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Quando si imprigiona la verità: Khadija Ismayilova e la connessione latinoamericana

Khadija Ismayilova (Foto:Aziz Karimov)

Khadija Ismayilova (Foto:Aziz Karimov)

Questa storia di CONNECTAS [es, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] è apparsa in origine sul sito web e si riporta qui in base ad un accordo per la condivisione dei contenuti.

In America latina si conosce poco dell’ Azerbaigian [it].t

A volte questo paese dell'Asia centrale viene ricordato solo perchè ha sponsorizzato l'Atlético Madrid, club guidato dall’ex-calciatore argentino Diego Simeone [it]. Sulle magliette della squadra dei colchoneros, il logo dell’ Azerbaiyán è associato alla frase: “Land of fire” cioè terra del fuoco.

Tuttavia dietro questo slogan pubblicitario si nasconde una realtà oscura.

L'Azerbaigian, che è appartenuto all'Unione sovietica ed ha incredibili riserve petrolifere, da diverse decadi è dominata dalla famiglia Aliyev.

È stato Heydar Aliyev [it] colui che ha portato il paese alla sua indipendenza prima di lasciare il potere a suo figlio Ilham attraverso elezioni piuttosto controverse. Il paese si è trasformato in una specie di azienda a conduzione familiare, motivo per cui è molto rischioso criticare il governo.

L'ultima vittima del regime vampiresco è la giornalista d'inchiesta Khadija Ismayilova, condannata lo scorso settembre a più di sette anni di carcere per uso improprio di fondi, evasione fiscale, attività commerciali illegali e abuso di potere.

Per molte organizzazioni internazionali non esiste alcun dubbio sul fatto che sia una condanna politica, un avvertimento a coloro che si azzardano a denunciare gli abusi di potere nel paese.

Ismayilova, nata a Baku, la capitale, nel 1976, ha lavorato in molti media locali e ha diretto per diversi anni il network locale di  Radio Free Europe/Radio Liberty.

È una delle giornaliste più in vista della prestigiosa rete di OCCRP (Organized Crime and Corruption Reporting project) [en], rete che appoggia varie iniziative giornalistiche nel mondo ex-comunista.

Ha esposto con grande determinazione il fenomeno della corruzione, in modo particolare nel circuito più vicino al presidente Aliyev. Ha denunciato sontuosi contratti ed ha scovato proprietà dei figli e della moglie del capo.

Ha dimostrato anche come il clan Aliyev controlli, tra le altre attvità, miniere d'oro, compagnie aeree, imprese di telefonia mobile del paese [fr]:

Monopoli versione Azerbaigian.

Una delle rivelazioni più scandalose di Ismayilova ha un capito latinoamericano.

Come ha pubblicato, il quotidiano La Estrella de Panamá,oggi esiste un forte conflitto tra l'impresa mineraria britannica che lavora ad ovest dell'Azerbaigian e la comunità di Chovdar, la quale teme che l'estrazione dal sottosuolo stia danneggiando i fiuni che alimentano il paese ed i suoi abitanti.

Ciò che non si sapeva era che il clan Aliyev controlla parte della miniera d'oro e argento, attraverso tre imprese a Panama guidate da Leyla e Arzu Aliyeva, le due figlie del presidente.

I primi attacchi contro la Ismayilova sono iniziati nel 2012, quando un sito web ha pubblicato un video intimo di lei e del suo compagno nel tentativo di accusarla di essere “immorale”.

Tuttavia non è rimasta con le braccia incrociate e ha dimostrato che un impiegato di un'impresa telefonica ha installato illegalmente delle telecamere a casa sua.

Il suo spirito coraggioso ha esasperato chi detiene il potere. Nell'ottobre del 2014 un politico l'ha denunciata per diffamazione e dopo due mesi le autorità l'hanno arrestata per aver presubimilmente spinto al suicidio un collega

Mentre era in prigione, la polizia ha fatto irruzione nel suo ufficio e ha sequestrato attrezzature e documenti.

Dopo due mesi, Khadija è stata denunciata per appropriazione indebita di fondi, frode fiscale e abuso di potere. Il suo processo è iniziato il 7 agosto 2015 e, appena tre settimane dopo, è stata condannata a sette anni di carcere. I critici hanno denunciato il processo come una farsa [en]:

Aggiornamento sull'Azerbaigian e la condanna a sette anni e mezzo di prigione di Khadija Ismayilova.

Ismayilova non è l'unica. Secondo Reporteros Sin Fronteras, sono stati arrestai 11 giornalisti in Azerbaigian [en], “un'autentica violenza ai media” così come sostiene l'organizzazione.

Da parte sua, Amnesty International ha denunciato che la condanna si è basata su “accuse infondate” e dimostra che il regime “ha intensificato la sua brutale repressione contro gli attivisti politici, i giornalisti, i difensori dei diritti umani e, infine, qualunque persona che provi a criticarlo pubblicamente”.

Tuttavia per il governo dell'Azerbaigian non è così semplice zittire la Ismayilova. Prima della sua condanna, la donna ha avvertito: “sì, anche se io rimarrò in carcere il lavoro continuerà” [en]:

Liberen a Khadija.
——-
L'Azerbaigian arresta la giornalista d'inchiesta Khadija Ismayilova per aver esposto il presidente…

Arzu Geybullayeva [en], autrice di Global Voices, ha collaborato a questa versione della storia.

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