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I diritti LGBTQI+ in India: intervista a Saurabh Kirpal, avvocato della Corte Suprema indiana

Categorie: Asia meridionale, India, Citizen Media, Diritti gay (LGBT), Diritti umani, Legge
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Il 6 settembre 2018 la Corte Suprema indiana ha stabilito che gli atti omosessuali consensuali non avrebbero più costituito un reato. Questa scelta storica ribalta l'articolo 377 [3] [en, come i link seguenti, salvo diversa indicazione] del codice penale indiano, eredità delle leggi coloniali britanniche. Questo cambiamento è stato accolto sia dalla comunità indiana [4] LGBTQI+ che da quella globale come un passo in avanti verso l'accettazione e l'uguaglianza dei diritti. Ma quali sono oggi i diritti LGBTQI+ in India, due anni dopo l'approvazione della legge?

Leggi anche: It is now legal to be gay in India [4] (Settembre 2018)

Filip Noubel, autore di Global Voice, ha chiesto a Saurabh Kirpal, avvocato della Corte Suprema ma anche degli firmatari della petizione che ha portato alla depenalizzazione dell'omosessualità, di condividere il suo punto di vista.

Filip Noubel (FN): Dal momento che l'articolo 377 è stato modificato il 6 settembre 2018, come viene applicata la nuova legge e in che modo questa è utile ai membri della comunità LGBTQI+? Ci sono delle leggi specifiche che proteggono le persone in base al loro orientamento sessuale o identità di genere?

Ritratto di Saurabh Kirpal. Foto di Nicolas Bachmann, usata com permesso.

Saurabh Kirpal (SK): The Supreme Court in its judgment only held [5] that consensual homosexual sex could not be a crime under the Indian Constitutional scheme. The judgment was therefore limited in its scope. Of course, the signalling by the Court that it was on the side of the queer community had a positive force in the discourse about sexuality in public spaces. The statement of legal principles – that a queer person is entitled to the full protection of the laws without any discrimination by the state – has also helped lay the foundation for future challenges to other discriminatory laws. The greatest positive change has been in bringing the issue of sexuality and queerness into the public space for discussion without any fear of reprisal by the authorities.There is, however, a very long way to go. The Parliament has passed the Transgender Persons (Protection of Rights) Act, 2019 [6] which is very problematic as it does not allow for self-determination of transgender status. The Act also does not offer the reservations in public employment and education as had been directed by an earlier Supreme Court judgment. The Act has been challenged in the Supreme Court and there is an urgent need to remedy its more draconian provisions.

India does not have a comprehensive anti-discrimination code. While the Constitution prohibits discrimination, that injunction only applies to the government and its instrumentalities. The private sector thus can discriminate with impunity in matters of employment, housing, health and education among other areas. While there is a discussion about the need for such a law, there appears to be very little political consensus towards the enactment of such a law. Even the courts have not yet woken to this problem which materially affects the lives of the queer community.

Saurabh Kirpal (SK): Nella sua sentenza, la Corte Suprema ha ritenuto che solamente il sesso omosessuale consensuale non fosse un crimine secondo lo schema costituzionale indiano. La sentenza ha avuto quindi un'azione limitata. Naturalmente, il segnale da parte della Corte di essere dalla parte della comunità queer ha avuto un impatto positivo sulle discussioni relative alla sessualità in pubblico. Inoltre, l'affermazione dei principi legali, secondo cui una persona queer ha diritto alla tutela dei propri diritti senza alcuna discriminazione da parte dello Stato, ha contribuito a gettare le basi per possibili cambiamenti futuri alle leggi discriminatorie. Il più grande cambiamento positivo è stato quello di portare alla luce per una discussione la questione della sessualità e della queerness senza alcun timore di rappresaglie da parte delle autorità. Tuttavia c'è ancora molta strada da fare. Il Parlamento ha approvato la legge per la Protezione di Diritti delle Persone Transgender (2019) [6] anche se la situazione è ancora problematica in quanto non è consentita l'autodeterminazione dello status di transgender. La legge, inoltre, non offre posti riservati nel pubblico impiego e nell'istruzione, come invece era stato ordinato da una precedente sentenza della Corte Suprema. La legge è stata impugnata dalla Corte Suprema perché c'è un bisogno impellente di cambiare le sue disposizioni più draconiane.L

L'India non ha un codice anti-discriminazione completo. Mentre la Costituzione proibisce la discriminazione, tale ingiunzione si applica solo al governo e ai suoi strumenti. Il settore privato può quindi discriminare senza conseguenze in diverse aree tra cui l'occupazione, gli alloggi, la sanità e l'istruzione. Sebbene si stia discutendo sulla necessità di una tale legge, sembra esserci pochissimo consenso politico verso la sua promulgazione. Anche i tribunali non si sono ancora occupati di questo problema che intacca realmente la vita della comunità queer.

FN: Chi sono gli alleati della comunità LGBTQI+ in India? Chi sono i vettori della tolleranza? Il cinema, le ONG, la letteratura, o altro?

SK: The LGBT movement in India is quite old, but has unfortunately not got either the traction that it needed nor has it been able to become a cohesive and comprehensive movement. There are many splinter groups which sometimes work at cross purposes – more by accident than by design.

There is, nevertheless a growing mass of opinion that the queer community has been discriminated against and that something needs to change. In the world of Bollywood, LGBTQUIA+ themed movies have been released to mass audiences and have been met with acceptance. But that is still a small fraction of the media. Television, which has a very great reach in India, is largely indifferent to the issues faced by the queer community.

Interestingly, one very strong ally has been the mainstream electronic media, and in particular the English media. Even TV channels and newspapers which are well known for their conservative views on other social topics have actively campaigned against Section 377. Even after the judgment, there were laudatory telecasts about the judgment. The same, unfortunately, cannot be said about the vernacular media.

SK: Il movimento LGBT in India c'è da molto tempo ma purtroppo non ha l'attenzione di cui ha bisogno e nemmeno è stato in grado di diventare un movimento unito e completo. Ci sono diversi sottogruppi che a volte lottano per obiettivi diversi senza rendersene conto e non per loro volere.

Tuttavia ci si sta sempre più rendendo conto che la comunità queer è stata discriminata e che le cose devono cambiare. A Bollywood, sono stati realizzati film a tema LGBTQUIA+ e sono stati ben accolti dal pubblico. Questa però è solo una piccola porzione dei media. La televisione, che in India raggiunge un vastissimo pubblico, è per lo più indifferente alle problematiche della comunità queer.

È molto interessante notare invece come uno degli alleati più forti siano stati i mezzi di comunicazioni mainstream, in particolare i media inglesi. Anche quei giornali e canali televisivi che sono conosciuti per avere delle visioni conservatrici su alcuni argomenti si sono attivamente mobilitati contro l'articolo 377. Anche dopo la sentenza, sono state trasmesse diverse celebrazioni per il risultato ottenuto. Purtroppo non si può dire lo stesso per i media locali.

FN: La tematica queer in India viene considerata come anti-coloniale. Per quale motivo? E cosa si può dire del legame del movimento queer con altre comunità e movimenti come il femminismo, i Dalit, i Kashmiri, gli ambientalisti, i sostenitori di un'India laica?

SK: This is a problem that has been plaguing the queer movement in India for quite some time. Strategically and practically, the battle against Section 377 had to be framed in the form of an attempt to lift the colonial yoke. The provision had, after all, been imposed by the British colonialists. It was easier for us to argue in Court that the law had never been passed by the Indian Parliament and therefore it did not enjoy the presumption of constitutionality that attaches itself to laws passed by parliament. In fact, the earlier round of cases in the Supreme  Court, i.e. the Koushal case of 2013 [7] which had re-criminalized the sodomy laws, relied on just such a presumption. However, now that the battle against section 377 has been fought and won, we need to move beyond the anti-colonial rhetoric.

We also need to forge alliances with subaltern, feminist and other movements. This is for both teleological as well as ontological reasons. Practically, the numbers of the queer community are not sufficient to make a significant electoral or societal impact. Therefore it is important to forge alliances so that the voices of all marginalized movements can coalesce into something that is greater than each of them individually. It is also important as an end in itself – we have as a duty not merely as members of the queer community but also as citizens to stand up to injustice wherever we see it. Finally, we must also acknowledge that the queer community itself is a heterogeneous community. Ignoring these intersectionalities can leave the most marginalized even further behind. In the long run, this would not merely be unjust, it would seriously undermine the credibility of the queer movement in the eyes of most of its members.

SK: Questo è un problema che si sta riversando sul movimento queer in India da molto tempo. Praticamente e strategicamente, la battaglia contro l'articolo 377 doveva essere presentata come un tentativo di rimuovere l'imposizione coloniale. Dopotutto, queste disposizioni erano state imposte dai colonialisti britannici. È stato così più semplice sostenere in tribunale che la legge non era mai stata approvata dal Parlamento indiano e non godeva della presunzione di costituzionalità che si attribuisce alle leggi approvate dal parlamento. Anzi, la precedente serie di cause della Corte Suprema, ovvero il caso Koushal del 2013 [7] che aveva reintrodotto le leggi sulla sodomia, si basava proprio su tale presunzione. Tuttavia, ora che la battaglia contro l'articolo 377 è stata combattuta e vinta, dobbiamo andare oltre la retorica anti-coloniale.

Dobbiamo anche stringere alleanze con i movimenti subalterni, femministi e di altri tipi. Questo sia per ragioni teleologiche che ontologiche. In pratica, i numeri della comunità queer non sono sufficienti per creare un impatto elettorale o sociale significativo. Perciò è importante stringere alleanze in modo che le voci di tutti i movimenti marginali possano fondersi in qualcosa di più grande del singolo movimento. È anche importante come fine a se stesso: noi abbiamo il dovere, non solo come membri della comunità queer ma anche come cittadini, di lottare contro l'ingiustizia ovunque la vediamo. Infine, dobbiamo anche riconoscere che la comunità queer è una comunità eterogenea. Ignorare questi legami può portare i movimenti più emarginati ancora più in un angolo. A lungo andare, questo non sarebbe solamente ingiusto, ma minerebbe seriamente la credibilità del movimento queer agli occhi della maggior parte dei suoi membri.

FN: Sta per pubblicare un libro su “Sesso e la Corte Suprema”. Può dirci di più? 

SK: The book is an anthology about various cases where the Indian Supreme Court has dealt with issues of sex, sexuality and gender. The last few years have seen a flurry of cases dealing with these issues. Section 377, the rights of transgenders, adultery laws, the right of women to have inter-caste and inter-religious marriages. The common theme in most of these judgments is that the Court has placed the individual at the centre of the constitutional firmament. In the case of a clash between the claim of an individual right and competing for societal claims, the Courts have weighed in favour of individuals rights. The book is an attempt to bring some of the foremost legal voices in India to write on these issues.

But no legal story can be appreciated while being divorced from the reality of the lives to which those judgments apply. The book therefore also contains chapters written by members of the LGBT community and women’s rights activists explaining what these judgments mean to them.

SK: Il libro è un'antologia su vari casi in cui la Corte Suprema indiana si è occupata di questioni di sesso, sessualità e genere. Negli ultimi anni si è assistito a una miriade di casi che hanno affrontato questi temi. L'articolo 377, i diritti dei transgender, le leggi sull'adulterio, il diritto delle donne ad avere matrimoni tra caste e religioni diverse. Il tema comune alla maggior parte di queste sentenze è che la Corte ha posto l'individuo al centro del firmamento costituzionale. Nel caso di uno scontro tra la rivendicazione di un diritto individuale e la competizione per le rivendicazioni della società, la Corte hanno fatto prevalere i diritti individuali. Il libro è un tentativo di indurre alcune delle principali voci nell'ambito legale in India a scrivere su questi temi.

Ma nessuna storia legale può essere apprezzata quando si è distaccati dalla realtà delle persone che subiscono queste sentenze. Il libro contiene quindi anche dei capitoli scritti da membri della comunità LGBT e da attivisti per i diritti delle donne che spiegano cosa significano per loro questi giudizi.