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Tra le proteste di Black Lives Matter, nuovi appelli per rimuovere statue che ostacolano la narrazione storica dei Caraibi

La statua del viceammiraglio Horatio Nelson, che sorge all'entrata di Bridgetown, la capitale di Barbados. Foto di Nick Kocharhook su Flickr, CC BY-NC 2.0.

Le proteste del movimento Black Lives Matter [en, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] (BLM) si sono rinfiammate in tutto il mondo a seguito della morte dell'afroamericano George Floyd per mano di un poliziotto bianco, a Minneapolis, in Minnesota, negli Stati Uniti.

Un effetto a catena delle proteste è stata la denigrazione e la profanazione dei simboli dell'oppressione nera. Anche i Caraibi, con la loro lunga storia di occupazione, devono riconsiderare i propri simboli di oppressione.

Il 2 giugno, a Richmond, in Virginia, centinaia di manifestanti si sono riuniti davanti alla statua di Robert E. Lee, un generale confederato della Guerra civile americana, al grido di: “Tear it down!” (“Abbattetelo!”). Il governatore dello stato, Ralph Northam, ha annunciato che la statua di Lee sarebbe stata rimossa; l'operazione è stata poi bloccata da un ordine del tribunale.

Il 7 giugno, i manifestanti del Regno Unito hanno abbattuto e calpestato una statua del mercante di schiavi di Bristol Edward Colston, per poi gettarla nel porto. Anche una statua del mercante di schiavi Robert Milligan è stata rimossa davanti ai West India Docks di Londra.

Alcuni hanno appoggiato l'atto simbolico di rivendicazione della dignità e di denuncia di famosi razzisti, mentre altri hanno condannato questo metodo di protesta.

Nei Caraibi, sono aumentati gli inviti a rinominare alcuni luoghi. King George V Park a Port of Spain, Trinidad, ad esempio, è anche chiamato Nelson Mandela Park. Tuttavia, le opere statuarie sono per lo più rimaste.

La maggior parte dei territori regionali conta solidi esempi di opere pubbliche che onorano la lotta degli schiavi, come Bussa, che guidò la più grande rivolta di schiavi della storia di Barbados; Cuffy, il leader di una rivolta di 2500 schiavi in Guyana; e la statua della “Redemption Song” nell'Emancipation Park in Giamaica, ma esistono anche numerosi esempi di statue che corroborano la storia corrotta delle scoperte e della proprietà.

Diverse nazioni caraibiche stanno mettendo in discussione l'idea di esporre in luoghi pubblici statue del genere. La femminista e docente universitaria Gab Hosein ha osservato su Facebook:

I don’t think there has been a global uprising of this geographical scope and diversity since the 1970s. […] Sparked by the BLM movement in the US and now expanded into decolonial struggle and dismantling racism more broadly, it does seem like — for almost the first time in 50 years — we are listening to another world breathing.

Credo che, dagli anni '70, questa sia la prima rivolta di tale portata e diversità geografica. [,,,] Innescata dal movimento BLM negli Stati Uniti e ora estesasi nella lotta decoloniale e nello smantellamento più ampio del razzismo, sembra proprio che, per la prima volta da almeno 50 anni, stiamo ascoltando il respiro di un altro mondo.

In Martinica, dov'è stata rovesciata una statua dell'abolizionista francese Victor Schoelcher, due delle ragazze coinvolte hanno spiegato la loro decisione in un video postato su YouTube:

We, the young people of Martinique, are sick and tired of being surrounded by symbols that insult us. We were not the first to attack these symbols. Many before us have tried in vain to get rid of them […]

What is a statue? It is stating this is someone we admire for the impact he or she has had in the course of our history. […] Schoelcher was in favour of the compensation of the plantation owners; there are many transcripts proving that claim. If he had not, maybe it would have been different.

Noi, i giovani della Martinica, siamo stufi marci di essere circondati da simboli che rappresentano per noi un insulto. Non siamo stati i primi ad attaccare tali simboli. Molti prima di noi hanno provato, invano, a sbarazzarsene […]

Che cos'è una statua? La raffigurazione di una persona che ammiriamo per l'impatto che ha avuto nel corso della nostra storia. […] Schoelcher era a favore del riconoscimento di un indennizzo per i proprietari delle piantagioni; esistono numerose trascrizioni che lo dimostrano. Se non lo fosse stato, magari sarebbe stato diverso.

Come hanno sottolineato le due ragazze, la discussione non è nuova.

I barbadiani, ad esempio, si sono mobilitati decenni fa per rimuovere una statua di Horatio Nelson [it]. Nel 2017, Sir Hilary Beckles, vice-rettore dell'Università delle Indie Occidentali e presidente della Commissione per i Risarcimenti [it] all'interno della Comunità Caraibica (CARICOM), ha definito Nelson “un ignobile e razzista suprematista bianco [che] smerciava neri e ha dedicato la sua vita politica e militare a difendere l'illegale possesso degli 800.000 schiavi africani che ebbe durante la sua vita.”

A seguito dell'orribile omicidio di Floyd, la discussione su tali monumenti è diventata più urgente.

Al momento circolano diverse petizioni online nella regione, compresa quella dei barbadiani che si battono per eliminare la presenza di Nelson nella capitale della nazione.

L'artista Annalee Davis, che ha condiviso la petizione, ha osservato:

[…] while I don't think to destroy the statue of Nelson is useful, I do think that relocating it to the museum or somewhere outside of National Heroes Square is viable and worth a national discussion. It is no longer called Trafalgar Square and he is not a hero. Wherever his statue is relocated to, it should include complete signage to clearly demonstrate who he was, what he did and his role in the colonial machinery that oppressed people.

[…] benché non consideri utile distruggere la statua di Nelson, credo che trasferirla nel museo o comunque al di fuori della National Heroes Square sia fattibile e valga la pena discuterne a livello nazionale. Non si chiama più Trafalgar Square e lui non è un eroe. Ovunque sia ricollocata la sua statua, dovrebbe comprendere un cartello che spieghi chiaramente chi è stato, cos'ha fatto e il ruolo che ha svolto nella macchina coloniale che ha oppresso le persone.

In risposta a un commentatore che metteva in discussione l'idea di abbattere la statua ponendo la domanda “Dove andrà a finire?”, Davis ha chiarito:

I don't believe that our tourism product should only tell the story from the perspective of those who enslaved people. There is a term being used around the world called ‘dark tourism’ and this is used in places like Auschwitz for example, to speak about concentration camps and tell the uncomfortable narratives that we want to turn away from.

Non credo che il nostro prodotto turistico debba raccontare la storia solo dalla prospettiva di chi ha schiavizzato il popolo. Esiste un termine in uso in tutto il mondo, ovvero “dark tourism” (turismo dell'orrore), che viene utilizzato, ad esempio, in luoghi come Auschwitz per parlare dei campi di concentramento e che racconta quella storia scomoda da cui vogliamo prendere le distanze.

La statua di Cristoforo Colombo che si erge sulla scalinata d'ingresso della Government House di Nassau. Foto di Robert Karma on Flickr, CC BY-NC-ND 2.0.

Intanto, nelle Bahamas, oltre 3.000 persone hanno firmato una petizione a sostegno della rimozione della statua di Cristoforo Colombo, che incombe sulla scalinata frontale della Government House di Nassau.

Una petizione a Trinidad e Tobago per la rimozione di due statue di Colombo, spiega:

We must face the fact […] that we continue to publicly glorify the murderous colonizer who initiated two of the greatest crimes in human history: the genocide of the Indigenous people of the Caribbean and the Trans-Atlantic slave trade, both of which are at the root of the racial injustice that our generation is protesting today.

Dobbiamo accettare il fatto […] che continuiamo a incensare pubblicamente il sanguinario colonizzatore che ha dato il via a due dei più grandi crimini della storia umana: il genocidio delle popolazioni indigene dei Caraibi e il commercio transatlantico degli schiavi, entrambi radici dell'ingiustizia razziale contro cui sta protestando oggi la nostra generazione.

Il musicista e attore Nickolai Salcedo, che ha condiviso pubblicamente la petizione sulla sua pagina Facebook, si è domandato:

Hey wouldn’t it be a cool bit of foresight if instead of waiting for a mob to tear down the statue of Columbus in [Port of Spain], the government was to preemptively remove it followed by removing any homages to our colonial past? […]

Our society […] still has monuments […] that literally litter and stain our landscape. Time for these monuments to the bloodthirsty to meet their blind dates; the sledgehammer of justice.

Ehi, non sarebbe lungimirante se, invece di aspettare che la folla butti giù la statua di Colombo a [Port of Spain], il governo la rimuovesse preventivamente insieme a tutti gli altri tributi al nostro passato coloniale? […]

La nostra società […] ha ancora monumenti […] che macchiano letteralmente il nostro paesaggio. È ora che questi monumenti a uomini assetati di sangue conoscano finalmente il martello della giustizia.

Il commentatore Polly Rawlings ha espresso il suo disaccordo:

We can't pick and choose history, this is a significant part of history — Keep it, not glorify it — attach the correct story to it — hostile takeovers must always be remembered for the damage they are responsible for.

Non possiamo scegliere la storia, e questa è una parte significativa della storia – Manteniamola, non celebriamola – colleghiamole la storia corretta – le acquisizioni ostili devono essere sempre ricordate per il danno di cui sono responsabili.

La giornalista Judy Raymond, tuttavia, commentando la rimozione della statua di Milligan, dà una lettura della questione in modo molto accurato:

[People] see a statue & assume that must be a great man. A plaque on an empty plinth might be more appropriate & useful. This is a discussion about visual memory.

[Le persone] vedono una statua e presumono che sia stato un grande uomo. Una targa su un piedistallo vuoto potrebbe essere più appropriata e utile. Si tratta di una discussione sulla memoria visiva.

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