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Gli afrocechi su visibilità, razzismo e la vita in Repubblica Ceca (Parte I)

Lo slogan Black Lives Matter sulla facciata di un teatro al centro di Praga. Foto scattata il 14 giugno da Natalia Marshalkovich, utilizzata su autorizzazione.

A lungo invisibili, gli afrocechi, una delle più piccole comunità della Repubblica Ceca, stanno gradualmente affermandosi, esprimendo le loro opinioni in pubblico. Questo post è il primo di una serie in due parti che esamina la loro lotta per il riconoscimento nel Paese dell'Europa centrale.

Fino alla caduta del Comunismo, nel 1989, gli afro-americani e gli afrocechi [it] non hanno avuto alcuna visibilità nei luoghi pubblici, anche se centinaia di loro vivevano nel Paese dell'Europa centrale.

Nei rapporti e nei documenti relativi al periodo 1918-1948, quando la Cecoslovacchia era una democrazia capitalista, si trova qualche riferimento agli afroamericani e ai neri africani che prestavano servizio nell’esercito [cs, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] o che suonavano musica jazz nei bar di Praga.

Quando la Cecoslovacchia entrò a far parte del blocco orientale, nel 1948, si impegnò attivamente nella Guerra fredda tra Mosca e l'Occidente, e appoggiò a livello diplomatico i movimenti indipendentisti africani, anche fornendo armi a diversi guerriglieri nel continente. Alcuni dei nuovi stati indipendenti divennero prioritari man mano che s'intensificavano le relazioni bilaterali: tra questi, Angola, Benin, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Ghana, Guinea-Bissau, Mali, Mozambico, Nigeria, Zambia.

A centinaia di studenti africani fu consentito di trasferirsi in Cecoslovacchia, dove impararono il ceco o lo slovacco e si laurearono, per lo più in scienza, tecnologia, scienza militare e medicina. Dal 1961 al 1974 fu istituita a Praga un’università speciale per soddisfare le loro esigenze.

Mentre molti tornarono ai loro Paesi d'origine, alcuni si sposarono o ebbero dei figli con donne ceche e slovacche, dando vita alla prima generazione di afro-cechi.

La comparsa degli afrocechi

Con la fine del comunismo nel 1989 e l'entrata del Paese nell'Unione Europea nel 2004 [en], la società ceca ha iniziato ad affrontare le questioni della discriminazione e della diversità etnica che erano state bandite per quattro decenni, poiché l'ideologia socialista sosteneva di aver debellato il razzismo, nonostante l'esecrabile trattamento riservato alla comunità rom.

Da allora, tre segmenti della società hanno contribuito a una parziale integrazione degli afro-cechi: la società civile, i mezzi di comunicazione e le arti. Sono nate diverse ONG a favore di una migliore conoscenza della cultura africana e a sostegno degli afrocechi [en], e queste organizzazioni continuano a contribuire ai dialoghi interculturali.

Il secondo settore è quello dei mezzi di comunicazione, dove diversi afrocechi fungono da modelli. Uno dei nomi più noti è Lejla Abbasová, cittadino ceco di origine sudanese e presentatore di popolari programmi televisivi. Il ceco-ghanese Rey Koranteng è un presentatore di TV Nova, un'emittente privata seguita dalla maggior parte [en] del pubblico nazionale.

Martin Kříž. Foto utilizzata su autorizzazione.

Martin Kříž è un sinologo afroceco che appare regolarmente sui mezzi di informazione cechi e sulla BBC.

Ha condiviso il suo punto di vista con Global Voices (GV) [cz]:

Posledních asi deset nebo patnáct let přestává být otázka identity otázkou zevnějšku. Vzpomínám si nicméně, že v dobách kdy naše česká společnost ještě nebyla tak otevřená, a to zejména před rokem 1989 a když jsme my v mládí hledali kam sám sebe vrazit, tak tehdy skutečně to bylo jiné. Mluvit v české společnosti o komunitě Afro-Čechů je zatím ještě předčasné. Ve většině měst se stále jedná o jednotky nebo maximálně desítky takových lidí zcela odlišných společenských zájmu a směřování. Ale první vlaštovky se již objevují na facebookových skupinkách.

Negli ultimi 10-15 anni, la questione dell'identità non si è più basata sulle apparenze esterne. Ricordo, però, che quando la nostra società ceca non era così aperta, in particolare prima del 1989 [con la caduta del comunismo], e quando eravamo giovani e volevamo fare un giro da qualche parte, era molto diverso. È troppo presto per parlare di una comunità afro-ceca, nella maggior parte delle città ci sono solo uno o magari dieci afro-cechi, ciascuno con interessi e priorità molto diversi. Ma si vedono emergere i primi segnali, nei gruppi di Facebook.

Un terzo settore in cui gli afro-cechi si sono distinti è quello delle arti, dove si sono affermati cantanti, ballerini e scrittori, a volte anche a livello internazionale. Probabilmente, l'esempio più eclatante è il ballerino di danza moderna e coreografo ceco-nigeriano Yemi Akinyemi Dele [en], che ha collaborato con star mondiali come Kanye West [it].

Il cantante ceco-angolano Ben da Silva Cristóvão [it] (conosciuto sul palco come Benny Cristo) è un artista di successo, selezionato, nel 2020, per rappresentare la Repubblica Ceca all’Eurovision Song Contest [it] con il brano Kemama:

Un'altra ballerina e cantante ceco-angolana è Madalena João, che canta in ceco, inglese e portoghese, a volte duettando con il fratello Daniel, che è un rapper.

Qui spiega a GV cosa significa per lei essere una afroceca [cz]:

Můj tatínek studoval veterinární fakultu v Brně, a v té době se seznámil s maminkou. Bavili se v českém jazyce, který tatínek uměl a umí dodnes. Afročeška je Češka s africkými kořeny, tedy koluje ve mně v žilách i africká krev, hlavně v těle rytmus, a jsem za to ráda. Teď si uvědomuji více, v tomto věku, že to má své výhody. V Angole, kde jsem žila 9 let, jsem mluvila hlavně portugalsky, a vlastně dodnes doma s tatínkem a bratrem jinak nemluvím.

Mio padre studiava a Brno [la seconda città della Repubblica Ceca] presso la facoltà di veterinaria, dove ha conosciuto mia madre. Parlavano ceco, una lingua che mio padre parla correntemente ancora oggi. Un afro-ceco è un cittadino ceco con radici africane, quindi significa che io ho sangue e ritmo africano nelle vene e ne sono felice. Ora sono più consapevole dei vantaggi di questa condizione. In Angola, dove ho vissuto per nove anni, parlavo per lo più portoghese, e oggi questa è la lingua che uso a casa con mio padre e mio fratello.

Ecco una delle canzoni della Joao, “Vím, že jsi” (So che esisti), sulla visibilità e i rapporti, in cui duetta con il popolare rapper ceco Skipe:

Copertina dell'ultimo libro di Obonete Ubam “Kalangu Africká moudrost na každý den” (Kalangu Saggezza africana per la vita quotidiana). Foto di Filip Noubel, utilizzata su autorizzazione

Anche la letteratura è un campo in cui importanti personalità afroceche stanno lasciando il segno.

Il termine afroceco è stato coniato dallo scrittore e attivista ceco-nigeriano Obonete Ubam [it], che ha trascorso sette anni in Nigeria e ha scritto un libro in cui narra come ha abbracciato le sue origini, diventando alla fine capotribù del suo gruppo etnico nativo anaang [en].

A giugno è uscito con un nuovo libro dal titolo “Kalangu Saggezza africana per la vita quotidiana” (Kalangu Africká moudrost na každý den) per avvicinare ancora di più la cultura africana ai lettori cechi, e attualmente sta per pubblicare un nuovo libro sulla storia degli afrocechi. Ecco cos'ha raccontato a GV [cz]:

Myslím si, že se Afročeši jako komunita teprve formují. Afročeši jsou v Českých zemích zhruba od konce druhé světové války. Nejdříve se jednalo o potomky amerických vojáků osvobozujících Západní Čechy. Po nich jsme přišli my, potomci afrických a kubánských studentů. Většinou jsme o sobě vzájemně ani nevěděli. Mnozí z nás pak hledali odpovědi na otázky týkající se vlastních kořenů a kulturní identity, až do dospělosti. Je zajímavé, že právě tato generace vyprodukovala ty, momentálně nejvýraznější osobnosti mezi Afročechy. Nyní dospěla třetí, zatím nejpočetnější generace Afročechů a jejich život je naprosto jiný než byl ten náš. Otevřené hranice jim navíc umožňují se i vzájemně stýkat. To je pro povědomí o vlastní identitě nesmírně důležité.

Credo che gli afrocechi stiano appena iniziando a formare la loro comunità. Sono presenti qui all'incirca dalla fine della Seconda guerra mondiale, come discendenti dei soldati americani che liberarono le zone occidentali del Paese. Poi siamo venuti noi, i discendenti degli studenti africani e cubani. Spesso non ci conoscevamo e abbiamo cercato delle risposte sulle nostre radici e sulla nostra identità culturale solo molto più tardi nella vita. È interessante che questa sia la generazione che ha prodotto gli afro-cechi più illustri. Ora, sta arrivando la terza e più grande generazione, e la loro vita è molto diversa dalla nostra. L'apertura delle frontiere significa che possono incontrarsi, cosa estremamente importante per essere consapevoli della propria identità.

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