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I cosiddetti file antifascisti in Brasile divulgano le informazioni personali di centinaia di persone

Manifestazione antifascista a Porto Alegre, nel sud del Brasile, il 14 giugno. Foto di Maia Rubim via Benedictas Fotocoletivo/Utilizzata su autorizzazione.

Il mese scorso, centinaia di brasiliani sono stati inseriti, senza il loro consenso, in appositi elenchi volti a identificare soggetti “antifascisti”. Con uno degli elenchi, circolato su WhatsApp, sono trapelate le informazioni personali di queste persone, come nomi, foto e indirizzi. Un altro elenco è stato redatto da un deputato di destra con l'aiuto dei suoi follower. Questo elenco non è stato reso pubblico e non è chiaro quali informazioni personali contenga.

Le informazioni doxxate

A inizio giugno, è circolato su Whatsapp un elenco [pt, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] in PDF di 900 pagine. Aprendolo, centinaia di brasiliani hanno trovato i loro nomi, le loro foto, i loro profili sui social media, i loro indirizzi e persino alcuni numeri di cellulare. Oltre alle informazioni personali doxxate, il documento indicava chi in quell'elenco era “antifascista”. Finora, nessuno ha confermato l'identità dell'autore dell'elenco, né il suo intento.

Il doxxing è la pratica [en] di pubblicare le informazioni personali di una persona senza il suo permesso, con l'intento di minacciarla o intimidirla. Benché alcune di queste informazioni siano prontamente disponibili o facilmente reperibili, come le foto pubblicate sui propri profili o pagine di social media, l'intento del doxxing è tormentare e minacciare la persona presa di mira.

Sui social media circolavano voci secondo cui le persone segnalate appartenevano a movimenti di sinistra, benché non vi fosse alcuna prova formale al riguardo. La professoressa Lola Aronovich, del Dipartimento di Lingue Straniere dell'Università Federale del Cearà (UFC), ha scritto su Twitter che per lo più i nomi era stati presi da Facebook. “Chiunque abbia redatto il dossier, ha cercato i profili più appariscenti (tatuaggi, piercing, ecc)”, ha affermato.

Il secondo elenco stilato dal parlamentare

Pochi giorni dopo, è uscito un secondo elenco, simile al primo. Il deputato Douglas Garcia, membro eletto del parlamento locale nello stato di São Paulo per l'ultraconservatore Partito Social-Liberale (PSL), ha dichiarato di esserne l'autore.

Nel video su Twitter registrato dal parlamentare pro-Bolsonaro, Garcia sfoglia con le dita una pila di fogli, dichiarando di aver ricevuto tra i 700 e i 1000 nomi dai suoi follower.

Garcia ha fatto riferimento al recente annuncio del presidente americano Donald Trump sul suo piano di includere [en] tra i gruppi terroristi Antifa, un termine vago [en] utilizzato per fare riferimento ai gruppi e ai movimenti antifascisti di destra. Il termine [en] è un'abbreviazione per antifascista, e gli attivisti di Antifa hanno partecipato [en] alle proteste antirazziste negli Stati Uniti. Il parlamentare ha promesso di inviare il suo elenco all'ambasciata statunitense e alla polizia per indagare sulle persone menzionate e sui loro legami con “attività terroriste”.

A entrambi i documenti, quello pubblico su Whatsapp e quello redatto da Garcia, è stato dato il nome di “file antifascisti”.

La gente sui social media ha iniziato a credere che i due elenchi fossero la stessa cosa. I parlamentari di sinistra hanno accusato Garcia di diffamazione e violazione della privacy, suggerendo a chi compare sull'elenco di organizzarsi per essere tutelati legalmente.

In una chiamata via WhatsApp con Global Voices, Garcia ha assicurato che il suo file è diverso. “Nel mio non compaiono nomi di donne e riguarda solo persone dello stato di São Paulo”, ha dichiarato. Ha altresì chiarito che i nomi che ha raccolto non sono stati resi pubblici. Anzi, Garcia ha confermato che il file è stato inviato alla polizia civile e federale. “È mio dovere accogliere nel mio ufficio eventuali lamentele. Quando ho visto gente che danneggiava la proprietà pubblica e privata durante le dimostrazioni antifasciste, ho dovuto agire. È un reato”, ha dichiarato.

Garcia ha stilato i dati dopo che alcune organizzazioni antifasciste, derivanti da club calcistici, hanno organizzato delle proteste in almeno 15 città del Brasile. Il 1° giugno, migliaia di persone hanno sfilato sul viale più grande di São Paulo in risposta ai manifestanti pro-Bolsonaro e anti-lockdown che, a maggio, hanno occupato Avenida Paulista ogni settimana, nonostante la pandemia da Covid-19.

Dall'8 giugno, il parlamentare pro-Bolsonaro è ufficialmente indagato a causa del suo elenco, con l'accusa di improbità amministrativa. Se fosse dichiarato colpevole, potrebbe perdere il seggio. I parlamentari dell'opposizione ritengono che Garcia abbia tentato di intimidire gli attivisti e, quindi, hanno richiesto l'avvio delle indagini. Pur avendo creato il file, il parlamentare sostiene di essere egli stesso antifascista.

Uno strumento per evitare l'ulteriore diffusione delle informazioni trapelate

Non molte persone che compaiono sull'elenco pubblico si sono lamentate online, per paura di una maggiore esposizione. Lucas Lago, sviluppatore della piattaforma dati Project7c0, ha visto molti amici farsi prendere dal panico, quando entrambi gli elenchi sono stati resi pubblici. “Condividevano l'elenco pubblico online di modo che altre persone potessero consultarlo”, ha raccontato Lago a Global Voices via Skype.

Così, ha contattato il suo collega programmatore Eduardo Cuducos perché lo aiutasse a creare uno strumento che impedisse la diffusione dei dati personali delle persone, permettendo, al contempo, a queste ultime di controllare se fossero sull'elenco. Per lui, era importante offrire un sistema sicuro per sapere chi figura sull'elenco. Benché il PDF sia ancora disponibile online, con il loro strumento Lago e Cuducus hanno cercato di minimizzare l'ulteriore diffusione delle informazioni personali delle persone sull'elenco.

Qualquer maneira de compartilhar dados pessoais [online] que classifique as pessoas não é apenas complicada, mas ilegal. A situação no Brasil é tensa e polarizada, isso abre as portas para colocar toda a pessoa em risco. Me senti compelido a fazer algo para que as pessoas soubessem dos riscos se estivessem na lista. (…) [Compartilhar a lista on-line] pode acabar causando mais danos se for feito sem muita consideração. As pessoas têm que abordar tudo taticamente.

Qualsiasi modalità di condivisione di dati personali [online] che classifichi le persone non è solo complicata, ma illegale. La situazione in Brasile è tesa e polarizzata, e questo spiana la strada a porre tutti a rischio. Mi sento in dovere di fare qualcosa affinché le persone sappiano dei rischi che corrono comparendo in quell'elenco. (…) [Condividere l'elenco online] potrebbe finire per fare più danni, se lo si fa senza pensarci molto. Si deve affrontare tutto tatticamente.

Lo sviluppatore ha anche affermato che, una volta scoperto il proprio nome sull'elenco, molti utenti l'hanno contattato in cerca di un consiglio legale. “Gli abbiamo indicato avvocati e ONG che si occupano di fughe di dati, per ricevere una migliore assistenza”, ha dichiarato. Non sa quanti ne abbiano fatto ricorso, poiché non conserva i dati degli utenti al fine di proteggere le loro identità.

Per Lago, lo strumento ha segnato un positivo punto di svolta dalla pubblicazione del primo elenco. “Ha permesso alle persone di conoscere meglio la loro situazione”, ha affermato.

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