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Famiglia di scrittori e musicisti kazaki trascinata nel vortice dello Xinjiang

Gli Oralbai — un'altra famiglia distrutta dalla repressione della Cina in Xinjiang. Foto pubblicata dietro autorizzazione.

Da bambini, Bagila e Baktygul Oralbai andavano spesso a nuotare. Il loro villaggio si trova sulle sponde del fiume Ili, e le loro memorie d'infanzia erano plasmate da quel grande corso d'acqua che scorre dalla prefettura autonoma kazaka di Ili nella provincia cinese dello Xinjiang alla provincia di Almaty nel confinante Kazakistan.

Il loro fratello maggiore, Dilshat [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione], spesso si univa a loro. Nei mesi più caldi Dilshat spesso pescava sul fiume e in inverno, quando il fiume gelava, andava lì a fare snowboard. Tutti i sei figli Oralbai amavano la musica, ma erano Bagila e Baktygul che cantavano e ballavano quando Dilshat suonava la sua dombra [it], un tradizionale strumento a corde kazako.

La loro infanzia spensierata, ricordata dalla sorella Gulaisha Oralbai, trova eco nelle storie di famiglia di molti abitanti dello Xinjiang di etnia kazaka. Ma questo stile di vita, insieme a quello di altri gruppi turchi a maggioranza musulmana che vivono nella regione (uiguri, kirgizi, hui e tatari) sta svanendo rapidamente sotto la repressione orchestrata dal Partito Comunista Cinese (PCC), repressione che secondo molti costituisce un genocidio culturale.

Nel momento in cui questo articolo viene scritto, Gulaisha, una cittadina del Kazakistan di 47 anni, non ha contatti con le sorelle Bagila di 38 anni e Baktygul di 42, o con il fratello Dilshat di 57 anni, e ha appreso da diverse fonti che sono tutti e tre detenuti. Sua madre Auahan Kurmankyzy, e il fratello più grande Zhurat attualmente sono entrambi agli arresti domiciliari nella regione.

Anche se non è chiaro chi dei tre si sia stato arrestato per primo, Gulaisha ha sentito dire che Dilshat, Baktygul e Bagila sono detenuti nei campi di concentramento dalla fine di maggio 2018.

Da quanto il PCC ha cominciato tre anni fa a trasformare la regione in una distopia del XXI secolo, ben più di un milione di membri di comunità a maggioranza musulmana si è trovato in circostanze simili a quelle della famiglia Oralbai.

Quali estremisti?

Baktygul Oralbai con i suoi tre bambini.

I funzionari del PCC hanno sempre difeso le incarcerazioni arbitrarie di massa in Xinjiang come parte di una strategia “anti-radicalizzazione”, e descritto i campi come ‘centri di formazione professionale’, in risposta alle critiche da parte delle organizzazioni internazionali per i diritti umani e di più di venti governi stranieri.

La persecuzione degli Oralbai, una famiglia fondamentalmente laica e bene istruita con nessun precedente di opposizione al partito, dimostra l'improbabilità di questa spiegazione.

Il fratello maggiore, Zhurat, un impiegato di banca nato nel 1959, è stato detenuto nella città di Kulja nello stesso periodo ma l'anno scorso, dopo nove mesi in un campo, è stato scarcerato e messo agli arresti domiciliari per ragioni mediche .

Dopo il suo rilascio, ha fatto una video chiamata dal suo letto d'ospedale ai parenti, che hanno notato che Zhurat sanguinava dal naso.

Fratelli letterati

I fratelli Bagila, Baktygul e Dilshat avevano lasciato la loro vita sulle sponde del fiume Ili e si erano trasferiti a Kuitun, una piccola città nella prefettura autonoma kazaka di Ili nello Xinjiang. La maggior parte degli amici del trio erano cinesi Han, e tutti e tre parlavano fluentemente il mandarino.

Tra tutti i fratelli Oralbai, era Dilshat ad avere ottenuto maggiore successo.

Dopo essersi laureato nel 1985, era diventato un membro del Partito Comunista Cinese, attraverso un lungo processo che richiede numerosi accertamenti, e aveva trovato lavoro come giornalista e redattore in testate cittadine e di provincia. Successivamente aveva cominciato a lavorare in ambito accademico ed era diventato una figura di spicco tra gli intellettuali kazaki in Xinjiang, pubblicando numerosi articoli in kazako e cinese.

Dilshat è stato anche un traduttore prolifico, che ha tradotto 15 libri e più di 30 racconti dal cinese al kazako nel giro di poco più di due decenni.

Tra le opere da lui tradotte ci sono “I figli del capitano Grant” di Jules Verne e “Carattere russo” di Alexei Tolstoy. Aveva vinto più di una dozzina di premi per i suoi lavori accademici e giornalistici prima di trasferirsi in Kazakistan, dove nel 2008 aprì un'attività.

Baktygul era diventata una giornalista al Kuitun City Newspaper — lo stesso giornale dove Dilshat aveva cominciato la sua carriera — prima di aprire una piccola casa editrice. Era rimasta sempre vicina a Bagila, che gestiva un piccolo salone di bellezza negli stessi locali in cui Baktygul stampava i suoi libri.

Il negozio era proprio di fronte alla Kuitun Pedagogical University, dove il marito di Baktygul lavorava come dirigente della mensa dell'università statale.

La tirannia del non sapere

Man mano che lo scrutinio internazionale sui tentacolari campi di rieducazione in Xinjiang è cresciuto, alcuni prigionieri sono stata rilasciati in un regime di libertà limitata, arresti domiciliari o lavori forzati. Altri sono stati semplicemente trasferiti in prigione [it].

Gulaisha a un certo punto ha creduto che alle sue due sorelle e a Dilshat fosse capitato quest'ultimo, terribile fato, dopo che una fonte le aveva riferito che avevano ricevuto sentenze dai 7 ai 15 anni.

Ora Gulaisha crede più probabile che il trio sia ancora nei campi. È particolarmente preoccupata per Dilshat, che ha subito tre interventi chirurgici prima di essere arrestato arbitrariamente.

Dilshat è uno delle decine di cittadini cinesi di etnia kazaka che erano in possesso di permessi di soggiorno del Kazakistan al tempo della loro detenzione. A differenza del fratello Kabyt Oralbai e della sorella Gulaisha, non è un cittadino del Kazakistan.

Il Kazakistan adotta una politica che consiste nel permettere alle persone di etnia kazaka, a prescindere dalla loro cittadinanza originaria, di vivere o immigrare in Kazakistan. Queste persone, designate come “oralman” dalle autorità kazake, possono successivamente fare domanda di cittadinanza. Ci sono almeno 1 milione e mezzo di kazaki che vivono in Xinjiang. Prendere di mira residenti con legami all'estero, anche con paesi come il Kazakistan, con cui la Cina ha ufficialmente rapporti d'amicizia, ha costituito una parte importante della repressione del Partito Comunista Cinese nella regione.

Numerosi ex-detenuti kazaki hanno raccontato di essere stati interrogati in prigione sui loro legami con la loro patria storica.

Dilshat aveva pianificato di andare in Cina solo per una breve visita alla famiglia quando vi si era recato nel novembre 2016. Ma quell'anno le autorità dello Xinjiang confiscarono tutti i documenti identificativi dei cittadini delle minoranze, intrappolando molti kazaki che viaggiavano tra i due paesi nel vortice dello Xinjiang.

Dall'altro lato del confine che taglia il fiume della loro infanzia, Gulaisha e Kabyt chiedono alla comunità internazionale di non dimenticare la tragedia della loro famiglia.

Il Xinjiang Victims Database è il più grande database in inglese relativo alle vittime della repressione in corso nella Regione autonoma uigura dello Xinjiang.

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