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I nazionalisti della Macedonia del Nord utilizzano la chiusura delle frontiere per seminare confusione e diffidenza

Fotogramma della diretta [sq] del primo ministro albanese Edi Rama che è stata erroneamente interpretata dalla Macedonia del Nord.

Questa storia si basa sul reportage del progetto di Metamorphosis Foundation da parte dell’agenzia di stampa Meta.mk [en], partner di Global VoiceDate un'occhiata allo speciale di Global Voices sull’impatto globale della pandemia da COVID-19 [it].

Il primo ministro dell'Albania ha davvero accolto solo visitatori di etnia albanese dai vicini Balcani in occasione della recente riapertura del Paese? La Grecia ha davvero proibito le visite ai viaggiatori provenienti da alcune zone della Macedonia del Nord dove vivono ampi gruppi di etnia albanese e rom?

La risposta a entrambe queste domande è “no”.

Ma con la ricomparsa dei casi di coronavirus in Macedonia del Nord, ancora in lockdown, l'imminente apertura delle stagioni turistiche [en] nei Paesi vicini è stata utilizzata per manipolare l'opinione pubblica mediante disinformazione e pompare il nazionalismo tossico.

La falsità di queste affermazioni manipolatorie, diffuse tramite i mezzi di informazione e i social media, è stata confermata dalla verifica dei fatti [mk, come tutti i link successivi, salvo diversa indicazione] condotta da Critical Thinking for Mediawise Citizens, noto anche come progetto Crithink, appoggiato dall'Unione Europea.

Tuttavia, ormai il danno era stato fatto: la disinformazione ha contribuito a innervosire i cittadini macedoni già turbati per l'aumento dei casi di COVID-19 a fine maggio [en] e nella prima metà di giugno [en].

La decisione del governo macedone di tenere chiusi i confini dal lato della Macedonia del Nord in quel periodo è stata utilizzata dalla propaganda populista come scusa per presentare il partito al potere come incompetente e sottomesso.

Ma solitamente questi sforzi vanno anche a scapito delle minoranze del Paese multietnico.

Cos'ha detto davvero il primo ministro albanese

Il 24 maggio, il primo ministro albanese ha fatto una diretta su Facebook [sq] per annunciare l'apertura dei confini dal 1° giugno. Durante il video, si è anche rivolto agli albanesi dei Paesi vicini, invitandoli alla prudenza e a prestare attenzione alla COVID-19.

Ha detto che i confini saranno riaperti, ma ha ricordato che le spiagge rimarranno ancora chiuse per un po’, ammonendo i potenziali visitatori sulla possibile “seconda ondata” della pandemia [en]:

Starting from Monday, June 1, we will open the land borders with the neighbors. For all Albanians, no matter whether they posses passports of Albania, or of Kosovo, North Macedonia or Montenegro, we will continue to call upon all of you without pause, without exception, to be watchful. On June 1, the borders will open, but not the beaches.

A partire da lunedì 1° giugno, apriremo le frontiere terrestri con i Paesi vicini. Per tutti gli albanesi, indipendentemente dal fatto che abbiano un passaporto rilasciato dall'Albania, dal Kosovo, dalla Macedonia del Nord o dal Montenegro, continueremo a invitarvi senza sosta e senza eccezioni a stare attenti. Il 1° giugno, le frontiere riapriranno, ma non le spiagge.

Al di là del confine, nella Repubblica della Macedonia del Nord, alcuni mezzi di informazione di lingua macedone hanno iniziato a pubblicare una traduzione errata della dichiarazione, creando immediatamente uno scandalo. Nella loro interpretazione, il primo ministro avrebbe detto:

Почнувајќи од понеделник, 1 јуни, ќе ги отвориме копнените граници со соседите, односно за Албанците кои живеат во Косово, Македонија и Црна Гора, но граѓаните ги повикуваме да бидат внимателни, вака албанскиот претседател Еди Рама.

“A partire da lunedì 1° giugno, apriremo le frontiere terrestri con i Paesi vicini, in particolare agli albanesi che vivono in Kosovo, Macedonia del Nord o Montenegro, ma continueremo a invitarvi a stare attenti”, ha detto il presidente albanese [sic – è primo ministro, non presidente] Edi Rama.

I personaggi pubblici di etnia albanese in Macedonia del Nord, che sono bilingui e dunque parlano sia albanese che macedone, hanno immediatamente segnalato che alcuni media e politici si stavano “perdendo nella traduzione”.

Il giornalista Petrit Saracini ha messo in evidenza che la traduzione errata aveva modificato la posizione dei segni di punteggiatura, facendo rientrare i segmenti sugli albanesi nella frase precedente.

Ciononostante, il partito politico di opposizione VMRO-DPMNE ha prontamente rilasciato una dichiarazione travisando Rama e sostenendo che avrebbe invitato solo gli albanesi dei Paesi vicini sulla spiagge dell'Albania, escludendo gli altri gruppi etnici.

I nazionalisti macedoni hanno cercato di rigirare la dichiarazione in una “prova” dell'arretratezza e del campanilismo degli albanesi, e anche in “una nuova sconfitta” e un “pugno nello stomaco” per il governo della Macedonia del Nord.

Un rappresentante di spicco di VMRO-DPMNE, il deputato Ilija Dimovski, l'ha aspramente definita “una follia venuta direttamente dal XIX secolo” e “una discriminazione per motivi etnici nei confronti dei cittadini della Repubblica della Macedonia”.

Il Ministro degli Esteri macedone Nikola Dimitrov, e dunque il governo, ha subito replicato di non aver ricevuto nessuna informazione al riguardo dalla sua controparte in Albania.

Un collage che presenta gli screenshot di diversi articoli con le fake news su Grecia e Macedonia del Nord e un avviso in rosso che recita “Disinformazione!”. Foto di CriThink.mk, utilizzata su autorizzazione.

Qualche giorno dopo, è stata la volta della Grecia, con la disinformazione messa in campo da diverse testate giornalistiche di destra della Macedonia del Nord in merito al controllo dei confini della popolare destinazione turistica [en].

Utilizzando come “prova” un documento photoshoppato presumibilmente attribuito al Ministero degli Affari Esteri ellenico, i media hanno affermato che la Grecia vieterà l'ingresso dei cittadini macedoni provenienti dai comuni con popolazione a stragrande maggioranza musulmana (costituita per lo più da comunità di etnia albanese e rom, insinuando così che questi gruppi sarebbero responsabili della diffusione del nuovo coronavirus).

Con un post su Facebook, Il Ministro degli Affari Esteri macedone ha negato tali affermazioni, definendole “fake news”.

Nello smontare queste dichiarazioni, CriThink ha osservato che l'imposizione di tali restrizioni sui viaggi da parte della Grecia, relative esclusivamente ai cittadini di determinati territori, sarebbe altamente improbabile, poiché costituirebbe una violazione dell’accordo sull'ETIAS [en] tra Macedonia del Nord e Unione Europea.

Alcuni dei media in questione hanno rimosso questi articoli, ma senza ritrattare o rivolgere delle scuse ai lettori.

Le vacanze balneari all'estero sono considerate dai Paesi balcanici senza sbocco sul mare come un diritto della classe media. Le restrizioni che ostacolano l'esercizio di tale diritto, come i lockdown connessi alla COVID-19, sono risultate molto impopolari. Le forze populiste della regione, in particolare il partito di maggioranza serbo, hanno sfruttato le vacanze balneari a scopi politici [en].

Secondo i dati dell'OMS [en] redatti dall'Università Johns Hopkins, alla data di redazione di questo articolo, il 25 giugno, l'Albania ha documentato 2114 casi di COVID-19, con 47 decessi, mentre la Macedonia del Nord ha registrato 5445 casi con 259 decessi. Quanto alla Grecia, ha dichiarato finora 3310 contagiati e 190 decessi.

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