflitto armato. Al termine dello scontro, i contadini arrivarono a rappresentare il 71% degli uomini arruolati”. Tuttavia, non ricevettero l'aiuto necessario per potersi reintegrare a livello sociale.

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I Vuoti che ha lasciato aprile

Il nuovo portale centroamericano Divergentes, che punta su formati multimediali e notizie “da altri punti di vista”, ha sviluppato 3 profili di famiglie colpite dalla repressione in Nicaragua del 2018. In “I vuoti che ha lasciato aprile” queste 3 famiglie vengono intervistate e raccontano come stanno gestendo il dolore, con gallerie fotografiche e un podcast sulle stanze, i mobili e gli spazi che non sono più occupati dai familiari assassinati.  Potete vedere qui il reportage multimediale e l'edizione speciale sul podcast.

“Qui—dice calpestando con forza la terra— Gerald pensava di costruire la sua camera per dare un po’ di privacy a me e alle sue sorelle. Ogni tanto mio padre viene a pulire la stanza, a togliere le foglie, sebbene ora serva a poco” ricorda Susana.

Il racconto completo su https://t.co/WFclADhqC3

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La frontiera disegnata

Una collaborazione tra diversi media (Confidencial, La Voz de Guanacaste, e Interferencia de Radios UCR) ha portato alla creazione di questa cronaca riguardo le comunità della frontiera tra il Nicaragua e la Costa Rica. Le condizioni economiche, la difficoltà di accesso ai servizi pubblici, la migrazione (legale e non), e le strategie di risposta al COVID-19 hanno duramente colpito queste comunità. Uno speciale video reportage è stato pubblicato sui social network dai diversi media che hanno collaborato a questo progetto.

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