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Perché il razzismo contro i neri riguarda anche lo Sri Lanka?

“La logica coloniale ebbe come risultato una stratificazione sociale che privilegiava chi parlava inglese o aveva antenati europei e fece prosperare una nazione frammentata, che polarizzava i nostri gruppi etnici per evitare la formazione di un fronte unito che avrebbe sconfitto lo stato coloniale.” Foto: Il governatore del Ceylon (oggi Sri Lanka) presenta i capi cingalesi al Principe di Galles, 1876. Dominio pubblico.

Il presente articolo di Shenali Pilapitiya [en, come tutti i link seguenti] è apparso originariamente su Groundviews, pluripremiato sito web di citizen journalism in Sri Lanka. Di seguito è pubblicata una versione revisionata, nel rispetto dell'accordo con Global Voices per la condivisione dei contenuti.

È facile sentirsi lontani dagli episodi di brutalità della polizia negli Stati Uniti e dalle continue guerre etniche in tutto il mondo che continuano a marginalizzare e privare di diritti le comunità dei neri, se non riusciamo a riconoscere il legame che abbiamo a portata di mano con la questione. La verità è che, a prescindere da dove tu, srilankese, ti trovi nel mondo — che tu sia emigrato o che ti trovi in patria —, gli srilankesi sono complici dei sistemi anti-nero. Finché il retaggio coloniale continua a governare il nostro senso di identità, la nostra politica e la nostra società e finché disseppelliamo pregiudizi interiorizzati e sistematici contro le comunità nere e noi stessi, continueremo ad essere complici del razzismo anti-nero.

Perché l'ostilità contro i neri è l'essenza della nostra battaglia etnica

Alla luce dei recenti episodi di violenza da parte della polizia nell'assassinio di George Floyd — e delle centinaia di casi di cui potremmo non sentire mai parlare — è emerso un grido di protesta globale contro la diffusione di razzismo contro i neri.

Essenzialmente il razzismo anti-nero consiste nel marginalizzare, denigrare e danneggiare in modo sistemico e normalizzato le persone dalla carnagione nera o tendente al nero. All'interno della nostra comunità si manifesta attraverso razzismo, colorismo e la falsa logica della superiorità e dell'eccezionalismo asiatici. Il concetto è nato con il colonialismo, dove l'atteggiamento anti-nero era usato per disumanizzare i corpi delle persone di colore e giustificare così un ordine sociopolitico basato sulla supremazia bianca. La mentalità anti-nero e il razzismo sono schemi inseparabili; è la logica anti-nera che rafforza le egemonie razziali in tutto il mondo.

Riconoscere i sistemi anti-nero è un passo cruciale verso la solidarietà contro le istituzioni basate sulla supremazia bianca che continuano a colpire le persone di colore. Ciò che è chiaro del razzismo è che è strettamente intrecciato ed inseparabile dall'organizzazione sociale, dai rapporti tra le classi e dai processi di stratificazione sociale. Con l'inizio del capitalismo moderno, fondato grazie al commercio transatlantico di schiavi sostanzialmente razzista e anti-nero, emerge un assetto mondiale basato sullo sfruttamento economico del Sud del mondo. Non esiste alcuna industria moderna, alcun commercio internazionale, alcun capitalismo — i fondamenti dell'Occidente come lo concepiamo oggi — senza che ci siano schiavitù e imperialismo. E certamente la schiavitù e l'imperialismo si concretizzano attraverso il dannoso e devastante costrutto di razzismo, che è sempre stato legato ad un atteggiamento anti-nero.

Il raggiungimento dell'imperialismo e del capitalismo moderno venne presto esportato dal continente africano alle nostre rive con l'arrivo della colonizzazione. Fu lo sfruttamento economico delle merci e della manodopera dello Sri Lanka che diedero vita a uno stato coloniale prospero. La logica coloniale ebbe come risultato una stratificazione sociale che privilegiava chi parlava inglese o aveva antenati europei e fece prosperare una nazione frammentata, che polarizzava i nostri gruppi etnici per evitare la formazione di un fronte unito che avrebbe sconfitto lo stato coloniale. Oggi la gerarchia razziale è ancora evidente nel monopolio mondiale sul mercato da parte dei Paesi occidentali, nello sfruttamento delle economie asiatiche e africane attraverso programmi di adeguamento strutturale e negli accordi commerciali che, in definitiva, danneggiano la nostra nazione e le altre del Sud del mondo.

La lotta antirazzista è quindi una lotta collettiva del Sud del mondo, di cui naturalmente lo Sri Lanka fa parte. È il rifiuto della logica coloniale che perpetua i neri come inferiori e che nega umanità e dignità alle persone di colore. Restando complici dei sistemi anti-nero, stiamo solamente contribuendo a sostenere una gerarchia etnica che privilegia la supremazia bianca.

Forme di razzismo anti-nero tra gli abitanti dello Sri Lanka

Per spingere in avanti un atteggiamento sistemico anti-nero, altri gruppi minoritari sono stati cooptati per incoraggiare un'agenda fautrice della supremazia bianca. Il mito della minoranza modello, la cui origine è legata alla comunità asiatico-americana, caratterizza gli asiatici come un monolite: popoli educati, diligenti e rispettosi della legge, che hanno raggiunto livelli di successo più elevati rispetto alle altre persone di colore o agli immigrati –  in particolare neri. Il risultato è una falsa teoria dell'eccezionalismo asiatico. Il mito loda in modo fallace gli asiatici a servizio dei bianchi e vicini ad essi, mentre cancella le storie della povertà asiatica, dello sfruttamento e della continua subordinazione a una classe dirigente suprematista bianca.

Per gli srilankesi emigrati il mito della minoranza modello è parte integrante dell'esperienza di immigrazione. È il condizionamento sociale che ci induce a credere che verremo premiati per il duro lavoro e la condiscendenza e che ciò faciliterà la nostra integrazione nella società bianca. E ci obbliga a credere di essere in qualche modo migliori degli altri gruppi minoritari, in particolare delle comunità nere e latinos, perché ci siamo attenuti allo status quo. Il paradosso è che diventiamo pure pedine in un gioco razziale creato a sostegno della supremazia bianca e che siamo così complici del soggiogamento delle altre minoranze.

A casa la nostra sbornia coloniale scorre con il mito della minoranza modello nell'intersezione tra istituzioni bianche e credibilità. Le sue manifestazioni sono numerose: il prestigio e l'esclusività delle scuole internazionali, la prevalenza di consiglieri stranieri nelle nostre istituzioni governative, la fuga di cervelli in Occidente degli intellettuali originari dello Sri Lanka, le importanti scuole missionarie che dettano una buona parte del nostro condizionamento sociale anche molto tempo dopo il compimento degli esami finali di livello A.

Un esempio comune del mito della minoranza modello in patria è la presenza di negozi “solo stranieri” e “solo turisti”. Nonostante il governo minacci di annullare le licenze di tali esercizi, questo genere di commercio ha prevalso nel corso degli anni a causa della dipendenza economica dalla clientela bianca, straniera. Se uno srilankese visita mete turistiche famose come Ella o Mirissa, non è considerato straniero nell'ottica dei servizi “solo stranieri”. Perfino nei ristoranti o nei negozi che non affermano esplicitamente di servire solo stranieri prevale la mentalità “solo stranieri” e si finisce per sentirsi indesiderati in questi luoghi. Il concetto per cui è vantaggioso servire un cliente bianco rivela un razzismo insidioso e interiorizzato — servire persone della stessa appartenenza etnica è denigratorio perché, in un certo modo, sono “meno di”. In realtà non si fa altro che contribuire al mito della minoranza modello, un inganno capeggiato da disposizioni a sostegno della supremazia bianca che ci elogiano come eccezionali perché siamo lavoratori instancabili nel servirli. Sosteniamo con orgoglio la nostra ospitalità, ma questa si trasforma velocemente in indulgenza quando i nostri affari si compiacciono di servire clienti stranieri. Siamo complici dei sistemi che ci trattano con condiscendenza e interiorizziamo una logica per cui dobbiamo sostenere e provvedere alla supremazia bianca.

La minoranza meno conosciuta dello Sri Lanka sono i Kaffir: un gruppo etnico di afro-srilankesi che ha avuto origine dal lavoro degli schiavi trasportati in Sri Lanka dai portoghesi. Oggi i Kaffir si trovano davanti ad un'estinzione culturale e linguistica: meno di 500 Kaffir vivono sull'isola. È impossibile ignorare come l'atteggiamento anti-nero abbia contribuito alla mancanza di salvaguardia e consapevolezza delle popolazioni Kaffir. Storicamente i Kaffir non hanno mai posseduto una proprietà e sono stati largamente relegati a lavori a giornata, cosa che ha contribuito alla mancanza di un capitale economico e di mobilità all'interno delle comunità Kaffir. Si sono imbattuti in discriminazione e isolamento sulla base dei loro tratti diversi. Le loro storie non sono insegnate nelle scuole né inserite nel panorama delle identità dello Sri Lanka. Il risultato è un cronico disinteresse nei confronti delle persone Kaffir, che crea marginalizzazione e isolamento delle loro comunità per generazioni. È senza dubbio la loro pelle scura che li ha relegati allo status in qualche modo “inferiore” agli altri abitanti dello Sri Lanka o comunque anomalo rispetto a qualsiasi cosa significhi essere srilankese secondo l'accezione comune.

Il colorismo è un concetto difficilmente estraneo all'intero Sri Lanka. La pubblicità di un giornale per una sposa ideale utilizzerà la pelle chiara come mezzo di scambio. L'elogio delle donne dalla carnagione chiara è un tema ricorrente nella musica popolare srilankese — uno degli inni Baila più famosi si intitola “Sudu Menike”, che significa donna dalla pelle bianca o chiara. La vicinanza alla carnagione bianca grazie a tonalità della pelle più chiare ha conferito un privilegio tale alle nostre società da tradursi in pratiche come lo sbiancamento della pelle, con importanti conseguenze sulla salute fisica e mentale. È il paradigma del razzismo anti-nero, una nozione machiavellica per cui la pelle scura sarebbe inferiore.

La mentalità anti-nero è trasmessa attraverso quotidiane e nascoste forme di razzismo e appropriazione. È l'uso della parola “kalu” (nero) come un insulto, in contrapposizione a “sudu” (bianco o chiaro) come complimento. È utilizzare la parola con la “n” e minare le gravi ramificazioni storiche e attuali dell'ingiuria. È la partecipazione selettiva alla cultura nera — amare il reggae e il rap, imitare la moda e le tendenze nere, e ignorare poi le questioni sociopolitiche estremamente reali e dannose che affliggono le comunità nere in tutto il mondo.

Perché dobbiamo interessarci

Affermare che, in quanto abitanti dello Sri Lanka, non siamo toccati dal razzismo anti-nero, è un presupposto falso e pericoloso. Abbiamo beneficiato direttamente di un atteggiamento sistemico anti-nero e interiorizzato questi sistemi razzisti in modi che danneggiano le nostre stesse comunità. Siamo implicati nel razzismo anti-nero nel momento in cui interagiamo con la produzione della cultura e della conoscenza dei neri senza spiegare — e ammettere — la continua oppressione della gente di colore. Non riusciamo a riconoscere che essere complici nel razzismo anti-nero significa contribuire al nostro stesso sfruttamento socio-economico da parte del capitalismo occidentale.

Nonostante ciò, ci sono dei semplici passi che possiamo fare per correggere il nostro atteggiamento anti-nero. Possiamo smantellare e rifiutare il mito della minoranza modello. Possiamo compiere azioni collettive per preservare e celebrare le nostre stesse genti Kaffir. Possiamo lavorare consapevolmente per correggere il colorismo nelle nostre società richiamando le persone intorno a noi che rafforzano gli standard del colorismo, denunciando quei dannosi media che promuovono la carnagione bianca come ideale di bellezza. Possiamo sostenere i piccoli negozi locali, gli artisti e i musicisti neri, e provare a rivendicare una parte del potere economico che è stato compromesso dal monopolio economico occidentale.

L'eliminazione dell'oppressione etnica deve venire dal confronto con i pregiudizi inconsci nelle nostre personali e strutturali connessioni. Affrontare il razzismo anti-nero potrà, si spera, risolvere alcune delle implicazioni di lunga durata della colonizzazione e della supremazia bianca promuovendo la solidarietà tra le comunità di colore.

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